Elezioni 2022, Reichlin: “Unico timore in breve periodo ingovernabilità, se destra vince ma è divisa”


(Adnkronos) – “Nel breve periodo l’unico timore giustificato rispetto al risultato elettorale sarebbe quello dell’ingovernabilità: se la destra dovesse vincere ma si ritrovasse divisa al suo interno sarebbe preoccupante”. Lo dice ad Adnkronos l’economista Lucrezia Reichlin, docente ordinaria di Economia presso la London Business School, a proposito dell’esito delle elezioni politiche. 

Se la coalizione di centrodestra dovesse vincere le elezioni “non credo affatto” che ci sarebbe un crollo dei mercati. Nel medio termine la preoccupazione è che questa vittoria si ripercuota sul progetto federale Ue, secondo Reichlin.  

“Nel medio periodo – sottolinea infatti l’economista – il timore è che, in un momento in cui l’Europa deve prendere decisioni importanti, come quelle sull’energia, e deve farlo in maniera unitaria, una coalizione che non crede a un allargamento delle competenze federali ma solo a una struttura che faccia il minimo indispensabile insieme, insomma, rafforzare un Parlamento che la vede in questo modo significherebbe un indebolimento del progetto europeo, che invece a mio avviso è fondamentale”.  

Del resto, secondo Reichlin, “anche la cancelleria tedesca e la presidenza francese condividono questa preoccupazione. Ciò detto, non credo affatto che vi sarà un crollo dei mercati o cose simili”. 

Rispetto all’ipotesi di una revisione del Pnrr ventilata da più parti, l’economista sostiene che “alcune cose andranno certamente riviste, se non altro perché i contratti conclusi in epoca pre-guerra vanno rivisti alla luce del rialzo dell’inflazione. Del resto era un tema già emerso durante il governo Draghi”.  

Il punto, a giudizio di Reichlin, è che “bisogna capire cosa significa ‘rivedere’. I due pilastri prioritari del Pnrr, ossia il Green deal e la digitalizzazione, non si dovrebbero rivedere, perché su quello si aprirebbe discorso molto complicato. Del resto abbiamo avuto quei soldi anche perché c’era la volontà comune di andare in una certa direzione, che è quella che ho appena indicato”. 

Quanto a un possibile inasprimento di sanzioni e misure da parte dell’Ue in seguito all’escalation di Putin nella guerra in Ucraina, l’economista afferma: “Il price cap sul petrolio a mio avviso è difficile da fare, a meno che non siano concordi anche gli altri Paesi, e non solo gli Stati Uniti. Il discorso sul gas russo è diverso, perché in questo caso l’Europa è un importatore quasi monopolista”.  

“Con il petrolio, per via delle sanzioni secondarie, altri Paesi potrebbero trovarsi in grave difficoltà, come la Cina e l’India, che continuano a importare il petrolio russo”, spiega Reichlin. Dunque, “ci vorrebbe un coordinamento internazionale che vada oltre la Nato, e non dimentichiamo che nemmeno la Turchia è troppo entusiasta. Ci sono vari rischi da ponderare bene”. 

In materia energetica, “l’Ue ha dato delle raccomandazioni che io condivido”, dice l’economista, “sul risparmio energetico, sul gas e sull’idea di dare compensazioni a chi è più colpito ma senza incentivare le energie fossili. Non dimentichiamo, per esempio, che in Italia la domanda di gas non è diminuita nonostante la crisi”.  

“Dobbiamo tenere in mente – sottolinea Reichlin – che bisogna certo calmierare i prezzi ma allo stesso tempo tenere la barra ditta sulla transizione energetica e sulle rinnovabili, altrimenti tra qualche anno ci ritroveremo messi malissimo”.  

Quello che cerca di fare la Commissione dunque è condivisibile, a giudizio dell’economista, la quale però trova “meno entusiasmante che non si sia riusciti a raggiungere una visione comune, per cui ciascun governo va in ordine sparso”. Reichlin sottolinea pertanto la necessità di avere “una visione comune sulla riforma del mercato dell’energia elettrica. Ricordiamo che è un mercato europeo, dunque ci vuole una riforma europea condivisa, così come sul price cap sul gas russo, anche se adesso quest’ultimo non è più così decisivo visto che la Russia ha tagliato le forniture. Forse bisognava farlo prima, ora è troppo tardi”.  

Un altro punto su cui l’economista pone l’accento è quello della stretta monetaria dell’Ue. “Il problema – afferma – è che le politiche energetiche nel loro insieme devono essere in equilibrio con la politica monetaria, in modo da non cancellare gli effetti del rialzo dei tassi d’interesse, con la Germania, per esempio, che ha già messo in campo 65 miliardi e l’Italia 30. E’ necessario contemperare questi due aspetti”, conclude l’economista.  

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