Consulta, Coraggio: “sentenza 37-2021 è bussola nella gestione della pandemia”


La sentenza 37-2021 della Corte costituzionale, che ha messo ordine nel riparto delle competenze fra Stato e Regioni sulla questione di costituzionalità sollevata dal Governo nei confronti di una legge della regione a statuto speciale Valle d’Aosta, regione che aveva attenuato rispetto a quelle statali le misure da osservare nella fase più acuta dell’epidemia, “è una bussola nella gestione della pandemia”. Sono le parole del presidente della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio che all’ultimo giorno del suo mandato novennale di giudice, intervenendo nella nuova serie della Libreria dei podcast che ci hanno cambiato la vita, la definisce “una pronuncia sistemica”, di riferimento nella prossima gestione della pandemia, come confermato “quando la Corte ha dovuto decidere sui famosi dpcm”. 

Coraggio ricorda nel podcast che “l’Italia, come del resto la maggior parte dei paesi del mondo, ancora oggi sta vivendo un periodo drammatico in cui è in gioco il bene fondamentale della salute dei singoli e dell’intera collettività”. “I cittadini, nella grandissima maggioranza, sono stati all’altezza dei problemi da affrontare e hanno compreso subito quanto il rispetto dei doveri e dei limiti imposti dalla pandemia fossero la condizione indispensabile per uscirne con il minor danno possibile”. Così anche gli apparati pubblici, “a loro volta, pur messi duramente alla prova, hanno dimostrato grande capacità di reazione ed efficienza” anche se talvolta si è sentita la fragilità di “quegli snodi istituzionali tradizionalmente caratterizzati da incertezze”. “Non è dunque un caso che proprio in questo settore sia dovuta intervenire la Corte costituzionale”, che nel conflitto tra Stato e Val D’aosta ha affermato “con fermezza i valori unitari espressi dalla nostra Costituzione, valori che in circostanze del genere vanno considerati la stella polare delle scelte e dei comportamenti della società non meno che delle Istituzioni”.
 

Coraggio ricorda la motivazione della sentenza che ha dichiarato “l’incostituzionalità della legge regionale per violazione della competenza esclusiva della Stato in materia di profilassi internazionale” poiché “a fronte di malattie altamente contagiose in grado di diffondersi a livello globale
ragioni logiche, prima che giuridiche, radicano nell’ordinamento costituzionale l’esigenza di una disciplina unitaria,

di carattere nazionale, idonea a preservare l’uguaglianza delle persone nell’esercizio del fondamentale diritto alla salute e a tutelare contemporaneamente l’interesse della collettività”. “Ma non solo – prosegue – La Corte ha anche ritenuto, che ragioni di inusitata urgenza, imponessero, in attesa della decisione, la sospensione cautelare della legge (la sentenza n. 37 è stata depositata a marzo ma già a gennaio palazzo della Consulta aveva sospeso la legge valdostana – ndr); ha cioè esercitato un potere previsto dalle norme sul processo costituzionale ma mai esercitato in passato dalla Corte. Si è cosi voluto evitare che anche se in un tempo limitato insieme ai cittadini della regione tutti non fossimo più esposti al rischio di contagio”, precisa.  

Secondo il presidente della Corte, “la pronuncia è stato un fermo richiamo, evidentemente valido per tutte le Regioni, ad esercitare le funzioni di tutela della salute che anche a loro spettano, nei limiti in cui essi si inseriscano armonicamente nel quadro delle misure straordinarie adottate a livelo nazionale”. Un richiamo necessario, che ha contribuito in parte a stemperare le tensioni tra governo e regioni nei mesi più bui della pandemia, anche considerando che sono stati 36 gli atti arrivati a Palazzo della Consulta nel 2021, con i quali si contesta la legislazione anti-Covid e 22 le decisioni della Corte nello stesso arco temporale.  

(di Roberta Lanzara)  

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