Donne a fumetti, in ‘Vento di libertà’ storia di due eroine messinesi


Una storia che parla di libertà, riscatto sociale e di emancipazione femminile. E’ ‘Vento di libertà’ l’ultimo lavoro del fumettista Lelio Bonaccorso, il primo da solista, in uscita il 3 marzo per la collana Ariel di Tunuè, curata da Simona Binni dedicata al dialogo tra il femminile e il maschile. Nel 1282 la Sicilia si ribella al dominio degli oppressori francesi, gli Angioini, dando vita a quella che la storia ricorda come una delle prime rivoluzioni popolari: i Vespri siciliani. Tra le vicende di quel periodo c’è l’assedio di Messina che durò 72 giorni e vide due donne, Dina e Clarenza, sfidare la morte e combattere per la libertà. Una storia tutta al femminile di coraggio e determinazione che Bonaccorso ci restituisce in un graphic novel che mescola finzione e realtà. 

Con questo lavoro, spiega all’Adnkronos il fumettista messinese, “ho voluto rendere omaggio alla mia terra, raccontando la storia di autodeterminazione di un popolo poco nota, e alle donne, che nei racconti del passato vengono narrate sempre come prostitute, pazze, streghe come se non avessero mai avuto un ruolo importante ed invece non è così. Ci sono delle figure che sono state un po’ cancellate dalle cronache storiche e Dina e Clarenza sono due di queste”.  

Appartenenza ad un territorio, libertà, pari opportunità e diritti ma anche il pregiudizio verso lo straniero, il diverso e l’amore come motore per il raggiungimento della salvezza: temi centrali, oggi più di ieri. Il primo passo per una società libera e giusta, secondo Bonaccorso, “è cercare di comprendere quello che si considera diverso. Senza la comprensione non c’è una reale consapevolezza neanche di se stessi e di conseguenza le scelte che si fanno sono parziali. Tante volte le persone giudicano senza sapere, senza conoscere le situazioni per un pregiudizio che ci massacra. E’ un lavoro culturale lungo che dobbiamo fare. Apriamoci dunque anche a chi non conosciamo e iniziamo un percorso collettivo” dove anche la narrazione può fare la sua parte.  

“Credo nella potenza delle storie che veramente possono cambiare la realtà. La narrazione tante volte ha ribaltato le situazioni. Per questo voglio raccontare storie che sono poco note, di persone comuni che hanno fatto la differenza” afferma Bonaccorso che con il suo lavoro intende restituire un’immagine diversa della sua terra: “la Sicilia non è soltanto mafia o bel mare, bella spiaggia. Noi soprattutto a Messina abbiamo dimenticato chi siamo; per cui il mio intento è ricordare le nostre origini. Solo se sai da dove vieni riesci a progettare un futuro”. Un lavoro per la sua terra che Bonaccorso ha realizzato coinvolgendo giovani esordenti messinesi: Giuliana La Malfa, Deborah Braccini, Giuliana Rinoldo, Alessandro Oliveri.  

Il mio prossimo lavoro? “Voglio affrontare il tema dell’emigrazione, degli italiani all’estero ma anche dei ragazzi del sud costretti a lasciare la propria terra. E’ una tematica che mi tocca di vicino: ho scelto di restare a vivere a Messina e qui dei miei vecchi amici non ho quasi più nessuno, eppure ci sono dei lavori come il mio che si possono fare dalla nostre terra portando al territorio risorse economiche ma anche sociali e culturali. E’ una cosa molto triste che credo sia degna di essere raccontata”. 

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