Covid, gli infermieri: “Minacciati di morte da no vax”


“In questi ultimi giorni si sono verificati casi di minacce, anche di morte, verso alcuni presidenti degli Ordini degli infermieri che hanno applicato la legge allontanando dagli assistiti i no-vax e hanno applicato il Codice deontologico che presuppone che il primo dovere di un infermiere sia quello di essere vaccinato per garantire la massima tutela della salute delle persone. Altrimenti non è possibile un’assistenza di qualità e secondo l’etica professionale”. Lo denuncia in una nota la Fnopi, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche. “A questo si aggiungono le minacce di denunce verso gli infermieri che stanno esortando, come ogni professionista della salute deve fare, alle vaccinazioni anti-Covid”, prosegue la Federazione che sta valutando “pesanti azioni legali per la tutela dei suoi rappresentanti e del decorso della professione”. 

“Il paradosso poi – segnala la Fnopi in una nota – è che capita anche che a minacciare gli infermieri non siano altri infermieri verso i quali i presidenti agiscono secondo la legge e la deontologia, ma esponenti di attività diverse, che pur avendo a che fare con gli assistiti sono no-vax e dimostrano intolleranza e assoluta mancanza del principio e del rispetto della tutela della salute”.  

E’ nostro dovere intervenire – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi – Lo è per tutelare i colleghi presidenti e professionisti, e come infermieri per garantire ai cittadini di essere sempre in prima linea per garantire la loro salute. Abbiamo fin dall’inizio invitato tutti i professionisti a rispettare la norma di legge e da parte nostra continueremo a sensibilizzare rispetto all’importanza della vaccinazione”.  

“Per un infermiere – aggiunge Mangiacavalli – è un dovere verso i cittadini, verso i colleghi e anche verso la scienza in cui crediamo. La professione infermieristica aderisce ai principi dell’etica professionale che guida scienza e coscienza degli infermieri in scelte che rispondono al principio inderogabile di tutela della salute delle persone, e riconosce il valore delle evidenze scientifiche come base del suo agire professionale”. 

Quanto agli infermieri no-vax, Mangiacavalli osserva che “sono davvero in percentuali inferiori allo 0,5%”. 

“Quantificare con esattezza gli infermieri vaccinati contro la pandemia” di Covid-19 “è un’operazione complessa, ma si può stimare che oggi lo siano più del 90% di tutti gli iscritti agli Albi che sono oltre 456mila – sottolinea – Questo considerando però che ci si avvicina al 100% di vaccinati tra gli infermieri dipendenti Servizio sanitario nazionale, tranne rare eccezioni ‘attendiste’ o per cause verificate, che sono nell’ordine del centinaio. La percentuale di vaccinati si abbassa per i liberi professionisti, che inizialmente – ricorda – non sono stati considerati tra le priorità nelle campagne vaccinali e quindi in molti sono ancora in fase di vaccinazione”.  

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