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Crisanti: “Un anno da Codogno, così si è perso treno per fermare virus”

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“E’ passato quasi un anno” da quando l’Italia ha scoperto il suo ‘paziente 1’ di Covid-19 a Codogno, cittadina in provincia di Lodi. “E siamo qui ancora a misurarci col virus. Visto quello che stava succedendo durante l’estate, a giugno-luglio ho pensato: qui non ne usciamo. E infatti ne sono convinto, stiamo pagando gli sbagli fatti” nella bella stagione. “Era lì il momento di svolta decisivo, abbiamo perso l’opportunità per mettere la parola fine, per diventare come la Nuova Zelanda o la Corea del Sud. Invece di ‘tutti in vacanza’, bisognava blindare l’Italia e fare un investimento senza precedenti per potenziare il tracciamento e la capacità di fare test”. E’ l’analisi del virologo Andrea Crisanti.
 

L’esperto, parlando all’Adnkronos Salute, guarda a cosa ci aspetta e ammette: “Adesso siamo in una situazione difficile. Probabilmente la crisi di governo non ha aiutato in un momento d’incertezza. Ma il vero problema è stato non fare il lockdown a Natale. Se lo avessimo avuto non staremmo qui a parlare di minaccia varianti di Sars-CoV-2. Non le avremmo le varianti in casa. Adesso è complicato – spiega – I casi di Portogallo, Israele, Inghilterra ci hanno dimostrato che la variante inglese, se lasciata libera, è in grado di portarti in alto i numeri. Si può arrivare a 50-60mila casi in 2-3 settimane”.  

La variante inglese dà segni di sé, come ha spiegato anche l’infettivologo Massimo Galli: “Nel mio laboratorio – riferisce Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo cittadino – la variante non l’ho vista se non in un caso sporadico fino a fine dicembre. All’inizio erano persone che venivano dall’Inghilterra, poi i numeri sono cresciuti e sono in linea con la percentuale rilevata in Italia, che è al 17-18%”. 

Crisanti si guarda indietro. “Ricordo – dice – gli argomenti surreali che hanno dominato il periodo delle Feste di dicembre: quante persone a tavola per il cenone e il pranzo di Natale, la messa alle 8 o a mezzogiorno. Retrospettivamente mi sembra da matti”.  

Anche sul fronte investimenti, “andavano fatte scelte diverse a mio avviso. Il monopattino, il bonus vacanze, il banco a rotelle. Non voglio criticare e basta, ma non mi è sembrato utile. Si potevano spendere quei fondi per altro. E parlare di banchi a rotelle e monopattini mi sembra ridicolo in un Paese devastato dalla pandemia, con quasi 100mila morti. E’ rimasto questo poi nella mente delle persone. Si poteva invece finanziare un sistema di monitoraggio delle varianti”. E ora per Crisanti è importante non lasciarle libere di correre.  

Ma si riuscirebbe a far accettare un nuovo lockdown? “Difficile”, conclude l’esperto. Riguardo ai casi di ‘disobbedienza’ già registrati qua e là nel Paese, non ha dubbi: “Gli sbagli fatti hanno esaurito anche la capacità di sopportazione delle persone”. 

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Covid, Bassetti: “Fase nuova, ora stop a burocrazia dell’emergenza”

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(Adnkronos) – “L’emergenza Covid iniziata il 31 gennaio 2020 è ampiamente finita e non in questo gennaio 2023, ma nel 2022. E’ finita grazie ai vaccini che hanno portato ad una infezione che viene sconfitta dal nostro sistema immunitario. I vaccini ci hanno portato fuori dall’emergenza. Chi nega questo è un terrapiattista o nega che la terra gira intorno al sole. Oggi questo virus è completamente diverso rispetto a quello di prima, è stato depotenziato, e compete con altri virus e batteri. E’ uno dei tanti che può causare infezioni respiratorie. Siamo arrivati ad una convivenza con Sars-CoV-2 che però deve aprire una fase nuova, quella endemica già da un po’ avviata. Ma come dobbiamo viverla? Continuando a fare i tamponi a casa o vietare alle persone di entrare in ospedale? No, stop all’emergenza e quindi anche alla burocrazia del Covid. Vedo ancora dei cartelli in aeroporto, manifesti appesi sui treni, cose che non hanno senso”. Così all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, commentando i dati del monitoraggio Covid della Cabina di regia Iss-ministero della Salute.  

“Anche se cresceranno i contagi per nuove varianti non ci deve importare, mentre mi deve interessare che non aumentino i ricoveri – avverte l’infettivologo – se l’aumento dei contagi Covid non porta pressione sugli ospedali non ci sono problemi. L’emergenza è finita e c’è una grande endemia neanche così malvagia perché un virus così contagioso in una Paese come il nostro dove c’è una elevata copertura vaccinale permette – conclude – di continuare a stimolare i sistemi immunitari, produrre anticorpi e difenderci da varianti”.  

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Covid, Maruotti (Lumsa): “Ci stiamo avvicinando alla fine”

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(Adnkronos) – “Siamo ormai vicini a una fase di convivenza con il Covid ampiamente gestibile. La discesa dei parametri è molto rapida e siamo tornati sul trend pre-natalizio. Mi pare evidente che monitorare l’incidenza ha poco senso perché le persone non si tamponano più, è importante invece osservare la diminuzione degli accessi in terapia intensiva e nei reparti ordinari perché sono gli indicatori più robusti dell’endemia. Addirittura, l’incidenza dell’influenza è maggiore di quella del Covid in questa settimana. Insomma, ci siamo avvicinano alla fine ma c’è sempre un però legato alle varianti”. Così all’Adnkronos Salute Antonello Maruotti, ordinario di Statistica dell’Università Lumsa e co-fondatore dello StatGroup19, gruppo interaccademico di studi statistici sulla pandemia di Covid 19, commenta i dati del monitoraggio settimanale della Cabina di regia Iss-ministero della Salute.  

“Abbiamo notato che alcune ricombinazioni di varianti passate sono più infettive del loro ceppo originale e questo potrebbe far ripartire ma al momento non ci sono varianti registrate che ci fanno temere una ripresa del Covid”, precisa. Ma sulla possibilità che si arriverà a zero casi Covid, Maruotti è chiaro: “Non ci sarà la fase zero-Covid, la riduzione dei contagi e dell’occupazione dei posti letto non sarà infinita – conclude – Ci sarà un certo numero di casi ma molto basso”.  

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Covid Italia, da incidenza a ricoveri: tutti i dati in discesa

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(Adnkronos) – Nuovi dati, tutti in discesa, sul covid in Italia nel monitoraggio settimanale diffuso oggi da Istituto Superiore di Sanità e ministero della Salute. Incidenza in calo a 65 casi ogni 100mila abitanti, quindi, ma anche Rt in diminuzione a 0,73, tasso di occupazione delle terapie intensive in discesa al 2,1% e quello in aree mediche che scende al 6,4%. Nessuna regione o provincia, inoltre, a rischio alto. 

INCIDENZA – Continuano a migliorare i numeri Covid in Italia. E’ “in calo l’incidenza settimanale a livello nazionale: 65 ogni 100.000 abitanti (20-26 gennaio) contro 88 ogni 100.000 abitanti (13 -19 gennaio)”, sottolinea il report. 

INDICE RT – L’indice di trasmissibilità Rt questa settimana (4 –17 gennaio) “è in diminuzione rispetto alla settimana precedente e sotto la soglia epidemica, pari a 0,73”, spiega il report. L’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero “è in diminuzione e rimane sotto la soglia epidemica Rt=0,70 (0,67-0,72) al 17 gennaio contro Rt=0,78 (0,76-0,81) al 10 gennaio”, precisa il report. 

RICOVERI – I ricoveri in terapia intensiva Covid sempre più sotto controllo. “Il tasso di occupazione in terapia intensiva è in calo al 2,1% (rilevazione giornaliera ministero della Salute al 26 gennaio) contro il 2,3% (rilevazione al 19 gennaio)”, evidenzia ancora il report. Scendono anche i ricoveri Covid in ospedale: “Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale scende al 6,4% (rilevazione giornaliera ministero della Salute al 26 gennaio) contro il 7,9% (rilevazione giornaliera al 19 gennaio)”. 

REGIONI – “Nessuna Regione e provincia autonoma è classificata a rischio alto. Tre sono a rischio moderato e diciotto classificate a rischio basso”, continua il report, che aggiunge: “Nove Regioni riportano almeno una allerta di resilienza. Tre Regioni riportano molteplici allerte di resilienza”. 

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Covid, fisico Battiston: “Tra 1 mese contagi azzerati, ma restare pronti”

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(Adnkronos) – Covid, tre anni dopo stiamo finalmente vedendo la luce in fondo al tunnel? “Sì, il peggio ormai ce lo siamo lasciati alle spalle. Stiamo vivendo una situazione assolutamente diversa non solo rispetto agli inizi del 2020, quando il virus ha iniziato a diffondersi, ma anche rispetto solo all’estate scorsa”. Così Roberto Battiston, docente di Fisica sperimentale, in un’intervista a ‘La Stampa’. Lei è uno dei massimi esperti a livello internazionale nell’interpretazione dei numeri della pandemia: che cosa ci dicono di diverso rispetto alla scorsa estate? “Partiamo dai fatti: a luglio e agosto scorsi avevamo, in Italia, tra il milione e il milione e mezzo di infetti attivi, oggi siamo intorno ai 300mila casi al giorno, ma in continua discesa. In pochi mesi, diciamo a partire da ottobre 2022, il calo è stato costante. Questo ci lascia ben sperare per quello che accadrà nei prossimi mesi”, osserva.  

Lei come vede la situazione? “Credo che nel giro di qualche settimana, al massimo un mese, un mese e mezzo, in Italia i contagi saranno azzerati. Anche perché c’è un altro dato che lascia ben sperare”, risponde Battiston. Di che cosa si tratta? “Dell’indice Rt – continua – un parametro che abbiamo imparato a conoscere in questi anni: se è 1 o superiore a 1 sappiamo che il virus corre e che i dati sui contagi tenderanno a salire. Viceversa, se è inferiore a 1 significa che la pandemia si sta raffreddando”. In Italia la situazione qual è? “Dallo scorso autunno l’indice Rt non è più risalito sopra 1. Oggi questo parametro è 0,7 e in continua discesa. Restando così per altri mesi potremo dire che la pandemia ce la siamo lasciati alle spalle”, chiosa.  

Il Covid, secondo lei, è finito? “Per come lo conosciamo sì – afferma Battiston -ma attenzione: il genere umano è sempre esposto al rischio pandemia. Dobbiamo essere sempre pronti alla possibilità che arrivino delle mutazioni e quindi essere sempre attenti ai segnali che possono arrivare da una malattia che, comunque è ancora ben presente in tutto il mondo. Eviterei, dunque, termini trionfalistici, perché siamo sempre di fronte a un virus che può mutare: il rischio è che spunti una variante o una sottovariante che rimetta tutto in discussione. Stando però così i numeri possiamo dire che la pandemia, almeno in Italia, nel giro di un mese potrà spegnersi”.  

E nel resto del mondo? “I dati ci dicono che anche altrove, nelle Americhe, in Africa, ma anche in Asia, i casi di Covid stanno scendendo abbastanza rapidamente. Ci vorranno diversi mesi, ma la situazione mi sembra in netto miglioramento”, precisa. Anche in Cina? Ha visto cosa è accaduto? “È evidente che lì ci vorrà più tempo – suggerisce – Aldilà dei dati che probabilmente sono parziali o che sono stati in parte anche omessi, in Cina Omicron si è diffusa moltissimo e, di conseguenza, servirà più tempo perché la pandemia si raffreddi”. In Italia abbiamo adottato una campagna vaccinale molto spinta e restrizioni rigide. Secondo lei quando hanno fatto la differenza? Moltissimo, soprattutto in termini di vite umane. – risponde il fisico – Impossibile dire quanti morti avremmo avuto se non ci fossero stati i vaccini. E, comunque, i dati stessi sulla diffusione dei contagi dimostrano quanto vaccini e restrizioni siano state fondamentali. Guardiamo alla Cina, dove probabilmente si è vaccinato meno: lì il Covid impiegherà più tempo a spegnersi rispetto ai Paesi dove la campagna di vaccinazione è stata più spinta ed efficace”. 

E il futuro? Dobbiamo aspettarci altre mutazioni? Altre pandemie? “Impossibile dirlo. Recentemente abbiamo temuto per la possibilità che il vaiolo delle scimmie potesse portare un’altra epidemia. E per fortuna non è accaduto. Siamo sempre a rischio, per questo bisogna evitare espressioni trionfalistiche: basta una mutazione, una sottovariante più aggressiva e tutto torna in discussione. I dati, però, al momento ci dicono altro. E possiamo avere meno paura del Covid”, conclude.  

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Great Resignation, perché in Italia in milioni lasciano il lavoro

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(Adnkronos) – Nel 2022 si è registrato il record di dimissioni in Italia. Lo scorso anno, infatti, hanno lasciato il lavoro 1,6 milioni di persone, 300mila in più dell’anno precedente. Si può dire che è arrivato il fenomeno Great Resignation anche in Italia? 

Il termine, inventato da uno psicologo americano, descrive un fenomeno osservato dopo la prima ondata di Covid-19 negli Stati Uniti. La teoria è che centinaia di migliaia di persone, passate tramite l’esperienza dei lockdown, abbiano ripensato al loro modello di lavoro, alla sua qualità e al suo ruolo nelle vite di ciascuno, risultando più propense ad abbandonare la loro occupazione, se ritenuta non soddisfacente. 

Fabrizio Pirro, docente di Sociologia del lavoro, spiega a Money.it che non esiste un unico fenomeno valido per tutto l’Occidente, ma tanti fenomeni da declinare in base ai contesti sociali e al tipo di mercato del lavoro. Ad accomunarli, però, ci sarebbe un elemento relativamente nuovo, che il Covid avrebbe solo accentuato: la perdita di centralità del concetto di lavoro, che ha a che fare con “l’esplodere dell’individualismo e della disgregazione dei legami sociali”. 

Insomma, la qualità dell’occupazione sarebbe in media talmente bassa da fargli perdere senso, sia dal punto di vista del reddito che del contenuto del lavoro. A mancare poi, soprattutto per i giovani, sarebbe la prospettiva di crescita professionale e retributiva.  

Il fenomeno, però, riguarderebbe in Italia una minoranza di persone, non stritolate dall’inflazione, in cui una grossa fetta è costituita da professionisti altamente qualificati. Sono coloro che cercano di cogliere le opportunità che la ripresa dell’occupazione, dopo il biennio con le fasi più dure del Covid, può offrire. Per sgonfiare il fenomeno Pirro propone di aumentare i salari rinnovando i contratti pubblici e tagliando ancora il cuneo fiscale, ma anche ridurre l’orario di lavoro a parità di stipendio. 

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Contratti a tempo, voucher e Rdc: l’intervento di Calderone al Senato

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(Adnkronos) – Contratti a tempo determinato, voucher, reddito di cittadinanza e smart working al centro del question time, oggi al Senato. “Non è mia intenzione eliminare ogni tipo di causale dai contratti a tempo determinato e lo riaffermo in questa sede – dice la ministra del Lavoro, Marina Calderone, chiarendo i termini della revisione delle causali del contratto a tempo determinato – Ma al tempo stesso credo che una rigida tipizzazione delle causali possa rappresentare un limite per il sistema imprenditoriale e lavorativo del Paese. Mi impegno dunque a rivedere l’istituto del contratto a termine per precisarne i contenuti, renderlo uno strumento efficace ed elastico per l’incremento dell’occupazione e prevederne limiti tali da garantire un maggior controllo sulla legittimità del suo utilizzo”. 

“Ritengo anche che sia preferibile l’opzione di demandare alla contrattazione collettiva l’indicazione delle casuali che legittimano l’utilizzo di questo istituto”, afferma Calderone. 

D’altra parte aggiunge, “flessibilità e precarietà non sono concetti equivalenti”. La prima rappresenta infatti “la capacità di adattarsi efficacemente e adeguatamente alle esigenze economiche contingenti che ci auguriamo non dover più vivere”. La flessibilità dunque, prosegue Calderone, “è necessaria perché consente a imprese e lavoratori di uniformarsi alle molteplici variabili di situazioni di mercato cui fare fronte”.  

VOUCHER – “I voucher non sono certamente uno strumento introdotto da questo governo e non condivido l’idea che questi siano uno strumento che necessariamente stimolano il precariato. Al contrario in relazione alle esigenze delle famiglie, per esempio, possono permettere di dare una base giuridica per retribuire una attività saltuaria come piccoli lavori domestici e l’insegnamento privato supplementare” dice la ministra del Lavoro, difendendo la scelta fatta dalla legge di bilancio che li ha reintrodotti come remunerazione di prestazioni di lavoro accessorio e occasionale. Calderone ricorda l’origine del provvedimento con cui nel 2003, con la legge Biagi, si cercò “di aprire uno spazio occupazionale nuovo”. 

Difesa a tutto campo delle sue “finalità positive” anche per il voucher introdotto in agricoltura. “E’ stato disciplinato in maniera rigorosa e precisa per garantire la continuità produttiva delle imprese agricole, e creare le condizioni per facilitare il reperimento di mano d’opera per attività stagionali”, spiega. 

“Il voucher agricolo è un istituto diverso dal voucher della legge Biagi perché è una prestazione di lavoro occasionale a tempo determinato in agricoltura dove vengono assicurati ai lavoratori ampie tutele. Il suo utilizzo è consentito ai soli datori che rispettano i ccnl stipulati da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. Il compenso è determinato su livelli retributivi stabiliti dal contratto collettivo del settore e prevede un limite massimo di durata delle prestazioni di 45 giorni all’anno”, dice la ministra. 

REDDITO DI CITTADINANZA – Poi, sul reddito di cittadinanza: “La logica della legge di bilancio relativamente ai percorsi formativi dei percettori del Rdc rappresenta una linea guida per tutto l’esecutivo: rendere la popolazione attiva effettivamente occupabile, sostenerne l’inserimento al lavoro limitando al tempo stesso la possibilità che intere fasce di popolazione siano sostenute soltanto con misure di mera assistenza. Per questo si considera come obiettivo primario quello di garantire l’attuazione delle norme contenute nella finanziaria e la coerente evoluzione nel senso riformatore di quell’intervento”.  

SMART WORKING – Sulla proroga dello smart working 2023 per i lavoratori fragili, “condivido la considerazione che lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile raggiunga uno scopo importante a tutela dei lavoratori più vulnerabili attraverso la funzione di protezione. Per questo sosterrò ogni iniziativa per la proroga almeno trimestrale dello strumento per proseguire nella protezione di soggetti a rischio per la malattia da Covid-19. E’ già in corso un’interlocuzione tecnica con i competenti uffici della Pa per la valutazione congiunta di interventi normativi” afferma Calderone, nel corso del question time, in previsione della scadenza al 31 marzo del lavoro agile per i lavoratori definiti fragili. 

 

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Covid oggi Lazio, 761 contagi: a Roma 427 casi

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(Adnkronos) – Sono 761 i nuovi contagi da coronavirus oggi 26 gennaio nel Lazio, secondo i dati dell’ultimo bollettino covid-19. Si registrano altri 2 morti. I nuovi casi sono stati individuati su un totale di 9.051 tamponi. Sono 537 i ricoverati (-2), 22 le terapie intensive (-1) e +1.215 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 8,4%. I casi a Roma città sono a quota 427. Lo riporta il bollettino Covid quotidiano della Regione. 

Nel dettaglio i numeri delle ultime 24 ore. Asl Roma 1: sono 128 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 2: sono 145 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 3: sono 154 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl Roma 4: sono 20 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl Roma 5: sono 64 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl Roma 6: sono 83 i nuovi casi e 0 i decessi. 

Nelle province si registrano 167 nuovi casi. Asl di Frosinone: sono 73 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Latina: sono 54 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Rieti: sono 18 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Viterbo: sono 22 i nuovi casi e 0 i decessi. 

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Aggiornamento medici, su Doctor’s Life ripartono Ecm e Fad

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(Adnkronos) – Inizia il nuovo triennio, 2023-2025, per la formazione obbligatoria delle professioni sanitarie e riparte la stagione dei corsi (Ecm e Fad) di aggiornamento per medici su Doctor’s Life, edito dall’Adnkronos Salute e disponibile sul sito Doctor’sLife.it e on-demand su Sky. Sono disponibili tre corsi: chirurgia protesica dell’anca; microbiota intestinale e trapianto di cornea. A breve sarà attivo un corso, ‘La chirurgia robotica in oncologia’, in collaborazione con gli Ifo di Roma.  

Doctor’s Life, il primo canale televisivo di informazione medico-scientifica dedicato a medici e farmacisti, in linea con la propria vocazione digitale, diventa sempre più “a portata di click”. Tutta l’offerta formativa e informativa è ora disponibile sulla piattaforma Vod – Video On Demand di Sky, con una maggiore interattività, tante informazioni aggiuntive e la possibilità di decidere il proprio palinsesto. È sufficiente collegare il decoder a internet e i programmi saranno già tutti disponibili su televisore, tablet, pc o smartphone. 

“Il tema della formazione continua in medicina e dell’aggiornamento dei medici, è centrale. L’abbiamo visto con la pandemia Covid-19 e non si può tornare indietro in nessun modo. Soprattutto un aggiornamento in modalità digitale dovrebbe essere strutturale, il ‘Doctor’s Life’ è stato antesignano in questo lavoro e dobbiamo spingere ancora di più su questo fronte di Ecm a distanza”, sottolinea all’Adnkronos Salute la rettrice dell’Università Sapienza di Roma, Antonella Polimeni, già nel comitato scientifico del canale ‘Doctor’s Life’. 

Il decreto legge 29 dicembre 2022, n. 198 ‘Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi’, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, tra le numerose disposizioni ha prolungato di un anno per le professioni sanitarie la durata del triennio formativo scaduto il 31 dicembre 2022. Quindi, chi non ha concluso l’obbligo formativo individuale del triennio 2020-2022 ha un anno in più, fino a fine 2023 per farlo. In ogni caso il nuovo triennio, appena iniziato, resta il 2023-2025. “E’ un provvedimento che va incontro a chi tra il 2020-2022 è stato in prima linea contro il Covid”, ha aggiunto Polimeni che sulle modalità ‘hi-tech’ di aggiornamento per i medici conclude che “va privilegiata la possibilità di poter seguire i corsi online o on-demand, salvaguardano quella parte di Ecm che hanno necessità della presenza”.  

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Smart working 2023, Calderone: “Sosterrò iniziative per proroga a fragili”

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(Adnkronos) – Sulla proroga dello smart working 2023 per i lavoratori fragili, “condivido la considerazione che lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile raggiunga uno scopo importante a tutela dei lavoratori più vulnerabili attraverso la funzione di protezione. Per questo sosterrò ogni iniziativa per la proroga almeno trimestrale dello strumento per proseguire nella protezione di soggetti a rischio per la malattia da Covid-19. E’ già in corso un’interlocuzione tecnica con i competenti uffici della Pa per la valutazione congiunta di interventi normativi”. Così la ministra del Lavoro, Marina Calderone, nel corso del question time di oggi, in previsione della scadenza al 31 marzo del lavoro agile per i lavoratori definiti fragili. 

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Covid, Oms: variante Kraken non è più grave

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(Adnkronos) – Più immunoevasiva e trasmissibile, ma non più grave. Si rafforzano le evidenze sulla variante di Sars-CoV-2 battezzata Kraken sui social, cioè Omicron XBB.1.5. E queste sono le qualità che ora sembrano profilarsi con maggiore precisione, secondo l’ultima valutazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sul rischio rappresentato da questo mutante, riportata nell’aggiornamento settimanale su Covid. “Esistono prove di un aumento del rischio di trasmissione e di fuga immunitaria. Queste evidenze sono di forza moderata”. Sulla base delle sue caratteristiche genetiche e delle stime del tasso di crescita, “è probabile che contribuisca all’aumento dell’incidenza di casi” Covid “a livello globale”. Dai report di diversi Paesi, “non è stato osservato alcun segnale precoce di un aumento della gravità”.  

Ma, viene puntualizzato, “il numero di casi associato a XBB.1.5 è ancora basso e quindi la gravità non può ancora essere valutata con sicurezza”. Nel loro insieme, è la conclusione della valutazione Oms, le informazioni disponibili suggeriscono che Kraken “non sembra avere ulteriori rischi per la salute pubblica rispetto agli altri lignaggi discendenti di Omicron”. La nuova analisi dell’Agenzia Onu per la salute arriva dopo l’ultima riunione degli esperti del gruppo consultivo tecnico dell’Oms sull’evoluzione del virus (Tag-Ve), che si è tenuta il 23 gennaio. L’Oms ha rivisto anche il livello di affidabilità della valutazione del rischio, che ora sale da basso (11 gennaio) a moderato (25 gennaio), in quanto l’analisi si è basata su ulteriori report dai Paesi sulla prevalenza e sul vantaggio di crescita di Kraken e su studi di laboratorio aggiuntivi.  

XBB.1.5 è il lignaggio discendente di XBB, ricombinante di due lignaggi discendenti BA.2. La maggior parte delle sue sequenze depositate in banca dati arrivano dagli Usa. Da ottobre 2022 al 23 gennaio 2023, sono state segnalate 8.931 sequenze di Kraken da 54 Paesi, il 75% delle quali erano degli States. I Paesi con una prevalenza superiore all’1% risultano essere Regno Unito (9,9%), Canada (3%), Danimarca (2%), Germania (1,5%), Irlanda (1,3%) e Austria (1,3%).  

L’Oms e il Tag-Ve raccomandano agli Stati membri di dare la priorità a studi che permettano di superare le incertezze relative al vantaggio di crescita, alla fuga dagli anticorpi e alla gravità di XBB.1.5. Nel complesso l’agenzia sta attualmente monitorando da vicino quattro lignaggi discendenti di Omicron: BF.7, il gruppo BQ.1 (e BQ.1.1 Cerberus), BA.2.75 Centaurus (incluso i suoi ‘figli’ BA.2.75.2 e CH.1.1) e la famiglia XBB (incluso Kraken XBB.1.5). Proprio di quest’ultima viene diffusa l’analisi del rischio.  

Rispetto alle valutazioni di inizio di gennaio, osserva l’Oms, “più Paesi hanno riportato un aumento della prevalenza di XBB.1.5. La variante ha un vantaggio di crescita, sulla base dei report di Usa, Regno Unito e Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)”. Studi preliminari di laboratorio sulla fuga dagli anticorpi “indicano che XBB.1.5 ha una immunoevasività maggiore rispetto alle altre Omicron precedenti a XBB in vaccinati con tre dosi di vaccino a mRna, anche se la neutralizzazione è stata ripristinata da un richiamo bivalente. Questi risultati vanno confermati in studi sull’efficacia vaccinale”.  

 

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