Covid, Csel: ha stravolto anche conti dei Comuni


Acquisto di dispositivi per garantire distanziamento sociale e sanificazioni, corse aggiuntive nel servizio di trasporto urbano ed extra-urbano per garantire la riapertura in presenza delle scuole, mancate entrate derivanti dalle esenzioni tributarie per non gravare sulle spalle degli esercenti messi in ginocchio dalle restrizioni adottate per contenere l’emergenza. Il Covid-19 ha completamente stravolto gli equilibri socio-economici del Paese e anche i conti dei Comuni non ne sono usciti illesi.  

Una elaborazione di Centro Studi Enti Locali basata, per Adnkronos, su dati della Ragioneria generale dello Stato, ha messo in evidenza come complessivamente, nel 2021, al netto dei numerosi ristori specifici disposti dal governo (ad esempio, fondo per la sanificazione degli ambienti degli enti locali, fondo per i Comuni particolarmente danneggiati dall’emergenza, risorse per centri estivi), il Covid sia costato agli enti locali oltre 1 miliardo e mezzo. Una cifra molto ingente ma significativamente inferiore a quello precedente in cui il fabbisogno per compensare spese aggiuntive e mancate entrate legate alla pandemia aveva superato i 2,8 miliardi.  

Ma quali sono stati gli enti che hanno subito le perdite più ingenti? Ci sono enormi differenze all’interno del Paese e delle regioni stesse. Si va da Comuni come Milano, Roma Capitale e Venezia che hanno chiuso il 2021, al netto dei ristori specifici, con un saldo negativo, nell’ordine, di 174,3, 106,5 e 73 milioni, e ben 2.226 enti per i quali invece il saldo finale è risultato positivo. Come è possibile? La ragione è da rintracciare – spiega Csel – in uno degli aspetti meno noti legati alla gestione dell’emergenza da parte degli enti locali.  

Accanto a importanti spese straordinarie e mancate entrate tributarie, questa ha infatti comportato anche importanti risparmi di spesa legati alla sospensione di alcuni servizi come le mense scolastiche nei periodi di lockdown e quarantene, manutenzioni ordinarie, risparmi sulle utenze, per esempio, degli uffici in cui i dipendenti operavano da remoto e sulle retribuzioni stesse dei lavoratori. Ai dipendenti pubblici che hanno lavorato da remoto, ad esempio, non sono stati riconosciuti straordinari o buoni pasto. Ci sono stati, quindi, tutta una serie di capitoli di spesa significativamente ridimensionati.  

In molti casi, gli enti che hanno realizzato i maggiori risparmi di spesa sono stati quelli che gestivano determinati servizi tendenzialmente in perdita e in cui, quindi, i benefici economici derivanti dalla sospensione hanno superato le mancate entrate legate alle tariffe normalmente versate dagli utenti di questi servizi. 

Globalmente, l’entità dei risparmi di spesa legati all’emergenza, per tutti i Comuni italiani, è stata di 632,7 milioni di euro nel 2021 e di 1,56 miliardi l’anno precedente. 

Maggiori perdite pro-capite finanza locale in 2020 a Milano e in 2021 Venezia – Quali sono stati i territori più penalizzati, dal punto di vista della finanza locale, dall’emergenza pandemica? A calcolarlo, per Adnkronos, il Centro Studi Enti Locali, che ha elaborato i dati derivanti dalle certificazioni della perdita di gettito Covid trasmesse dagli enti locali al Mef e ha fatto una proiezione delle ‘perdite pro-capite’ aggregate a livello provinciale.  

Ne è emerso che, nel 2020, i più penalizzati in assoluto sono stati i cittadini della provincia di Milano, sui quali la somma delle minori entrate e delle maggiori spese per la gestione delle emergenze, al netto dei risparmi di spesa e dei ristori specifici, ha portato a un saldo negativo pari a 137 euro a testa. Di poco inferiore la cifra che emerge per la provincia di Venezia (131 euro), Siena (98,97), Bolzano (91,03) e Imperia (83,23). Le uniche due province nelle quali globalmente, la somma dei saldi dei Comuni è stata positiva sono Isernia (+6,79 euro a testa) e Cremona (+0,67).  

Nel 2021, invece, le perdite pro-capite nella provincia di Venezia hanno superato quelle dei milanesi, segnando nel primo caso -92,61 euro a testa e nel secondo -66,43 euro. Seguono Imperia (-64,44), Siena (-59,43) e Pisa (-58,70). Il saldo è risultato invece positivo nel nisseno (+55,18 euro pro-capite), in provincia di Vibo Valentia (+14,93 euro), Catania (+13,78 euro) e in altre sei province: Sud Sardegna (+12,51), Sassari (+8,41), Foggia (+7,47), Isernia (+7,32), Crotone (+5,34) e Reggio Calabria (+4,64).  

A livello regionale, il saldo complessivo che emerge dalle certificazioni della perdita di gettito legato al Covid, vede la Lombardia in testa sia nel 2020 (-603.513.872 euro) che nel 2021. Seguono – per il 2020 – Lazio (-357.906.195), Veneto (-275.040.444), Toscana (-234.181.048), Piemonte (-213.989.717), Campania (-201.622.373), Sicilia (-177.813.851), Emilia Romagna (-173.398.571), Puglia (-115.619.235), Liguria (-107.414.847), Trentino Alto Adige (79.986.252), Calabria (-64.781.919), Abruzzo (-57.028.288), Marche (-49.502.028), Sardegna (-40.394.639), Friuli-Venezia Giulia (-37.956.422), Umbria (-33.925.792), Basilicata (-13.382.362), Valle d’Aosta (-6.053.342) e Molise (-5.867.205).  

Quanto, invece, alla situazione 2021, risultano invariate le prime quattro regioni i cui Comuni hanno pagato il conto più salato legato all’emergenza Covid. In testa troviamo ancora: Lombardia (-345.415.562), Lazio (-200.459.742), Veneto (-182.016.535) e Toscana (-144.259.209).  

A seguire, Emilia Romagna (-121.462.280), Piemonte (-100.669.301), Sicilia (-76.552.711), Campania (-74.753.688), Liguria (-58.979.170), Marche (-39.976.721), Friuli-Venezia Giulia (-37.141.019), Puglia (-33.071.857), Trentino Alto Adige (-29.820.879), Basilicata (-26.605.683), Abruzzo (-25.446.776), Calabria (-17.602.227), Umbria (-9.244.101), Valle d’Aosta (-6.954.926) e Molise (-2.982.051). Fuori dal coro gli enti locali dalla Sardegna che, complessivamente, hanno chiuso con un saldo positivo per euro 3.971.059. 

Con ‘Fondone’ Comuni ristorati da perdita gettito per gestione emergenza – “L’esecutivo ha risposto alle necessità straordinarie degli enti locali legate al diffondersi della pandemia, attraverso il Fondo per l’esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali, meglio noto come ‘Fondone’. Istituito nel mese di luglio 2020 dall’art. 106 del dl n. 34/2020 (decreto Rilancio), questo fondo è servito ad assicurare agli enti locali le risorse per assolvere alle loro funzioni necessarie e/o non facilmente comprimibili. Nella sostanza, per ristorare i Comuni della perdita di gettito per l’emergenza socio-economico-sanitaria (minori entrate e maggiori spese correlate alla pandemia, al netto delle minori spese e delle risorse assegnate dallo Stato agli enti locali con ulteriori specifici provvedimenti). Il Fondone è stato poi rifinanziato, sia per lo stesso 2020 che per il 2021, e le sue risorse sono andate ad aggiungersi ai vari ristori specifici assegnati agli stessi enti”. A ricordarlo è il Centro Studi Enti Locali nell’elaborazione per Adnkronos basata su dati della Ragioneria generale dello Stato. 

“La dotazione del Fondone è stata determinata inizialmente in 3 miliardi di euro per i Comuni e 500 milioni per le Province e le Città metropolitane, e poi è stata incrementata nell’estate del 2020, quando era chiaro che l’emergenza non si sarebbe conclusa di lì a poco, con l’art. 39 del dl n. 104/2020 (decreto Agosto), di altri 1,22 miliardi per i Comuni e 450 milioni di euro per Province e Città metropolitane”, aggiunge.  

“La legge di bilancio per il 2021 e il dl 22 marzo 2021, n. 41, hanno poi rifinanziato il ‘Fondo risorse fondamentali’ con 1.350 milioni di euro da destinare ai Comuni e 150 milioni per Province e Città metropolitane. Il tutto da ripartire in due tranches: la prima a febbraio 2021 e la seconda a giugno 2021, indicando ancora una volta come tali risorse dovessero essere vincolate al ristoro della perdita di gettito degli enti locali e le risorse non utilizzate invece confluire nella quota vincolata del risultato di amministrazione, mentre eventuali risorse in eccesso rispetto alla perdita di gettito complessiva, come risultanti dalle certificazioni e a seguito delle valutazioni complessive del Tavolo tecnico, sarebbero dovute poi essere riversate all’Erario”, conclude Csel. 

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