Col. Florio: ”In Polonia per difendere spazio aereo da caccia russi”


“Qui in Polonia l’attività e’intensa, d’altronde tutte queste intrusioni o avvicinamenti da parte di velivoli russi agli spazi aerei dell’alleanza atlantica, benché sempre rimanendo su porzioni di acque internazionali, non si sono mai viste da queste parti negli anni passati. Tuttavia restiamo sereni perché preparati nel fare il nostro lavoro. E il morale è alto”. A parlare all’Adnkronos, direttamente dalla base di Malbork, in Polonia, è il colonnello Salvatore Florio, comandante della Task Force Air ‘White Eagle’ impegnata in attività di Air Policing. 

“Negli ultimi due mesi, ai comandi di quattro F-2000 ‘Typhoon’ (provenienti rispettivamente dagli Stormi dell’Aeronautica Militare 4°, 36°, 37° e 51°), abbiamo fatto 16 decolli su scramble, quindi d’allarme, la metà dei quali solo nella settimana del 19-25 settembre scorsi – spiega – Ma la nostra attività di controllo è quotidiana: noi qui voliamo almeno due volte al giorno per un totale di più di 40 ore operative reali di intercettazione, che si aggiungono a oltre 250 ore operative in generale volate nei cieli polacchi o nelle acque internazionali all’interno dei confini dello spazio aereo polacco”.  

Nella base Nato polacca, dove ad oggi lavorano più di 100 italiani e 29 polacchi, i “nostri” piloti dell’Aeronautica Militare sono da metà luglio: “Abbiamo iniziato l’attività reale di supporto alla Nato e alla Polonia il primo agosto – racconta il colonnello – Nel momento in cui si verifica una violazione degli spazi aerei o vengono segnalati dei velivoli che non seguono le norme della navigazione riconosciute internazionalmente, veniamo chiamati per intervenire e andare a verificare la situazione. E’ lo stesso lavoro che facciamo in Italia, ma mentre da noi nella maggior parte dei casi si tratta di velivoli civili che hanno perso il contatto radio, qui può capitare di identificare aerei che volutamente non mantengono il contatto radio o che in qualche modo stanno commettendo delle infrazioni rispetto alle regolamentazioni in acque internazionali; andiamo quindi a verificare chi sono. Nello specifico, si tratta quasi sempre di caccia o velivoli da trasporto russi”.  

I piloti della Task Force Air decollati su allarme in questi mesi da quello che ad oggi, con il conflitto in corso, è uno dei territori più attenzionati per la sua vicinanza con l’Ucraina e per il ruolo giocato in prima linea nell’accoglienza dei profughi in fuga dai bombardamenti, hanno intercettato numerosi velivoli militari russi impegnati in attività fuori dal confine di Kaliningrad in acque internazionali: caccia come Sukhoi 24 Fencer, Sukhoi 27 e 30 Flanker, ma anche di altre tipologie come l’Ilyushin-20. Tutti velivoli impegnati in attività giudicate dalla Nato potenzialmente pericolose per i paesi membri dell’Alleanza Atlantica. 

“Una volta che portiamo le informazioni acquisite al Centro di comando e controllo – spiega ancora il colonnello Florio all’Adnkronos – riceviamo indicazioni di seguirlo e verificare che, una volta completata la sua rotta, rientri verso casa. Il nostro impegno qui non cambia dal lavoro che l’Aeronautica Militare fa quotidianamente. Non c’è un addestramento specifico per questo tipo di missioni, sicuramente – come in questo caso – la vicinanza al confine rende praticamente nulli i margini di errore e richiede una professionalità ed una attenzione massima”.  

Come si lavora a un passo dal conflitto, con una minaccia nucleare affatto lontana? “Qui viviamo il clima con la serenità che dei professionisti possono avere. Sono sicuro – dice ancora il comandante della ‘White Eagle’ – che tutti sanno che se sono qui sono stati messi nelle condizioni di essere qui, di operare in maniera sicura e migliore possibile”. 

(di Silvia Mancinelli) 

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