Entra in contatto con noi

Salute e Benessere

Diabetologo Cherubini: ‘Cure sempre più innovative per retinopatia bambini’

Pubblicato

il

“Il diabete si può complicare con dei danni ad altri organi, tra cui la retinopatia, patologia dell’occhio che interessa anche i bambini. E proprio da alcune analisi recenti su bambini con retinopatia, osservati in numerosi Paesi nel mondo, abbiamo visto che trattamenti innovativi, farmaci di nuova generazione e tecnologie avanzate permettono di raggiungere il cosiddetto ‘time in range’, la percentuale di tempo che una persona trascorre con i livelli ematici di glucosio in un intervallo target. Ecco, avere la glicemia in un range ottimale tra i 70 e 180 mg/dl per un lungo periodo di tempo riduce drasticamente la probabilità di andare incontro a retinopatia”. Lo ha detto all’AdnKronos Salute Valentino Cherubini, direttore della struttura organizzativa dipartimentale Diabetologia pediatrica Azienda ospedaliera universitaria delle Marche, a margine del convegno per i 40 anni di Fand – Associazione nazionale diabetici, che si è tenuto a Roma.  

Sbircia la Notizia Magazine unisce le forze con la Adnkronos, l'agenzia di stampa numero uno in Italia, per fornire ai propri lettori un'informazione sempre aggiornata e di alta affidabilità.

Salute e Benessere

Alimenti, allergologo: “2-3 shock mortali l’anno, basta mini innesco”

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “Come tutti sanno, di allergie alimentari si può morire e purtroppo capitano in Italia 2-3 volte all’anno casi letali”, come quello della ragazza allergica di 21 anni stroncata a Milano da uno shock anafilattico dopo una cena fuori che si era conclusa con un tiramisù vegano, il quale sembra contenesse invece tracce di proteine di latte. A tracciare all’Adnkronos Salute il quadro di queste allergie alimentari è Alessandro Fiocchi, direttore di Allergologia all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Storie come questa ci possono insegnare molto – evidenzia lo specialista – Secondo me una riflessione importante è che non c’è una legislazione precisa per l’etichettatura precauzionale in Italia e in Europa”. 

Oggi, spiega, “se un alimento è prodotto come ingrediente di un cibo confezionato è obbligatorio dichiararlo e mettere la dichiarazione in evidenza con scrittura in grassetto sulla base di una legge italiana ed europea in vigore ormai già da 15 anni. Ma quando un alimento può essere contenuto come tracce dentro un prodotto confezionato, non c’è nessuna disciplina dell’obbligo di etichettare questa cosa. Quindi è possibile che in questo caso il produttore semplicemente non abbia fatto verifiche sul materiale che ha ricevuto, oppure che nel processo della catena di produzione o distribuzione dell’alimento ci possa essere stato il contatto con latte, yogurt, formaggi in una quantità sufficiente” per dare una significativa quantità di ‘inquinamento’ del tiramisù e “da determinare questo esito fatale”.  

Bastano poche tracce per scatenare un’allergia? “Sì”, risponde Fiocchi. Gli anticorpi IgE che sono alla base di queste allergie “possono dare delle reazioni deflagranti, e hanno bisogno di un minimo innesco”.  

“Una nozione comune tra gli allergologi alimentari – approfondisce Fiocchi – è che non esista una soglia al di sotto della quale non si può reagire. Mentre per esempio i celiaci hanno una soglia di 20 parti per milione sotto la quale si tollera la presenza di glutine, per le allergie alimentari questa cosa non pare essere vera. Tuttavia, proprio l’anno scorso con il mio gruppo e un altro team europeo abbiamo fatto una revisione della letteratura in cui si è visto che al di sotto delle 5 parti per milione non sono mai stati ritrovati casi di reazione grave. Quindi quello che manca in realtà è una legislazione nazionale ed europea che imponga alle aziende che producono prodotti preconfezionati l’obbligo di dosare le tracce dentro almeno campioni dei loro prodotti. Questa non è una cosa impossibile, perché per esempio in Giappone esiste e quindi potrebbe essere un modello”.  

Negli Usa la responsabilità su questi temi è della Food and Drug Administration (Fda), in Europa dell’Autorità per la sicurezza alimentare Efsa, con sede a Parma. “Io sono certo che si può trovare una via: bisogna studiare veramente bene quali sono le dosi che hanno determinato le reazioni mortali e si vedrà che sono sempre al di sopra delle 5 parti per milione”, evidenzia l’esperto.  

In Europa i prodotti più pericolosi dal punto di vista delle allergie alimentari “sono l’arachide e il latte”, rimarca Fiocchi. In Italia “più spesso il latte”, visti i consumi ampi. C’è ancora molta confusione nell’opinione pubblica quando si parla di allergia al latte. “Devono sparire due parole: intolleranza, che definisco una parola ‘intollerabile’ perché confonde le idee e viene utilizzata a bella posta da chi vuole allargare il mercato delle allergie – elenca Fiocchi – e l’altra parola è lattosio. Entrambe devono sparire dalla comunicazione sull’anafilassi che invece è una allergia alle proteine del latte”. 

Quante persone ne soffrono? “L’allergia al latte nei bambini al di sotto dell’anno di vita colpisce tra l’1 e il 3% nella popolazione, però ha una prognosi buona: ogni 2 anni il 50% di questi bambini acquisisce tolleranza in modo spontaneo. Questo significa – precisa Fiocchi – che a 18 anni sono soltanto circa lo 0,1% o poco più le persone che sono rimaste allergiche al latte. Volendo trasformare questa quota in un numero, parliamo di circa 4.500 persone. Non sono poche e i rischi che corrono sono rilevanti. Poi c’è l’arachide, la nocciola e altra frutta a guscio”.  

Per questo va affrontata una riflessione sul perfezionamento delle etichette, ribadisce l’allergologo. La linea del ‘può contenere tracce di’ “può essere un’arma a doppio taglio – avverte – Da una parte, se ci fosse stata un’indicazione di questo tipo nel prodotto consumato dalla ragazza, le avrebbe salvato la vita. Dall’altro lato, siccome questa dicitura può essere applicata ad alimenti che in realtà non si sa se davvero contengono la molecola citata, questa pratica restringe il campo delle possibilità alimentari di queste persone, che hanno una vita veramente limitata e si trovano a fare i conti con grossi problemi”. 

Continua a leggere

Coronavirus

Fino a +300% disturbi alimentari tra i giovani

Pubblicato

il

(Adnkronos) – L’anoressia, la bulimia, l’alimentazione incontrollata del binge eating disorder. Per i disturbi alimentari c’è stato un ‘effetto Covid’ che in Lombardia ha portato quasi a triplicare i casi fra i giovanissimi: tra i bambini e gli adolescenti di età compresa tra 6 e 16 anni, rispetto al periodo pre-pandemia, si è registrato un aumento di queste problematiche che oscilla da oltre il 50% a quasi il 300% a seconda della fascia di età, riferiscono dalla Regione che ha impegnato 5,6 milioni di euro – tra fondi regionali e ministeriali – per combattere i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (Dna) con “un approccio nuovo, favorendo l’accessibilità ai servizi dedicati all’intercettazione e cura dei disturbi, secondo una visione che tenga conto dei diversi contesti”. 

“In pratica – dichiara l’assessore al Welfare, Guido Bertolaso – abbiamo reso operativo il Piano biennale regionale di attività per il contrasto dei disturbi della nutrizione e della alimentazione attraverso la trasmissione alle Ats delle linee di indirizzo per la stesura dei piani biennali locali”.  

Nel concreto – si legge in una nota – le Agenzie di tutela della salute (ex Asl) in Lombardia saranno tenute a programmare l’utilizzo dei fondi ministeriali e regionali, effettuare la mappatura della rete di servizi ed équipe dedicate alla prevenzione, diagnosi e cura dei Dna esistenti sul territorio, concentrare le risorse sui servizi già operativi e valutare le nuove proposte progettuali avanzate dagli enti erogatori. Le Ats dovranno inoltre valorizzare e coinvolgere le realtà associazionistiche di settore (pazienti e familiari), in particolare nei progetti di informazione e di sensibilizzazione alla popolazione. Infine, dovranno potenziare la rete dei servizi dedicati ai Dna sui singoli territori per evitare attese o ritardi, favorire la diagnosi precoce, realizzare interventi tempestivi.  

Continua a leggere

Coronavirus

Covid, no nuove varianti in Cina: cosa dice lo studio

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Nessuna nuova variante Covid sembra essere emersa durante la recente epidemia in Cina. A suggerirlo è l’esito di un’analisi condotta su un campione di casi a Pechino e pubblicata su ‘The Lancet’. Gli autori hanno esaminato le sequenze virali di 413 nuove infezioni da Sars-CoV-2 che si sono verificate nel periodo in cui il gigante asiatico ha revocato le sue più severe politiche di controllo della pandemia. Questi contagi sono stati causati, secondo i risultati ottenuti, da ceppi esistenti. Oltre il 90% delle infezioni locali a Pechino tra il 14 novembre e il 20 dicembre 2022 ha rivelato la presenza delle sottovarianti Omicron BA.5.2 o BF.7. I casi importati durante lo stesso periodo riguardavano per lo più varianti diverse da quelle dominanti a Pechino.  

Gli autori affermano che i risultati possono essere considerati un’istantanea dello stato attuale della pandemia in Cina. “Dato l’impatto che le varianti hanno avuto sul corso della pandemia, era importante indagare se ne fossero emerse di nuove”, evidenzia l’autore principale dello studio, George Gao, Istituto di microbiologia dell’Accademia cinese delle scienze. Il Paese, come è noto, ha concluso la sua strategia zero-Covid il 7 dicembre 2022. Dall’abolizione di queste rigide politiche che includevano lockdown mirati, test di massa e quarantene, il numero crescente di casi ha sollevato preoccupazioni a livello internazionale sul fatto che potessero emergere nuove varianti, causando ondate multiple di casi in tutto il mondo.  

Degli oltre 400 campioni esaminati, 350 erano casi locali e 63 importati. I casi importati provenivano da 63 Paesi e regioni. Il ceppo dominante a Pechino dopo il 14 novembre 2022 era BF.7, che rappresentava il 75,7% delle infezioni locali. Un’altra sottovariante di Omicron, BA.5.2, era responsabile del 16,3% dei casi locali. “E’ importante continuare a monitorare attentamente la situazione in modo che eventuali nuove varianti che potrebbero emergere vengano individuate il prima possibile”, conclude Gao.  

Continua a leggere

Salute e Benessere

Coletto (Umbria), ‘Investire sul territorio e rivedere i tetti di spesa’

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “Il grande ospedale del futuro sarà il territorio. Dobbiamo investire sul territorio, formare personale. Determinati tetti” vanno “rivisti, come quello del personale”, che è del 2004. “Dopo vent’anni, deve essere rivisto. L’abbiamo fatto parzialmente con il decreto Calabria, ma va ridimensionato in funzione del DM77 che è il futuro della sanità, insieme alla revisione del DM70”. Così Luca Coletto, assessore alla Salute e Politiche sociali Regione Umbria, nel suo intervento in occasione della quinta edizione dell’”Inventing for Life Health Summit” quest’anno dedicato al tema: “Investing for Life: la salute conta”, organizzato da Msd Italia. 

“Per dare continuità a un servizio sanitario su base universale”, bisogna “programmare la spesa, soprattutto per gli innovativi. Nel futuro – aggiunge Coletto – per le patologie oncologiche, in particolare, si useranno farmaci innovativi che possono essere gestiti con il ‘payment by results’, cioè in base ai resultati o altri sistemi, ma va rivisto il tetto”. Come sanno “tutti gli assessori alla Sanità regionale – continua – è importantissimo il rispetto dell’equilibrio di bilancio. Quando le regioni sforano, ai cittadini va l’addizionale Irpef, il blocco delle assunzioni e quindi del turnover, oltre al blocco dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Questi meccanismi contenitivi della spesa vanno rivisti. Non vanno tolti, ma rivisti”.  

Sulla questione del personale, “parlerei di dotazioni standard” come prevista “nel patto della salute 2014-16 (art. 22 comma E) – suggerisce Coletto – Questa è una possibilità, per le regioni in piano di rientro, di poter assumere, soddisfare il turnover, in base a parametri su cui sta lavorando Agenas per permettere l’erogazione dei Lea. Il pay back – sottolinea – è un meccanismo che era stato definito temporaneo e va rivisto, come i tetti, per una sanità che sia un investimento, non una spesa”. 

 

A proposito di investimenti, “l’Italia – ricorda l’assessore – ha una gestione sanitaria su base universale e non assicurativa. Se guardiamo in Europa, vediamo percentuali di rapporto Pil su Fondo sanitario molto più alte, ma dobbiamo tener conte che in Germania e Francia, con la gestione su base assicurativa, il rapporto va oltre l’11%. Credo che l’8% sia una percentuale ideale per poter assumere e avere farmaci innovativi alla portata di tutti senza il patema d’animo del limite di spesa che, senz’altro deve esserci, ma non deve essere oppressivo”.  

“Il futuro ospedale – ribadisce Coletto – sarà il territorio, con medici di medicina generale con l’infermiere di famiglia e le professioni sanitarie, che dovranno evolvere. Mi auguro che, a breve, il parlamento declini i decreti attuativi in merito. Abbiamo bisogno di personale formato. I medici laureati e abilitati devono andare negli ambulatori. In Germania dal primo anno vanno in reparto. Questa è la realtà dei fatti. Mi auguro che ci sia una inversione di rotta decisiva, che i medici lavorino con un contratto che dia merito per quanto hanno fatto, stanno facendo e faranno. L’ambito sanitario – conclude l’assessore – sarà sempre più improntate per la ristrutturazione di un sistema su base universale. Che piaccia o no alle assicurazioni, il sistema su base universale dà tutto a tutti senza distinzione di censo e costa meno”. 

Continua a leggere

Salute e Benessere

Pensione a 72 anni per medici di base, ok emendamento a Milleproroghe

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “Con l’approvazione dell’emendamento che proroga la possibilità di riconoscere nel monte ore formativo dei tirocinanti la sostituzione dei medici di base e di quello che dà l’opzione ai medici di famiglia di andare in pensione a 72 anni invece che 70, Fratelli d’Italia e il governo Meloni danno una risposta concreta ad una esigenza reale di molti italiani. Dopo essermi confrontato con il ministro Schillaci e il presidente Zaffini, che ringrazio per la collaborazione, ho seguito personalmente la vicenda e l’iter degli emendamenti in Commissione in Senato, sia perché è imprescindibile garantire ai cittadini il diritto alla salute, sia perché il Friuli Venezia Giulia e il pordenonese soffrono particolarmente la carenza di queste figure fondamentali nella vita di ognuno di noi”. Lo dichiara Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento. 

Continua a leggere

Salute e Benessere

Sanremo 2023, la psicoterapeuta: “Con Blanco serviva polso, Amadeus ha perso un’occasione”

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “Una trasmissione come il Festival di Sanremo dovrebbe cercare di veicolare messaggi” positivi “prendendo una posizione ferma contro comportamenti irrispettosi e violenti. Amadeus ha perso sicuramente una grande occasione! Peccato!”. Così all’Adnkronos Salute Elisa Caponetti, psicoterapeuta, in merito alla ‘performance’ di Blanco che ieri sera sul palco dell’Ariston ha distrutto gli addobbi floreali a seguito di un problema tecnico. “Varrebbe la pena interrogarsi seriamente sul ruolo assunto dai media e dalla tv nell’incentivare o meno certi agiti violenti”, aggiunge l’esperta. 

Nella prima serata del festival, sottolinea, “i messaggi lanciati” sono stati “a dir poco contrastanti. Laddove Chiara Ferragni ha fatto la sua entrata in scena con la scritta ‘Pensati libera’, facendo anche riferimento alle tante donne vittime di violenza, dall’altro, si contrappone la performance di Blanco che come una furia, in preda ad un agito di rabbia, devasta le rose posizionate sul palco, prendendo a calci i vasi e spargendo i fiori ovunque”. L’artista “si è mostrato incapace di controllare i propri impulsi e le proprie emozioni e, come se ciò non bastasse, ha ritenuto normale fare ciò affermando che ‘la musica è musica, non bisogna per forza seguire uno schema’. Ciò a dire che qualunque agito è possibile e consentito, tutto fa spettacolo!”. 

Ma la cosa peggiore, secondo la psicoterapeuta, “è che tutto ciò sia avvenuto senza un richiamo dovuto di Amadeus, il quale è invece non soltanto è intervenuto per placare le giuste contestazioni del pubblico, ma addirittura per proporre a Blanco di ripetere la sua performance. Tutto ciò è a dir poco inammissibile”, conclude Caponetti, sottolineando che, più in generale, “negli ultimi decenni si avverte sempre più un senso di irresponsabilità sociale. Molti di noi si sentono liberi di affermarsi nel modo in cui credono e ritengono più opportuno, l’importante è riuscire a soddisfare le proprie esigenze senza preoccuparsi delle ripercussioni che ciò ha sugli altri. Spesso si vive in una dimensione individuale ed egoistica. L’assenza del controllo sulla sfera pulsionale fa venire a mancare un’importante funzione della regolazione delle emozioni. Basta un nonnulla per passare subito all’agito”. 

Continua a leggere

Coronavirus

Schillaci, ‘salute non solo problema di soldi, serve anche piano prevenzione’

Pubblicato

il

(Adnkronos) – “Quello del definanziamento della sanità pubblica è un problema annoso che avviene purtroppo in Italia da molto tempo. Guardando soprattutto ai 10 anni pre-Covid è stato costante e la differenza con gli altri maggiori Paesi europei è un dato accertato. Però credo che non sia solo un problema finanziario. E’ chiaro che avere più soldi sulla sanità non può che far piacere per primo a me che in questo momento sono il ministro della Salute, ma io credo che bisogna anche guardare oltre: dobbiamo anche capire come utilizzare al meglio questi soldi, che per gran parte sono poi impiegati dalle varie Regioni italiane, ma soprattutto bisogna fare anche un programma di prevenzione” perché “la prevenzione è strategica”. E’ la riflessione del ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto a ‘Basta la salute’ su Rainews24.  

“Avere una sana alimentazione, fare attività sportiva è quello che sarà credo un fattore determinante per far sì che in futuro ci siano meno malati”, ha evidenziato il ministro. “Credo che bisogna intervenire anche” per incrementare l’adesione agli screening. “Il problema è proprio creare una cultura della prevenzione, è un problema a mio giudizio culturale – ha insistito – E io ci tengo moltissimo, perché prevenire vuol dire avere meno malati un domani, vuol dire avere meno spese per il sistema sanitario nazionale, ma soprattutto vuol dire vivere meglio”. 

Poi, ha continuato Schillaci, è vero che “bisogna rafforzare il sistema sanitario nazionale. Nonostante negli anni ci sia stato un definanziamento del sistema sanitario nazionale italiano, questo rappresenta sempre un’eccellenza, soprattutto per gli operatori. Penso ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari”.  

Continua a leggere

Coronavirus

Covid, dopo infezione rischio trombosi 50-70 volte maggiore di vaccini: lo studio

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Il rischio di trombosi legato all’infezione Covid-19 è da 50 a 70 volte superiore a quello legato ai vaccini. La conferma arriva dallo studio più ampio e completo sugli effetti di tutti i quattro vaccini utilizzati contro Covid sul nostro sistema emostatico, coordinato dal Centro cardiologico Monzino e l’università Statale di Milano, in collaborazione con l’ospedale San Raffaele, e appena pubblicato su ‘Thrombosis Research’. 

“Il nostro studio Treasure pone fine alle discussioni fra esperti e ai dubbi della popolazione sul nesso di causalità tra eventi trombotici e somministrazione dei vaccini anti-Covid – sottolinea Marina Camera, coordinatrice dello studio, docente di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano e responsabile dell’Unità di biologia cellulare e molecolare cardiovascolare del Monzino – I tanti studi precedenti su questo tema sono nati, giustamente, sull’onda dell’urgenza e nessuno è completo come Treasure. Va ricordato che i casi di trombosi, per quanto rari, a seguito della somministrazione del vaccino AstraZeneca, avevano seminato il panico nella popolazione, mettendo a rischio l’adesione alla campagna vaccinale, anche in assenza di dati scientifici consolidati”.  

Per questo, racconta, “ad aprile dello scorso anno abbiamo raccolto l’invito delle società scientifiche internazionali a indagare i meccanismi di interazione fra cellule del sangue e vaccini, realizzando uno studio approfondito, i cui risultati potessero essere utili non solo per l’emergenza presente, ma anche per il futuro dei vaccini a mRna”. 

“Fra aprile e luglio 2021 – spiega Camera – abbiamo arruolato 368 persone tra i 18 e i 69 anni d’età, reclutati per il 50% attraverso una campagna media e social network e per il restante 50% fra il personale Monzino e Università Statale di Milano. Tutti i partecipanti stavano per ricevere la prima o la seconda dose di vaccino anti-Covid, sia a vettore virale (AstraZeneca o Janssen) che a mRna (Pfizer o Moderna) e per questo abbiamo intitolato il nostro articolo su Thrombosis Research ‘un confronto testa a testa’ fra 4 vaccini. Ai partecipanti è stato effettuato un semplice prelievo di sangue il giorno prima e 8-10 giorni dopo la vaccinazione”.  

L’obiettivo era quello di “valutare il più esaustivamente possibile – prosegue – l’effetto dei diversi vaccini sui meccanismi emostatici dell’organismo. Oltre all’attivazione piastrinica abbiamo studiato anche altri processi che intervengono nelle complicanze trombotiche, misurando biomarcatori specifici dell’infiammazione, dell’attivazione della coagulazione, e della disfunzione endoteliale per un totale di più di 30.000 determinazioni. In fase di analisi dei dati abbiamo tenuto anche in considerazione se aver contratto l’infezione prima della vaccinazione potesse in qualche modo influire sui risultati”. 

“La nostra conclusione è che i quattro vaccini inducono una risposta infiammatoria temporanea nel nostro organismo, ma nessuna attivazione piastrinica – conclude Armando D’Angelo, responsabile del Servizio di coagulazione e Unità ricerca trombosi del San Raffaele – Le lievi alterazioni che abbiamo riscontrato nella coagulazione e nella funzionalità endoteliale potrebbero spiegare il leggero aumento degli eventi tromboembolici venosi verificatisi a seguito della vaccinazione. Siamo convinti che i nostri dati offrano una base solida per la programmazione e il successo delle prossime campagne vaccinali e contiamo che la scienza possa dissipare le paure che tengono la gente lontano dai vaccini, quando il loro utilizzo previene un rischio tromboembolico 50-70 volte maggiore proprio dell’infezione da Covid-19, perlomeno di quella causata dal virus circolante in Lombardia nel 2020″. 

Continua a leggere

Salute e Benessere

Trapianti, inizio 2023 da record, 14 interventi in 10 giorni

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Inizio 2023 da record per l’Ospedale Niguarda di Milano, dove in 10 giorni sono stati eseguiti 14 trapianti d’organo (9 di fegato e 5 di rene), due dei quali resi possibili grazie a ‘donatori a cuore fermo’ (Ddc), di cui uno in circolazione extracorporea Ecmo, con procedure molto complesse – spiegano dall’Asst Grande Ospedale metropolitano – che non possono essere eseguite in tutti i centri. Nel caso del trapianto di fegato, evidenziano inoltre dalla struttura, l’impegno profuso dalla grande macchina dei trapianti è doppio. In questi casi devono infatti attivarsi due équipe diverse, una che si occupa del prelievo dell’organo, che può avvenire anche in altri ospedali, e un’altra che esegue il trapianto. 

“L’Ospedale Niguarda è riuscito in questa grande e complessa impresa – afferma Luciano De Carlis, direttore del Niguarda Transplant Center – Un risultato così importante è stato raggiunto grazie al lavoro integrato di équipe specialistiche, tecnologie di ultima generazione e laboratori accreditati secondo standard internazionali. In particolare, l’innovazione tecnologica, apportata grazie alle macchine da perfusione, consente di migliorare la salute dell’organo, rigenerandone le riserve energetiche, e di prolungarne il tempo di ischemia di modo da ottimizzare anche le tempistiche del trapianto. Si tratta di una tecnologia applicata per la prima volta in Italia proprio presso il nostro ospedale nel 2015 e oggi ampiamente utilizzata e diffusa”. 

Niguarda è uno dei principali centri trapianti italiani sia per volumi di attività sia per il grado di specializzazione, ricorda l’azienda socio sanitaria territoriale in una nota. E’ uno dei pochi centri in Lombardia a effettuare trapianti per quasi tutti gli organi (cuore, pancreas, rene, fegato), senza dimenticare i trapianti di tessuti e cellule (come per esempio le cornee).  

“I numeri di questi giorni – rimarcano dall’Asst – raccontano del grande sforzo organizzativo, dell’attenzione, della professionalità e della competenza dei tanti operatori coinvolti nella realizzazione di un trapianto: un lavoro di squadra complesso che richiede molto impegno e dedizione. Un’impresa corale che permette di salvare tante vite e che inizia con un bellissimo gesto di solidarietà: la scelta di donare. L’Italia, da questo punto di vista, festeggia proprio in questi giorni un bellissimo risultato. Per la prima volta, infatti, le donazioni di organi hanno superato quota 1.800 in un anno (2022), con un significativo incremento anche dei trapianti: 3.887, il secondo miglior risultato di sempre”.  

“Un trapianto, prima di tutto, ha bisogno di qualcuno che abbia scelto di donare i propri organi – dichiara Marco Bosio, direttore generale di Niguarda – quindi il mio grazie e il mio pensiero vanno prima di tutto ai donatori e alle loro famiglie. Grazie poi a tutti i chirurghi, anestesisti, internisti, tecnici di laboratorio, infermieri, operatori del trasporto, personale impegnato nel coordinamento e nel prelievo degli organi, oltre 100 persone, per aver contribuito alla crescita di uno dei progressi più straordinari non solo della terapia, ma anche della solidarietà umana”. 

Continua a leggere

Coronavirus

Covid oggi Lazio, 1.052 contagi e 5 morti. A Roma 563 nuovi casi

Pubblicato

il

(Adnkronos) – Sono 1.052 i nuovi contagi da Coronavirus oggi, 7 febbraio 2023 nel Lazio, secondo i dati Covid-19 dell’ultimo bollettino della Regione. Da ieri sono stati registrati 5 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati processati 2.330 tamponi molecolari e 10.622 tamponi antigenici per un totale di 12.952 tamponi, si registrano 1.052 nuovi casi positivi (+683), sono 5 i decessi (stabili), sono 558 i ricoverati (+18), 20 le terapie intensive (stabili) e +874 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 8,1%. I casi a Roma città sono a quota 563.  

Nel dettaglio i contagi e i decessi nelle ultime 24 ore nelle aziende sanitarie del Lazio. Asl Roma 1: sono 195 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 2: sono 234 i nuovi casi e 3 i decessi; Asl Roma 3: sono 134 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 4: sono 30 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl Roma 5: sono 58 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl Roma 6: sono 133 i nuovi casi e 0 i decessi.  

Nelle province si registrano 268 nuovi casi: Asl di Frosinone: sono 66 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Latina: sono 138 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Rieti: sono 22 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Viterbo: sono 42 i nuovi casi e 0 i decessi.  

Continua a leggere

Articoli recenti

Post popolari

Il contenuto di questa pagina è protetto.