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Salute e Benessere

Clima, 4% mortalità estiva attribuibile a isole di calore urbane, studio

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Oltre il 4% dei decessi che si registrano nelle città europee durante i mesi estivi è dovuto alle isole di calore urbane e un terzo di queste morti potrebbe essere evitato raggiungendo una copertura arborea del 30%. Lo spiega uno studio pubblicato su ‘The Lancet’ e condotto dall’Istituto di Barcellona per la salute globale (ISGlobal), sostenuto dalla Fondazione ‘la Caixa’. I risultati della ricerca evidenziano i benefici sostanziali di piantare più alberi nelle città per attenuare l’impatto del cambiamento climatico. “Le previsioni basate sulle emissioni attuali indicano che le malattie e i decessi legati al calore diventeranno un onere maggiore per i nostri servizi sanitari nei prossimi decenni”, afferma Tamara Iungman, ricercatrice di ISGlobal e prima autrice dello studio.

Un team internazionale guidato da Mark Nieuwenhuijsen, direttore dell’Iniziativa per la pianificazione urbana, l’ambiente e la salute presso ISGlobal, ha stimato i tassi di mortalità dei residenti di età superiore ai 20 anni in 93 città europee (per un totale di 57 milioni di abitanti), tra giugno e agosto 2015, e ha raccolto dati sulle temperature giornaliere rurali e urbane per ogni città. Le analisi sono state eseguite ad alta risoluzione (aree di 250 metri x 250 metri). In primo luogo, hanno stimato la mortalità prematura simulando uno scenario ipotetico senza isola di calore urbana. In secondo luogo, hanno stimato la riduzione della temperatura che si otterrebbe aumentando la copertura arborea al 30% e la mortalità associata che potrebbe essere evitata.

“Il nostro obiettivo è informare i decisori locali sui benefici dell’integrazione delle aree verdi in tutti i quartieri, al fine di promuovere ambienti urbani più sostenibili, resilienti e sani”, spiega Nieuwenhuijsen.

I risultati mostrano che, da giugno ad agosto 2015, le città erano in media più calde di 1,5°C rispetto alle campagne circostanti. In totale, 6.700 morti premature potrebbero essere attribuite alle temperature urbane più calde, il che rappresenta il 4,3% della mortalità totale durante i mesi estivi e l’1,8% della mortalità durante tutto l’anno. Un terzo di questi decessi (2.644) avrebbe potuto essere evitato aumentando la copertura arborea fino al 30%, riducendo così le temperature. Complessivamente, le città con i più alti tassi di mortalità da caldo, e quindi quelle che beneficerebbero maggiormente di un aumento della copertura arborea, sono quelle dell’Europa meridionale e orientale.

Lo studio evidenzia i benefici sostanziali di piantare più alberi nelle città, anche se gli autori riconoscono che questo può essere difficile in alcune città a causa del loro design e che la piantumazione di alberi dovrebbe essere combinata con altri interventi come tetti verdi o altre alternative per ridurre la temperatura.

“I nostri risultati mostrano anche la necessità di preservare e mantenere gli alberi già presenti, perché sono una risorsa preziosa e la crescita di nuovi alberi richiede molto tempo. Non si tratta solo di aumentare gli alberi in città, ma anche di capire come sono distribuiti”, sottolinea Nieuwenhuijsen.

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Padel e prevenzione, a Roma iniziativa dedicata al benessere psicofisico

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Promuovere il benessere psicofisico attraverso lo sport e le corrette abitudini sanitarie: con questo obiettivo venerdì 9 e sabato 10 giugno torna a Roma ‘Padel e Salute’, l’iniziativa promossa dall’Università Sapienza interamente dedicata alla prevenzione con visite mediche gratuite e attività ricreative e sociali. L’appuntamento con la quarta edizione della manifestazione è al Centro SapienzaSport di via Fornaci Tor di Quinto 64.

Nel corso delle due giornate – si legge in una nota – saranno offerte visite mediche gratuite e postazioni di counseling psicologico e sanitario nel “Villaggio della Salute”, una tensostruttura di 400 mq allestita per l’evento e curata dai professionisti dell’area di Scienze della salute delle Facoltà mediche di Sapienza ospiterà le 23 le branche specialistiche presenti: senologia, endocrinologia, ginecologia, proctologia, urologia, andrologia, salute orale, oculistica, odontoiatria pediatrica, pediatria, nutrizione clinica, dermatologia, cardiologia, otorinolaringoiatria, chirurgia generale, chirurgia vascolare, angiologia, fisiatria, medicina interna, immunologia clinica, gastroenterologia, medicina dello sport, radiologia.

Le visite si terranno il 9 giugno (dalle ore 14 alle 19) per studenti e personale della Sapienza, del Policlinico Umberto I e del Policlinico Sant’Andrea, e il 10 giugno (dalle 9 alle 19) per tutti i cittadini. Ricco anche il programma sportivo del week-end con i tornei conclusivi di ‘Padel e Salute’, tornei amatoriali, dj set e musica dal vivo. L’evento nasce dalla collaborazione tra Sapienza Università di Roma, le aziende ospedaliere – universitarie Policlinico Umberto I e Policlinico Sant’Andrea e l’Associazione culturale Capire per Prevenire che promuove la divulgazione medico-scientifica in ambito della prevenzione medica.

“La promozione dei corretti stili di vita – dichiara la rettrice Antonella Polimeni – è un’azione necessaria, un dovere a cui le Istituzioni, ognuna con le proprie competenze, sono chiamate a favore di ogni individuo e della collettività tutta. Le competenze che medici e psicologi dell’area delle Scienze della salute mettono a disposizione gratuitamente conferma la linea che Sapienza sta portando avanti nella direzione di offrire alla propria comunità e al territorio servizi di alta qualità che possano creare valore sociale. L’iniziativa ‘Padel e Salute’, ormai alla quarta edizione, cresce e si consolida, resa più forte da un coinvolgimento sempre più ampio delle diverse anime di Sapienza: non solo un week-end di sport e salute, ma un vero e proprio appuntamento per il benessere psicofisico”.

“Questo evento – spiega il direttore generale del Policlinico Umberto I Fabrizio d’Alba – è divenuto l’appuntamento per eccellenza con la prevenzione. Un impegno che vede il nostro ospedale sempre più coinvolto e partecipe grazie soprattutto alla collaborazione fattiva dei nostri medici. Sono loro infatti – medici, specializzandi, operatori sanitari – il motore attivo di questa campagna di prevenzione e sensibilizzazione, che ci vede schierati insieme alla Sapienza in un evento che sottolinea ancora di più l’importanza ed il valore di queste due strutture ricche di professionalità e competenza a disposizione della sanità pubblica”.

Manifestazioni come ‘Padel e Salute’ “sono occasioni importanti – sottolinea il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea Daniela Donetti – per promuovere una cultura della salute, che passi per lo sport, l’adesione alle campagne di prevenzione, l’attenzione al proprio benessere psicofisico e l’adozione di uno stile di vita sano. Ogni giorno nei nostri policlinici universitari vediamo la scienza fare passi da gigante per la cura delle malattie, ma ciascuno di noi resta il miglior giocatore in campo per la propria salute”.

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Ricerca: nuova tecnica per diagnosi celiachia ‘nascosta’, studio Napoli

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Una nuova tecnica – per la misurazione e la caratterizzazione di specifici linfociti, che infiltrano la mucosa intestinale – in grado di migliorare la capacità di diagnosi dei pazienti con celiachia potenziale, un particolare sottogruppo di pazienti i cui esami danno risultati sierologici tipici della celiachia anche se il quadro istologico intestinale è normale o solo lievemente alterato, e che possono o meno presentare sintomatologia clinica. Questo l’importante risultato raggiunto da un gruppo di ricercatori dell’università degli Studi di Napoli Federico II attraverso un progetto di ricerca finanziato dall’Associazione italiana celiachia (Aic).

Lo studio, pubblicato sul ‘Journal of Immunological Methods’ è il risultato di un progetto finanziato da Aic, è stato condotto da Antonella Marano, Riccardo Troncone, Valentina Discepolo, Mariantonia Maglio. Se validata ulteriormente in studi clinici su coorti più ampie di pazienti, tale metodologia – riferisce una nota – potrà essere impiegata per raffinare la capacità diagnostica della celiachia potenziale e, in generale, dei casi di celiachia con diagnosi difficile.

La tecnica sviluppata dai ricercatori parte dalle osservazioni di specifiche cellule nelle biopsie duodenali, pertanto non prescinde né sostituisce la biopsia come strumento diagnostico, ma potrà essere impiegata per confermare la diagnosi nei casi dubbi o difficili come quelli della celiachia potenziale. Come ulteriore valore promettente dello studio si evidenzia che i campioni raccolti per questa tipologia di analisi possono essere conservati a lungo ed essere usati e interrogati anche in futuro per altri scopi o studi o conferme sul paziente, costituendo una banca dati preziosa.

“La celiachia potenziale resta ancora molto difficile da diagnosticare e porta con sé una serie di aspetti da chiarire come la sua prevalenza, la presentazione clinica e la sua evoluzione, e soprattutto le indicazioni sul trattamento terapeutico. Per questo siamo particolarmente soddisfatti del risultato raggiunto dal gruppo di ricerca che ha condotto lo studio finanziato da Aic, i cui benefici per i pazienti celiaci appaiono già molto chiari”, dichiara Rossella Valmarana, presidente dell’Associazione italiana celiachia. “Il grande valore di questa metodologia è che si basa su tecniche già in uso in diversi centri di diagnosi, favorendone quindi una facile applicazione una volta che sarà validata in studi clinici successivi, permettendo dunque di migliorare la diagnosi di celiachia potenziale e facilitare quelle diagnosi di celiachia che ancora oggi sono particolarmente difficili”.

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Tumori, nuove linee guida Ue su interventi al polmone, italiano guida team

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Al Congresso europeo di Chirurgia toracica (Ests), in corso a Milano fino al 6 giugno, Giuseppe Cardillo, direttore della Uoc Chirurgia Toracica dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e Rene Petersen, professore di Chirurgia Cardiotoracica all’Ospedale Rygshospitalet di Copenhagen, hanno presentato le prime linee guida europee sul trattamento chirurgico delle neoplasie polmonari a vetro smerigliato. Lo studio, frutto del lavoro del team formato da 11 ricercatori europei e da uno studioso cinese, è stato accettato sulla rivista ‘European Journal of CardioThoracic Surgery’ (Ejcts).

“Le nuove linee guida europee rappresentano una pietra miliare nel trattamento di questi noduli, il cui riscontro può essere occasionale oppure può avvenire nell’ambito dei programmi di screening del tumore polmonare – afferma Narciso Mostarda, direttore generale dell’Azienda Sanitaria San Camillo-Forlanini – siamo orgogliosi che alla guida del gruppo di esperti e in rappresentanza del nostro Paese, ci sia il professor Cardillo, a cui va tutta la stima dell’azienda per questo importante passo in avanti per la ricerca”.

“I tumori polmonari a vetro smerigliato, detti anche ‘ground glass opacities’, sono noduli del diametro massimo di 3 centimetri, che non sono completamente solidi ed hanno una componente cosiddetta ‘a vetro smerigliato’, evanescente – spiega lo studio – Per questo motivo, tali noduli sono definiti subsolidi, categoria che include sia i noduli misti, con componente sia solida che a vetro smerigliato, che i noduli puri a vetro smerigliato, senza componente solida. I noduli subsolidi sono più frequentemente tumori rispetto ai noduli solidi, però hanno una prognosi decisamente migliore, con una sopravvivenza a distanza che puo’ raggiungere il 90%-100%. In pratica individuare e trattare un nodulo subsolido equivale a salvare la vita dei nostri pazienti”.

“Gli interventi chirurgici per rimuovere i tumori polmonari in stadio precoce, come nella maggioranza dei casi dei noduli subsolidi, sono eseguiti con tecniche mini-invasive che prevedono l’utilizzo di uno o due buchi (di circa 1-2 cm di diametro) mediante tecnologie avanzate guidate dal robot o mediante toracoscopia. Queste tecniche, risparmiando al paziente un taglio di circa 15 centimetri sulla parte toracica, permettono di effettuare anche interventi complessi ed asportazioni molto limitate di polmone, salvaguardando la porzione sana dell’organo”, ricorda lo studio.

“Le linee guida europee hanno documentato che la classica lobectomia può essere sostituita in questo tipo di tumori da una segmentectomia, ovvero una resezione parziale del lobo polmonare, un intervento di gran lunga meno invalidante. Ciò consente un più rapido ritorno alle consuete abitudini del paziente in assenza o quasi di deficit respiratorio post-operatorio, pur mantenendo i principi di radicalità oncologica. I pazienti dovranno affidarsi agli specialisti dei gruppi multidisciplinari che trattano i tumori polmonari, che alla luce delle nostre linee guida, decideranno il migliore trattamento per il singolo paziente”, conclude Cardillo.

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Medicina, lunedì è il giorno degli infarti fatali, +13%

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Gli infarti gravi e fatali sono più comuni di lunedì. A inizio settimana, infatti, “il rischio di subire un attacco cardiaco letale è superiore del 13% rispetto al previsto”. Lo dimostra una ricerca irlandese appena uscita. Lo studio è stato condotto dai medici del Belfast Health and Social Care Trust e del Royal College of Surgeons in Irlanda, e appena presentato dalla British Cardiovascular Society (Bcs). I medici hanno analizzato i dati di 10.528 pazienti ricoverati in ospedale tra il 2013 e il 2018 con il tipo più grave di infarto: un infarto del miocardio con sopra-slivellamento del segmento St (Stemi) che si verifica quando un’arteria coronaria principale è completamente bloccata.

“I ricercatori hanno riscontrato un picco di infarti Stemi all’inizio della settimana lavorativa, con una maggiore incidenza il lunedì – commenta Giovanni Esposito, professore di cardiologia alla Federico II di Napoli e presidente nazionale Gise, la Società italiana di cardiologia interventistica – Un dato che possiamo riscontrare anche in Italia, peraltro. In precedenti studi è stato evidenziato che a giocare un ruolo determinante sarebbe il ritmo circadiano, che regola il ciclo del sonno e della veglia. In effetti, a inizio settimana tendono ad associarsi tre importanti fattori di rischio cardiovascolare strettamente legati al ritmo circadiano: carenza di sonno, orari ‘sballati’ e stress di inizio settimana. Si tratta di una sorta di jetlag sociale, che va ad aumentare il rischio infarto nei soggetti più vulnerabili”.

Insomma, al lunedì è facile che ‘sballino’ i cosiddetti orologi biologici periferici presenti in quasi tutti gli organi, cuore compreso. Lo stile di vita del fine settimana, frequente non solo nei più giovani, inoltre, può portare un incremento della pressione o degli zuccheri e lipidi nel sangue. “Ridurre questo rischio non è così difficile – aggiunge Esposito – rispettare le buone regole di vita quotidiana, alimentari e di attività fisica, assumere le terapie corrette agli orari appropriati, e magari prendere l’inizio della giornata e della settimana con calma, cercando di ridurre almeno lo stress”.

Un aumento degli accessi per infarto potenzialmente letale rende fondamentale che la ricerca continui a far luce su come e perché si verifica questo fenomeno. “Questo studio – conclude il presidente Gise – si aggiunge alle già numerose evidenze sulla tempistica degli attacchi di cuore particolarmente gravi, ma ora dobbiamo comprendere meglio quali siano i fattori che rendono determinati giorni della settimana più a rischio. Questo potrebbe aiutare i medici a mettere in atto strategie e approcci di intervento in grado salvare più vite in futuro”.

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“Lunedì giorno di infarti fatali”, lo studio su oltre 10mila pazienti

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La ricerca condotta in Irlanda. A inizio settimana coincidono carenza di sonno, orari 'sballati' e stress: +13% di rischio rispetto al previsto

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Gli infarti gravi e fatali sono più comuni di lunedì. A inizio settimana, infatti, “il rischio di subire un attacco cardiaco letale è superiore del 13% rispetto al previsto”. Lo dimostra una ricerca irlandese appena uscita. Lo studio è stato condotto dai medici del Belfast Health and Social Care Trust e del Royal College of Surgeons in Irlanda, e appena presentato dalla British Cardiovascular Society (Bcs). I medici hanno analizzato i dati di 10.528 pazienti ricoverati in ospedale tra il 2013 e il 2018 con il tipo più grave di infarto: un infarto del miocardio con sopra-slivellamento del segmento St (Stemi) che si verifica quando un’arteria coronaria principale è completamente bloccata.

“I ricercatori hanno riscontrato un picco di infarti Stemi all’inizio della settimana lavorativa, con una maggiore incidenza il lunedì – commenta Giovanni Esposito, professore di cardiologia alla Federico II di Napoli e presidente nazionale Gise, la Società italiana di cardiologia interventistica –, Un dato che possiamo riscontrare anche in Italia, peraltro. In precedenti studi è stato evidenziato che a giocare un ruolo determinante sarebbe il ritmo circadiano, che regola il ciclo del sonno e della veglia. In effetti, a inizio settimana tendono ad associarsi tre importanti fattori di rischio cardiovascolare strettamente legati al ritmo circadiano: carenza di sonno, orari ‘sballati’ e stress di inizio settimana. Si tratta di una sorta di jetlag sociale, che va ad aumentare il rischio infarto nei soggetti più vulnerabili”.

Insomma, al lunedì è facile che ‘sballino’ i cosiddetti orologi biologici periferici presenti in quasi tutti gli organi, cuore compreso. Lo stile di vita del fine settimana, frequente non solo nei più giovani, inoltre, può portare un incremento della pressione o degli zuccheri e lipidi nel sangue. “Ridurre questo rischio non è così difficile – aggiunge Esposito – rispettare le buone regole di vita quotidiana, alimentari e di attività fisica, assumere le terapie corrette agli orari appropriati, e magari prendere l’inizio della giornata e della settimana con calma, cercando di ridurre almeno lo stress”.

Un aumento degli accessi per infarto potenzialmente letale rende fondamentale che la ricerca continui a far luce su come e perché si verifica questo fenomeno. “Questo studio – conclude il presidente Gise – si aggiunge alle già numerose evidenze sulla tempistica degli attacchi di cuore particolarmente gravi, ma ora dobbiamo comprendere meglio quali siano i fattori che rendono determinati giorni della settimana più a rischio. Questo potrebbe aiutare i medici a mettere in atto strategie e approcci di intervento in grado salvare più vite in futuro”.

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Neuroscienziati a congresso a Ponza, tutte le novità della neuro-oncologia

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I progressi della neuro-oncologia protagonisti a Ponza, dall’8 al 10 giugno, al congresso “Incontri clinico-radiologici di neuroscienze Michela Bonamini”, che vede come responsabile scientifico Alberto Pierallini, direttore Diagnostica per immagini dell’Irccs San Raffaele di Roma. La tre giorni di dibattiti e formazione scientifica, giunta alla tredicesima edizione, in programma al Grand Hotel Santa Domitilla, sarà l’occasione per presentate importanti novità, sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico, nel campo della neuro-oncologia anche pediatrica. L’obiettivo è approfondire le conoscenze della clinica neurologica e della diagnostica per immagini.

“Verrà affrontato il tema ‘caldo’ della ipotensione liquorale spontanea, attualmente largamente sottodiagnosticato e che ha visto negli ultimi anni un intenso proliferare di nuovi approcci diagnostici e terapeutici -spiega Pierallini – Si tratta di una entità clinica causata dalla perdita di liquido cefalorachidiano (liquor), con conseguente riduzione della sua pressione. Dal punto di vista clinico, la malattia è caratterizzata da violente cefalee ortostatiche, che peggiorano quando il paziente si alza in piedi e migliorano quando si sdraia, spesso fortemente invalidanti. Può associarsi a vari sintomi neurologici legati all’affossamento a cui può andare incontro il cervello in questa condizione come rigidità del collo, nausea, vomito, vertigini, acufeni e disturbi della vista”.

Inoltre, verrà aperta una finestra sull’utilizzo dei fondi del Pnrr in sanità con particolare riguardo alla radiologia e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il Congresso, con i patrocini del San Raffaele Spa, dell’Ainr (Associazione italiana di neuroradiologia diagnostica e interventistica) e della Sirm (Società italiana di radiologia medica e interventistica), è organizzato in collaborazione con il Mebic – Medical and Experimental BioImaging Center e il provider Ecm dell’Irccs San Raffaele.

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Coronavirus

Covid, positivi primi risultati piattaforma vaccini Iss

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Sono positivi i risultati, ancora preclinici, ottenuti contro Covid-19 da un’originale piattaforma vaccinale interamente sviluppata dai ricercatori dell’Istituto superiore di sanità e basata sulla ingegnerizzazione delle vescicole extracellulari. Gli ultimi dati sono stati appena pubblicati sulla rivista ‘Npj Vaccines’ del gruppo Nature.

Nell’infezione da Sars-CoV-2, i risultati mostrano che, “utilizzando la proteina N del virus come antigene, questo metodo si è rivelato efficace nel ridurre anche più di 1.000 volte i livelli di replicazione del virus nei polmoni di topi di laboratorio, e questo effetto antivirale si è visto persistere anche a distanza di mesi dalla vaccinazione”. “Questo particolare metodo di vaccinazione – spiega Maurizio Federico, coordinatore della ricerca – consiste nell’introdurre la proteina immunogenica di interesse (antigene) all’interno delle vescicole extracellulari naturalmente rilasciate dalle cellule muscolari. Le nanovescicole così prodotte sono in grado di diffondersi in ogni distretto tissutale, inducendo una potente risposta da parte dell’immunità cellulare, in grado di eliminare selettivamente le cellule che esprimono l’antigene selezionato”.

“Uno degli aspetti più promettenti dimostrati in questi studi – sottolinea il ricercatore – riguarda proprio la capacità di questo metodo di indurre una forte e, soprattutto, duratura immunità cellulare in tessuti, come quello polmonare, che di norma lasciano penetrare con difficoltà le cellule immunitarie presenti nel sistema circolatorio. Questo è un risultato di estrema importanza – commenta – se valutato anche nella prospettiva di una applicazione contro diversi tipi di malattie oncologiche”. Sulla base di questi risultati, che promettono significative ricadute anche in oncologia, spiega Federico, si procederà ora con i test sull’uomo, mentre studi addizionali in programma stabiliranno la sicurezza della piattaforma vaccinale e la sua tollerabilità.

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Salute e Benessere

Un cartoon amato da bimbi in campo per educare al benessere

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Bing, uno dei personaggi più amati dai bimbi più piccoli, protagonista della serie animata prodotta da Acamar Films, sarà ambasciatore di salute e benessere, accanto alla Società italiana di pediatria (Sip) e ad Assonidi. Al via a giugno ‘Le buone abitudini’, una campagna, inedita in Italia, di sensibilizzazione e promozione di buone pratiche per la crescita sana e serena dei bambini.

Oltre 11 mila pediatri su tutto il territorio nazionale, circa 400 strutture tra asili nido e scuole dell’infanzia, centinaia di migliaia di famiglie con bambini in età 0-6 che seguono Bing su Rai Yoyo e su tutte le principali piattaforme di distribuzione di contenuti multimediali, saranno coinvolti in un grande progetto di sensibilizzazione su argomenti quali la nutrizione, l’importanza del gioco all’aria aperta, le principali regole di igiene e cura del bambino, l’importanza del sonno, la paura dei dottori e degli ospedali e molti altri. La prima parte della campagna – spiega una nota – sarà dedicata ai corretti comportamenti alimentari e spiegherà l’importanza, tra l’altro, di adottare una dieta ispirata al modello mediterraneo, che comprenda frutta e verdura, di rimanere costantemente idratati e di svolgere attività fisica quotidiana.

Il progetto ‘Le buone abitudini’, evidenziano i promotori, si basa sulla convinzione che il tema dell’educazione alla salute in tenera età sia un elemento imprescindibile per una società moderna, attenta al benessere delle persone e della famiglia. Un primo passo per costruire un futuro caratterizzato da cittadini adulti informati e consapevoli dell’importanza della salute psico-fisica propria e dell’intera comunità. “Siamo felici che un personaggio così amato dai bambini come Bing possa diventare, grazie a questa campagna, ‘ambasciatore’ di corretti stili di vita per aiutare i nostri figli e nipoti a crescere sani e a diventare adulti sani”, sottolinea Annamaria Staiano, presidente della Sip.

L’obiettivo di questo progetto, che vede Bing come ambasciatore, è creare un collegamento tra i diversi luoghi frequentati dai bambini nei primi anni della loro vita: la famiglia, l’asilo, lo studio del dottore, il parco giochi, la mensa scolastica. In tutti questi posti, i bambini si sentiranno affiancati nel loro percorso di crescita grazie a materiali brandizzati, oggetti, giochi ed eventi con cui verranno veicolati i messaggi del loro amico Bing e di tutti gli altri personaggi della serie animata.

La serie Bing, studiata con il supporto di specialisti per l’infanzia, pedagogisti, educatori e logopedisti, offre una rappresentazione autentica degli alti e bassi della vita tipici di un bambino in età prescolare, vista proprio attraverso i suoi occhi. Questo, che è il motivo del grande successo di Bing nel mondo e in Italia, consentirà al progetto di diffondere i messaggi con efficacia e autorevolezza – sottolineano ancora i promotori del progetto – in modo da aiutare le famiglie a gestire situazioni come la paura del dottore e degli ospedali. Situazioni che a volte sono molto complesse e che, con un amico come Bing al proprio fianco, possono diventare piccole avventure emozionanti.

“Le famiglie italiane hanno accolto Bing a braccia aperte, quindi vedere i personaggi della serie alla guida di questa campagna incredibilmente importante e di lunga durata, destinata a sostenere migliaia di famiglie in tutta Italia, è davvero fantastico”, commenta Mikael Shields, Ceo di Acamar Films. Durante la campagna di promozione alla salute e al benessere, le famiglie potranno ricevere messaggi validati dalla Sip da utilizzare per sviluppare attività divertenti e formative per adulti e bambini, come ricette adatte ai più piccoli, schede gioco da colorare e leggere, video clip da guardare su YouTube e altro. Assonidi consentirà a tutti gli asili nido associati e alle famiglie di ricevere e utilizzare i materiali della campagna per coinvolgere i bambini in momenti di gioco e di crescita in compagnia del proprio personaggio preferito.

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Coronavirus

Green Pass in tutto il mondo per favorire mobilità, accordo Ue-Oms

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Potrebbe sostituire l'attuale certificato internazionale di vaccinazione, a tutt'oggi cartaceo

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La Commissione europea e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno siglato un partenariato per la salute digitale, che mira a rendere il Green Pass, o Certificato Covid Digitale Ue, lo standard a livello internazionale per facilitare la mobilità in tutto il mondo. Per esempio, potrebbe sostituire l’attuale certificato internazionale di vaccinazione, a tutt’oggi cartaceo. Il certificato digitale Covid è stato creato dall’Ue per superare la Babele di certificati nazionali in materia di Covid-19 e facilitare così la mobilità all’interno dell’Unione, seriamente compromessa negli anni della pandemia; alcuni governi, ad esempio in Italia, lo hanno poi utilizzato anche a fini interni, ma lo strumento è nato anzitutto per superare il problema del mancato riconoscimento transfrontaliero dei test, che rendeva i viaggi all’interno dell’Unione molto difficoltosi in tempo di pandemia.

Nel corrente mese di giugno, informa la Commissione, l’Oms adotterà il sistema di certificazione digitale Covid-19 dell’Ue per istituire un sistema che “contribuirà a facilitare la mobilità globale e a proteggere i cittadini di tutto il mondo dalle minacce sanitarie attuali e future”. Si tratta, specifica la Commissione, del primo elemento costitutivo della rete globale di certificazione della salute digitale dell’Oms, che svilupperà un’ampia gamma di prodotti digitali. Il partenariato includerà una stretta collaborazione nello sviluppo, nella gestione e nell’attuazione del sistema dell’Oms, beneficiando della competenza tecnica accumulata dalla Commissione europea nel settore.

Un primo passo consiste nel garantire che gli attuali certificati digitali dell’Ue continuino a funzionare in modo efficace. Il certificato Covid digitale, o Green Pass, basato su tecnologie e standard open-source, ha consentito anche la connessione di Paesi extra Ue che rilasciano certificati secondo le specifiche Ue: oggi è già la soluzione più utilizzata nel mondo. Dall’inizio della pandemia, l’Oms si è impegnata per definire le linee guida generali per questi certificati. Per “rafforzare la preparazione sanitaria globale di fronte alle crescenti minacce per la salute”, l’Oms sta istituendo una rete internazionale di certificazione sanitaria digitale che si basa sul quadro e le tecnologie aperte dell’Ue.

Con questa collaborazione, l’Oms faciliterà questo processo a livello globale, con l’obiettivo di consentire al mondo di beneficiare della convergenza dei certificati digitali, cosa che include la definizione degli standard e la convalida delle firme digitali, per prevenire le frodi. L’Oms non avrà accesso ad alcun dato personale sottostante: questi continueranno a essere dominio esclusivo dei governi. Il primo elemento costitutivo del sistema globale dell’Oms diventa operativo in questo mese e dovrebbe essere sviluppato progressivamente nei prossimi mesi. La partnership Ue-Oms lavorerà per sviluppare tecnicamente il sistema con un approccio graduale per coprire ulteriori casi d’uso, che possono includere, per esempio, la digitalizzazione del certificato internazionale di vaccinazione o profilassi.

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Salute e Benessere

Calabria da record con 20 bandiere verdi, pediatra ‘sicurezza garantita’

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Ospita l’unica spiaggia ‘new entry’ 2023 nella famiglia delle Bandiere verdi che contraddistinguono le località balneari a misura di bimbi. E’ la Calabria, che mantiene quest’anno il primato di vessilli, con un totale record di 20 mete ideali per famiglie. Mare cristallino, spiagge con i giusti spazi per il gioco, e accoglienza per mamme, papà e baby-bagnanti, ma non solo: anche la sicurezza orienta i pediatri nella scelta delle spiagge da promuovere. Sicurezza che vuol dire anche salute, spiega Roberto Trunfio, pediatra ecografista, ospedale di Locri, coordinatore delle Bandiere verdi per la Calabria.

“Dal punto di vista turistico la Calabria con il suo primato di spiagge a misura di bambino e dei suoi familiari rappresenta una meta ideale per le prossime vacanze estive. Non solo per le sue bellezze ambientali, l’offerta turistica, la qualità del cibo, ma anche sotto l’aspetto sanitario”, assicura il pediatra. “La rete di assistenza pediatrica regionale si avvale, oltre alla presenza dei pediatri di famiglia, di 12 Divisioni ospedaliere pediatriche che coprono l’intero territorio regionale: Reggio Calabria, Locri, Polistena, Catanzaro, Lamezia, Soverato, Crotone, Cosenza, Castrovillari, Corigliano-Rossano, Cetraro-Paola”.

Ogni località con bandiera verde, spiega il medico dei bimbi, “ha vicino un ospedale di riferimento con reparto di pediatria. Ecco quali sono: per la provincia di Reggio Calabria, le località di Bianco, Bovalino, Locri, Siderno, Roccella, Caulonia” hanno come riferimento “l’ospedale di Locri; Palmi l’ospedale di Polistena, Bova Marina l’ospedale di Reggio Calabria”. Per la provincia di Catanzaro le località di “Soverato, Montepaone, Squillace, Santa Caterina dello Jonio” hanno come riferimento “gli ospedali di Soverato e Catanzaro”.

Nella provincia di Cosenza, continua l’elenco di Trunfio, “Praia a Mare ha l’ospedale di Paola-Cetraro; Crosia-Mirto, Cariati l’ospedale di Cariati. In provincia di Crotone, Torre Melissa, Cirò Punta Alice, Isola Capo Rizzuto hanno l’ospedale di Crotone”. Infine nella provincia di Vibo Valenzia, “Capo Vaticano, Nicotera hanno l’ospedale di Vibo”.

Quindi, conclude il camice bianco, “sia a livello di pediatri di famiglia, che a livello ospedaliero con i suoi ospedali hub e Spoke, la regione può offrire una qualità di assistenza ottimale. Tanto più che per potenziare la rete e migliorare la capacità di risposta alle diverse esigenze infantili è stato firmato nell’agosto 2022 un accordo con il Bambino Gesù di Roma per migliorare ulteriormente l’assistenza per i bambini con patologie. Medici, infermieri e tecnici del Bambino Gesù, assieme ai pediatri della Regione programmano settimanalmente consulenze per le varie specialità, con la presa in carico nell’ospedale della Capitale dei piccoli pazienti ad elevata complessità. In Calabria ci sono poi centri di eccellenza: le terapie intensive neonatali di Reggio, Catanzaro e Cosenza e la Chirurgia pediatrica di Cosenza. E la Rete diabetologica pediatrica della regione è un fiore all’occhiello che di fatto ha fermato la forte emigrazione sanitaria di questi pazienti rispetto al passato”.

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