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Coronavirus

Covid Italia, bollettino Protezione Civile e contagi regioni 20 febbraio

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Il bollettino con i numeri covid in Italia di oggi, domenica 20 febbraio 2022, con dati e news della Protezione Civile e del ministero della Salute – regione per regione – su contagi da coronavirus, ricoveri e morti. All’indomani del via libera del Cts Aifa alla quarta dose di vaccino anti covid per gli immunodepressi, ecco i numeri da Lombardia e Campania, Toscana e Lazio, Puglia e Sicilia. Il bollettino delle grandi città come Milano, Roma e Napoli, il punto sulla campagna vaccinale e le terze dosi. 

Sono 4.303 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 febbraio 2022 in Lombardia, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 29 decessi. 

I ricoveri nelle terapie intensive sono 152, in calo rispetto ai 156 di ieri. Calano anche i ricoverati ordinari, da 1.547 a 1.481 di oggi.  

Sono 4.917 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 febbraio 2022 nel Lazio, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 11 decessi. A Roma 2.120 casi di positività.  

“Oggi nel Lazio su 10.193 tamponi molecolari e 35.388 tamponi antigenici per un totale di 45.581 tamponi, si registrano 4.917 nuovi casi positivi (-666), sono 11 i decessi (-7), 1.641 i ricoverati (-18), 147 le terapie intensive (-1) e +7.800 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 10,7%. I casi a Roma città sono a quota 2.120″ riferisce l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, nel bollettino al termine della videoconferenza della task-force regionale Covid-19 con i direttori generali di Asl e aziende ospedaliere, policlinici universitari e l’ospedale pediatrico Bambino Gesù. 

Sono 4.743 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 febbraio 2022 in Campania, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 2 decessi.  

I nuovi casi di positività sono emersi dall’analisi di 38.357 test. Ancora in calo i ricoveri: negli ospedali della Regione sono ricoverati 55 pazienti Covid in terapia intensiva e 971 pazienti Covid in reparti di degenza. 

Sono 983 i contagi da coronavirus in Liguria oggi, 20 febbraio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 2 morti. I nuovi casi sono stati individuati su 8.007 tamponi effettuati, di cui 2.397 molecolari e 5.610 antigenici rapidi. I pazienti covid ricoverati in ospedale sono 491 (-2), mentre le persone in terapia intensiva sono 26 (+1). 

Sono 45 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 febbraio 2022 in Valle d’Aosta, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Nessun nuovo decesso. 

I nuovi casi di positività sono stati rilevati su 181 test effettuati. Resta fermo a 517 il bilancio delle vittime nella Regione da inizio pandemia, mentre si contano 88 guariti. 

Sono 640 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 febbraio 2022 in Friuli Venezia Giulia, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 11 decessi.  

Nel dettaglio, oggi in Friuli Venezia Giulia su 3.016 tamponi molecolari sono stati rilevati 164 nuovi contagi, con una percentuale di positività del 5,44%. Sono inoltre 5.425 i test rapidi antigenici realizzati, dai quali sono stati rilevati 476 casi (8,77%). Le persone ricoverate in terapia intensiva scendono a 19, mentre i pazienti ospedalizzati in altri reparti sono 330. Lo ha comunicato il vicegovernatore della Regione con delega alla Salute, Riccardo Riccardi.  

I decessi complessivamente sono pari a 4.717, con la seguente suddivisione territoriale: 1.148 a Trieste, 2.258 a Udine, 898 a Pordenone e 413 a Gorizia. I totalmente guariti sono 273.149, i clinicamente guariti 439, mentre le persone in isolamento scendono a 24.652. Dall’inizio della pandemia in Friuli Venezia Giulia sono risultate positive complessivamente 303.306 persone.  

Sono 976 i nuovi contagi da coronavirus oggi 20 febbraio 2022 in Sardegna, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 6 decessi.  

Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 9444 tamponi. I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 26 (-2). I pazienti ricoverati in area medica sono 369 (-2). Sono 35.776 i casi di isolamento domiciliare (+3). Si registrano 6 decessi: 1 donna di 92 anni, residente nella provincia del Sud Sardegna; 2 donne di 86 e una di 93 anni e 2 uomini di 85 e 89 anni, tutti residenti nella provincia di Sassari.  

Sono 3.541 i contagi da coronavirus in Puglia oggi, 20 febbraio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati 7 morti. I nuovi casi sono stati individuati su 27.723 tamponi. I nuovi casi per provincia – Provincia di Bari: 986; Provincia di Bat: 197; Provincia di Brindisi: 306; Provincia di Foggia: 575; Provincia di Lecce: 994; Provincia di Taranto: 456; Residenti fuori regione: 20; Provincia in definizione: 9. 

Le persone attualmente positive sono 86.582. I pazienti covid in ospedale ricoverati in area non critica sono 729. In terapia intensiva, invece, 55 persone. 

Sono 2.942 i contagi da coronavirus in Emilia Romagna oggi, 20 febbraio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 15 morti. I nuovi casi sono stati individuati su un totale di 18.344 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, di cui 7.730 molecolari e 10.614 test antigenici rapidi. Complessivamente, la percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è del 16%. 

I pazienti attualmente ricoverati nelle terapie intensive dell’Emilia-Romagna sono 95 (+1 rispetto a ieri, pari al +1,1%), l’età media è di 63,8 anni. Sul totale, 50 non sono vaccinati (zero dosi di vaccino ricevute, età media 63,5 anni), il 52,7%; 45 sono vaccinati con ciclo completo (età media 64,1 anni). Un dato che va rapportato al fatto che le persone over 12 vaccinate con ciclo completo in Emilia-Romagna sono oltre 3,7 milioni, circa 300mila quelle vaccinabili che ancora non lo hanno fatto: la percentuale di non vaccinati ricoverati in terapia intensiva è quindi molto più alta rispetto a chi si è vaccinato. 

Sono 2.665 i contagi da coronavirus in Toscana oggi, 20 febbraio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Si registrano altri 13 decessi.  

I nuovi casi di positività (1.002 confermati con tampone molecolare e 1.663 da test rapido antigenico) portano il totale a 836.999 dall’inizio dell’emergenza sanitaria da coronavirus. I nuovi casi sono lo 0,3% in più rispetto al totale del giorno precedente. I guariti crescono dello 0,7% e raggiungono quota 780.105 (93,2% dei casi totali). Oggi sono stati eseguiti 9.263 tamponi molecolari e 16.363 tamponi antigenici rapidi, di questi il 10,4% è risultato positivo. Sono invece 5.526 i soggetti testati oggi (con tampone antigenico e/o molecolare, escludendo i tamponi di controllo), di cui il 48,2% è risultato positivo. Gli attualmente positivi sono oggi 48.101, -5% rispetto a ieri. I ricoverati sono 1.011 (10 in meno rispetto a ieri), di cui 59 in terapia intensiva (2 in meno). Oggi si registrano 13 nuovi decessi: 4 uomini e 9 donne con un’età media di 81,3 anni. 

Sono 1.519 i contagi da coronavirus in Piemonte oggi, 20 febbraio 2022, secondo numeri e dati covid del bollettino della regione. Registrati altri 4 morti. I nuovi casi (di cui 1180 a test antigenico) sono pari al 7,5% di 20.322 tamponi eseguiti, di cui 17.065 antigenici. 

I pazienti covid ricoverati in terapia intensiva sono 50 (-3 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 1267 (+45 rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 53.071. I tamponi diagnostici finora processati sono 15.372.450 ( +20.322 rispetto a ieri). 

Sono 4, tra i quali 1 di oggi, i decessi di persone con diagnosi di Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte. Il totale diventa quindi 12.948 deceduti risultati positivi al virus. I pazienti guariti diventano complessivamente 899.112 (+ 1988 rispetto a ieri). 

Sono 3.805 i contagi da coronavirus in Veneto oggi, 20 febbraio 2022, secondo i dati Covid del bollettino della Regione. Si registrano anche 10 morti, che portano a 13.714 il totale delle vittime negli ultimi due anni. Gli attualmente positivi nella regione sono 73.475 (-1.952), mentre negli ospedali i pazienti Covid ricoverati in area medica sono 1.190 (-5) , stabili, 103, quelli in terapia intensiva.  

Sono 1.634 i nuovi contagi da coronavirus nelle Marche oggi, domenica 20 febbraio, secondo il bollettino con i dati Covid della Regione. Processati 5.896 tamponi, di cui 4.368 nel percorso diagnostico. Il tasso di positività è pari al 37,4%, mentre scende ancora quello di incidenza cumulativo ogni 100mila abitanti, che si attesta a 919,20 (ieri 953, 77).  

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Covid oggi Toscana, 1.578 contagi e 1 morto: bollettino 4 dicembre

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(Adnkronos) – Sono 1.578 i nuovi contagi da coronavirus oggi 4 dicembre in Toscana, secondo i dati dell’ultimo bollettino covid-19. Si registra1 morto. I nuovi casi, di cui 366 confermati con tampone molecolare e gli altri 1.212 con test rapido, sono lo 0,1% in più rispetto al totale del giorno precedente. Il numero dei contagiati rilevati nella regione dall’inizio della pandemia sale dunque a 1.533.565. I guariti crescono dello 0,1% (922 persone) e raggiungono quota 1.453.498 (94,8% dei casi totali). I dati, relativi all’andamento della pandemia, sono quelli accertati oggi sulla base delle richieste della Protezione civile nazionale. Al momento in Toscana risultano pertanto 68.862 positivi, +1% rispetto a ieri. Di questi 510 (8 in meno rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale: 26 (2 in meno) si trovano in terapia intensiva. 

Dall’ultimo bollettino quotidiano sono stati eseguiti 1.133 tamponi molecolari e 7.901 tamponi antigenici rapidi: di questi il 17,5% è risultato positivo. Sono invece 1.839 i soggetti testati, escludendo i tamponi di controllo: l’85,8% di questi è risultato positivo. 

L’andamento per provincia 

Con gli ultimi casi salgono a 413.390 i positivi dall’inizio dell’emergenza nei comuni della Città metropolitana di Firenze (359 in più rispetto a ieri), 101.053 in provincia di Prato (79 in più), 120.078 a Pistoia (121 in più), 78.758 a Massa Carrara (134 in più), 166.641 a Lucca (196 in più), 178.839 a Pisa (180 in più), 140.068 a Livorno (198 in più), 138.445 ad Arezzo (108 in più), 109.723 a Siena (83 in più) e 85.525 a Grosseto (111 in più). A questi vanno aggiunti 569 casi di positività notificati in Toscana ma che riguardano residenti in altre regioni. 

La Toscana ha circa 41.528 casi complessivi ogni 100.000 abitanti dall’inizio della pandemia (tra residenti e non residenti). Al momento la provincia di notifica con il tasso più alto é Lucca (con 43.401 casi ogni 100 mila abitanti), seguita da Pisa (42.786) e Livorno (42.574). La più bassa concentrazione si riscontra a Prato (con un tasso di 38.095). 

In 68.352 sono in isolamento a casa, perché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi (663 in più rispetto a ieri, più 1%). 

I 1.453.498 guariti registrati a oggi lo sono a tutti gli effetti, da un punto di vista virale, certificati con tampone negativo. 

I decessi 

La lista dei decessi si aggiorna con 1 nuovo decesso: una donna di 80 anni. 

Relativamente alla provincia di residenza, la persona deceduta è a Lucca. 

Sono 11.205 i deceduti dall’inizio dell’epidemia: 3.548 nella Città metropolitana di Firenze, 911 in provincia di Prato, 1.000 a Pistoia, 708 a Massa Carrara, 1.053 a Lucca, 1.259 a Pisa, 837 a Livorno, 716 ad Arezzo, 602 a Siena, 410 a Grosseto. Vanno aggiunte 161 persone decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione. 

Il tasso grezzo di mortalità per Covid-19 (numero di deceduti/popolazione residente) è al momento 303,4 ogni 100 mila residenti. Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa Carrara (373,0 ogni 100 mila abitanti), seguita da Firenze (355,4 x100.000) e Pistoia (344,5 x100.000), mentre il più basso è a Grosseto (188,2 x100.000). 

Tutti i dati saranno visibili sul sito dell’Agenzia Regionale di Sanità a questo indirizzo: www.ars.toscana.it/covid19 

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Imprese al bivio del re-shoring, al Rome Med tavola rotonda sul futuro della globalizzazione

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(Adnkronos) – Le Global Value Chains sono già state profondamente colpite dalle ripercussioni della pandemia e ora sono ulteriormente influenzate dallo scoppio della guerra in Ucraina. La carenza di materie prime e di componenti elettronici, l’aumento dei costi di trasporto, i limiti alla mobilità del personale e l’andamento dell’inflazione hanno portato a perturbazioni importanti e in parte inaspettate delle catene del valore. In un momento in cui le catene di valore appaiono sempre più fragili, la necessità di regionalizzarle per aumentarne la resilienza è diventata una priorità politica assoluta. Concetti e principi come “re-shoring”, “back-shoring”, “near-shoring” e “friend-shoring” sono sempre più ricorrenti nel dibattito politico ed economico sul futuro della globalizzazione. Questi i temi al centro della tavola rotonda “Re-shoring, Near-shoring or Friend-shoring?” nell’ambito dell’ottava edizione della Conferenza Rome MeD – Mediterranean Dialogues – promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Italiana e Ispi. 

Secondo Maria Tripodi, Undersecretary of State to the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, Italy, “la necessità di diversificare i nostri mercati ci ha spinto a rafforzare la nostra partnership con i paesi del Mediterraneo per ridurre la dipendenza dalla Russia”. 

“Le catene globali del valore stanno subendo tensioni senza precedenti a causa del cumulo di emergenze crescenti in uno scenario multi-crisi in cui fattori critici sanitari, umanitari, economici, logistici, geopolitici ed energetici si incrociano provocando improvvise e costose interruzioni. In questo quadro le relazioni tra Europa e Paesi dell’area Mena sono più che mai cruciali, l’Italia può contribuire in modo determinante per migliorarne l’integrazione. Le associazioni imprenditoriali sono massicciamente impegnate a sostenere questo processo”, ha commentato Marco Felisati, Deputy Director Internationalization and Trade Policy, Confindustria. 

“Con 38.000 persone coinvolte e un contributo al Pil Italiano stimato di oltre lo 0,5%, la nostra è una filiera integrata che crea valore, lavoro e sviluppo qui in Italia. Lo facciamo in tanti modi: investendo sui territori e instaurando collaborazioni virtuose pubblico-privato. Un ruolo cruciale lo rivestono anche gli accordi internazionali che hanno facilitato il libero commercio tra l’Europa e il Giappone mostrando la resilienza delle value chain tanto più in una fase complessa come quella che stiamo attraversando nel contesto globale” ha affermato il Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia, Marco Hannappel. 

“La nostra -ha proseguito – è una filiera integrata che parte dall’Italia e si espande in tutto il mondo. Grazie allo stabilimento di Crespellano, il primo al mondo di Philip Morris per la produzione dei prodotti senza combustione, esportiamo in 40 Paesi nel mondo, generando un valore di oltre 1,5 miliardi ogni anno. Abbiamo costruito un modello di sviluppo sostenibile che investe in Italia anno dopo anno in agricoltura, industria e servizi, stimolando lo sviluppo di una filiera integrata Made in Italy, con un’attenzione particolare al capitale umano e alle competenze che servono oggi e nel futuro”. 

Secondo Blanca Moreno-Dodson, Director, Center for Mediterranean Integration, “l’Europa deve adottare una strategia di co-investimento e pensare ai Paesi mediterranei come partner per sviluppare business reciprocamente vantaggiosi”. 

“Grazie alla globalizzazione e alla digitalizzazione, un incidente in una parte del mondo può avere un impatto immediato su altre aree. L’aggressione della Russia all’Ucraina ci ha ricordato i suoi “effetti collaterali”, il cui esempio principale è la crisi alimentare ed energetica che infligge grandi sofferenze al Mediterraneo” ha spiegato Shunsuke Takei, State Minister of Foreign Affairs, Japan. 

“Il Giappone – ha aggiunto – ha e continua a cooperare con la regione anche attraverso lo sviluppo delle risorse umane, l’installazione di infrastrutture di base di qualità e la collaborazione con altri donatori e settori privati. In un contesto di globalizzazione irreversibile, è necessario un impegno costante per migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e per rafforzare le regole del commercio internazionale basate sui principi di apertura, inclusione e concorrenza leale”, 

Secondo Tarek Tawfik, Deputy Chairman, Federation of Egyptian Industries, and The Egyptian Center for Economic Studies and President, American Chamber of Commerce in Egypt, “il “near shoring”, il “re shoring” e il “friendly shoring” non sono più una questione di scelta, ma una necessità strategica economica e politica per la comunità europea. Le conseguenze della pandemia di Covid 19, la politica di Covid zero della Cina e la guerra in Ucraina, per non parlare degli effetti del cambiamento climatico, stanno delineando nuove realtà che richiedono un’azione drastica per preservare la stabilità economica e geopolitica della regione. L’integrazione tra l’Europa e i Paesi del Sud del Mediterraneo è una soluzione rapida e vincente che servirà gli obiettivi strategici del Mediterraneo settentrionale e meridionale, sia dal punto di vista economico che politico. Prima si agisce, prima si mitigano i rischi intrinseci alla regione” ha concluso. 

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Il presidente del 118 al Governo: “Siamo in ginocchio, intervenire ora”

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(Adnkronos) – “Il 118 è in ginocchio, allo stremo. Non c’è più tempo. Il sistema dell’emergenza urgenza territoriale è prioritario nella programmazione sanitaria, che non può non considerarne la centralità e la capacità di rispondere con immediatezza e appropriatezza ai bisogni di salute di 60 milioni di cittadini. E’ necessario potenziarlo e questo deve tradursi in una maggiore capacità di finanziamento: se la coperta è corta, in un sistema finito di risorse, si dovrà sacrificare qualcos’altro, che non può essere per l’ennesiva volta il mondo delle acuzie e l’emergenza territoriale, che in 30 anni non ha ricevuto nulla”. Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Mario Balzanelli, presidente della Sis 118, che rilancia l’allarme sulle condizioni in cui versa l’emergenza-urgenza territoriale e chiede un intervento urgente al Governo: “Ho avuto un’interlocuzione con il sottosegretario Gemmato e chiederemo a breve un incontro con il ministro della Salute Schillaci”.  

“Negli ultimi 30 anni – ricorda Balzanelli – il 118 è stato depotenziato, disarticolato, distrutto. Si sono chiuse immotivatamente centrali operative scambiandole per call center, un assist alle ditte fornitrici di software. E mancano medici e operatori”. La rotta non si è invertita nemmeno con l’emergenza sanitaria.  

“In piena pandemia di Covid eravamo gli eroi e gli angeli della strada, le persone cantavano e applaudivano dai balconi quando passavano le ambulanze. Eppure sono state riconosciute indennità premianti e incentivanti solo ai medici e agli infermieri del pronto soccorso, dimenticando il personale medico e infermieristico, autisti e soccorritori del sistema 118 nazionale – rimarca Balzanelli – Le Istituzioni ci chiamino non più la ‘prima linea’ ma la ‘linea zero’, perché zero è la considerazione che hanno di noi e del nostro lavoro. Eppure, quando stanno male non chiamano Babbo Natale o la befana ma il 118: chi accorre a salvare la vita a voi o ai vostri cari siamo noi”, scandisce.  

“Gli operatori del 118 hanno profili di rischio altissimo nello svolgimento del loro lavoro, fino a perdere anche la vita. Il loro è un lavoro usurante e deve essere riconosciuto come tale, ma purtroppo ancora non lo è. Il Governo precedente ha previsto incentivi a medici e infermieri del pronto soccorso dimenticando completamente medici, infermieri e anche autisti soccorritori del 118, che compiono un lavoro molto più usurante degli ospedalieri, con qualsiasi condizione meteo e in ambienti ad alto rischio. Sono gli operatori del 118 che si infilano sotto macchine ribaltate, scendono nelle scarpate, si calano coi verricelli dall’elicottero o corrono contro il tempo su strade bagnate, rischiando la vita a ogni curva”, rimarca Balzanelli ricordando il grave incidente che, di recente, è costato la vita all’autista soccorritore alla guida di un’ambulanza schiacciata da un Tir sulla strada tra Ancona e Falconara. “Eventi che non devono più accadere – aggiunge – Il profilo di rischio ambientale e biologico degli operatori 118 deve essere preso in considerazione”. I medici, chiosa Balzanelli, “stanno abbandonando la convenzione perché sottopagata in un contesto di servizio estremamente stressante, usurante e anche pericoloso”.  

Per Balzanelli, la misura è colma.”Va sanata questa ‘svista’ colossale della programmazione sanitaria di tutti i governi degli ultimi 30 anni, che a questo sistema non hanno dato alcuna risposta – prosegue – Prova ne è che il sistema di emergenza nazionale è in ginocchio, quello territoriale e quello ospedaliero. Ci si è totalmente dimenticati del lavoro straordinario che, strenuamente, fanno gli operatori del 118 di tutto il Paese, nonostante rappresentino il volto e la sostanza di un sistema sanitario che risponde sempre, con immediatezza e qualità. La risposta a loro, invece, è l’assenza di qualunque documento governativo e di stanziamenti: oltre 30 mld sono stati stanziati per la sanità dagli ultimi 3 Governi e il 118 non è mai stato nemmeno nominato. Un paradosso amarissimo”.  

Nel Pnrrr, rileva infine Balzanelli, “si è disegnato un sistema di rinforzo della sanità territoriale che non prende in nessuna considerazione il 118: chiedo al Governo come si può concepire tecnicamente una riforma della medicina del territorio senza pensare alla riforma del sistema di emergenza-urgenza che è territoriale. Il 118 deve essere valorizzato, occorre finanziarlo in modo che sia messo in grado di rispondere con maggiore appropriatezza e velocità a una mole di lavoro che cresce esponenzialmente. Qualsiasi problema in acuto del cittadino, compresi quelli minori, si riversa sul 118, ma non si può utilizzare il 118 per colmare le lacune abissali del sistema ospedaliero, pronto soccorso in primis”. 

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