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Covid oggi Italia, report Iss: “Circolazione variante Delta in aumento”

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E’ in aumento la circolazione della variante Delta e torna a correre l’incidenza dei casi Covid in Italia. E’ quanto si sottolinea nella bozza del report Iss-ministero della Salute. 

RISCHIO REGIONI – “Il quadro generale della trasmissione dell’infezione da Sars-CoV-2 torna a peggiorare nel Paese con quasi tutte le Regioni e Province autonome classificate a rischio epidemico moderato” rimarcano gli esperti nella bozza del report con i dati del monitoraggio relativo alla settimana 5-11 luglio. “Sono 19 le Regioni e le province autonome classificate a rischio moderato e due (Trento e Valle D’Aosta) a rischio basso”. 

“L’impatto della malattia Covid-19 sui servizi ospedalieri – dicono gli esperti – rimane minimo con tassi di occupazione in area medica e terapia intensiva ancora in lieve diminuzione”. “La trasmissibilità sui soli casi sintomatici aumenta rispetto alla settimana precedente, sebbene sotto la soglia epidemica, espressione – spiegano – di un aumento della circolazione virale principalmente in soggetti giovani e più frequentemente asintomatici”. 

“Nessuna Regione o provincia autonoma supera la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva o area medica. Il tasso di occupazione in terapia intensiva è 2%, con una diminuzione nel numero di persone ricoverate che passa da 187 (al 6 luglio) a 157 (al 13 luglio). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale rimane al 2%. Il numero di persone ricoverate in queste aree passa da 1.271 (6 luglio) a 1.128 (13 luglio)” si legge nella bozza del report. 

VARIANTE DELTA – “La circolazione della variante Delta è in aumento anche in Italia. Questa variante sta portando ad un aumento dei casi in altri paesi con alta copertura vaccinale, pertanto è opportuno realizzare un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi” sottolineano gli esperti.  

“È prioritario raggiungere una elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione in tutti gli eleggibili – avvertono – con particolare riguardo alle persone a rischio di malattia grave, nonché per ridurre la circolazione virale e l’eventuale recrudescenza di casi sintomatici sostenuta da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità. Sulla base dei dati e delle previsioni Ecdc, della presenza di focolai causati dalla variante virale Delta in Italia e delle attuali coperture vaccinali, è opportuno mantenere elevata l’attenzione, così come applicare e rispettare le misure necessarie per evitare un aumento della circolazione virale”. 

AUMENTO CASI – “Aumenta il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (2.408 contro 1.539 la settimana precedente) – si evidenzia inoltre – La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti scende ulteriormente (31% contro 32,6% la scorsa settimana). Aumenta la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (46,2% contro 40,3%). Infine, il 22,8% è stato diagnosticato attraverso attività di screening”. 

INCIDENZA SETTIMANALE – “Aumenta l’incidenza settimanale a livello nazionale (14 per 100.000 abitanti (5-11 luglio) contro 9 per 100.000 abitanti (28 giugno – 4 luglio) dati flusso Iss. L’incidenza è ancora sotto il valore di 50 per 100.000 abitanti ogni 7 giorni in tutto il territorio” si legge nella bozza. “Prosegue la campagna vaccinale e l’incidenza è attualmente ad un livello che potrebbe consentire il contenimento dei nuovi casi”, precisano gli esperti. 

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Medico festival Sanremo, ‘Covid via da scena ma non mi aspetto grazie a sanitari’

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(Adnkronos) – “Certamente quello che dice” l’infettivologo Matteo Bassetti “è vero: se oggi possiamo fare questo Festival di Sanremo camminando tranquillamente senza mascherine e senza nulla è perché c’è stato negli anni scorsi tutto il lavoro che è stato fatto da tutta la parte sanitaria, e non, e dalla popolazione che si è vaccinata. Perché altrimenti non saremmo qui sereni così a guardare lo spettacolo”. Non ha dubbi Giorgio Ardizzone, direttore del Dipartimento di emergenza e accettazione dell’Asl 1 in Liguria, medico che si è occupato con i colleghi del piano sanitario per il Festival di Sanremo. Ma, allo stesso tempo, ammette di non aspettarsi un grazie, da operatore sanitario, per aver contribuito a fronteggiare Covid.  

Interpellato in merito alla riflessione del collega Bassetti, che ieri ha bollato come “grave dimenticanza” il fatto che, “di tanti che saranno a Sanremo, non ci saranno quelli che hanno reso possibile il ritorno alla normalità” e cioè i medici, gli infermieri, gli operatori che hanno combattuto in prima linea l’emergenza pandemica, Ardizzone ha osservato all’Adnkronos Salute: “Non so se si riferisse a qualcosa di particolare. Io personalmente non ho molta fiducia che ci sia un moto di riconoscenza, dopo che le cose passano. Non mi aspetto niente. E’ il nostro lavoro, abbiamo fatto tutti il nostro dovere. Se è passata questa situazione e possiamo vivere meglio, siamo felici così. Siamo felici di avere contribuito col nostro lavoro ad arrivare a questo risultato. Io personalmente son contento, ecco. Sono contento di avere fatto il mio lavoro e di avere contribuito a far sì che il Festival tornasse alla normalità, come tante altre cose”. 

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Covid, “variante Kraken molto contagiosa ma non pericolosa”

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(Adnkronos) –
La variante Kraken si diffonde, “ma non ci sono prove su una sua particolare pericolosità rispetto ad altre”. Lo ha stabilito uno studio condotto dall’Università di Sassari, l’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’Università Sapienza di Roma e l’Instituto Oswaldo Cruz del Fundação Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro. Non è quindi una minaccia per la salute pubblica e non ci sono elementi per una situazione di allarme, nonostante “l’analisi genetica e strutturale su XBB.1.5”, la ‘Kraken’, “suggerisca che questa nuova variante presenti diverse mutazioni di interesse e caratteristiche che indicano capacità di ‘fuga immunitaria’. “In ogni caso, è importante continuare a prendere precauzioni e ad impegnarsi negli sforzi di prevenzione per proteggere la salute pubblica” precisano.  

La ricerca, che l’Adnkronos Salute ha avuto modo di leggere in anteprima, sarà pubblicata tra pochi giorni su ‘BioRxiv’, e ha esaminato 1.010 genomi completi. “Va comunque sottolineato – scrivono i ricercatori – che nuove mutazioni in futuro possono rendere XBB.1.5 più pericolosa, per questo motivo il monitoraggio basato sul sequenziamento deve continuare perché rappresenta l’unico modo per identificare e prevedere cambiamenti importanti nella composizione genomica del Sars-CoV-2”.  

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Covid oggi Toscana, 446 contagi e 3 morti: bollettino 7 febbraio

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(Adnkronos) – Sono 446 i nuovi casi di Covid-19 registrati nelle ultime ventiquattro ore in Toscana: 80 sono stati confermati con tampone molecolare e gli altri 366 con test rapido. 

Il numero dei contagiati rilevati nella regione dall’inizio della pandemia sale dunque a 1.584.454. I nuovi casi sono lo 0,03% in più rispetto al totale del giorno precedente. I guariti crescono dello 0,2% (2.837 persone) e raggiungono quota 1.538.191 (97,1% dei casi totali). 

I dati, relativi all’andamento della pandemia, sono quelli accertati oggi sulla base delle richieste della Protezione civile nazionale. 

Al momento in Toscana risultano pertanto 34.769 positivi, -6,4% rispetto a ieri. Di questi 199 (10 in più rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale: 12 (2 in più) si trovano in terapia intensiva. 

La lista dei decessi si aggiorna con 3 nuovi decessi: un uomo e 2 donne con un’età media di 83 anni. 

Dall’ultimo bollettino quotidiano sono stati eseguiti 547 tamponi molecolari e 4.146 tamponi antigenici rapidi: di questi il 9,5% è risultato positivo. Sono invece 737 i soggetti testati, escludendo i tamponi di controllo: il 60,5% di questi è risultato positivo. 

L’andamento per provincia 

Con gli ultimi casi salgono a 424.087 i positivi dall’inizio dell’emergenza nei comuni della Città metropolitana di Firenze (112 in più rispetto a ieri), 103.310 in provincia di Prato (20 in più), 123.092 a Pistoia (29 in più), 83.102 a Massa-Carrara (22 in più), 172.830 a Lucca (39 in più), 185.454 a Pisa (75 in più), 146.340 a Livorno (54 in più), 143.071 ad Arezzo (43 in più), 113.226 a Siena (34 in più) e 88.683 a Grosseto (18 in più). A questi vanno aggiunti 569 casi di positività notificati in Toscana ma che riguardano residenti in altre regioni. 

La Toscana ha circa 43.253 casi complessivi ogni 100.000 abitanti dall’inizio della pandemia (tra residenti e non residenti). Al momento la provincia di notifica con il tasso più alto è Lucca (con 45.189 casi ogni 100 mila abitanti), seguita da Livorno (44.716) e Pisa (44.469). La più bassa concentrazione si riscontra a Prato (con un tasso di 40.024). 

In 34.570 sono in isolamento a casa, perché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi (2.404 in meno rispetto a ieri, meno 6,5%). 

I 1.538.191 guariti registrati a oggi lo sono a tutti gli effetti, da un punto di vista virale, certificati con tampone negativo. 

I decessi 

La lista dei decessi si aggiorna con 3 nuovi decessi: un uomo e 2 donne con un’età media di 83 anni. 

Relativamente alla provincia di residenza, le persone decedute sono: 2 a Firenze, 1 a Livorno. 

Sono 11.494 i deceduti dall’inizio dell’epidemia: 3.655 nella Città metropolitana di Firenze, 942 in provincia di Prato, 1.031 a Pistoia, 715 a Massa-Carrara, 1.063 a Lucca, 1.280 a Pisa, 863 a Livorno, 731 ad Arezzo, 628 a Siena, 418 a Grosseto. Vanno aggiunte 168 persone decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione. 

Il tasso grezzo di mortalità per Covid-19 (numero di deceduti/popolazione residente) è al momento 313,8 ogni 100 mila residenti. Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa Carrara (379,3 ogni 100 mila abitanti), seguita da Firenze (370,2 x100.000) e Prato (364,9 x100.000), mentre il più basso è a Grosseto (192,6 x100.000). 

Tutti i dati saranno visibili sul sito dell’Agenzia Regionale di Sanità a questo indirizzo: www.ars.toscana.it/covid19 

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“Stop a spreco di risorse della Pa per inadeguatezza controllo delle società partecipate”

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(Adnkronos) – ”Il sistema degli enti territoriali italiani non può permettersi ulteriori crisi finanziarie che sprechino risorse pubbliche a causa dell’inadeguatezza di un controllo sulle proprie partecipate e, in alcuni casi, della pari inadeguatezza del management delle stesse”. E’ quanto sostiene il Centro studi enti locali nel dossier, realizzato per l’Adnkronos, ‘Crisi società partecipate: tra le principali cause, l’inadeguatezza del controllo analogo esercitato dagli enti pubblici’.  

”La conclamata inadeguatezza dei controlli, nella maggior parte dei casi -secondo il Csel- è resa evidente da situazioni di forte squilibrio di cassa, di contenziosi pendenti, dall’insorgenza di nuove e potenziali posizioni debitorie/creditorie tali da pregiudicare ulteriormente il delicato equilibrio di bilancio, dalla mancata conciliazione dei rapporti infragruppo di debito/credito con l’ente socio, nonché dalla mancanza di appositi presidi di compliance pubblica”. 

”Tenendo conto degli eventi sanitari e geopolitici straordinari verificatesi nell’ultimo triennio che ha visto il susseguirsi dell’emergenza pandemica da covid-19, la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica, è indispensabile sollecitare le amministrazioni inadempienti o meno ligie, ad esercitare realmente il controllo sui propri organismi partecipati” continua il Centro studi enti locali nel dossier. 

”Gli extra-costi, imprevisti e imprevedibili in fase di budget, di cui si sono appesantiti i bilanci dell’ultimo triennio, rischiano infatti di far vedere i propri effetti in maniera drastica nei prossimi anni”, avverte il Csel. ”Eventuali squilibri non opportunamente controbilanciati da azioni correttive, metteranno gli enti in condizione di fare i conti con ingenti ricapitalizzazioni che devono, però, fare i conti con il divieto di soccorso finanziario che impedisce alle amministrazioni pubbliche di erogare somme e di rilasciare garanzie a favore delle società partecipate, salvo il caso della riduzione del capitale sociale oltre il limite legale a condizione che ne venga dimostrata la capacità della società di tornare in equilibrio, nonché garantire l’efficienza, l’efficacia e l’economicità della gestione del servizio per il tramite del modello prescelto”. 

”È imperativo rafforzare le modalità di esercizio del ‘controllo analogo’ per renderlo più pervasivo. Questo anche alla luce del particolare impatto che le scelte delle società partecipate riflettono sull’assetto economico-patrimoniale dell’amministrazione e viceversa” sostiene il Centro studi enti locali. 

”Un mancato o approssimativo controllo sulle società è spesso sintomo di una mala gestio delle amministrazioni che può portare squilibri economico-finanziari degli organismi partecipati che, a loro volta, se non prontamente analizzati e corretti, possono incidere negativamente sul bilancio dell’ente generando a cascata squilibri finanziari e, nei casi peggiori, provocandone il ricorso a procedure di riequilibrio pluriennale o addirittura il dissesto dell’ente stesso”, scrive il Csel. 

Dalle analisi condotte su queste realtà ”è emerso che, il più delle volte, il motivo scatenante la crisi economico-finanziaria della società è stato proprio un inadeguato esercizio del controllo analogo o, in taluni casi, l’assenza completa di una qualsivoglia forma di controllo da parte dei rispettivi soci pubblici ad esso preposti”.  

Spesso infatti l’ente-socio, spiega il Centro studi, ”non ha posto in essere, con la necessaria tempestività, le opportune verifiche sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo della Società, sulla corretta quantificazione dei corrispettivi inseriti nei contratti di servizio in correlazione alla qualità richiesta, sulla necessità di porre in essere politiche di investimento per far fronte all’obsolescenza dei fattori produttivi che permettono di produrre ed erogare il servizio, sul fabbisogno formativo del personale dipendente e, in ultimo (ma non per importanza), sulla capacità del management di condurre l’azienda”. 

”Spesso socio e società si comportano come soggetti giuridici con interessi contrapposti, che vivono di vita propria e che possono fare l’uno a meno dell’altra”, afferma il Csel. ”Forse è proprio questo il vero problema del mal funzionamento di un sistema che, almeno sulla carta, sta funzionando (ma in molti casi, a che prezzo per la collettività?)”. Secondo Centro studi enti locali ”c’è l’esigenza di far parlare la stessa lingua a due soggetti che fanno parte entrambi di un insieme unico: il gruppo pubblico locale”. 

”E’ fondamentale che gli enti pubblici affrontino e gestiscano con tempestività gli squilibri strutturali di tipo economico-finanziario che affliggono, prevalentemente, le società che svolgono servizi strumentali agli enti soci per effetto di un affidamento diretto incardinato nell’ambito del modello gestionale del in house providing”, conclude il Csel. ”Un modello, quest’ultimo, -ricorda- che è finito più volte nel mirino dell’Anac che ha evidenziato, a più riprese, che la scelta di assegnare appalti e concessioni senza gara alle in house (imprese pubbliche che agiscono come un’estensione dell’amministrazione) dovrebbe essere un’eccezione e non la regola”. 

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Sanremo 2023, medico Festival: “Caso Madame? Palco specchio società”

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(Adnkronos) – “Penso che una cantante non sia diversa da molte altre persone che compongono la nostra società”. Risponde così all’Adnkronos Salute Giorgio Ardizzone, direttore del Dipartimento di emergenza-accettazione dell’Asl 1 in Liguria, medico del Festival di Sanremo, per spiegare la sua visione su un caso che ha fatto discutere molto in questi giorni: quello della mancata vaccinazione anti-Covid della cantante Madame, finita dentro un’indagine su falsi certificati per il Green Pass. 

Lo specialista – che si è occupato insieme al direttore del 118 Simone Carlini, e al direttore del Pronto soccorso Giancarlo Abregal, del Piano sanitario per la kermesse canora più importante d’Italia, piano condiviso con il responsabile sanitario della Rai, Antonio Maruccia – riguardo a Madame, fa notare che il palco di Sanremo è un po’ lo specchio della società. “Anche alcuni colleghi nostri”, medici e operatori sanitari, “non hanno voluto vaccinarsi – osserva – Non è che sia una problematica che possiamo legare al tipo di lavoro che uno fa. Ci sono purtroppo medici che non si sono vaccinati, ci saranno dirigenti che non si sono vaccinati, e allo stesso modo ci sono anche cantanti che non si sono vaccinati”.  

Certo, precisa, “l’eventuale atto di alterare la realtà è un altro paio di maniche, nel senso che allora sarebbe più giusto sostenere la propria idea, le proprie convinzioni e non certo arrivare a falsificare delle documentazioni. Questo è un altro discorso, che non dovrebbe essere mai fatto. Poi, se una persona non vuole vaccinarsi andrà incontro a quello che succederà, potrà essere fortunata o meno fortunata. Ma, appunto, quelle sono le proprie convinzioni”. 

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Covid oggi Lazio, 369 contagi e 5 morti. A Roma 232 nuovi casi

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(Adnkronos) – Sono 369 i nuovi contagi da Coronavirus oggi, 6 febbraio 2023 in Lazio, secondo i dati Covid dell’ultimo bollettino della Regione. Da ieri sono stati registrati 5 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati processati 6.598 tamponi, tra molecolari e antigenici, con un tasso di positività al 5,5%. I ricoverati sono 540, 31 in più da ieri, 20 le terapie intensive occupate e 853 i guariti da ieri. I casi a Roma città sono a quota 232. 

Nel dettaglio i numeri delle ultime 24 ore. Asl Roma 1: sono 94 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 2: sono 84 i nuovi casi e 2 i decessi; Asl Roma 3: sono 54 i nuovi casi; Asl Roma 4: sono 24 i nuovi casi; Asl Roma 5: sono 25 i nuovi casi; Asl Roma 6: sono 36 i nuovi casi e 1 decesso. 

Nelle province si registrano 52 nuovi casi. Asl di Frosinone: sono 22 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Latina: sono 24 i nuovi casi; Asl di Rieti: sono 2 i nuovi casi; Asl di Viterbo: sono 4 i nuovi casi e 1 decesso. 

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Cardiologie aperte, 1.600 ore di consulenza gratis da 700 medici

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(Adnkronos) – Torna dal 12 al 19 febbraio ‘Cardiologie aperte’, l’iniziativa di prevenzione cardiovascolare promossa dalla Fondazione per il Tuo cuore dei cardiologi ospedalieri italiani Anmco per sensibilizzare sull’importanza di giocare d’anticipo contro le cardiopatie, primo killer in Italia. La 17esima edizione della campagna viene lanciata in occasione di San Valentino e mette a disposizione 1.600 ore di consulenza telefonica gratuita da parte di 700 specialisti Anmco. Per una settimana, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16, i cittadini potranno chiamare il numero verde 800 05 22 33 e fare domande alle quali risponderanno gli esperti delle strutture aderenti all’iniziativa (l’elenco degli ospedali e delle attività offerte è disponibile online sul sito www.periltuocuore.it). La campagna sarà attiva anche sui social con gli hashtag #iltempodelcuore e #cardiologieaperte. 

Entro il 2030 – ricordano i promotori – si prevedono nel mondo 24 milioni di morti all’anno per cause cardiovascolari che restano la principale causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi, con una prevalenza più elevata della media europea (7.499 casi ogni 100mila abitanti) anche a causa dell’età media particolarmente alta della nostra popolazione. Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico poiché la malattia modifica la qualità di vita. In Italia, secondo i dati Istat, la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille e il 23,5% della spesa farmaceutica italiana è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare. E’ fondamentale dunque ridurre il rischio cardiovascolare e la maggior parte degli eventi cardiovascolari è evitabile attraverso la prevenzione, sottolinea la Fondazione per il Tuo cuore che da oltre 20 anni si impegna attivamente nella ricerca e nella prevenzione cardiovascolare. 

“Le malattie cardiovascolari detengono un triste primato che deve indurre tutti noi a uno sforzo rilevante attraverso la prevenzione che è la principale arma per combatterle – afferma Domenico Gabrielli, presidente della Fondazione per il Tuo cuore dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri e direttore di Cardiologia all’Ospedale San Camillo di Roma – Queste malattie sono in gran parte prevenibili, in quanto riconoscono, accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), anche fattori modificabili legati a comportamenti e stili di vita (fumo, alcol, scorretta alimentazione e sedentarietà) spesso a loro volta causa di diabete, obesità, ipercolesterolemia e ipertensione. L’impostazione di uno stile di vita sano dovrebbe essere anticipato a partire dall’infanzia e dall’adolescenza, da qui l’importanza di campagne di sensibilizzazione già a livello della scuola primaria”. 

“La prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari – continua Gabrielli – si basa, oltre che sull’adozione e sul mantenimento di stili di vita salutari, sull’identificazione precoce e sull’adeguata gestione delle eventuali condizioni cliniche che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, anche attraverso le opportune terapie, laddove non sia sufficiente modificare gli stili di vita. Noi cardiologi suddividiamo i pazienti per categorie di rischio. Il rischio è la probabilità che il paziente ha di andare incontro a un evento cardiovascolare avverso (infarto, ictus, in alcuni casi morte improvvisa) in rapporto alle sue caratteristiche cliniche generali. Ci sono i soggetti a rischio molto elevato, elevato, moderato e a rischio più contenuto. Per ognuno l’intervento deve essere personalizzato. 

“La prevenzione – rimarca lo specialista – diventa ancora più determinante dopo la recente pandemia, poiché il Covid-19 ha agito sulle patologie del cuore a diversi livelli: nelle persone colpite dal virus ha generato infiammazioni di miocardio e pericardio, cardiopatia ischemica, ictus cerebrale, malattie a carattere trombo-embolico; ha inoltre contribuito a ritardare la diagnosi, complicando la gestione e l’aspetto di prevenzione delle malattie cardiovascolari e riducendo le ospedalizzazioni. In particolare, nei soggetti colpiti dal Covid si è riscontrato un aumento del 20-25% di tutte le malattie cardiovascolari. L’iniziativa di Cardiologie aperte rappresenta dunque a mio avviso davvero una preziosa opportunità per il cuore di tutti gli italiani”. 

“L’Anmco, con oltre 5.600 iscritti, è impegnata da oltre 50 anni sul territorio per potenziare l’operato dei propri cardiologi, fiore all’occhiello della medicina italiana nel panorama internazionale – dichiara Furio Colivicchi, presidente nazionale Anmco e direttore di Cardiologia all’Ospedale San Filippo Neri di Roma – La prevenzione cardiovascolare allunga la vita e noi dovremmo sempre, anche quando stiamo bene, consultare il nostro medico di base, tenere sotto controllo i fattori di rischio (colesterolo, pressione arteriosa, fumo) e praticare un regolare esercizio fisico, anche blando. Oggi abbiamo a disposizione armi molto potenti ed efficaci per risolvere alcuni problemi, garantire la sopravvivenza e una migliore qualità della vita ai nostri pazienti. La prevenzione cardiovascolare è dunque importantissima e va attuata il più precocemente possibile. L’iniziativa di Cardiologie aperte è una grande occasione che i cardiologi Anmco desiderano offrire gratuitamente a tutti i cittadini che lo desiderano e rappresenta un caposaldo della prevenzione cardiovascolare che la nostra associazione porta avanti da oltre 17 anni”. 

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Bassetti: “11 persone indagate per reati contro di me, viva la giustizia”

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(Adnkronos) – “Finalmente, con somma gioia, apprendo che oggi è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini, con il quale 11 persone sono indagate per i reati di stalking di gruppo ed istigazione a delinquere perpetrati nei miei confronti da parte di novax nel 2021. Viva la giustizia”. Lo twitta Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive al policlinico San Martino di Genova.  

Su Facebook, Bassetti si sofferma sul tema covid-Sanremo. “Martedì con l’inizio del Festival di Sanremo si sancirà giustamente in mondovisione la fine dell’era italica delle regole Covid-19. Niente mascherine in platea, niente green-pass, niente tamponificio dietro le quinte e niente plexiglas o altre barriere. Che tutti ne prendano esempio. Tutti! Sarà l’ennesima dimostrazione, anche per tutti quelli che non li hanno fatti e li hanno attaccati, che senza i vaccini non ci saremo arrivati”, dice. 

“Sarà un festival come tutti quelli fino al 2020, anche grazie al lavoro dei medici e degli infermieri – rimarca Bassetti – che hanno lavorato pancia a terra negli ultimi tre anni per vincere questa guerra contro il Covid. Come trovai esagerato celebrare come eroi e fantascienziati alcuni medici, portandoli in prima fila nell’edizione del 2020 (quando ancora tutto doveva iniziare), trovo oggi un errore che di tanti che saranno a Sanremo non ci saranno quelli che hanno reso possibile questo ritorno alla normalità del passato. Gratitudine e riconoscenza. Queste sconosciute…”. 

 

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Covid oggi Sardegna, 83 contagi e zero morti: bollettino 6 febbraio

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(Adnkronos) – Sono 83 i nuovi contagi da covid in Sardegna secondo il bollettino di oggi, 6 febbraio. Non si registrano invece nuovi decessi. 77 i casi diagnosticati con tampone antigenico. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 2019 tamponi. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 3 (1 in meno di ieri). I pazienti ricoverati in area medica sono 159 (+1), mentre sono 3422 i casi di isolamento domiciliare (+128). 

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Regionali, Bandecchi (Alternativa Popolare): “D’Amato ha dimenticato di essere stato alla Unicusano e del supporto che abbiamo dato alla sanità durante la pandemia”

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(Adnkronos) – Roma, 6 febbraio 2023. “Sta facendo la campagna elettorale attaccando me per un’ipotesi di reato tutta da dimostrare, mentre lui è stato condannato per aver usato indebitamente oltre 250mila euro di soldi pubblici.” Stefano Bandecchi, coordinatore nazionale di Alternativa Popolare, è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi e Emanuela Valente, su Radio Cusano Campus. 

Sulle Regionali di Lazio e Lombardia. D’amato attacca Rocca, cavalcando il caso Unicusano. “Senza l’Unicusano e senza quel grande evasore di Bandecchi (secondo le ipotesi della Guardia di Finanza) sarebbe stata una campagna elettorale più in sordina. La Gdf mi accusa di aver interpretato male una legge, che tra l’altro non ho nemmeno interpretato io, ma due studi di commercialisti, tre sindaci del Cda e due agenzie internazionali di revisione dei conti che mi danno ragione. Noi abbiamo solo applicato le leggi che applicano tutte le altre università italiane, se il problema è nostro credo che il problema sia anche delle altre università italiane. È venuta fuori una situazione imbarazzante. Io in questi giorni su Tag24.it ho risposto a D’Amato. Quando D’Amato parla di Bandecchi come se fosse il ‘mostro’, si scorda di essere stato più volte nella nostra università, si scorda che ha avuto supporto da noi perché abbiamo donato respiratori, mascherine, abbiamo supportato la ricerca, siamo partiti con il Forlanini, poi il Sant’Andrea e non mi ricordo a quali altri ospedali abbiamo elargito i famosi soldi sporchi della Cusano, come li chiamano La Repubblica e D’Amato. La cosa bella è che la Gdf ci ha contestato anche queste spese, dicendo che non sono ben chiare. Abbiamo speso 2 milioni e mezzo per il Covid, quando D’Amato dice che noi siamo il problema, mentre lui ha una condanna della Corte dei Conti a pagare 275mila euro che gli hanno contestato di aver preso indebitamente, parliamo di soldi pubblici. A me non hanno contestato niente. Probabilmente a lui dà fastidio che i candidati di Alternativa Popolare siano nella lista Rocca, ne abbiamo 4 a Roma e 1 a Frosinone, tutti professionisti che vengono dal mondo del lavoro. Sono le persone che potrebbero assicurare quel cambiamento che Alternativa Popolare rappresenta poiché rappresenta il mondo che lavora, persone che vivono la realtà di tutti i giorni. Io conosco D’Amato come uomo semplice, per bene, tranquillo, non capisco come mai ha voluto dimenticare, come mai si sia posto in questa maniera. Deve cominciare a pensare che Stefano Bandecchi non è un coniglietto, è una persona che sa leggere, sa scrivere e che sa parlare, è uno dei più grandi contribuenti italiani. Qui tutti mi hanno conosciuto, hanno usufruito della nostra università e adesso, solo per un’ipotesi di reato, tutta da verificare, D’Amato si permette di dire queste cose e di affrontare una campagna elettorale, in una Regione
dove non funziona niente, parlando di noi? Io sono entrato in politica solo per un motivo, non ho bisogno di guadagnare 170mila euro l’anno perché li guadagno in 15 giorni, io voglio fare politica per i miei nipoti, perché siamo un popolo che sta scendendo nelle graduatorie internazionali ed è un problema se l’Italia non resuscita. Non abbiamo più nascite perché non abbiamo più i soldi per farle. Alternativa Popolare sa esattamente come mantenere i figli dell’Italia, noi usiamo il cervello anziché gli slogan, nei nostri programmi c’è qualcosa di importante sia nel Lazio sia in Lombardia. Io sono anche candidato a Terni come sindaco, perché l’Italia se la vuoi cambiare ti devi esporre. Noi cerchiamo di fare la politica con gli uomini non con i soldi”.
 

Ufficio Stampa 

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