Del Conte: “Oltre 4.600.000 i working poors, in Italia 15% lavoratori non coperto da ccnl”


Lavorare, rimanendo poveri. E’ la difficile condizione di una vasta area del nostro mercato del lavoro, su cui adesso il Governo si appresta ad intervenire, come annunciato ieri dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Del tema si parlerà sicuramente anche oggi nell’incontro previsto tra Governo, Confindustria e Cgil Cisl e Uil, in programma alle 16.30. “I working poors , i ‘lavoratori poveri’, nel nostro Paese -dice ad Adnkronos/Labitalia, Maurizio Del Conte, giuslavorista che ha guidato l’Anpal e che ora è presidente di Afol metropolitana, l’agenzia milanese di lavoro e orientamento- sono stimati purtroppo in oltre il 20% del complesso dei lavoratori, che ammonta a circa 23 milioni”. Oltre 4.600.000 persone che lavorano senza un salario dignitoso, dunque. “Tantissimi, troppi”, rimarca Del Conte. 

“Il nostro sistema non prevede un salario minimo per legge, è fondato sulla contrattazione collettiva -ricorda Del Conte-. C’è però un problema di concorrenza spesso sleale tra contratti collettivi. Perché esistono in dei contratti collettivi al ribasso, firmati da soggetti scarsamente rappresentativi, i famosi contratti pirata. Per contrastare questo fenomeno non si può continuare ad eludere il problema fondamentale della questione: e cioè che occorre una misurazione vera della rappresentatività. Per avere questa misura, credo abbia molto senso recuperare meccanismi già da tempo, ossia dal 2014, immaginati dagli accordi interconfederali in materia. Ma credo anche che non si possa eludere il problema di varare una legge. Per dare effettività a questa forma di verifica della rappresentatività, è necessaria una norma che istituisca un sistema di misurazione”.  

Le stime sull’area del mercato del lavoro italiano non coperta da contrattazione non sono semplici da fare “proprio perché non abbiamo una legge che faccia chiarezza sulla reale effettività dei contratti” spiega Del Conte, a proposito della norma sul salario minimo che interesserebbe proprio questa fascia di lavoratori e su cui sta lavorando il Governo, che oggi incontra anche le parti sociali. “Le stime sono di una copertura contrattuale in Itale in Italia fra l’85% e il 90%. Il che vuol dire che c’è un 15-10% di lavoratori ai quali non si applica il contratto collettivo. Ancora una volta si tratta di milioni di lavoratori -sottolinea Del Conte- e, una volta che si chiarisce dove ci sia effettivamente copertura contrattuale (ossia se i contratti siano effettivi o ‘pirata’), a questa punto, per differenza, si può intervenire con una legge sul salario minimo proprio in quelle zone dove non c’è copertura contrattuale. Una linea del resto sposata anche dalla proposta di Direttiva europea sul salario minimo”, spiega Del Conte ricordando che “in quasi tutti i Paesi europei esiste una legge in questo senso”. Nell’incontro di oggi, osserva Del Conte, “è presumibile che sindacati e parti datoriali possano trovarsi d’accordo su una proposta di legge in questo senso, perchè anche le imprese sono colpite dalla concorrenza sleale, fatta da soggetti che approfittano del minor costo del lavoro grazie all’elusione di contratti collettivi”.  

“E’ arrivato il tempo in cui il legislatore affronti il tema di come misurare la rappresentatività sindacale, perché una volta superato questo nodo, si può ragionare e superare anche la necessità di un salario minimo per legge oppure prevederlo soltanto per le aree dove non c’è contrattazione collettiva” dice Del Conte, a proposito dell’ipotesi di un salario minimo per garantire una retribuzione dignitosa ai milioni di lavoratori che ne sono sprovvisti. I sindacati in genere, almeno in passato, non hanno mai visto di buon occhio una legge sulla rappresentanza. “Ma continuare a parlare di ‘sindacati maggiormente rappresentativi’ -ribatte Del Conte- significa ancora una volta rimanere nell’incertezza e, sostanzialmente, lasciare al giudice l’interpretazione, di volta in volta, di cosa si intenda per ‘sindacati maggiormente rappresentativi’, quelli cioè autorizzati a firmare i contratti aventi valore di legge. Vuol dire lasciare tutto alla discrezionalità del giudice che valuta caso per caso”. Insomma, senza legge sulla rappresentatività, siamo di fronte, avverte, a “una giungla di contratti in cui si trovano soprattutto i lavori poco qualificati”. E rimane anche un problema, evidenzia Del Conte: “Ci sono aree che non sono coperte da niente e resta il problema di fondo che è il lavoro nero. Il lavoro nero non applicherà certo il contratto collettivo: bisogna agire con sistemi di controllo e di verifica, considerando che i working poors si concentrano soprattutto lì, nelle aree di lavoro nero”. (di Mariangela Pani) 

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