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Colao: ‘Obiettivo sostituire carta e raccomandate con processi più rapidi’

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L’obiettivo è “far sparire la carta e le raccomandate, qualche volta ammetto che ricevo anche io multe a casa dal Comune. Tutte le volte penso al fatto che qualcuno è venuto, mi ha dovuto far firmare dei pezzi di carta, come si può rendere tutto questo un processo più rapido?”. A dirlo è stato il ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao, parlando all’intervento di apertura della Milano Digital Week. 

“Le sfide che insieme dovremo vincere sono due: la prima -ha indicato Colao- è la sfida della privacy che è importante e va mantenuta, difesa, ma che non deve impedire a questo grande ‘common good’, che sono i dati, di esprimere il loro potenziale. Quindi dovremo trovare un modo di tutelare la prima a sfruttare anche la seconda”.  

“Dobbiamo infine mantenere le spinte dal basso che arrivano dalle città, dai Comuni e dal territorio sulla digitalizzazione, ma cercare anche di realizzarlo con più armonizzazione in maniera da poter sfruttare il potenziale di dati a livello collettivo e analitico, opportunamente trattati, per avere, alla fine, migliori decisioni” ha indicato ancora Colao.  

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Zaporizhzhya, Kiev: “Presto da centrale elettricità a Russia”

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(Adnkronos) – Gli occupanti russi stanno lavorando per esportare elettricità in Russia dalla centrale nucleare di Zaporizhzhya. Lo denuncia su Telegram lo stato maggiore ucraino, rilanciato da Ukrainska pravda. 

A quanto si legge, le forze russe si stanno preparando a controllare due linee da 750 kw per pianificare lavori di ripristino in vista dell’invio di elettricità in Russia. Secondo Ukrainska Pravda i russi vorrebbero coinvolgere nei lavori 150 tecnici bielorussi.  

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Coronavirus

Covid, Bertuzzi: “Italia grande su vaccini ma non rilassarsi”

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(Adnkronos) – “L’Italia ha delle percentuali di immunizzazione” contro Covid “eccezionali, che negli Usa ci sogniamo. Vanno fatti veramente i complimenti alle autorità sanitarie, alla popolazione, a tutte le persone che sono riuscite a collaborare in questa direzione. Sono un po’ scettico su questo rilassamento generale perché, ripeto, dobbiamo veramente trovare il modo di convivere con il virus, di condurre vite normali, però non scordiamoci che non è passato”. E’ il punto di vista di Stefano Bertuzzi, Ceo dell’American Society for Microbiology e braccio destro dello scienziato Anthony Fauci in quella che è stata la task force anti-Covid della Casa Bianca, oggi ospite di un evento nella sede milanese dell’università Cattolica, l’ateneo in cui si è laureato (nel polo di Piacenza). 

Parlando all’Adnkronos Salute dell’Italia, a margine del convegno, Bertuzzi evidenzia che il Paese “ha avuto inizialmente una risposta alla pandemia di Covid-19 molto difficile, perché è stato il primo ad essere colpito”, dopo la Cina. “Ma una volta passata questa prima fase, un po’ confusa per tutti, la sua è stata una risposta fantastica. Sono stato veramente molto impressionato dai sistemi messi in piedi dal Paese per la vaccinazione”. 

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Israele, attacco terroristico a Gerusalemme: 8 morti

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(Adnkronos) –
Attacco terroristico a Gerusalemme, otto morti. Lo scrive il Jerusalem Post, aggiungendo che i feriti, nell’attentato nel quartiere di Neve Yaakov, sono dieci. L’assalitore, che secondo i media israeliani era residente a Gerusalemme est, è stato ucciso dalla polizia. Secondo il sito del Jerusalem Post, si tratta del 21enne palestinese Alkam Khairi, residente nel campo profughi di Shuafat. Il giovane, che non aveva precedenti per terrorismo, ha prima aperto il fuoco contro i fedeli all’interno della sinagoga di Ateret Avraham per la preghiera del venerdì sera e, poi, ha iniziato a inseguire le persone che cercavano di scappare. Ha quindi tentato di scappare in auto e ha sparato in direzione degli agenti della polizia israeliana. Gli agenti hanno risposto al fuoco e lo hanno ucciso. Subito dopo c’è stato un blitz delle forze israeliane nel campo profughi dove viveva il terrorista.  

Alla sinagoga del quartiere di Neve Yakoov, a Jenin, in Cisgiordania, la notizia dell’attacco sarebbe stata festeggiata con “fuochi d’artificio e spari in aria” secondo quanto riferisce il sito del Jerusalem Post. Ieri il campo profughi di Jenin è stato teatro di un blitz delle forze israeliane costato la vita a nove palestinesi. 

HAMAS – “Salutiamo l’azione jihadista e di resistenza nella città di Gerusalemme. L’eroica operazione arriva come vendetta per i martiri di Jenin” ha dichiarato il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, commentando l’attentato a Gerusalemme. “L’operazione a Gerusalemme è una risposta naturale al crimine dell’occupazione a Jenin”, ha rimarcato. 

USA – Il dipartimento di Stato americano ha condannato “l’orribile attentato”. “Il nostro impegno per la sicurezza di Israele rimane solido”, ha assicurato il portavoce Vedant Patel, spiegando che Washington è in contatto diretto con le autorità israeliane. Il portavoce ha, poi, assicurato che non ci sono per il momento cambiamenti sul programma della visita del segretario di Stato, Antony Blinken, in Egitto, Israele e Cisgiordania dal 29 al 31 gennaio. 

ITALIA – ”Il governo italiano condanna con forza il vile attentato terroristico di Gerusalemme ed esprime il suo cordoglio e la sua vicinanza allo Stato d’Israele e a tutto il suo popolo” si legge in una nota di palazzo Chigi. “Sono sconvolto dalla notizia dell’attacco alla sinagoga di Gerusalemme, durante lo Shabbat” twitta il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Un atto di terrore, ancora più orrendo nel giorno in cui commemoriamo la Shoah. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno alle vittime e ai loro cari”.  

 

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Spettacolo

Sanremo 2023, “no a Zelensky”: 40mila firme per petizione Byoblu in poche ore

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(Adnkronos) – “No alla militarizzazione del Festival di Sanremo”. Una raccolta firme, lanciata dall’emittente Byoblu sul proprio sito internet “per chiedere alla Rai che non venga ospitato il leader ucraino Volodymyr Zelensky e che sia rispettata la Costituzione, ha già raccolto in poche ore quasi 40mila firme e secondo gli organizzatori, “è destinata a crescere”.  

Byoblu ha lanciato questa petizione insieme al Comitato di Liberazione Nazionale, fondato dal giurista Ugo Mattei. Nel testo della petizione si legge, tra l’altro: “Vogliamo che sia rispettato l’articolo 11 della Carta fondamentale del nostro Paese. Esso ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”.  

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Coronavirus

Covid, l’italiano nel team di Fauci: “E’ più endemia che pandemia ma resta un problema”

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(Adnkronos) – E’ arrivato il momento di declassare Covid dallo status di emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale? “Sono cauto. Sicuramente, se fotografiamo la situazione oggi, è più endemia che pandemia. Non mi stupirebbe se gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità dicessero che non è più un’emergenza globale, ma spero non lo dicano in questi termini. Non possiamo tirare per le lunghe un’emergenza quando non è effettivamente più un problema impellente e acuto. In questo momento Covid è un problema cronico e va riconosciuto come tale, ma non è che non sia importante per questo motivo. Non so che termini useranno, ma sarà importante dal punto di vista della comunicazione come verrà presentata” questa valutazione in arrivo. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Stefano Bertuzzi, Ceo dell’American Society for Microbiology e braccio destro di Anthony Fauci in quella che è stata la task force anti-Covid della Casa Bianca, oggi ospite di un evento nella sede milanese dell’università Cattolica, l’ateneo in cui si è laureato (nel polo di Piacenza).  

Bertuzzi ha vissuto la pandemia fin dalle fasi più dure negli Usa: “avrò dormito 2 ore in 6 mesi”, sorride. Allora c’erano problemi con i test Covid e i reagenti che mancavano e decisioni cruciali da prendere. E ammette: “La situazione, dal mio punto di vista, è indubbiamente cambiata. Vedremo quali sono le raccomandazioni degli esperti Oms, che sicuramente valuteranno tutto questo nel modo più attento e responsabile possibile”, oggi nel meeting del Comitato che dovrà decidere se Covid rappresenta ancora una minaccia mondiale. “Io spero che il messaggio sia che Covid rimane una patologia a cui prestare estrema attenzione. Per esempio, il long Covid è un problema molto serio e di cui sappiamo tutto sommato abbastanza poco”. E poi ci sono “i fragili” e “il fatto che non sappiamo cosa accadrà. Insomma non è che sia tutto a posto. Secondo me sarà importante rendere più chiaro possibile alla popolazione che non è una cosa da prendere alla leggera, ma che è possibile condurre una vita in gran parte normale, con certe precauzioni. E comunque, sempre attenti: la cosa può cambiare”.  

“Anche dal punto di vista di come le persone si approcciano – ragiona Bertuzzi – se tutto è un’emergenza a un certo punto nulla diventa più un’emergenza e quindi potrebbe essere molto preoccupante”. Certo, precisa, “noi siamo qui adesso di persona a un evento, 1 o 2 anni fa sarebbe stato impensabile, saremmo stati tutti bidimensionali su uno schermo. Dall’altro lato, sono arrivato qui in metropolitana e sui mezzi pubblici la mascherina la porto ancora. Insomma, è molto diverso da prima. La vera emergenza era quando non avevamo i vaccini e non avevamo un’immunizzazione da guarigione. Dalle pandemie si esce con l’immunizzazione, che sia poi vaccinale o naturale, è comunque così”.  

Oggi Covid, analizza, “sta diventando una situazione endemica, ma il fatto che una forma virale sia endemica non vuol dire che non sia un problema. E’ solo diverso. Anche l’influenza stessa è una malattia pericolosa da tenere seriamente in considerazione – ragiona – Dire ‘è solo un’influenza’ è sbagliato, perché è una cosa seria, ha una mortalità superiore all’1% ed è significativa. Ma non è che quando inizia la stagione influenzale noi smettiamo di viaggiare o non ci incontriamo più, riusciamo a condurre una vita tutto sommato abbastanza normale. Ecco, secondo me sta veramente succedendo anche col Covid in questo momento, grazie appunto ai vaccini e al fatto che la popolazione in generale è immunizzata”.  

“Rimangono due problemi”, puntualizza Bertuzzi. “Il primo sono quei frammenti di popolazione, piccoli ma non trascurabili, rappresentati dalle persone immunocompromesse e fragili che hanno un sistema immunitario che non è in grado di rispondere. Questo è un problema, rimane un’emergenza seria. E la seconda cosa è che non sappiamo cosa accadrà. Non pensiamo che basti che noi diciamo che Covid è endemico, il problema è se il virus è d’accordo con noi. Le sue capacità virali sono state fantastiche. E’ giusto essere ancora preoccupati”, come ha ammesso il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Non sappiamo quali varianti possono emergere, potrebbero arrivarne di nuove che ricreano una situazione diversa”.  

I test a chi arriva dalla Cina – “E’ un problema difficile quello dei test Covid su chi arriva da un determinato Paese – ragiona Bertuzzi – Da un punto di vista pratico è molto difficile avere queste forme di sorveglianza perché si possono fare con certezza sui voli diretti, meno sui collegamenti. Per cui non so quanto possa effettivamente funzionare. Se il concetto è quello di prevenire nuove varianti non funziona, se è finalizzato a fare sorveglianza allora sì, ed è importante averlo. Però dal punto di vista dell’implementazione è una misura difficile, come è abbastanza difficile comprendere il fatto che si prendano” in considerazione “solo alcuni Paesi. Io non sono contrario alle misure” di questo tipo, precisa, “però bisogna essere consapevoli anche del limite di questo approccio”.  

Il richiamo di Kraken – “Negli Usa si sta prestando molta attenzione” alla variante di Sars-CoV-2 battezzata Kraken sui social, cioè XBB.1.5, “perché effettivamente sembra che abbia delle mutazioni che rendono alcune cose più complesse. La patogenicità non sembra aumentata al momento, questa è la cosa positiva. Ma – avverte Bertuzzi – più la trasmissione aumenta”, come appare essere il caso di Kraken, “più il virus circola e più può mutare. Quindi è semplicemente un po’ un richiamo a ricordarci che non ne siamo fuori dal problema Covid. Il virus circola in modo abbondante – avverte – e può sempre riservare delle sorprese. Quindi questi studi” che monitorano le varianti di Sars-CoV-2 “sono molto importanti e vanno continuati con grande attenzione, perché potrebbero verificarsi risultati indesiderati significativi”.  

Il futuro dei vaccini – Guardando al futuro, i vaccini anti-Covid saranno annuali? “Non so esattamente quale potrà essere il quadro e il metodo di vaccinazione Covid che diventerà poi standard – riflette Bertuzzi – Ma, dal punto di vista della ricerca scientifica, mi entusiasmano particolarmente gli studi che si stanno facendo per esempio su vaccini ‘pan-coronavirus’. Cioè riuscire ad avere vaccini che possano avere uno spettro più ampio, come si sta facendo anche per l’influenza. Sono vaccini difficili” da ottenere, “però non è impossibile e in ultima analisi, se si riuscisse ad avere un vaccino pan-influenza e un vaccino pan-coronavirus, addirittura potrebbe anche non essere annuale, ma magari avere una cadenza più lunga”. La scienza ci sta lavorando, “non sono prodotti disponibili in questo momento – tiene a precisare -. E si lavora anche ai vaccini mucosali. Quello che sta succedendo adesso è che il virus sembra avere una fantastica capacità di replicazione nelle vie nasali e respiratorie superiori, nelle mucose” di naso e bocca, “mentre è molto più lento nei polmoni. Infatti, vediamo principalmente infezioni delle vie superiori anche per quei casi in cui c’è una rottura della barriera immunitaria. E di conseguenza si ritiene che i vaccini spray, come per l’influenza, potrebbero essere particolarmente significativi. Purtroppo non si sono ancora trovati sistemi per generare una risposta immunitaria stabile sufficiente. Però la trovo una via da esplorare”.  

“Non rilassiamoci” – Tornando al presente, “l’Italia ha delle percentuali di immunizzazione” contro Covid “eccezionali, che negli Usa ci sogniamo – dice Bertuzzi – Vanno fatti veramente i complimenti alle autorità sanitarie, alla popolazione, a tutte le persone che sono riuscite a collaborare in questa direzione. Sono un po’ scettico su questo rilassamento generale perché, ripeto, dobbiamo veramente trovare il modo di convivere con il virus, di condurre vite normali, però non scordiamoci che non è passato”. Il
Paese “ha avuto inizialmente una risposta alla pandemia di Covid-19 molto difficile, perché è stato il primo ad essere colpito”, dopo la Cina. “Ma una volta passata questa prima fase, un po’ confusa per tutti, la sua è stata una risposta fantastica. Sono stato veramente molto impressionato dai sistemi messi in piedi dal Paese per la vaccinazione”.
 

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Intercettazioni indirette, proposta di Fi: “No ad arresto senza riscontro”

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(Adnkronos) – Il tema delle intercettazioni continua a essere centrale nella maggioranza di governo, dopo il dibattito scaturito dalle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Alla Camera approda una nuova proposta di legge, targata Forza Italia, che punta a introdurre una stretta per le cosiddette intercettazioni ‘indirette’. “Se due persone al telefono parlano di una terza persona, accusandola di un reato, questa non può finire in carcere”, spiega all’Adnkronos il deputato forzista Tommaso Calderone, illustrando i contenuti della sua proposta. 

“Con questa pdl la conversazione ‘indiretta’ ha un valore probatorio affievolito. Ovvero, non è più sufficiente, come elemento probatorio, per arrestare una persona. Sono necessari i riscontri. Se Tizio e Caio, intercettati, dicono che Sempronio prende una tangente, con la nostra legge questa conversazione indiretta necessita di un riscontro: da sola, quella intercettazione non può essere rimessa al potere discrezionale del giudice”. La proposta di Forza Italia introduce inoltre “una nuova fattispecie di reato” che prevede “una pena per gli agenti delle forze dell’ordine che non trascrivono le intercettazioni a favore di un indagato”. 

Altro tema caldo è la questione della separazione delle carriere, cavallo di battaglia di Forza Italia. Sia il partito azzurro che la Lega hanno presentato diverse proposte di legge sulla materia. Calderone di Forza Italia ha firmato una di queste, presentandola a Montecitorio lo scorso 24 gennaio. Nell’incontro con il ministro Nordio, la premier Giorgia Meloni ha toccato la questione della separazione delle carriere ma ha rimarcato che il nodo andrà affrontato nell’ambito di una riforma organica della giustizia e non con iniziative ‘spot’. Le vostre pdl vanno interpretate come un ‘pressing’ nei confronti della presidente del Consiglio? “Assolutamente no”, risponde Calderone all’Adnkronos.  

“Forza Italia ha sempre parlato di separazione di carriere. E’ stato sempre uno dei progetti principali di Fi, ci mancherebbe altro. Oltretutto, la separazione delle carriere è uno dei punti del programma elettorale del centrodestra. Abbiamo solo presentato una proposta di legge in linea con quanto detto in campagna elettorale e in linea con le idee garantiste e liberali del nostro presidente Silvio Berlusconi”. “La giustizia va riformata. Su questo siamo tutti d’accordo, ci stiamo lavorando tutti. Si troverà una sintesi pur con anime diverse”, conclude il parlamentare forzista. 

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Ucraina, Zelensky: “Servono almeno 300 tank”

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(Adnkronos) – “Ci servono 300 o 500 tank ora”. E’ quanto ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una intervista a Sky News Uk. Da usare, aggiunge, “per portare avanti un’offensiva sul nostro territorio, la nostra terra. Servono veicoli corazzati per proteggere la nostra gente”. Zelensky ha ringraziato i Paesi che hanno fornito i tank, ma ha ricordato che qualche volta ci vogliono “mesi” per l’arrivo delle armi promesse. “Non do la colpa a nessuno, ma io mi sento sollevato solo quando le armi, dateci dagli alleati, sono effettivamente usate dal nostro esercito”, ha spiegato.  

RUSSIA – Per arrivare alla fine della guerra in Ucraina “molto rapidamente” è sufficiente che il presidente americano Joe Biden “dia istruzioni” in tal senso a Kiev, ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citando le parole di Donald Trump. Certo, “non è questione di un giorno, o neanche di due”, ma quello che fa il regime di Kiev “è in larga misura nelle mani di Washington”, ha affermato. Ma in questo momento è chiaro che il presidente americano “non vuole usare la sua influenza” sull’Ucraina per arrivare alla fine del conflitto, ma al contrario ha scelto la strada dell’invio di altre armi all’Ucraina”.  

GERMANIA – “Noi sosteniamo l’Ucraina, ma non siamo in guerra” ha detto la vice portavoce del governo tedesco Christiane Hoffmann replicando alle critiche di Mosca per le parole della ministra degli Esteri, Annalena Baerbock, che, nel mezzo delle tensioni interne alla Nato per la vicenda dei carri armati, aveva detto “stiamo combattendo una guerra con la Russia, non tra di noi”. “La Nato e la Germania non sono parti belligeranti in questa guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”, ha aggiunto la portavoce, sottolineando che, dal punto di vista del diritto internazionale, la Germania non è parte del conflitto. 

Le dichiarazioni arrivano dopo che la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha chiesto all’ambasciatore tedesco in Russia di chiarire la posizione di Berlino in merito al conflitto in Ucraina, sottolineando la “contraddizione” tra le parole della ministra degli Esteri e la posizione ufficiale di Berlino.  

POLONIA – Da Varsavia arriveranno a Kiev anche 60 carri armati PT-91 oltre ai Leopard di fabbricazione tedesca. Lo ha annunciato il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Andriy Yermak, in un post su Telegram: “La Polonia invierà all’Ucraina 60 carri armati PT-91 Twardy, oltre ai quattordici Leopard 2 precedentemente annunciati. Grazie ai nostri alleati. Schiacceremo il nemico”. Yermak ha poi ricordato su twitter le vittime della Shoah nel giorno della memoria: “Quella tragedia avrebbe dovuto servire da monito per prevenire ulteriori crimini contro l’umanità, ma oggi, nel centro dell’Europa, è in atto un genocidio di ucraini. Non perdoneremo né dimenticheremo mai nulla”, ha ribadito. 

IL FRONTE DEL DONETSK – “La situazione al fronte, e in particolare nella regione di Donetsk, vicino a Bakhmut e Vuhledar, rimane estremamente grave” ha dichiarato nel suo consueto messaggio serale il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Gli occupanti non stanno solo prendendo d’assalto le nostre posizioni, stanno deliberatamente e metodicamente distruggendo queste città ed i villaggi intorno. Artiglieria, aviazione, missili. L’esercito russo non ha carenza di mezzi di distruzione. E può essere fermato solo con la forza”.  

ATTACCO A KHERSON – Le forze russe hanno nuovamente bombardato Kherson e l’area circostante, uccidendo due civili e ferendone tre. Lo rende noto l’amministarzione militare della regione di Kherson, citata da Ukrainska Pravda. Nel quartiere di Suvorosky a Kherson, è stata colpita un’automobile dove viaggiava una coppia. La donna è morta sul colpo, mentre l’uomo è rimasto ferito. Nel villaggio di Komyshany, un bombardamento russo ha ucciso una donna di 25 anni e ferito altre due persone.  

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Ucraina, Germania a Russia: “Sosteniamo Kiev ma non siamo in guerra”

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(Adnkronos) – “Noi sosteniamo l’Ucraina, ma non siamo in guerra”. Così la vice portavoce del governo tedesco Christiane Hoffmann replica alle critiche di Mosca per le parole della ministra degli Esteri, Annalena Baerbock, che, nel mezzo delle tensioni interne alla Nato per la vicenda dei carri armati, aveva detto: “Stiamo combattendo una guerra con la Russia, non tra di noi”.  

“La Nato e la Germania non sono parti belligeranti in questa guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”, ha aggiunto la portavoce, sottolineando che, dal punto di vista del diritto internazionale, la Germania non è parte del conflitto.  

Le dichiarazioni arrivano dopo che la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha chiesto all’ambasciatore tedesco in Russia di chiarire la posizione di Berlino in merito al conflitto in Ucraina, sottolineando la “contraddizione” tra le parole della ministra degli Esteri e la posizione ufficiale di Berlino.  

Mercoledì sera, il cancelliere Olaf Scholz ha risposto a una domanda all’emittente pubblica Zdf sulla consegna di carri e il coinvolgimento nel conflitto. “No, assolutamente no”, ha dichiarato. “Non ci deve essere guerra tra Russia e Nato”.  

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Ucraina, Crosetto: “Impedire carri russi a Kiev unico modo per fermare III guerra mondiale”

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(Adnkronos) – “Sto vivendo questo periodo con grande difficoltà personale, sono visto come quello delle armi, quello che vuole la guerra. Secondo me la III guerra mondiale inizierebbe nel momento in cui i carri armati russi arrivassero a Kiev e ai confini dell’Unione Europa: chi dice qualcosa di diverso non conosce la realtà. Impedire che questo accada, è l’unico modo per fermare la III guerra mondiale”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto a Roma all’evento ‘Prospettive europee per una difesa comune’. 

“C’è la strana idea per cui c’è uno Stato di cui non ci importa nulla, che ci sta rompendo le scatole. Che col fatto di essere in pace, ci sta obbligando a fare cose che non dovremmo fare, che è colpa di quello Stato se sale l’inflazione. Quello Stato è stato invaso. Non c’è un angelo o un diavolo, non stiamo dando giudizi. Nessuno ce l’ha con la popolazione russa – ribadisce Crosetto – non esiste una guerra fra Italia, Europa, Nato e la popolazione russa: esiste una coalizione internazionale che sta aiutando un Paese aggredito. Lo dobbiamo fare e lo stiamo facendo per evitare che una crisi iniziata in modo folle possa esplodere”. 

Quindi il titolare della Difesa ha annunciato che “la prossima settimana potrebbe nascere un nuovo decreto sugli aiuti all’Ucraina”. 

 

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Coronavirus

Covid, Iss: rischio forme gravi 7 volte maggiore per non vaccinati mai infettati

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(Adnkronos) – Il vaccino anti-Covid si conferma un importante scudo contro i peggiori esiti in tutte le fasce di età, ma anche le infezioni pregresse influiscono. Il rischio di malattia grave per la popolazione con età maggiore di 12 anni e senza una diagnosi pregressa di infezione da Sars-CoV-2 è approssimativamente 7 volte più alto nei non vaccinati rispetto ai vaccinati. Lo indica l’Istituto superiore di sanità nel report esteso su Covid-19, che da questa settimana non valuterà solo l’impatto della vaccinazione, ma anche quello dell’infezione pregressa e sarà aggiornato su base mensile. 

Il rischio di infezione Covid e di malattia grave è influenzato, dunque, sia dallo stato vaccinale che dalle infezioni pregresse. Il rischio assoluto di infezione e di malattia grave è maggiore nelle persone non vaccinate e che non hanno mai avuto una pregressa diagnosi. In generale si osserva che le persone con immunità ibrida (ovvero con infezione pregressa e vaccinazione), sono a minor rischio di infezione da Sars-CoV-2 e di incorrere in una forma grave di Covid-19. E che, a parità di fascia di età e di condizione di pregressa infezione, in tutte le classi di età maggiore di 12 anni si osserva una tendenza alla riduzione del rischio di malattia grave associato alla vaccinazione.  

 

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