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Cronaca

Dog sitter, 3.500 solo a Roma. “Istituire un albo”, la proposta nel Lazio

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In Italia sono 14.209.365 gli animali entrati nelle nostre case, perlomeno quelli registrati all’Anagrafe degli animali d’affezione gestita dal Ministero della Salute. I cani, ad oggi, risultano essere 13.241.120. Nel Lazio gli iscritti all’anagrafe canina sono 1.116.995 esemplari, ed è tra le regioni che ne conta di più. Sono cifre che fotografano l’accoglienza degli amici a quattro zampe nelle famiglie italiane. Numeri in crescita, secondo recenti indagini, in proporzione all’aumento di sensibilità verso l’universo pet. Di conseguenza, si moltiplicano su tutto il territorio italiano anche le richieste di servizi da parte di pet sitter: sta, infatti, prendendo sempre più piede l’attività di professionisti che si occupano della cura dei cani di famiglia. “Negli ultimi anni ha conosciuto un notevole sviluppo la figura dell’operatore di attività di addestramento, ludico-educative e custodia degli animali da affezione, tanto che secondo le stime di alcune associazioni attive nel settore della difesa degli animali si calcola la presenza di circa 54.000 operatori, meglio noti come dog sitter. Solo nel Comune di Roma se ne contano circa 3.500”, commenta all’Adnkronos la consigliera regionale della Lega Laura Corrotti, vicepresidente della Commissione Bilancio in Regione Lazio, che ha lanciato una proposta di legge per l’istituzione dell’elenco regionale dei dog sitter.  

“La professione di dog sitter pur essendo riconosciuta come forma di lavoro, essendo presente nei codici Ateco, non ha ancora una tutela giuridica che possa salvaguardare, sia la tutela del benessere degli animali che i proprietari ed i veterinari. La presente proposta di legge intende istituire un elenco regionale dei dog sitter in modo da fornire ai proprietari i nominativi di operatori formati professionalmente”, spiega Corrotti. 

“Istituendo un elenco regionale dei dog sitter, si valorizzano non solo le competenze dei soggetti che svolgono attività di assistenza degli animali da affezione ma, al contempo, si garantisce la tutela ed il benessere degli animali attraverso un possesso responsabile”, aggiunge Corrotti. L’elenco è teso a definire chi può iscriversi, le modalità di gestione, gli aggiornamenti e un apposito regolamento. “La proposta presentata in Consiglio regionale è una legge che mi auguro riceva pareri positivi trasversali, sono convinta che questa legge possa davvero essere una possibilità per tutta la Regione Lazio per diventare uno dei precursori in quello che può essere definito, sotto ogni aspetto, un innovamento in questo campo che viene atteso da tempo” 

Dal canto suo, il collega Marco Cacciatore giudica “con favore la formazione per i dog sitter, che potrebbe avvenire tramite l’aiuto della Regione e la Asl veterinaria”. In realtà, poi precisa il consigliere regionale di Europa Verde, “nel nostro ordinamento è già previsto un patentino formativo, che da solo potrebbe bastare”. Secondo Cacciatore, innanzitutto “bisognerebbe avere una copertura assicurativa per il conduttore dell’animale che copra l’aspetto civile e quello penale. E poi sarebbe molto importante che il patentino per i possessori degli animali da affezione potesse avere un codice a barre istantaneamente scansionabile che mostra tutte le informazioni. Questo permetterebbe di mettere in campo strumenti di prevenzione reale su diversi punti, dal maltrattamento al randagismo fino alla tracciabilità”.  

Cacciatore, da sempre sensibile alle tematiche ambientali, strettamente collegate al benessere degli animali, è, a sua volta, promotore di un’altra proposta (depositata a novembre scorso) che vuole introdurre il concetto di ecologia nello Statuto della Regione Lazio. “Gli animali sono parte fondamentale del nostro ecosistema – spiega -, non solo quelli da affezione naturalmente, ma anche la fauna selvatica che è sempre più inserita all’interno dei contesti urbani (purtroppo molto spesso lì a rischio). Nel quadro del rispetto per l’ambiente e la biodiversità – da poco inserito nella nostra Costituzione all’art. 9 e spero presto nello Statuto regionale – l’attenzione verso i diritti animali e il loro benessere è un elemento fondamentale. La coniugazione di giustizia ambientale e giustizia sociale passa anche attraverso il benessere dei nostri amici non umani”.  

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Nuova scoperta nello spazio, il pianeta nano Quaoar ha un anello come Saturno

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(Adnkronos) – Svelati nuovi misteri dello spazio estremo. L’Agenzia Spaziale Europea ha annunciato che il telescopio spaziale Cheops ha scoperto un anello inaspettato attorno al pianeta nano Quaoar, uno simile ai famosi anelli di Saturno. La scoperta – avvenuta anche grazie a tecnologie spaziali italiane realizzate da Leonardo – ha sorpreso anche gli scienziati perché il pianeta nano Quaoar fa parte di una raccolta di piccoli mondi distanti noti come oggetti transnettuniani (Tno) e di cui ad oggi se ne conoscono circa 3000. I Tno si trovano nella parte esterna del Sistema Solare, oltre l’orbita del pianeta Nettuno, ed i più grandi sono Plutone ed Eris. Con un raggio stimato di 555 chilometri, Quaoar si colloca intorno al numero sette nell’elenco delle dimensioni ed è orbitato da una piccola luna chiamata Weywot, di circa 80 chilometri di raggio.  

L’Agenzia Spaziale Europea sottolinea che studiare questi pianeti nani è difficile a causa delle loro piccole dimensioni e delle loro distanze estreme e che Quaoar orbita attorno al Sole a quasi 44 volte la distanza Sole-Terra. Di qui anche l’importanza dell’osservazione annunciata oggi. L’anello inaspettato osservato attorno al pianeta nano Quaoar è stato scoperto attraverso una serie di osservazioni avvenute tra il 2018 e il 2021. Usando una collezione di telescopi terrestri e il telescopio spaziale Cheope, gli astronomi hanno osservato Quaoar attraversare una successione di stelle lontane, bloccando brevemente fuori la loro luce mentre passava. Questo evento, continua l’Esa, è noto come occultazione.  

Lanciato nel dicembre 2019 per osservare
esopianeti
, pianeti al di fuori del nostro sistema solare, la scoperta di Cheops dell’Esa parla anche italiano. Cheops scruta infatti lo spazio anche grazie a sofisticati ‘occhi’ progettati e costruiti da Leonardo. Il telescopio spaziale di Cheops, su commissione dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è infatti stato progettato e costruito nello stabilimento del colosso italiano dell’aerospazio Leonardo a Campi Bisenzio (Firenze), dove ingegneri, fisici e tecnici specializzati hanno realizzato lo strumento secondo i requisiti definiti dai ricercatori Inaf di Padova e Catania (Oapd e Oact), in collaborazione con l’Università di Berna. In particolare, Leonardo – insieme al contributo di piccole e medie imprese – ha curato la realizzazione del sistema ottico del telescopio, basato su specchi asferici, e dell’ottica di collimazione sul piano focale (specchio e lenti).  

Gli scienziati dell’Esa sottolineano che osservare come la luce della stella occultata cade fornisce informazioni sulle dimensioni e sulla forma dell’oggetto occultante e può rivelare se l’oggetto intermedio ha o meno un’atmosfera. In questo caso, gocce più piccole prima e dopo l’occultazione principale hanno tradito la presenza di materiale in orbita intorno a Quaoar. E le occultazioni sono strumenti particolarmente preziosi per gli studiosi perché fino a poco tempo fa era difficile prevedere esattamente quando e dove si sarebbero svolti. Affinché si verifichi un’occultazione, l’allineamento tra l’oggetto occultante (qui il Tno), la stella e il telescopio osservatore deve essere estremamente preciso, spiegano gli scienziati dell’Esa ricordando che in passato, era quasi impossibile soddisfare i severi requisiti di accuratezza per essere certi di vedere un evento. Per questo, per perseguire questo obiettivo, è stato creato il progetto Lucky Star del Consiglio europeo della ricerca, coordinato da Bruno Sicardy, Università della Sorbona e Osservatorio di Parigi – Psl (Lesia), per prevedere le imminenti occultazioni da parte dei Tno-oggetti transnettuniani e per coordinare l’osservazione di questi eventi da osservatori professionali e amatoriali in tutto il mondo. 

Recentemente, il numero di occultazioni stellari osservate è aumentato e in gran parte ciò è dovuto al contributo dei dati della missione Gaia di mappatura stellare dell’Esa. Il veicolo spaziale ha fornito una precisione così sbalorditiva nelle sue posizioni stellari che le previsioni fatte dal team di Lucky Star sono diventate molto più certe. Una delle persone coinvolte nel progetto Lucky Star è l’italiana Isabella Pagano dell’Osservatorio astrofisico Inaf di Catania, e membro del consiglio di Cheops. Isabella è stata contattata da Kate Isaak, Project Scientist dell’Esa per la missione Cheops, che era curiosa di sapere se anche il telescopio spaziale sarebbe stato in grado di catturare un’occultazione. “Ero un po’ scettica sulla possibilità di farlo con Cheops – ammette Isabella Pagano – ma abbiamo valutato la fattibilità”. 

Il problema principale era che la traiettoria del satellite può essere leggermente modificata a causa della resistenza nelle parti superiori dell’atmosfera terrestre. Ciò è dovuto all’imprevedibile attività solare che può colpire il nostro pianeta e gonfiare la sua atmosfera. In effetti, la prima volta che il team ha tentato di osservare un’occultazione con Cheope, che coinvolgeva Plutone, la previsione non era abbastanza accurata e non è stato possibile osservare alcuna occultazione. L’allineamento fu più favorevole al secondo tentativo, tuttavia, quando osservarono Quaoar. In tal modo, hanno effettuato il primo rilevamento in assoluto di un’occultazione stellare da parte di un oggetto transnettuniano dallo spazio. 

“I dati di Cheops sono straordinari per rapporto segnale-rumore”, afferma ancora Isabella Pagano. Il rapporto segnale/rumore è una misura di quanto è forte il segnale rilevato rispetto al rumore casuale nel sistema. Cheope dà un ottimo segnale al rumore perché il telescopio non guarda attraverso gli effetti di distorsione della bassa atmosfera terrestre. Questa chiarezza si è rivelata decisiva nel riconoscere il sistema di anelli di Quaoar perché ha permesso ai ricercatori di eliminare la possibilità che i cali di luce fossero causati da un effetto spurio nell’atmosfera terrestre. Combinando diversi rilevamenti secondari, effettuati con i telescopi sulla Terra, è stato possibile essere certi che fossero causati da un sistema di anelli che circondava Quaoar. 

Bruno Morgado, dell’Universidade Federal do Rio de Janeiro, in Brasile, ha condotto l’analisi, ha combinato i dati di Cheope con quelli di grandi osservatori professionali in tutto il mondo e scienziati cittadini dilettanti, i quali avevano osservato Quaoar occultare varie stelle negli ultimi anni. “Quando abbiamo messo tutto insieme – riferisce lo scienziato brasiliano – abbiamo visto cali di luminosità che non erano causati da Quaoar ma che indicavano la presenza di materiale in un’orbita circolare attorno ad esso. Nel momento in cui l’abbiamo visto, abbiamo detto: ‘Va bene, stiamo vedendo un anello attorno a Quaoar'”.  

Quando si tratta di sistemi di anelli il pianeta gigante Saturno detiene la corona. Conosciuto come il pianeta degli anelli, Saturno vanta infatti una collezione di polvere e piccole lune che circondano l’equatore del pianeta. Nonostante sia uno spettacolo osservativo impressionante, la massa del sistema di anelli è piuttosto piccola. Se raccolto, farebbe tra un terzo e la metà della massa della luna di Saturno Mimas, o circa la metà della massa della piattaforma di ghiaccio antartica terrestre. L’anello di Quaoar, prosegue l’Esa, è molto più piccolo di quello di Saturno ma non meno intrigante. Non è l’unico sistema di anelli noto per esistere attorno a un pianeta nano o minore. Altri due – intorno a Chariklo e Haumea – sono stati rilevati attraverso osservazioni da terra. Ciò che rende unico l’anello di Quaoar, tuttavia, è dove si trova rispetto a Quaoar stesso.  

Qualsiasi oggetto celeste con un campo gravitazionale apprezzabile avrà un limite entro il quale un oggetto celeste in avvicinamento verrà fatto a pezzi. Questo è noto come limite di Roche. Si prevede che sistemi di anelli densi esistano all’interno del limite di Roche, come nel caso di Saturno, Chariklo e Haumea. “Quindi, ciò che è così intrigante di questa scoperta intorno a Quaoar è che l’anello di materiale è molto più lontano del limite di Roche” osserva Giovanni Bruno dell’Osservatorio astrofisico Inaf di Catania, in Italia. Questo è un mistero perché secondo il pensiero convenzionale, gli anelli oltre il limite di Roche si uniranno in una piccola luna entro pochi decenni. “Come risultato delle nostre osservazioni, la nozione classica che gli anelli densi sopravvivono solo all’interno del limite di Roche di un corpo planetario deve essere completamente rivista”, dice Giovanni. 

I primi risultati suggeriscono che le temperature gelide a Quaoar possono svolgere un ruolo nel prevenire l’adesione delle particelle ghiacciate, ma sono necessarie ulteriori indagini. “Le osservazioni di Cheops hanno svolto un ruolo chiave nello stabilire la presenza di un anello attorno a Quaoar, in un’applicazione di fotometria ad alta precisione e ad alta cadenza che va oltre la più tipica scienza degli esopianeti della missione”, afferma Kate Isaak. Mentre i teorici si mettono al lavoro su come gli anelli Quaoar possono sopravvivere, il progetto Lucky Star continuerà a guardare Quaoar e anche altri Tno mentre occultano stelle lontane per misurare le loro caratteristiche fisiche e vedere quanti altri hanno anche sistemi di anelli. E Cheops tornerà alla sua missione originale per studiare gli esopianeti vicini.  

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Ex terroristi, decisione Corte Cassazione Francia il 28 marzo su estradizioni

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(Adnkronos) – La Corte di Cassazione ha esaminato oggi le eccezioni sollevate dalla Procura generale, la quale si era opposta al rifiuto della Corte d’appello di estradare dieci ex terroristi italiani reclamati dall’Italia. La decisione della Suprema Corte francese sarà annunciata il 28 marzo. L’Avvocato generale della Corte di Cassazione ha concluso per il rigetto delle istanze. 

A fine giugno 2022 il Procuratore generale aveva impugnato davanti alla Cassazione francese il no all’estradizione dei 10 ex terroristi italiani deciso dalla Corte di Appello di Parigi lo scorso 29 giugno.  

Le domande di estradizioni riguardano l’ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, tra i fondatori di Lotta Continua, da tempo malato, condannato a 22 anni come uno dei mandanti dell’omicidio Calabresi; gli ex Br Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Maurizio Di Marzio, Enzo Calvitti; l’ex militante di Autonomia Operaia Raffaele Ventura; l’ex militante dei Proletari armati Luigi Bergamin; l’ex membro dei ‘Nuclei armati contropotere territoriale’, Narciso Manenti. 

“Mi rallegro per la richiesta dell’Avvocato generale della Corte di Cassazione che ha concluso per il rigetto delle 10 impugnazioni seguendo la miglior giurisprudenza e rispettando i principi della legge”. Ad affermarlo all’Adnkronos è Irène Terrel, l’avvocata francese di sette dei dieci ex terroristi italiani fermati in Francia a fine aprile 2021 nell’ambito dell’operazione ‘Ombre rosse’ commentando l’esito dell’udienza di oggi alla Corte di Cassazione.  

“I motivi di impugnazione sollevati dalla Procura generale non avevano alcun fondamento – sottolinea Terrel – e il ricorso deve essere respinto da un lato perché il procedimento in contumacia come previsto in Italia viola l’articolo 6 e dall’altro perché viene violato l’articolo 8 sul diritto alla vita privata e famigliare, i principi fondamentali previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo come aveva affermato la Corte di Appello di Parigi”.  

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Huawei nelle piazze d’Italia con ‘SmartBus’ per promuovere la sicurezza digitale

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(Adnkronos) – Promuovere una maggiore consapevolezza sulla sicurezza digitale. E’ l’obiettivo del progetto ‘SmartBus’, lanciato oggi a Torino da Huawei e Parole O_Stili, iniziativa che offrirà sessioni gratuite di formazione a studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo grado con l’obiettivo di stimolare un adeguato livello di consapevolezza personale sul tema della sicurezza su Internet e sulle opportunità e i rischi legati all’utilizzo degli strumenti digitali. Lo SmartBus è un’aula interattiva mobile attrezzata con dispositivi digitali che farà tappa in 15 città di 5 regioni italiane coinvolgendo oltre 4.500 studenti e studentesse che potranno prendere parte a momenti formativi attraverso la speciale App didattica interamente sviluppata da Parole O_Stili per il progetto. 

Sullo SmartBus saranno presenti tutor che avranno il compito di creare un ambiente di apprendimento coinvolgente, interattivo e divertente, utile affinché ragazzi e ragazze possano relazionarsi attraverso attività che simulano situazioni potenzialmente rischiose come richieste di condivisione di dati o foto. Dopo la tappa piemontese, che porterà il bus nei prossimi giorni oltre che a Torino, dove si fermerà fino al giovedì nella centrale piazza Vittorio,  anche a Settimo Torinese e Novara, il tour proseguirà in Lombardia, Toscana, Lazio e Campania. 

Il bus , che sosterà in ogni città per tre  non si rivolge esclusivamente agli studenti ma è pronto ad accogliere ogni pomeriggio anche tutti i cittadini che volessero migliorare le loro conoscenze sui temi della cybersecurity, della privacy e dell’utilizzo degli strumenti digitali, cominciando con un test da effettuare direttamente a bordo del bus per verificare il proprio livello. 

“Questo programma si inserisce in un piano di social responsibility di Huawei molto ampio, ‘Tech4all’, tecnologia per tutti,  che pone la tecnologia al servizio delle persone e dell’ambiente con numerosi progetti portati avanti in tutto il mondo insieme a partner locali e internazionali con l’obiettivo di promuovere l’inclusione digitale e la conservazione della natura – ha spiegato Fabio Romano, head of industry ecosystem development Huawei Italia –  l’iniziativa di oggi arriva in Italia dopo 8 Paesi europei e l’arricchiamo con contenuti  locali, in particolare si parla di strumenti digitali, cybersecurity e privacy, quindi opportunita che l’innovazione porta e i rischi che sono connessi”. 

“Questo progetto, figlio di un progetto europeo partito nel 2019 in 8 Paesi europei con il coinvolgimento di 65 mila studenti, crea valore per l’ecosistema italiano – ha aggiunto Eduardo Perone, vice presidente business development west Europe Huawei – ed è importante perché legato all’education. Per noi, infatti, la formazione è un elemento fondamentale per sensibilizzare sulle opportunità ma anche sui rischi che Internet offre e questa iniziativa è un altro tassello che fa cultura per i nativi digitali ma non solo”.  

“Nella ricorrenza del 20° Safer Internet Day, siamo orgogliosi di inaugurare il progetto SmartBus in Italia – ha evidenziato  Wilson Wang, ceo di Huawei Italia – minacce legate all’utilizzo della rete sono diventate un problema che deve essere affrontato con una costante opera di sensibilizzazione sui rischi di Internet. Con questo in mente, Huawei ha sviluppato SmartBus per fornire a studenti di età compresa tra i 10 e i 14 anni le informazioni di cui hanno bisogno su sicurezza online, protezione dei dati personali e cyberbullismo”. 

“L’uso consapevole della tecnologia e di Internet tra le nuove generazioni è una priorità per la nostra Città, per questo abbiamo fortemente supportato l’iniziativa di Parole O_Stili e Huawei – ha sottolineato Carlotta Salerno, assessora comunale all’ Istruzione intervenuta al lancio del progetto – navigare in rete offre una miniera di vantaggi e opportunità, se colte e sfruttate nel modo giusto e l’iniziativa SmartBus si colloca esattamente in questo contesto, affinché ragazze e ragazzi acquisiscano maggiore contezza di ciò che accade online, riconoscendo tanto le possibilità quanto i rischi. Come Città, inoltre, stiamo avviando un ragionamento attorno al tema della sicurezza online, in modo da costruire un percorso strutturato e partecipato con le comunità scolastiche, perché collaborando insieme possiamo trovare le modalità per comunicare l’importanza di sfruttare e padroneggiare le risorse della rete, senza esserne dominati”, ha concluso. 

All’insegna del motto #Cybersicuriabordo, la formazione offerta dal programma SmartBus renderà gli studenti e le studentesse capaci di meglio discernere quali risorse online sono adeguate alla loro età e più consapevoli delle diverse misure protettive da adottare per proteggersi in rete come l’utilizzo di software antivirus, l’aggiornamento dei dispositivi, la scelta di password complesse e la configurazione dei social network per massimizzare la privacy dei dati. Le scolaresche impareranno inoltre a navigare online con la stessa cautela che utilizzerebbero nella vita reale e a segnalare immediatamente qualsiasi contatto inappropriato a un insegnante o a un genitore.  

“Questo percorso ci offre la straordinaria opportunità di poter stare al fianco di tantissimi ragazzi e ragazze, di insegnanti e di cittadini per aiutarli ad acquisire un’adeguata consapevolezza sull’utilizzo degli strumenti digitali- ha concluso Rosy Russo, presidente dell’associazione Parole O_Stili – un’occasione speciale che ci permette di portare i 10 principi del Manifesto della Comunicazione non ostile in giro per l’Italia, con la speranza che il prossimo anno possano essere raggiunte anche tante altre regioni. La partnership si arricchisce anche della speciale presenza della Polizia Postale che, in alcune tappe del tour, sarà bordo del bus permettersi in dialogo diretto con le nuove generazioni tre realtà diverse una sola parola d’ordine cybersicurezza”.  

“I giovani hanno bisogno di esempi concreti, di una guida che sappia affiancarli in un mondo complicato e difficile, di attenzione e di informazione – ha rilevato Andrea Tronzano, assessore allo Sviluppo della Regione Piemonte – i giovani sono il nostro futuro e noi dobbiamo aiutarli a non avere paura della tecnologia ma anzi a usarla proprio per migliorarsi. Un’iniziativa come quella promossa da Huawei e l’Associazione Parole O _Stili va proprio nella direzione di preparare le giovani generazioni anche attraverso l’interazione e il divertimento attraverso lo Smart Bus presente oggi in piazza Vittorio a Torino cercando anche con il sorriso e la conoscenza di superare le situazioni potenzialmente pericolose”. 

Il progetto ‘SmartBus’ è patrocinato dalle Regioni Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, dai Comuni di Torino, Settimo Torinese, Novara, Bergamo, Cremona, Pisa, Caserta, Salerno, Napoli, e dall’associazione di categoria Asstel, con la partnership tecnica di Fastweb, Fondazione Piemonte Innova, SpazioUau, G2Eventi e EventRent.  

 

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Cybersicurezza, Verni (Difesa Online): “Pagare riscatto è reato? Cosa sapere sul ransomware”

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(Adnkronos) – La miglior difesa contro gli attacchi cyber sono la “prevenzione” e la “cultura della sicurezza” e “si potrebbe ragionare, seguendo peraltro l’esempio degli Stati Uniti” su una legge contro il pagamento dei riscatti disincentivando i ransomware. Lo afferma all’Adnkronos l’avvocato Marco Valerio Verni, responsabile Area Diritto di ‘Difesa Online’, che dopo l’attacco hacker che ha colpito alcuni Paesi tra i quali l’Italia, spiega cosa succede, dal punto di vista normativo, quando si finisce nel mirino dei criminali informatici. 

Innanzitutto l’avvocato fa una distinzione “a seconda di chi sia la ‘vittima’ colpita: in linea di massima, infatti, il pagamento del riscatto di un ransomware non dovrebbe creare alcun problema legale nel caso in cui la vittima sia un privato cittadino che vuole salvare i propri dati personali; diverso, invece, potrebbe essere laddove, ad essere ricattati, siano enti pubblici o aziende, in quanto il pagamento all’autore dell’attacco potrebbe integrare, a sua volta, e per certi versi, paradossalmente, una condotta penalmente rilevante. Nel primo caso, ossia quello del privato cittadino, la giurisprudenza è pressoché costante nel riconoscere a quest’ultimo la qualità di parte offesa, anche qualora decidesse di pagare il riscatto, senza incorrere nel reato di favoreggiamento”. 

“Nel secondo caso, invece, ossia quello in cui, a subire l’azione di pirateria informatica sia un ente pubblico, quest’ultimo, intanto, avrebbe l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria, derivandone una responsabilità dello stesso (ente) in caso contrario – spiega il responsabile Area Diritto di ‘Difesa Online’ – Dipoi, vi potrebbe essere una responsabilità erariale nel caso in cui, a pagamento avvenuto, non si riuscisse a dimostrare che l’eventuale danno procurato all’amministrazione sia stato comunque minore rispetto a quello che l’ente avrebbe subito dalla perdita dei dati. Ancora diverso, il discorso, nel caso in cui a subire l’attacco sia invece un’azienda, in quanto si potrebbero configurare, tra l’altro, diversi reati di natura societaria, previsti, in particolare, dalla relativa normativa sulla responsabilità amministrativa da reato”. 

Per quanto riguarda invece i responsabili degli attacchi, “i reati ipotizzabili a carico delle cyber-gang potrebbero essere, in linea di massima, quelli di ‘estorsione’ o quello di ‘accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico’ o, ancora, quello di ‘danneggiamento di sistemi informatici e telematici'”. “Certo, occorre essere sicuri, nei limiti del possibile, che si tratti di criminali isolati o di cyber-gang, appunto, perché, ove si trattasse di organizzazioni terroristiche, il discorso cambierebbe, perché ci si potrebbe imbattere in divieti specifici, previsti a livello internazionale, con le conseguenze, anche penali, del caso”, sottolinea Verni. 

Secondo l’avvocato, in ogni caso, pagare il riscatto agli autori di ransomware non vale la pena “dal momento che, anche se lo si facesse, non vi sarebbe alcuna garanzia di ricevere le chiavi per sbloccare i dati criptati illegalmente. E, probabilmente, si verrebbe anche ritenuti come persone disposte a pagare e, quindi, nuovamente esposti al pericolo”. Sull’ipotesi di una legge che, in caso di richiesta di riscatto, imponga il blocco dei beni così da disincentivare un tal tipo di attacchi, secondo l’avvocato “ci si potrebbe ragionare, seguendo, peraltro, l’esempio degli Stati Uniti”. 

Discorso a parte, invece, va fatto nel caso in cui l’autore di un attacco cibernetico fosse un attore statale: “La situazione cambierebbe ulteriormente, perché, ne potrebbe derivare un vero e proprio conflitto tra Stati. Non è un caso che, ad oggi, per l’importanza che esso ha ormai assunto, lo spazio cibernetico è divenuto a tutti gli effetti un dominio operativo, dove poter estendere, in poche parole, l’azione bellica. Nella dottrina della Nato, anche per rimanere alla situazione attuale caratterizzata dal conflitto russo-ucraino (ma non solo), si afferma che un attacco cibernetico contro uno dei propri Stati membri, proprio perché potenzialmente in grado di arrivare a causare danni paragonabili a quelli di un attacco armato cinetico o ‘tradizionale’, possa essere equiparato a quest’ultimo e, dunque, legittimare la difesa collettiva stabilita dall’articolo 5 del suo Trattato istitutivo”. 

L’avvocato Verni ricorda che “la miglior difesa contro gli attacchi cyber è la prevenzione: quanto più essa sarà svolta ad alto livello, tanto più i danni di un’eventuale azione di pirateria informatica saranno minori. Al contrario, è facile intuire che essi sarebbero devastanti – osserva Verni – E, proprio in tale ottica, si è sviluppato un preciso sistema normativo, tanto a livello nazionale che europeo che pone, in capo agli attori pubblici e privati (aziende), precisi doveri incentrati su un insieme di azioni indirizzate, prevalentemente, alla predisposizione di adeguati processi di sicurezza e sistemi di monitoraggio, rilevamento e analisi del rischio”. 

“Con una responsabilizzazione sempre maggiore di chi, nelle varie figure, è chiamato ad operare in tal senso, tanto nel pubblico, quanto nel privato e con una sempre più marcata attenzione tanto alle reti ed ai sistemi informatici, con un cyber-design ‘ad hoc’, quanto agli stessi prodotti immessi sul mercato con la relativa catena di distribuzione; il tutto in un contesto di una sempre maggior armonizzazione, cooperazione e sinergia tra gli Stati dell’Unione – continua Verni – Si possono ricordare, in tal senso, a livello italiano, la Strategia nazionale di Cybersicurezza 2022-2026 ed il relativo piano di implementazione, o, a livello europeo, la direttiva Network and information systems Nis) 2, il Cyber Resilience Act- Cra ed il Cybersecurity Act- Csa. Certamente, è un campo in continua evoluzione, e le istituzioni, ai vari livelli, hanno l’arduo compito di riuscire a stare al passo con i tempi. Solo per i privati cittadini, ad oggi, non sembra esservi nessun particolare obbligo, se non quello rimesso alla propria diligenza”. “E’ chiaro – aggiunge – che, anche per essi, vale lo stesso discorso fatto prima: più sarà alta l’attenzione volta a prevenire, minori saranno i danni eventualmente subiti”. 

“Ci vuole cultura della sicurezza e, d’altronde, anche se sotto altro aspetto (comunque collegato), un passo in avanti in tal direzione si è iniziato ad avere, almeno per una certa parte della popolazione, con il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali, del 2016, che ha imposto precisi obblighi anche in capo a singoli professionisti – ricorda l’avvocato – Anche perché, non bisogna sottovalutare il cosiddetto ‘spillover effect’, ovvero l’effetto secondo cui, contagiato uno, si potrebbero contagiare, a cascata, anche coloro che si trovassero a venire ad interagire con costui. E questo, naturalmente, vale per tutti: cittadini singoli, aziende, enti pubblici”. 

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Anarchici, Perrugini (Oss. Anni piombo): “Alla Sapienza parole choc, causa cattivi maestri”

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(Adnkronos) – “Queste sono esattamente le conseguenze di quando si hanno ‘cattivi maestri’ che una certa opinione pubblica ha continuato a sostenere grazie alla rete sempre attiva di ‘soccorso rosso’. Mi auguro solo che non arrivino a raggiungere gli stessi livelli di violenza ma che rimangano solo sfoghi di deviati che preferiscono distruggere invece di costruire”. Lo afferma Potito Perruggini, presidente dell’osservatorio “Anni di piombo” per la verità storica, commentando le parole “scioccanti” pronunciate all’assemblea in sostegno di Alfredo Cospito e contro il 41bis alla Sapienza come emerso in un servizio della trasmissione “Quarta Repubblica” di ieri. 

Nel servizio infatti, si riporta la voce di uno degli intervenuti secondo il quale “quello che è stato fatto negli anni 70-80 ha avuto un tale valore che ancora adesso lo stato e l’apparato dominante li maledicono. Maledicono appunto quelli che chiamano ‘anni di piombo’. Anni che invece sono stati rivoluzionari. Di piombo per loro, mentre Alfredo è al 41 bis. Non ci dobbiamo dimenticare dei nostri compagni, dei nostri fratelli a Parigi, esuli da 40 anni. Questo è un paese che non fa i conti con la propria storia”. 

Secondo Perruggini “le coincidenze temporali, come l’udienza di oggi a Parigi dei ‘loro fratelli brigatisti pluriomicidi’, lasciano presumere una regia più ampia che da tempo ha pianificato la strategia. Chi sta sottovalutando tutto questo continua ad offendere gli italiani tutti che ancora oggi stanno pagando le conseguenze di quegli anni di violenza estrema”. “La situazione è così grave e delicata che sembra surreale assistere ad una sinistra che si arrampica sugli specchi parlando delle condizioni di chi ‘poverino’ la nostra giustizia ha messo a scontare la pena col 41 bis – conclude il presidente dell’osservatorio ‘Anni di piombo’ – Forse si sono dimenticati che proprio il ‘loro’ ministro Cartabia ha firmato il provvedimento per Cospito? Speriamo riacquistino presto la memoria, potrei consigliargli qualche libro da studiare”. 

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Studenti.it, 2 studenti su 10 dichiarano di aver subito atti di violenza

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(Adnkronos) –
Il 20% degli studenti dichiara di aver subito atti di violenza. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dal sito Studenti.it che, in occasione della Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, ha intervistato oltre 4.000 ragazze e ragazzi, utenti del sito, per indagare quanto i due fenomeni sociali siano diffusi tra i giovani e capire, tramite le loro opinioni, come poter intervenire e prevenire questo genere di violenza. Studenti.it ha chiesto alle studentesse e studenti partecipanti al sondaggio le loro esperienze. Il 10% dei giovani ammette di essere stato vittima di bullismo, il 2% di cyberbullismo, mentre l’8% ha dichiarato di aver subito entrambe le forme di violenza. Il restante 80% del campione dichiara di non essere mai stato importunato o infastidito.  

Studenti.it ha inoltre domandato il motivo per cui, secondo loro, i bulli si comportano da tali con i loro coetanei. Il 37% crede che si tratti di persone deboli che cercano di dimostrare di essere forti. Il 16% ritiene invece che dipenda da una cattiva educazione e che i bulli sono persone prepotenti a cui nessuno ha mai posto limiti. Secondo il 9% degli intervistati, chi fa atti di bullismo non teme le conseguenze delle proprie azioni, mentre l’8% ritiene che il motivo si nasconda nel non saper accogliere e rispettare la diversità. Non sa darsi una spiegazione il restante 30%. 

Studenti.it, inoltre, ha rilevato che è proprio la scuola il luogo in cui avvengono più di frequente gli atti di bullismo: è stato così per il 43% degli intervistati, mentre il restante 48% ha subito questo genere di violenza in altri contesti, fuori dalle mura scolastiche. Solo il 9% dei giovani dichiara di essere stato vittima di bullismo sui social media, in particolare su TikTok (4%), Instagram (3%) e Youtube (2%).  

Mentre il 24% degli intervistati ha subito bullismo senza reagire, il 22% si è difeso autonomamente a tali atteggiamenti di prepotenza. Alcuni giovani si confidano con la famiglia (12%), altri con i professori (5%), ma solamente il 3% ha scelto di denunciare legalmente l’accaduto. Il 42% degli intervistati ritiene che le vittime non si espongono legalmente per paura di ritorsioni. Il 36% pensa che la causa sia nella rassegnazione, nella convinzione che denunciare non servirà a cambiare le cose. Per il 22% la motivazione è da ricercare nel non sentirsi protetti da chi dovrebbe, invece, tutelarli.  

Infine, secondo il 41% dei rispondenti all’indagine di Studenti.it, per combattere il bullismo e cyberbullismo occorre introdurre pene più severe, oltre a promuovere attività di sensibilizzazione nelle scuole (39%). Sarebbe invece molto utile, per il restante 20%, inserire all’interno della scuola una figura professionale di riferimento, come un tutor o uno psicologo a cui rivolgersi in caso di aiuto. 

“Il tema del bullismo e del cyber-bullismo tocca da vicino la Generazione Z. Come dimostrano i dati dell’indagine di Studenti.it, un’elevata percentuale di ragazzi e ragazze ne è vittima e non sempre trovano la forza o il coraggio per denunciare. Anche Webboh si è sempre schierato dalla parte di chi subisce quella che è una violenza a tutti gli effetti e cerchiamo di sensibilizzare sul tema, anche collaborando con alcune onlus attive nel settore” dichiara Giulio Pasqui, CEO di Webboh.it. 

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Sondaggio, uomo e giovane l’identikit del consumatore di insetti

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(Adnkronos) –
Uomo e giovane è l’identikit del consumatore più propenso ad accogliere gli insetti edibili nella propria dieta. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista “Plos One” e realizzato dalle Università di Pisa, Parma, Ghent in Belgio, Cornell negli Stati Uniti e Nanjing in Cina. La ricerca è stata condotta attraverso un sondaggio realizzato a febbraio e marzo 2022 su un campione di circa 3000 persone dislocate in cinque diversi paesi (Belgio, Cina, Italia, Messico e Stati Uniti) con vari livelli di cultura gastronomica legata al consumo di insetti. 

“Si tratta del primo studio che mette a paragone più paesi in continenti diversi – spiega Simone Mancini, ricercatore del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa – stiamo utilizzando i dati raccolti per ricerche e pubblicazioni ancora in corso, si tratta di materiale molto utile per chiunque si occupi di marketing in questo settore”. 

Dai risultati del sondaggio è emerso che il genere è il fattore principale che influenza il livello di accettazione, con il maggiore di rifiuto in Italia (circa 85% donne e 75% uomini) e il minore in paesi come Messico (circa 46% donne e 15% uomini) e Cina (circa 62% donne e 50% uomini) dove l’entomofagia è culturalmente più accettata. Nei Paesi poi dove la predisposizione a includere gli insetti nella dieta è minore, ovvero Italia e Belgio, l’età più giovane è un fattore che predispone positivamente al consumo. Considerando infine tutti i cinque paesi, l’accettazione degli insetti trasformati, ad esempio nelle farine, è risultata sempre maggiore rispetto a quelli interi. 

“La maggiore propensione al consumo nella fascia di popolazione tra i 18 e i 41 anni rispetto agli over 42 potrebbe essere spiegata dalla curiosità dei più giovani verso il novel food e da una maggiore sensibilità rispetto ai temi legati alla sostenibilità alimentare – dice Mancini – in generale, per quanto riguarda il nostro paese, i risultati in parte confermano che gli italiani sono meno pronti a inserire questi novel food nella loro dieta, ma denota anche come altri Paesi europei o occidentali abbiano già superato queste barriere e siano pronti a buttarsi sul mercato”. 

Per l’Università di Pisa ha partecipato allo studio insieme a Simone Mancini anche la professoressa Roberta Moruzzo del Dipartimento di Scienze Veterinarie. 

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Cronaca

Vaticano, Gip Milano dà ragione a Cecilia Marogna: “Illegittimo il sequestro del cellulare”

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(Adnkronos) – Il Gip dà ragione a Cecilia Marogna e ordina il dissequestro del telefono cellulare dell’imprenditrice sarda arrestata nell’ottobre 2020 a Milano su richiesta del Vaticano e attualmente imputata nel processo di Oltretevere nato dallo scandalo del palazzo di Londra. Lo riferisce all’Adnkronos il procuratore in atti della Marogna, Riccardo Sindoca, che spiega di aver già fatto richiesta al promotore di Giustizia Vaticano di restituzione dello smartphone. Annullando con l’ordinanza depositata oggi il decreto di sequestro probatorio emesso dal pm di Milano nel gennaio 2021, il gip Luca Milani rileva in particolare come il provvedimento sia “illegittimo” essendo “stato adottato dopo la pronuncia del dispositivo con il quale la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di convalida dell’arresto di Cecilia Marogna, disposto per fini estradizionali”.  

“Appare del tutto evidente – si legge nell’ordinanza – come la richiesta di consegna del telefonino appartenente a Cecilia Marogna, inoltrata dall’Autorità giudiziaria vaticana alla magistratura italiana tramite lo strumento della rogatoria internazionale, si sia fondata su un presupposto rivelatosi poi insussistente, ovvero su un sequestro asseritamente legittimo”. Ma, sottolinea il gip, “il vincolo reale sul bene era stato imposto nell’ambito di una procedura illegittimamente instaurata, all’interno della quale – peraltro – l’interessata è stata privata della libertà personale”.  

Tra l’altro, evidenzia il magistrato, in seguito alla sentenza della Cassazione del dicembre 2020, con la quale è stata annullata l’ordinanza di convalida dell’arresto della Marogna, “sarebbe stato opportuno, per l’autorità giudiziaria rogante interessata ad ottenere la consegna del telefonino dell’interessata trasmettere un’autonoma richiesta di assistenza giudiziaria, volta ad ottenere il sequestro probatorio del dispositivo, non la mera consegna” e il fatto che il pm di Milano, “allo scopo di rispondere all’originaria richiesta di assistenza”, abbia deciso “di disporre autonomamente il sequestro probatorio del telefonino, costituisce opzione indubbiamente solerte e collaborativa sul piano dei rapporti con l’autorità giudiziaria straniera, ma priva di adeguato supporto normativo”. 

 

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‘Senza madre’ è il libro-inchiesta che svela storie drammatiche di figli sottratti alle proprie mamme dallo Stato

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(Adnkronos) – Cosa succede alle donne che denunciano violenza domestica? Nel cortocircuito giudiziario che spesso le trasforma da vittime in carnefici, può accadere loro perfino di vedersi sottratto il proprio figlio dalla Stato, magari in nome di teorie psicologiche senza fondamento, come quella “dell’alienazione parentale”, sconfessata dalla comunità scientifica. Danni collaterali? Calvari giudiziari combattuti a suon di carte bollate, perizie, incontri protetti, un fiume di denaro speso in avvocati e consulenti tecnici per difendere se stesse e i propri bambini dalla macchina dello Stato. 

Una spirale assurda e drammatica ora raccontata in un libro-inchiesta in arrivo in libreria “Senza madre. Storie di figli sottratti dallo Stato”, pubblicato dalle Edizioni scientifiche Magi e frutto del lavoro di dieci tra giornaliste e attiviste. Clelia Delponte, Franca Giansoldati, Flavia Landolfi, Silvia Mari, Assuntina Morresi, Monica Ricci Sargentini, Nadia Somma, Paola Tavella, Emanuela Valente e Livia Zancaner spiegano -attraverso testimonianze dirette- quanto succede nei tribunali italiani, fatti ancora poco noti alla pubblica opinione. La prefazione è di Francesca Ceroni, sostituta procuratrice della Repubblica presso la Corte di Cassazione, mentre la postfazione è curata dalla giornalista Monica Lanfranco. 

“In questi casi -spiega all’Adnkronos Flavia Landolfi, una delle autrici del volume- la stella polare che guida i procedimenti di affidamento dei minori non è il benessere psicofisico, ma la bigenitorialità, sempre e comunque, anche contro il volere dei più piccoli, anche in presenza di evidenti segnali di violenza domestica. Il meccanismo è semplice: nei casi controversi o su richiesta delle parti viene nominato un esperto (psicologo o psichiatra), che attraverso una perizia stabilisce il da farsi, a volte anche il calendario delle visite”. (segue) 

Madri sotto accusa costrette a dimostrare la propria innocenza 

“Con il cavallo di Troia dell’alienazione parentale -prosegue la giornalista- sempre più spesso le perizie rintracciano nel rifiuto del bambino la mano materna, il plagio, la manipolazione. Ed è su questo che i giuristi dovrebbero saltare sulle sedie, sulle procedure giudiziarie che indagano le eventuali manipolazioni. L’elefante nella stanza è innanzitutto il ribaltamento del principio di non colpevolezza, architrave del diritto moderno, spina dorsale dello stato di diritto. Per il solo rifiuto del bambino a frequentare l’altro genitore, le madri si trovano sotto accusa, a dover dimostrare la propria innocenza”. 

Il libro verrà presentato a Roma il prossimo 9 febbraio, alle 10,30 nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani (in via della Dogana Vecchia 29) per iniziativa della senatrice Valeria Valente, già presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, che parteciperà all’incontro con Maria Teresa Bellucci viceministra per il lavoro e le politiche sociali, insieme alle autrici Franca Giansoldati, Flavia Landolfi, Silvia Mari Assuntina Morresi, Nadia Somma, Paola Tavella, Emanuela Valente, Livia Zancaner. A moderare il dibattito sarà la giornalista Flavia Fratello.  

Sono storie vere, crudeli e assurde, portate alla luce da giornaliste che da anni hanno indagato su questa pratica ingiusta: avvengono tutti i giorni, in tutte le città, a ogni ora. Vicende drammatiche di cui quasi nessuno sa, di cui quasi nessuno parla. Ad accomunarle è la sindrome da Alienazione Parentale (Pas), quella dinamica psicologica disfunzionale, che “porterebbe uno dei genitori, a seguito di una separazione coniugale, a manipolare il figlio minore, alienandolo da altri affetti e producendo odio e rancore verso l’altra figura genitoriale”. (segue) 

Autrici 10 giornaliste, attiviste e madri denunciano una pratica ingiusta 

Una teoria quantomeno controversa e screditata dalla comunità scientifica internazionale, poiché si basa su diagnosi spesso inefficaci e arbitrarie, ma che ciò nonostante, regna ancora sovrana nei tribunali italiani.  

Le modalità con cui i bambini vengono allontanati dalle madri -ritenute le principali figure alienanti- danno la misura di quanto il benessere dei piccoli sia l’ultima delle preoccupazioni degli operatori e servizi sociali. 

I bambini infatti vengono affidati a Case-famiglie, ad altre famiglie oppure addirittura a quei padri, già denunciati e, a volte, perfino condannati per violenza famigliare, mentre la quasi totalità delle madri è giudicata “idonea, non violenta, accudente”. Questo tuttavia non basta e molte di queste donne rischiano di non rivedere per anni, o addirittura mai più, i loro figli. (Rossella Guadagnini) 

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Cilento Tastes, nasce l’evento che aggrega le eccellenze enogastronomiche del Cilento

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(Adnkronos) – In Campania, tra il Golfo di Salerno e il Golfo di Policastro, fino ai confini con la Lucania, si estende il Cilento. Terra incontaminata che si dipana tra piccoli promontori, spiagge, grotte scavate nella roccia, colline puntellate da ulivi e i Monti Alburni, le ‘dolomiti del sud’. Una terra ancora selvaggia, dove lo sguardo si perde tra borghi di pescatori e maestose testimonianze archeologiche, come la Certosa di Padula e i Templi di Paestum. 

In tutta questa bellezza, il cibo è una roccaforte della biodiversità campana: qui dove il tempo sembra dilatarsi all’infinito, in controtendenza con la velocità imposta dai tempi moderni, il Cilento guarda all’enogastronomia come traino per le nuove offerte turistiche sempre più focalizzate sulla tipicità e sulla riscoperta dei piccoli, grandi territori. Da queste ispirazioni nasce Cilento Tastes per dar voce al ‘brand Cilento’ con i suoi piccoli artigiani del gusto. Una voce, finalmente, unica, forte e chiara: dal 22 al 25 aprile 2023, andranno in scena gli antichi mestieri e le produzioni di eccellenza in una location unica, si tratta di NEXT ‘Nuova Esposizione Ex Tabacchificio’ oggi un polo dedicato all’esposizione di eventi a Capaccio Paestum, situata in quella che una volta era un’area industriale e che ha tratto nuova linfa grazie all’ importante lavoro di recupero e valorizzazione realizzato dal Comune di Capaccio – Paestum. L’evento organizzato insieme a ‘Terra Cilenti’, società impegnata nella valorizzazione e promozione dei prodotti artigianali, degli antichi mestieri, e in modo più ampio nella divulgazione dello ‘stile di vita sano’ che caratterizza il Cilento, già ha aperto le iscrizioni a favore di aziende, ristoranti, chiunque contribuisca a diffondere la cultura della gastronomia cilentana nel migliore dei modi. Infatti, solo 100 saranno gli artigiani con i requisiti giusti che rappresenteranno il territorio nel corso dell’evento e che faranno parte della selezione ‘CilentoPerCento’. L’evento intende generare un nuovo flusso turistico, non a caso si svolgerà durante l’atteso ponte del 25 aprile. Al contempo, offrirà visibilità ai piccoli produttori, portandoli all’attenzione di buyer internazionali, giornalisti, blogger e opinion leader. Eventi e convegni faranno da cassa di risonanza alle piccole economie locali. Non solo nei 4 giorni di kermesse, ma anche e soprattutto dopo, esportando il “brand Cilento” fuori regione e nazione, attraverso la piattaforma di e-commerce permanente, che prenderà forma subito dopo l’evento. Anche il biglietto d’ingresso è stato pensato come volano per gli acquisti: genererà, infatti, una moneta elettronica che permetterà di degustare velocemente i migliori prodotti cilentani. 

Con Cilento Tastes, gli artigiani del gusto avranno modo di farsi conoscere attraverso aree di degustazione, ma anche attraverso laboratori della cultura mediterranea,cooking show e spazi riservati ai bambini per imparare giocando. Proprio questi ultimi vivranno un’esperienza unica, diventando ristoratori per un giorno. In un momento in cui ‘tipicità’ e ‘stile di vita sano’ sono temi caldi, puntare i riflettori sul Cilento è la scelta più naturale possibile, non a caso è qui che nasce il paradigma della “Dieta Mediterranea” di Ancel Keys, fisiologo americano, trasferitosi per circa quarant’anni a Pioppi per studiare gli effetti benefici di una corretta alimentazione. Proprio nel Cilento, scoprì “la ricetta dell’elisir di lunga vita”: cibo sano, pochissimi grassi saturi, il consumo regolare di verdura, frutta, cereali, olio extra vergine di oliva, e una buona attività fisica. Nel 2010, la dieta è stata riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto ed è stata inserita nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità. 

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