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Con Mei la cosmesi italiana riparte dalle erbe selvatiche e dalla natura

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C’è una via italiana della cosmesi e ha un’evoluzione sempre più green. Dalla natura, dalle sue erbe e da quel nostro Genius Loci che include anche la singolarità dell’inventiva umana nella sua variante imprenditoriale arriva un altro successo del made in Italy. Un successo preparato e sostenuto da esperienze di livello, com’è il caso di Mei-Migliori Erbe Italiane, un’azienda veneta, con base a San Vendemiano, in provincia di Treviso, che garantisce prodotti 100% naturali ricavati dalle erbe selvatiche. Prodotti basati sulla forza vitale delle erbe raccolte a mano e lavorati in modo tale che il cosmetico finale possa penetrare nella pelle apportando i benefici degli oli essenziali e dei loro principi benefici.  

Del resto, nella percezione della bellezza l’aspetto meramente estetico è passato in secondo piano, mentre emerge quello legato al ripristino dello stato naturale della pelle e del suo mantenimento ottimale. I lunghi periodi di lockdown hanno certo contribuito a stimolare in noi una diversa sensibilità e un diverso approccio al benessere e alla cura del corpo, ma non spiegano da soli il fermento creativo, la vivacità imprenditoriale, i buoni riscontri economici – 11.800 milioni di euro di fatturato nel 2021 con un incremento del 9,9% rispetto all’anno precedente – e il sensibile aumento delle esportazioni. Forse siamo solo all’inizio di una tendenza già percepibile ma che potrebbe crescere fino a diventare un filone forte del made in Italy non meno brillante di quelli della moda, del design o del cibo. Di fatto, si sta affermando la domanda diffusa di una bellezza non disgiunta dal benessere, e dalla salute, stanchi ormai di soluzioni costose, artificiose e omologanti.  

Mei sta diventando nel tempo un punto di riferimento nell’ambito del benessere e della cosmesi naturale. Che il benessere naturale fosse il futuro lo aveva capito bene Adriana Titton, fondatrice dell’azienda nel 1988. La sua esperienza personale l’aveva portata a esplorare percorsi di guarigione e salute che vedevano esaltata al massimo grado la funzione di organo della pelle. Ridare energia alla pelle e, attraverso di essa, al corpo e alla mente, utilizzando l’eccellenza delle erbe selvatiche, è stato il senso dell’impresa. 

Come si sia giunti a questa qualità dei prodotti, in particolare a quegli oli essenziali di Mei, chiamati anche le ‘Assolute’, che costituiscono un unicum nell’intero panorama cosmetico lo spiega Roberto Paladin, figlio della signora Adriana e oggi Ceo dell’azienda, nonché creatore delle linee di prodotto: “Fin dall’inizio abbiamo deciso di non derogare su nessun aspetto, perché l’efficacia del prodotto, e quindi del trattamento, dipende in modo assoluto dall’integrità delle materie prime e dalla correttezza dei passaggi. In questo caso, l’etica si sposa perfettamente all’estetica”.  

“Da noi, non solo tutto è naturale, ma componenti e procedimenti – spiega – sono garantiti e di alta qualità. Si parte dall’acquisto delle migliori erbe officinali, dalla raccolta fatta a mano nel momento balsamico, dall’essiccazione per quaranta giorni in ‘piramide’ nell’Appennino tosco-emiliano, area ideale perché tra due mari, dall’estrazione degli oli essenziali con gas inerti, a freddo, senza alcol, solventi o sostanze nocive per giungere alle miscele originali e uniche dove i soli emulsionanti o addensanti ammessi sono burro di karité, aloe e polpa di cetriolo. Il prodotto è talmente sicuro e dermocompatibile da essere edibile, cioè mangiabile. Ed è efficace perché penetra in profondità. Ogni nostro cosmetico è costruito intorno al principio attivo naturale e ne risulta una sorta di declinazione. Non a caso siamo partiti dalla cura dell’interno, cioè dalle tisane”. 

“Non voglio dire che noi facciamo un prodotto più naturale degli altri, anzi non è proprio questo il punto. A parità di ‘naturalezza’, se così si può dire, noi lo facciamo al massimo delle possibilità. Controlliamo tutta la filiera, dalla pianta all’olio, alla formulazione finale, e poi, facendo un paragone con la pasta al pomodoro, posso dire che abbiamo l’arte, abbiamo la fonte d’acqua, abbiamo la macina, il lievito madre, i grani antichi, i pomodori migliori e così via. Certo, facciamo sempre una pasta al pomodoro, ma cerchiamo di farla eccellente, in termini di gusto, di soddisfazione del palato e di salute. Sarà poi il cliente a giudicare. In ogni caso, i nostri prodotti non si limitano a non fare male ma fanno proprio bene”, aggiunge. 

“Offriamo un’esperienza a 360 gradi: creme, integratori, tisane, long drink, finger food, percorsi benessere nelle Spa e phitomassopodia con lo strigile, strumento usato nelle terme romane e rimesso a punto per noi dal professor Giuseppe Mazzocco. E tutti gli operatori vengono formati da nostri specialisti in sede o presso le strutture dei clienti”, sottolinea. 

Grazie ai suoi prodotti, ai suoi oli speciali e ai suoi trattamenti di bellezza, oggi Mei è in crescita nel settore delle spa e degli hotel di lusso. Presente in circa 500 strutture tra Italia, Germania, Svizzera, Austria, Regno Unito, Emirati Arabi e Oman, approderà prossimamente negli Stati Uniti, a Singapore e in altri paesi dell’Estremo Oriente. Da qualche mese Mei è anche a Vilnius, in Lituania, e sta per arrivare a Londra, a Bruxelles, a Muscat. E proprio in questi giorni, grazie alla partnership con Ambery Spa, gruppo operativo nella creazione e gestione di centri benerssere, Mei approda anche in Portogallo. 

“Il mercato sta andando nella nostra direzione, anzi sta venendo verso di noi. Questo non solo perché siamo stati precursori di un processo integrale di salute-bellezza, ma anche perché siamo in sintonia con le diverse culture del benessere, da quella che vige nei paesi del Centro Europa (Svizzera, Austria, Olanda etc.) dove le persone, tra un impegno e l’altro, utilizzano normalmente mezza giornata per ristorarsi e curarsi nelle spa, a quella nostrana legata al concetto di vacanza, a quella dei paesi orientali, a dire il vero ormai stanchi dei soliti brand mondiali. La sovraesposizione ha sortito questo effetto. A mio parere, sta nascendo un’attenzione per i brand indy e non da multinazionale”, osserva. 

“A proposito del cambiamento in atto, è interessante notare che spesso i nostri clienti (gestori di spa o di beauty center per l’estetica professionale) diventano nostri partner. Alcuni optano per questa soluzione da subito, altri vi arrivano pian piano verificando l’efficacia dei prodotti. L’andamento del mercato ci dice che manteniamo le nostre promesse di qualità. Raggiungiamo, infatti, il 100% di redemption e non abbiamo, né abbiamo mai avuto, reclami, proprio zero. Un altro nostro obiettivo – prosegue – è formare una forza lavoro di grande qualità, internazionale nella visione ma legata alla forza e alla ricchezza che viene dai territori. Speriamo molto nei giovani che sembrano apprezzare i lavori con un’impronta etica”.  

“Siamo al fianco dei gestori o dei proprietari di spa o di beauty center non solo per quanto riguarda i nostri prodotti ma su tutti i fronti. Arriviamo addirittura a consigliare in tema di architettura e di arredamento. Ma il compito principale che ci siamo dati è aumentare le competenze all’interno delle spa. Va portato in formazione tanto il manager, quanto lo spa therapist o l’estetista. Ciascun componente della squadra deve avere una conoscenza piena del processo e dei prodotti così da mettere nelle condizioni il cliente di fare una scelta consapevole. Tutti insieme debbono creare l’ambiente giusto, vasto, avvolgente in cui si possa apprezzare l’alto livello della consulenza professionale”, assicura. 

“Tutte e trenta le persone che lavorano con me in azienda sono formate e non parlo solo dei tecnici di laboratorio ma anche dei magazzinieri. Tutte contribuiscono alla qualità del processo e dei prodotti, tutte partecipano a questa avventura di cui ci riteniamo una piccola ma qualificata avanguardia”, conclude. 

 

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Manovra, Tributaristi (Int): “Ok più controlli su partite Iva ma rivedere responsabilità intermediario”

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(Adnkronos) – “Nella memoria sulla legge di bilancio inviata lunedì dall’Istituto nazionale tributaristi alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stata sollevata la problematica della responsabilità solidale in capo all’intermediario fiscale con il titolare della partita Iva. L’articolo 36 del ddl prevede maggiori controlli sull’attribuzione e operatività delle partite Iva, con possibile chiusura d’ufficio e relativo provvedimento sanzionatorio in capo al contribuente, ma un comma del provvedimento ha inserito, nel caso di sanzione, la solidarietà dell’intermediario, cosa che ha creato non poche preoccupazioni tra gli operatori del settore e le loro organizzazioni di rappresentanza”. E’ quanto si legge in una nota dell’Istituto nazionale tributaristi (Int).  

L’Int riporta quindi la sintesi del comma in questione: “Il contribuente destinatario del provvedimento emesso ai sensi dell’articolo 35, commi 15-bis e 15-bis.1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria pari a euro 3.000, irrogata contestualmente al provvedimento che dispone la cessazione della partita Iva… omissis… risponde in solido della sanzione di cui al primo periodo del presente comma l’intermediario che trasmette per conto del contribuente la dichiarazione di cui all’articolo 35 del citato decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n.633″. 

Questa la posizione dell’Int, espressa nella memoria: “Pur condividendo la necessità di una maggiore attenzione all’attribuzione delle partite Iva, il cui controllo sarebbe sicuramente reso più efficace attraverso la concreta interoperabilità delle banche dati della Pa e in attesa dei richiamati provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate, si evidenzia preoccupazione per il coinvolgimento in solido al contribuente dell’intermediario fiscale che abbia presentato il modulo di richiesta di attribuzione della partita Iva. Ciò non per rifuggire da eventuali responsabilità, ma per evidenziare che l’intermediario non ha strumenti per svolgere indagini, che peraltro non gli competono, né potrebbero competergli, ma ha unicamente l’obbligo, ai fini dell’antiriciclaggio, di operare l’adeguata verifica della clientela, ovviamente con analisi generiche del richiedente la partita Iva e/o con sue dichiarazioni spontanee”.  

“Pertanto – avverte – è necessario cancellare o meglio perimetrare l’eventuale responsabilità inserendo all’art. 36, come condizione di buona fede e di corretto comportamento professionale, l’esecuzione dell’adeguata verifica del cliente ai sensi della normativa sull’antiriciclaggio. Non è sufficiente, infatti, che nella relazione al ddl si faccia, come mero esempio delle azioni da porre in essere per evitare comportamenti scorretti ed evitare il rischio della solidarietà delle sanzioni erogate, il riferimento alla suddetta adeguata verifica della clientela. Per cui si ritiene necessario eliminare dalla norma la solidarietà dell’intermediario o quantomeno inserire al comma 2 dopo le parole ‘decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n.633’, le seguenti parole: ‘salvo sia stata effettuata l’adeguata verifica della clientela’”. 

Il presidente dell’Int, Riccardo Alemanno, ha inoltre dichiarato: ”Comprendo e condivido le finalità di una maggior attenzione nell’attribuzione della partita Iva; sarebbe però opportuno, quando una norma contempla il coinvolgimento e la responsabilità dell’intermediario fiscale, che siano preventivamente coinvolte le organizzazioni di rappresentanza di tale figura professionale, al fine di individuare indicazioni operative praticabili per le finalità della norma stessa, evitando di esporre il professionista a rischi collegati ad accadimenti futuri non conoscibili e a comportamenti di terzi dei quali non può essere ritenuto responsabile, salvo, ovviamente, emergano suoi coinvolgimenti da atti giudiziari”. 

 

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Manovra, Cida: presentati emendamenti alla commissione bilancio Camera

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(Adnkronos) – Cida, la rappresentanza sindacale per la dirigenza e le alte professionalità di tutti i settori socio produttivi, pubblici e privati, ha inviato oggi gli emendamenti di modifica alla Finanziaria 2023 alla Commissione Bilancio della Camera dei deputati. Gli emendamenti proposti riguardano il regime fiscale sui premi di risultato e di deducibilità fiscale per i contributi versati ai Fondi di previdenza complementare e assistenza sanitaria integrativa, politiche attive, incentivi per l’impiego di personale dirigenziale, la revisione del meccanismo di indicizzazione delle pensioni, sanità e scuola  

L’invio degli emendamenti segue il colloquio che si è tenuto ieri tra il presidente Stefano Cuzzilla e il presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei deputati, Giuseppe Tommaso Vincenzo Mangialavori. Nel corso del colloquio il presidente Cida ha ricevuto rassicurazione in merito alle prossime convocazioni istituzionali, trovando nel proficuo confronto con Mangialavori la premessa per un lavoro costruttivo che vedrà Cida chiamata ai tavoli istituzionali per strutturare un dialogo soddisfacente e duraturo fra le parti.  

Durante il confronto il presidente Cuzzilla ha ribadito la preoccupazione per le modifiche apportate al sistema fiscale che colpisce nuovamente i manager, facendo presente che “siamo consapevoli di quanto i margini di bilancio siano esigui, ma l’eccessivo prelievo fiscale sui lavoratori dipendenti e le penalizzazioni sui pensionati non sono più sopportabili”. Il presidente si è, inoltre, espresso sul tema previdenziale: “il sistema pensionistico ha bisogno di una riforma organica che garantisca sostenibilità ai conti, separando previdenza da assistenza, e che consegni a chi oggi lavora legittime certezze verso il proprio futuro pen-sionistico”.  

Altre questioni affrontate, i rischi di quota 103, i pochi fondi per sanità, scuola e ricerca, la crisi energetica, la necessità di un welfare più equo e le questioni legate al mercato del lavoro, tutti temi collegati da un unico fil rouge: la competenza manageriale come chiave di volta per superare le difficoltà che da anni scuotono l’Italia in termini di efficienza ed efficacia delle politiche sociali, formative e di sviluppo 

Al termine del colloquio, Mangialavori ha espresso al presidente Cida Stefano Cuzzilla – nell’occasione accompagnato dal direttore Cida, Teresa Lavanga e dal segretario generale di ManagerItalia, Massimo Fiaschi – comprensione per le richieste presentate e ha sottolineato che saranno tenute in debita considerazione nelle valutazioni future della Commissione.  

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Federlegno, terzo trimestre 2022 in rallentamento ma per chiusura anno stime positive

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(Adnkronos) – Dopo il +24,5% registrato dalla filiera legno-arredo nel primo trimestre 2022, e il +22,2% del primo semestre 2022, il valore delle vendite della filiera è sceso a +17,7% nel periodo gennaio-settembre 2022. Questi i dati del Monitor L-A elaborato dal Centro Studi di FederlegnoArredo.  

Numeri, spiega una nota, che evidenziano come il rallentamento, seppur in un quadro complessivamente positivo, ha iniziato a farsi sentire nel secondo trimestre 2022 e si è confermato anche nel terzo, lasciando intravedere che anche il finale d’anno andrà in questa direzione . Le stime però sul complesso dei dodici mesi “potrebbero ipotizzare una chiusura a doppia cifra pari al +12%”.  

L’export della filiera, che rappresenta il 41% del totale, ha registrato a settembre 2022 un +14% sul 2021 (era +16,3% nei primi sei mesi 2022) con un valore pari a circa 3,2 miliardi di euro, mentre il mercato italiano, che rappresenta il 59% – segna un +20,5% (era +26,7% nei primi sei mesi) con un valore di 4,7 miliardi di euro.  

“Leggendo i dati del nostro Monitor, purtroppo, si conferma quanto avevamo detto e previsto nei mesi precedenti. I segnali di rallentamento c’erano e ci sono ancora e l’incertezza dello scenario geopolitico ed economico ci costringe ad essere estremamente prudenti, pur salutando con favore la chiusura d’anno con un segno positivo e che potrebbe chiudersi a doppia cifra”, commenta Claudio Feltrin presidente di FederlegnoArredo.  

Un risultato “tutt’altro che scontato” che va però letto, aggiunge “alla luce dell’effetto, ancora rilevante, dell’aumento dei prezzi delle materie prime”. Se stiamo infatti assistendo a una diminuzione del costo dell’energia, che impatta positivamente sulle produzioni particolarmente energivore come i pannelli, “al momento sono deboli – continua Feltrin- i segnali di una diminuzione dei costi delle materie prime che vanno a comporre i nostri prodotti finali. La plastica registra a ottobre su settembre un -1,6%, l’alluminio un -1,3% e il rame -1,5%. Ancora troppo poco per poter dire che la tanta auspicata inversione di rotta è alle porte”.  

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