Cina, test razzo ipersonico: Pechino nega. News, cosa succede


La Cina nei mesi scorsi ha testato un veicolo spaziale e non un razzo ipersonico con capacità nucleare. Lo ha sottolineato un portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, smentendo le rivelazioni del Financial Times, secondo il quale il test ha “preso di sorpresa l’intelligence statunitense”. 

“Non era un missile, era un veicolo spaziale”, ha dichiarato Zhao Lijian rispondendo in conferenza stampa a chi gli ha domandato del test. Secondo il portavoce, si è trattato di un “test di routine” allo scopo di verificare la tecnologia riutilizzabile del veicolo spaziale. 

CAMPORINI – “La Cina oggi è protagonista di una attività di ammodernamento e potenziamento delle proprie forze armate che non ha eguali: sta lavorando con grande alacrità al miglioramento e lo sviluppo delle proprie capacità militari. Ha, oltretutto, rispetto al passato, una visione espansionistica assolutamente nuova. Tutto questo dovrebbe in qualche modo allertarci” dice all’Adnkronos il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e della Difesa. 

Anche questo episodio dimostra per Camporini che c’è “una nuova corsa agli armamenti. Avviene in un contesto internazionale, purtroppo, non privo di tensioni e dove si ripropone l’eterna lotta tra il proiettile e la corazza: la storia, in fondo, è piena di sviluppi che hanno permesso di neutralizzare la difesa avversaria che a sua volta si è attrezzata per fermare la nuova arma, quindi da questo punto di vista non c’è nulla di sorprendente”. Se si pensa invece agli investimenti nelle armi, allora l’attenzione dovrebbe alzarsi.  

“Non facciamoci ingannare dalle cifre che vengono diffuse – spiega il generale Camporini – Si dice che i cinesi spendono meno della metà di quanto sborsano gli americani e quindi in realtà non costituiscono una seria minaccia nel futuro. Ma sappiamo bene che il costo della manodopera in Cina è molto più basso che in Occidente, così come il costo di ogni soldato, quindi è chiaro che anche con una spesa nominalmente inferiore, lo sforzo di ammodernamento della Cina può essere nettamente superiore. E questo deve allertare”. 

RAMPINI – ”Un evento traumatico”, un vero e proprio ”shock come fu la messa in orbita dello Sputnik sovietico” commenta all’Adnkronos il giornalista e scrittore Federico Rampini. ”Un messaggio certamente rivolto agli Stati Uniti, sono loro il bersaglio principale”, spiega, definendo il vettore ”un’altra pietra miliare nella lunga corsa della Cina per sorpassare gli Stati Uniti, anche nell’arsenale di armi strategiche”. Rampini sottolinea inoltre che ”scoprire che la Cina è così avanti” è per l’America ”un evento altrettanto importante di quello che fu la messa in orbita dello Sputnik sovietico, che fu uno shock per gli americani all’inizio della prima guerra fredda, quando si accorsero che l’Unione sovietica li stava sorpassando nella corsa allo spazio. Qui siamo chiaramente di fronte a un evento altrettanto traumatico per gli Stati Uniti” che riguarda ”missili che possono trasportare ogive nucleari”. 

Il risultato è che ”la vulnerabilità degli Stati Uniti è superiore a quanto credessero”. In libreria con il suo ultimo ‘Fermare Pechino’, edito da Mondadori, Rampini ritiene che il lancio del missile cinese abbia portato a una ”ulteriore presa di coscienza che la Cina avanza a grandi passi con un suo piano imperiale ed egemonico. E non ha più nessun complesso di inferiorità o timore reverenziale verso gli Stati Uniti”. Anzi, è una Cina che ”punta al sorpasso, alla supremazia in tutti i campi, incluso quello militare”. 

Gli Stati Uniti, già da tempo, ”investono negli scudi anti missile, la cui efficacia non è mai stata considerata al cento per cento”, prosegue Rampini. Ora gli americani ”sanno che la Cina, con questo tipo di missile, è molto più vicina di quanto credessero. E che i due Oceani, il Pacifico e l’Atlantico, si sono un po’ ristretti vista la velocità di un missile ipersonico”. Tra l’altro quella di oggi è ”una Cina che molto apertamente ed esplicitamente per bocca del suo presidente Xi Jinping teorizza che l’America è un malato terminale, il declino degli Stati Uniti è irreversibile”. Siamo di fronte a una ”Cina pronta a raccogliere l’eredità americana anche nell’ambito dell’egemonia militare”. 

”Con queste premesse non può che peggiorare il clima tra le due superpotenze”, prevede Rampini, secondo il quale ”resta da vedere cosa vorrà fare l’Europa, se continua a illudersi di voler rimanere una specie di zona neutra che fa affari un po’ con gli uni e un po’ con gli altri. Sta diventando sempre più complicato ritagliarsi una posizione autonoma”. 

Il lancio del missile ”è stato anche interpretato alla luce della tensione che circonda l’isola di Taiwan, ma un missile ipersonico con queste caratteristiche si prepara in 10 anni e non in dieci mesi”. Per Rampini, quindi, non bisogna dare una lettura troppo legata a Taiwan che ”è un altro dossier”, rispetto al quale ”i cinesi non hanno nessuna remora a esibire le proprie ambizioni di conquista e di annessione, di invasione” che ritengono ”legittime”. Perché i cinesi ”pensano che Taiwan stia alla Cina come la Catalogna sta alla Spagna”, quindi ”che gli appartiene e che nessuno debba immischiarsi dei fatti loro”. 

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