Digitale, allarme manodopera, aziende in campo per spinta formazione


Nell’era post covid la ripresa economica viaggia più velocemente della formazione in modo particolare per quanto riguarda operai e tecnici specializzati. La mancanza di manodopera che riguarda vari settori e che equivale secondo gli ultimi dati a circa 400mila posizioni lavorative inevase riguarda vari settori, non ultimo quello del digitale e della posa della fibra, nonostante il piano del governo Italia digitale 2026 contempli la copertura quasi totale del territorio con reti a banda ultralarga. Le aziende sono disponibili alla formazione ma spesso mancano i candidati, come spiega all’Adnkronos Angelo Carlini, presidente Assistal, l’Associazione Nazionale Costruttori di Impianti, dei Servizi di Efficienza Energetica – Esco e Facility Management, aderente a Confindustria.  

“Assistal forma con piani finanziati da Fondimpresa e dalle regioni, abbiamo formato migliaia di addetti e moltissimi nel campo della fibra” dove c’è necessità di tecnici specializzati come escavatoristi e giuntisti di fibre. “E’ ovvio che la premessa è che ci devono essere le figure da formare. La formazione la fanno anche tanti altri che sono privati, pubblici e soggetti paritetici, la fanno a tutto tondo; è il personale che manca” spiega Carlini che cita anche i problemi che il settore ha trovato dovendo far fronte dopo il covid “ad aumenti generalizzati delle materie prime anche intorno al 70%, parlo del rame dei semiconduttori, di ferro e legno”. Sicuramente “c’è anche la questione della manodopera: faccio l’imprenditore da 35 anni ma mai in come in questo momento mi sono imbattuto in una situazione paradossale dove si cerca manodopera o anche operai da formare con contratti di due anni e con l’applicazione del contratto nazionale dei metalmeccanici” e si fa fatica ad assumere. 

Capita di “sentirsi rispondere ‘che per due/trecento euro di differenza’ con quanto percepito dal reddito di cittadinanza più qualche lavoretto a integrare magari in nero ‘non conviene'” sottolinea Carlini. Il reddito di cittadinanza “così diventa un ‘reddito di appiattimento’ che demotiva completamente la ricerca di un posto di lavoro; di certo – rileva l’imprenditore – non sta dando i frutti che si erano sperati, siamo rimasti statisticamente fermi alla prima parte di aiuti senza nessuno che propone il lavoro a chi non ce l’ha”. 

Formazione sì ma che sia continua per i lavoratori. Secondo Riccardo Saccone, segretario generale Slc Cgil Roma e Lazio, “il tema è costruire un ‘ecosistema’ condiviso dove gestirne l’ingresso, la formazione per i bisogni attuali e quella per i nuovi bisogni successivi. Altrimenti il rischio è che questa fase produca prevalentemente lavoro a tempo determinato” spiega all’Adnkronos. 

La Cgia citando i dati del sistema Excelsior forniti da Unioncamere e Anpal cita tra le professioni che presentano la percentuale di difficoltà di reperibilità più elevata, vale a dire che nel 60 per cento dei casi si faticano a trovare, tecnici specializzati che operano nel settore metalmeccanico. E non solo; “con i primi segnali di ripresa economica avvertiti in questi ultimi mesi, molte Pmi, in particolar modo del Nord, sono tornate a denunciare la difficoltà di reperire figure professionali con elevati livelli di specializzazione”, scrive la confederazione degli artigiani di Mestre in un recente paper. 

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