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Spettacolo

Daniele Gatti eletto nuovo direttore della Staatskapelle di Dresda

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Daniele Gatti sarà il nuovo direttore principale della prestigiosa orchestra Staatskapelle di Dresda. Lo ha deciso la stessa orchestra che si è riunita ieri con il ministro sassone della Cultura e del Turismo, Barbara Klepsh, per eleggere il successore di Christian Thielemann, il cui contratto con la Staatskapelle scade nel luglio del 2024. “Sono estremamente onorato e commosso per questo invito che viene da una delle più grandi orchestre del mondo, la cui storia, prestigio e qualità sono unanimemente riconosciuti. Sarà una gioia ancora più intensa tornare a dirigerli i prossimi 10, 11 e 12 luglio nella loro stagione”, dice Gatti.  

La Staatskapelle è una delle più antiche orchestre del mondo: fu fondata nel 1548, ed è stata diretta da alcuni dei più grandi direttori di sempre, da Carl Maria von Weber a Richard Wagner, passando per Richard Strauss, che oltre a dirigerla affidò a essa molte prime assolute di sue opere. Tra i direttori che l’hanno guidata stabilmente si annoverano Rudolf Kempe, Lovro von Matačić, Herbert Blomstedt e Bernard Haitink. Anche due italiani ne sono stati direttori principali: Giuseppe Sinopoli, che era in carica al momento della sua scomparsa nel 2001, e Fabio Luisi che lo è stato dal 2007 al 2010. 

Daniele Gatti ha debuttato sul podio della Staatskapelle di Dresda nel febbraio del 2000, invitato da Giuseppe Sinopoli, allora direttore principale, con musiche di Mendelssohn-Bartholdy, Hindemith e Brahms. Negli anni seguenti è proseguita regolarmente una fruttuosa collaborazione. Recentemente, nel novembre 2021 Gatti ha diretto l’orchestra nell’ambito del Festival di Pasqua di Salisburgo (che è stato spostato in autunno a causa della pandemia) con grande successo di pubblico e di critica. Il 10, 11 e 12 luglio 2022 tornerà a Dresda per interpretare la Nona sinfonia di Mahler nel dodicesimo concerto della stagione in corso.  

“Con l’elezione di Daniele Gatti come prossimo direttore principale, non continuiamo soltanto la cooperazione estremamente fruttuosa degli anni passati, ma guadagniamo anche una delle più rinomate personalità di direttore d’orchestra di oggi per la Sächsische Staatskapelle Dresden. La sua sensibilità per il suono speciale della Staatskapelle, la sua visione musicale avvincente e, non ultima, la sua reputazione internazionale, hanno fatto di lui il candidato preferito dell’orchestra fin dall’inizio. Siamo sicuri che, insieme al Maestro Gatti come direttore principale, saremo ben provvisti e in grado di fronteggiare il futuro con lo stesso alto livello artistico del passato”, dichiara il Consiglio dell’orchestra sassone. 

“Con Daniele Gatti – afferma Nora Schmid, direttrice artistica designata della Semperoper di Dresda – i musicisti della Sächsische Staatskapelle hanno scelto oggi come loro futuro direttore principale un artista che, data la sua enorme esperienza musicale e la sua capacità d’interprete in diversi repertori, fissa un accento significativo per l’opera e per i concerti a Dresda e sui palcoscenici internazionali che verranno. Non vedo l’ora di lavorare con lui, pianificando e sviluppando insieme l’attività, perché da lungo tempo abbiamo scambi ispiratori e costruttivi”. 

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Spettacolo

Quattro ‘Sorellastre’ e una eredità al teatro Manzoni di Roma

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(Adnkronos) – Un funerale, da celebrare con la morta, la mamma, ancora in casa; quattro sorelle, o meglio sorellastre dati i pessimi rapporti che intercorrono fra loro; e una eredità da conquistare come se fosse un gioco, anzi proprio giocando… Sono gli ingredienti della commedia tragicomica ‘Le sorellastre’ di Ottavia Bianchi, che vede impegnata l’autrice anche nel ruolo di attrice assieme a Patrizia Ciabatta, Beatrice Gattai e Giulia Santilli, con la regia di Giorgio Latini, per una produzione del Centro Teatrale Artigiano diretto da Pietro Longhi, fino al 18 dicembre in scena al teatro Manzoni di Roma. 

Le sorellastre del titolo, chiude nella stanza con il feretro della madre per la veglia funebre, devono appianare certi dissapori personali per adempiere alla lettera-testamento del genitore, per una sorta di Gioco dell’Oca o di Monopoli con tanto di dadi e di carte con imprevisti e possibilità, prima di poter riscuotere l’eredità materna. Un ‘gioco’ che si sovrappone all’autentico ‘gioco al massacro’ che si insta fra rappresaglie, rancori, desideri di vendetta mai sopiti, menzogne e segreti. 

“Il testo – spiega l’autrice Ottavia Bianchi – è stato in parte ispirato da una serie di interviste molto personali fatte alle attrici stesse della compagnia ma anche a persone di età ed estrazione culturale delle più disparate. Il risultato di queste intime conversazioni è stata una divertente conferma: la casa natale non è sempre un bel posto dove crescere e imparare le cose del mondo e di questo, per sopravvivere, si può ridere attraverso il meraviglioso genere della commedia. Le pareti di una stanza chiusa, come chiuso e segreto può essere lo spazio intimo della famiglia, sono il ring ideale per smascherare, anche attraverso la risata, il mito dell’evoluzione umana”. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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Spettacolo

‘Storie di un cantastorie’, Max Paiella racconta il suo viaggio nel tempo

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(Adnkronos) – Dalla Sicilia alla Val D’Aosta, dal grande teatro allo scantinato, dalla grande città al più piccolo paesino, il poliedrico artista Max Paiella racconta il suo viaggio nel tempo nei luoghi dove è stato a fare spettacolo.  

Nasce così “Storie di un cantastorie”, che sarà in scena al Teatro Golden da domani al 18 dicembre. E proprio come un antico cantastorie Paiella illustra una grande quantità di storie che raccontano l’Italia con l’aiuto di Flavio Cangialosi, vivace polistrumentista e musicista, in uno show che si impreziosisce dell’ausilio della narrazione e delle illustrazioni grafiche “fresche fresche come un salumiere che vi offre quel prosciutto dolce dolce che ce l’ha solo lui!”.  

La provincia e le città narrate con i loro protagonisti attraverso questo strano luogo d’incontro, il teatro, con il consueto linguaggio comico, dissacrante, satirico ed emozionante in un percorso basato sulle storie di quell’italiano che lavorava la terra, che emigrava, che cercava lavoro in città, che non raccontava le proprie origini pur andandone fiero, che capiva l’importanza della cultura pur avendone poca. In poche parole l’italiano che il teatro se lo costruiva da solo, quell’italiano a cui vorremmo somigliare pur se ormai sembra lontano da noi. Questo viaggio consentirà ad ogni spettatore e ogni territorio di sentirsi protagonista.  

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“La donna che visse due volte”, dal film di Hitchcock al teatro Ciak

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(Adnkronos) – Se la donna del titolo ha ‘vissuto’ due volte, il suo personaggio di vite ne ha avute almeno tre: quella letteraria del thriller scritto dagli autori francesi Thomas Narcejac e Pierre Boileau, quella cinematografica e famosissima del film firmato dalla regia di Alfred Hitchcock e quella della riduzione teatrale, che vede ora fino a domenica ‘La donna che visse due volte’ interpretata da Ruben Rigillo e Linda Manganelli al teatro Ciak di Roma, per la regia di Anna Masullo, in una produzione targata Stabile del Giallo. 

La trama è quella resa celebre dal lungometraggio che, secondo un recente sondaggio commissionato dal British Film Institute, è addirittura “il miglior film americano di tutti i tempi”. Protagonista è l’ex investigatore Scottie che, lasciata la polizia perché sofferente di vertigini dopo una crisi emotiva dovuta a un episodio che costò la vita a un suo collega nel tentativo di essere salvato, viene contattato per sorvegliare una donna che potrebbe avere tentazioni suicide. Il fascino da lei esercitato lo porterà a seguire e inseguire prima lei fino all’apparente suicidio e poi quella che crede essere come una sua sosia, attratto da questa sorta di duplice identità che solo alla fine rivelerà la sua origine. 

“Siamo davanti a un thriller senza tempo, come senza tempo è il sentimento che lo domina, ovvero l’amore – si sottolinea nelle note di regia di Anna Masullo – Non è però una storia d’amore bensì una storia sull’amore, sul sentimento più sublime e più devastante che un uomo possa provare. Quando questo sentimento si radica nell’animo umano, può portare a compiere azioni in cui la passione prende il sopravvento su ciò che di più lirico l’amore rappresenta; e la vendetta sottolinea la spirale negativa in cui è facile cadere e dalla quale ci si può salvare soltanto perdonando”.  

(di Enzo Bonaiuto) 

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