Covid Uk, picco contagi e stop misure restrittive: cosa pensano gli esperti


I contagi da coronavirus continuano a crescere nel Regno Unito, dove ieri si è registrato il picco di 45.140 casi giornalieri. Un trend che gli esperti guardano con attenzione soprattutto alla luce della revoca delle restrizioni e delle misure anti Covid in Uk. E ci si interroga su quale sarà il futuro di Green pass e mascherine in Italia. 

In Uk “si assiste ad un aumento importante dei ricoveri” Covid “tra i più giovani (34% maggiori di quanto accadeva a gennaio), anche se il numero di decessi resta basso. Nelle prossime settimane, seguendo il Regno Unito, si vedrà meglio l’impatto della libera circolazione del virus su ricoveri, decessi e soprattutto sulla salute dei bambini” dice Antonella Viola, immunologa dell’università di Padova, segnalando “un grafico dei ricoveri ospedalieri per fasce di età” in Uk, “dove si vede come siano a livelli massimi nella popolazione 0-14 anni, quella che non è stata vaccinata” contro il coronavirus Sars-CoV-2. 

Osservare il trend inglese, spiega la scienziata su Facebook, aiuterà a rispondere a “una delle domande più sensate che possiamo porci in questi giorni”, e che “riguarda le condizioni che porteranno alla fine dell’emergenza e quindi delle regole in atto, Green pass incluso. Quando potremo liberarci di Green pass e mascherine? C’è chi sta ricominciando a lanciare numeri sulle percentuali di vaccinati, ma credo – sottolinea Viola – che dobbiamo considerare un aspetto importante: al momento tutti i bambini sotto i 12 anni non sono vaccinabili e tocca alla comunità proteggerli”. E il monito arriva appunto da “cosa sta accadendo in Uk, dove le restrizioni sono saltate da un pezzo”.  

“L’Italia ha avuto un atteggiamento rigoroso rispetto alla pandemia mentre il Regno Unito ha fatto, e sta facendo, esattamente il contrario, facendo circolare il virus e oggi si vedono le conseguenze. Hanno tolto ogni tipo di misura di sicurezza, hanno iniziato tardi a fare la seconda dose. Noi invece abbiamo proceduto più guardinghi e con attenzione. Ora, guardando il picco di casi registrato nel Regno Unito, un pensiero di preoccupazione c’è. E’ il segnale che se si molla il virus è pronto a ripartire e, se arriva una variante brutta, anche noi siamo a rischio “. Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). 

“Quindi le misure di contenimento, dall’uso della mascherina al chiuso al distanziamento, servono ancora – raccomanda – Ma visti i numeri del Regno Unito, forse servirebbe che l’Europa si facesse sentire, magari anche rimettendo la quarantena di una settimana per chi arriva in Italia” da oltremanica.  

“L’impegno a ridurre la circolazione del coronavirus deve essere globale – rimarca Andreoni – L’Italia sta facendo bene e i risultati si vedono, il Paese è ripartito e l’impatto sulla curva epidemica si è visto poco. Ma occorre che tutti i Paesi si muovano nel vaccinare la loro popolazione con doppia dose e che si faccia anche di più per immunizzare i paesi più poveri. Il discorso – conclude l’infettivologo – è sempre quello: se il virus circola liberamente, c’è il rischio che emerga una variante più aggressiva. Non possiamo permettercelo e va fatto di tutto per evitarlo”.  

“Gli inglesi hanno scelto una filosofia diversa dalla nostra, hanno levato tutte le misure di restrizione da mesi. Da luglio non usano più la mascherina, prima di raggiungere la copertura vaccinale simile alla nostra. Noi invece, con piedi di piombo e piccoli passi, possiamo raggiungere a fine dicembre, tra vaccinati e immuni, il 90% della popolazione generale” dice all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, sul picco di contagi Covid nel Regno Unito. 

“Dall’inizio del 2022 potremmo quindi anche noi dire addio ad altre misure come il Green pass e la mascherina al chiuso o all’aperto – aggiunge Bassetti – Quindi sul picco di casi registrati nel Regno Unito dico: guardiamo a casa nostra. Continuiamo con la strategia che abbiamo messo in campo fino ad oggi”.  

“Sui numeri inglesi – spiega – occorre poi fare attenzione: è vero che c’è stata un’impennata di contagi, più alto che a luglio; ma poi, se vediamo i ricoveri e i decessi, non sono proporzionatamente così alti. Circa 145 decessi, ma è un Paese che viaggiava con oltre 1.000 morti al giorno”.  

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