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Centomila medici in fuga da Ssn ma ‘invisibili’ per la politica

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(Adnkronos) –
In Italia 100mila medici sono pronti ad abbandonare il Servizio sanitario nazionale nei prossimi 5 anni, sempre più strutture vengono chiuse, gli stipendi non sono adeguati e lo stato di salute psico-fisica dei camici bianchi è peggiorato, ma per la politica i medici sono ‘Invisibili’, come denuncia la campagna lanciata oggi a Roma dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), in affissione e con uno spot che verrà diffuso sui social media e proiettato nelle sale cinematografiche. “La scarsa attrattività del Ssn – avverte il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli – potrebbe avere conseguenze drammatiche: se è vero che un medico su tre vuole abbandonare il Ssn, tra pensionamenti e dimissioni potremmo trovarci fra 5 anni con un ‘buco’ di 100mila medici”. 

 

Secondo i dati della Federazione Cimo-Fesmed – ricorda Fnomceo – tra il 2010 e il 2020 in Italia sono stati chiusi 111 ospedali e 113 pronto soccorso e tagliati 37mila posti letto. Nelle strutture ospedaliere mancano oltre 29mila professionisti sanitari. La stima è che già oggi, tra ospedale e territorio, manchino più di 20mila medici: 4.500 nei pronto soccorso, 10mila nei reparti ospedalieri, 6mila medici di medicina generale. La situazione potrebbe peggiorare nei prossimi 5 anni, quando andranno in pensione 41mila tra medici di famiglia e dirigenti medici (proiezioni su dati Agenas), che diventano 50mila se consideriamo tutti i medici del Ssn. 

 

A questo si aggiunge il fenomeno della fuga dagli ospedali: dal 2019 al 2021 – secondo i dati Anaao-Assomed – hanno abbandonato l’ospedale circa 8mila camici bianchi per dimissioni volontarie, perché il peggioramento delle condizioni di lavoro porta molti professionisti a voler fuggire dal Ssn oppure a voler cambiare mestiere. Situazione analoga per i medici di famiglia, che sempre più spesso ricorrono al pre-pensionamento per dedicarsi alla libera professione. Tanto che, tra pensionamenti e ‘rinunce’, in 5 anni, dal 2016 al 2021, i medici di famiglia sono passati da 44.436 a 40.769 (dati Sisac) e molti pazienti sono rimasti privi di un proprio medico di fiducia. 

 

E ancora: i numeri rilevati da Enpam mostrano 3mila pensionamenti di medici di famiglia l’anno negli ultimi 3 anni, rimpiazzati dai nuovi ingressi solo per un terzo. Eppure, secondo gli italiani, un medico non vale l’altro: a renderlo unico è il rapporto consolidato di fiducia. Tanto che, in tutti i sondaggi, la fiducia nel medico di famiglia si assesta intorno all’80%. E il 56% dei pazienti, secondo uno studio Fimmg, considera il proprio medico “speciale”. 

 

La fuga dei medici dal Ssn – sostiene la Federazione degli Ordini dei medici – è una condizione strutturale di lungo periodo, le cui ricadute sono però esplose proprio in fase pandemica. Secondo l’indagine condotta quest’anno dall’Istituto Piepoli per Fnomceo, lo stato di salute psico-fisica dei medici è peggiorato durante l’emergenza Covid: il 71% ha avvertito una crescita di stress, mentre uno su 10 ha addirittura riscontrato problemi di salute che prima non aveva. Al normale impegno quotidiano si sono aggiunti consulti e visite da remoto che hanno invaso la vita privata del 58% dei medici italiani, 3 su 4 dei quali non riescono più ad andare in ferie o anche solo a garantirsi un adeguato tempo per la vita personale. Tanto che un medico italiano su tre, potendo, andrebbe subito in pensione. E a sognare di dismettere il camice bianco è proprio la ‘fetta’ più giovane della professione: il 25% dei medici tra i 25 e 34 anni e il 31% di quelli tra i 35 e i 44 anni. 

 

A questo si aggiungono gli stipendi non adeguati: secondo uno studio Sumai-Assoprof, siamo il terzultimo Paese in Europa sul fronte delle remunerazioni dei medici, davanti solo a Portogallo e Grecia. La Spagna, quartultimo Paese della classifica, offre ai propri professionisti ben 35mila euro lordi in più all’anno. E poi l’aziendalizzazione, che considera i medici come fattori produttivi e i pazienti come voci di spesa. “In questi anni – denuncia Anelli – il Fondo sanitario nazionale è cresciuto di 14 miliardi e altri 15 sono stati previsti dal Pnrr”, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Ma neanche un euro è stato destinato ai professionisti, che sono la spina dorsale del servizio sanitario. Non servono solo risonanze magnetiche e Tac, serve anche chi le fa funzionare e chi sa leggerne gli esiti”. 

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Sanremo 2023, medico Festival: “Caso Madame? Palco specchio società”

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(Adnkronos) – “Penso che una cantante non sia diversa da molte altre persone che compongono la nostra società”. Risponde così all’Adnkronos Salute Giorgio Ardizzone, direttore del Dipartimento di emergenza-accettazione dell’Asl 1 in Liguria, medico del Festival di Sanremo, per spiegare la sua visione su un caso che ha fatto discutere molto in questi giorni: quello della mancata vaccinazione anti-Covid della cantante Madame, finita dentro un’indagine su falsi certificati per il Green Pass. 

Lo specialista – che si è occupato insieme al direttore del 118 Simone Carlini, e al direttore del Pronto soccorso Giancarlo Abregal, del Piano sanitario per la kermesse canora più importante d’Italia, piano condiviso con il responsabile sanitario della Rai, Antonio Maruccia – riguardo a Madame, fa notare che il palco di Sanremo è un po’ lo specchio della società. “Anche alcuni colleghi nostri”, medici e operatori sanitari, “non hanno voluto vaccinarsi – osserva – Non è che sia una problematica che possiamo legare al tipo di lavoro che uno fa. Ci sono purtroppo medici che non si sono vaccinati, ci saranno dirigenti che non si sono vaccinati, e allo stesso modo ci sono anche cantanti che non si sono vaccinati”.  

Certo, precisa, “l’eventuale atto di alterare la realtà è un altro paio di maniche, nel senso che allora sarebbe più giusto sostenere la propria idea, le proprie convinzioni e non certo arrivare a falsificare delle documentazioni. Questo è un altro discorso, che non dovrebbe essere mai fatto. Poi, se una persona non vuole vaccinarsi andrà incontro a quello che succederà, potrà essere fortunata o meno fortunata. Ma, appunto, quelle sono le proprie convinzioni”. 

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Covid oggi Lazio, 369 contagi e 5 morti. A Roma 232 nuovi casi

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(Adnkronos) – Sono 369 i nuovi contagi da Coronavirus oggi, 6 febbraio 2023 in Lazio, secondo i dati Covid dell’ultimo bollettino della Regione. Da ieri sono stati registrati 5 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati processati 6.598 tamponi, tra molecolari e antigenici, con un tasso di positività al 5,5%. I ricoverati sono 540, 31 in più da ieri, 20 le terapie intensive occupate e 853 i guariti da ieri. I casi a Roma città sono a quota 232. 

Nel dettaglio i numeri delle ultime 24 ore. Asl Roma 1: sono 94 i nuovi casi e 1 decesso; Asl Roma 2: sono 84 i nuovi casi e 2 i decessi; Asl Roma 3: sono 54 i nuovi casi; Asl Roma 4: sono 24 i nuovi casi; Asl Roma 5: sono 25 i nuovi casi; Asl Roma 6: sono 36 i nuovi casi e 1 decesso. 

Nelle province si registrano 52 nuovi casi. Asl di Frosinone: sono 22 i nuovi casi e 0 i decessi; Asl di Latina: sono 24 i nuovi casi; Asl di Rieti: sono 2 i nuovi casi; Asl di Viterbo: sono 4 i nuovi casi e 1 decesso. 

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Cardiologie aperte, 1.600 ore di consulenza gratis da 700 medici

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(Adnkronos) – Torna dal 12 al 19 febbraio ‘Cardiologie aperte’, l’iniziativa di prevenzione cardiovascolare promossa dalla Fondazione per il Tuo cuore dei cardiologi ospedalieri italiani Anmco per sensibilizzare sull’importanza di giocare d’anticipo contro le cardiopatie, primo killer in Italia. La 17esima edizione della campagna viene lanciata in occasione di San Valentino e mette a disposizione 1.600 ore di consulenza telefonica gratuita da parte di 700 specialisti Anmco. Per una settimana, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16, i cittadini potranno chiamare il numero verde 800 05 22 33 e fare domande alle quali risponderanno gli esperti delle strutture aderenti all’iniziativa (l’elenco degli ospedali e delle attività offerte è disponibile online sul sito www.periltuocuore.it). La campagna sarà attiva anche sui social con gli hashtag #iltempodelcuore e #cardiologieaperte. 

Entro il 2030 – ricordano i promotori – si prevedono nel mondo 24 milioni di morti all’anno per cause cardiovascolari che restano la principale causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi, con una prevalenza più elevata della media europea (7.499 casi ogni 100mila abitanti) anche a causa dell’età media particolarmente alta della nostra popolazione. Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico poiché la malattia modifica la qualità di vita. In Italia, secondo i dati Istat, la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille e il 23,5% della spesa farmaceutica italiana è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare. E’ fondamentale dunque ridurre il rischio cardiovascolare e la maggior parte degli eventi cardiovascolari è evitabile attraverso la prevenzione, sottolinea la Fondazione per il Tuo cuore che da oltre 20 anni si impegna attivamente nella ricerca e nella prevenzione cardiovascolare. 

“Le malattie cardiovascolari detengono un triste primato che deve indurre tutti noi a uno sforzo rilevante attraverso la prevenzione che è la principale arma per combatterle – afferma Domenico Gabrielli, presidente della Fondazione per il Tuo cuore dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri e direttore di Cardiologia all’Ospedale San Camillo di Roma – Queste malattie sono in gran parte prevenibili, in quanto riconoscono, accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), anche fattori modificabili legati a comportamenti e stili di vita (fumo, alcol, scorretta alimentazione e sedentarietà) spesso a loro volta causa di diabete, obesità, ipercolesterolemia e ipertensione. L’impostazione di uno stile di vita sano dovrebbe essere anticipato a partire dall’infanzia e dall’adolescenza, da qui l’importanza di campagne di sensibilizzazione già a livello della scuola primaria”. 

“La prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari – continua Gabrielli – si basa, oltre che sull’adozione e sul mantenimento di stili di vita salutari, sull’identificazione precoce e sull’adeguata gestione delle eventuali condizioni cliniche che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, anche attraverso le opportune terapie, laddove non sia sufficiente modificare gli stili di vita. Noi cardiologi suddividiamo i pazienti per categorie di rischio. Il rischio è la probabilità che il paziente ha di andare incontro a un evento cardiovascolare avverso (infarto, ictus, in alcuni casi morte improvvisa) in rapporto alle sue caratteristiche cliniche generali. Ci sono i soggetti a rischio molto elevato, elevato, moderato e a rischio più contenuto. Per ognuno l’intervento deve essere personalizzato. 

“La prevenzione – rimarca lo specialista – diventa ancora più determinante dopo la recente pandemia, poiché il Covid-19 ha agito sulle patologie del cuore a diversi livelli: nelle persone colpite dal virus ha generato infiammazioni di miocardio e pericardio, cardiopatia ischemica, ictus cerebrale, malattie a carattere trombo-embolico; ha inoltre contribuito a ritardare la diagnosi, complicando la gestione e l’aspetto di prevenzione delle malattie cardiovascolari e riducendo le ospedalizzazioni. In particolare, nei soggetti colpiti dal Covid si è riscontrato un aumento del 20-25% di tutte le malattie cardiovascolari. L’iniziativa di Cardiologie aperte rappresenta dunque a mio avviso davvero una preziosa opportunità per il cuore di tutti gli italiani”. 

“L’Anmco, con oltre 5.600 iscritti, è impegnata da oltre 50 anni sul territorio per potenziare l’operato dei propri cardiologi, fiore all’occhiello della medicina italiana nel panorama internazionale – dichiara Furio Colivicchi, presidente nazionale Anmco e direttore di Cardiologia all’Ospedale San Filippo Neri di Roma – La prevenzione cardiovascolare allunga la vita e noi dovremmo sempre, anche quando stiamo bene, consultare il nostro medico di base, tenere sotto controllo i fattori di rischio (colesterolo, pressione arteriosa, fumo) e praticare un regolare esercizio fisico, anche blando. Oggi abbiamo a disposizione armi molto potenti ed efficaci per risolvere alcuni problemi, garantire la sopravvivenza e una migliore qualità della vita ai nostri pazienti. La prevenzione cardiovascolare è dunque importantissima e va attuata il più precocemente possibile. L’iniziativa di Cardiologie aperte è una grande occasione che i cardiologi Anmco desiderano offrire gratuitamente a tutti i cittadini che lo desiderano e rappresenta un caposaldo della prevenzione cardiovascolare che la nostra associazione porta avanti da oltre 17 anni”. 

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Bassetti: “11 persone indagate per reati contro di me, viva la giustizia”

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(Adnkronos) – “Finalmente, con somma gioia, apprendo che oggi è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini, con il quale 11 persone sono indagate per i reati di stalking di gruppo ed istigazione a delinquere perpetrati nei miei confronti da parte di novax nel 2021. Viva la giustizia”. Lo twitta Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive al policlinico San Martino di Genova.  

Su Facebook, Bassetti si sofferma sul tema covid-Sanremo. “Martedì con l’inizio del Festival di Sanremo si sancirà giustamente in mondovisione la fine dell’era italica delle regole Covid-19. Niente mascherine in platea, niente green-pass, niente tamponificio dietro le quinte e niente plexiglas o altre barriere. Che tutti ne prendano esempio. Tutti! Sarà l’ennesima dimostrazione, anche per tutti quelli che non li hanno fatti e li hanno attaccati, che senza i vaccini non ci saremo arrivati”, dice. 

“Sarà un festival come tutti quelli fino al 2020, anche grazie al lavoro dei medici e degli infermieri – rimarca Bassetti – che hanno lavorato pancia a terra negli ultimi tre anni per vincere questa guerra contro il Covid. Come trovai esagerato celebrare come eroi e fantascienziati alcuni medici, portandoli in prima fila nell’edizione del 2020 (quando ancora tutto doveva iniziare), trovo oggi un errore che di tanti che saranno a Sanremo non ci saranno quelli che hanno reso possibile questo ritorno alla normalità del passato. Gratitudine e riconoscenza. Queste sconosciute…”. 

 

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Covid oggi Sardegna, 83 contagi e zero morti: bollettino 6 febbraio

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(Adnkronos) – Sono 83 i nuovi contagi da covid in Sardegna secondo il bollettino di oggi, 6 febbraio. Non si registrano invece nuovi decessi. 77 i casi diagnosticati con tampone antigenico. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 2019 tamponi. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 3 (1 in meno di ieri). I pazienti ricoverati in area medica sono 159 (+1), mentre sono 3422 i casi di isolamento domiciliare (+128). 

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Regionali, Bandecchi (Alternativa Popolare): “D’Amato ha dimenticato di essere stato alla Unicusano e del supporto che abbiamo dato alla sanità durante la pandemia”

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(Adnkronos) – Roma, 6 febbraio 2023. “Sta facendo la campagna elettorale attaccando me per un’ipotesi di reato tutta da dimostrare, mentre lui è stato condannato per aver usato indebitamente oltre 250mila euro di soldi pubblici.” Stefano Bandecchi, coordinatore nazionale di Alternativa Popolare, è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi e Emanuela Valente, su Radio Cusano Campus. 

Sulle Regionali di Lazio e Lombardia. D’amato attacca Rocca, cavalcando il caso Unicusano. “Senza l’Unicusano e senza quel grande evasore di Bandecchi (secondo le ipotesi della Guardia di Finanza) sarebbe stata una campagna elettorale più in sordina. La Gdf mi accusa di aver interpretato male una legge, che tra l’altro non ho nemmeno interpretato io, ma due studi di commercialisti, tre sindaci del Cda e due agenzie internazionali di revisione dei conti che mi danno ragione. Noi abbiamo solo applicato le leggi che applicano tutte le altre università italiane, se il problema è nostro credo che il problema sia anche delle altre università italiane. È venuta fuori una situazione imbarazzante. Io in questi giorni su Tag24.it ho risposto a D’Amato. Quando D’Amato parla di Bandecchi come se fosse il ‘mostro’, si scorda di essere stato più volte nella nostra università, si scorda che ha avuto supporto da noi perché abbiamo donato respiratori, mascherine, abbiamo supportato la ricerca, siamo partiti con il Forlanini, poi il Sant’Andrea e non mi ricordo a quali altri ospedali abbiamo elargito i famosi soldi sporchi della Cusano, come li chiamano La Repubblica e D’Amato. La cosa bella è che la Gdf ci ha contestato anche queste spese, dicendo che non sono ben chiare. Abbiamo speso 2 milioni e mezzo per il Covid, quando D’Amato dice che noi siamo il problema, mentre lui ha una condanna della Corte dei Conti a pagare 275mila euro che gli hanno contestato di aver preso indebitamente, parliamo di soldi pubblici. A me non hanno contestato niente. Probabilmente a lui dà fastidio che i candidati di Alternativa Popolare siano nella lista Rocca, ne abbiamo 4 a Roma e 1 a Frosinone, tutti professionisti che vengono dal mondo del lavoro. Sono le persone che potrebbero assicurare quel cambiamento che Alternativa Popolare rappresenta poiché rappresenta il mondo che lavora, persone che vivono la realtà di tutti i giorni. Io conosco D’Amato come uomo semplice, per bene, tranquillo, non capisco come mai ha voluto dimenticare, come mai si sia posto in questa maniera. Deve cominciare a pensare che Stefano Bandecchi non è un coniglietto, è una persona che sa leggere, sa scrivere e che sa parlare, è uno dei più grandi contribuenti italiani. Qui tutti mi hanno conosciuto, hanno usufruito della nostra università e adesso, solo per un’ipotesi di reato, tutta da verificare, D’Amato si permette di dire queste cose e di affrontare una campagna elettorale, in una Regione
dove non funziona niente, parlando di noi? Io sono entrato in politica solo per un motivo, non ho bisogno di guadagnare 170mila euro l’anno perché li guadagno in 15 giorni, io voglio fare politica per i miei nipoti, perché siamo un popolo che sta scendendo nelle graduatorie internazionali ed è un problema se l’Italia non resuscita. Non abbiamo più nascite perché non abbiamo più i soldi per farle. Alternativa Popolare sa esattamente come mantenere i figli dell’Italia, noi usiamo il cervello anziché gli slogan, nei nostri programmi c’è qualcosa di importante sia nel Lazio sia in Lombardia. Io sono anche candidato a Terni come sindaco, perché l’Italia se la vuoi cambiare ti devi esporre. Noi cerchiamo di fare la politica con gli uomini non con i soldi”.
 

Ufficio Stampa 

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Covid oggi Calabria, 46 contagi e 3 morti: bollettino 6 febbraio

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(Adnkronos) – Sono 46 i nuovi contagi da covid in Calabria secondo il bollettino di oggi, 6 febbraio. Si registrano inoltre altri 3 morti. 1.141 i tamponi effettuati, +85 guariti, sale a 3.317 il totale dei decessi. Il bollettino, inoltre, registra -42 attualmente positivi, +1 ricoveri (per un totale di 125) e, infine, terapie intensive stabili (per un totale di 5).  

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Covid oggi Toscana, 79 contagi e zero morti: bollettino 6 febbraio

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(Adnkronos) – Sono 79 i nuovi contagi da covid in Toscana secondo il bollettino di oggi, 6 febbraio. Non si registrano invece nuovi decessi. 40 i casi confermati con tampone molecolare e gli altri 39 con test rapido. 

Il numero dei contagiati rilevati nella regione dall’inizio della pandemia sale dunque a 1.584.008. I nuovi casi sono lo 0,00% in più rispetto al totale del giorno precedente. I guariti crescono dello 0,2% (2.791 persone) e raggiungono quota 1.535.354 (96,9% dei casi totali). 

I dati, relativi all’andamento della pandemia, sono quelli accertati oggi sulla base delle richieste della Protezione civile nazionale. 

Al momento in Toscana risultano pertanto 37.163 positivi, -6,8% rispetto a ieri. Di questi 189 (14 in più rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale: 10 (5 in più) si trovano in terapia intensiva. 

Dall’ultimo bollettino quotidiano sono stati eseguiti 157 tamponi molecolari e 823 tamponi antigenici rapidi: di questi l’8,1% è risultato positivo. Sono invece 163 i soggetti testati, escludendo i tamponi di controllo: il 48,5% di questi è risultato positivo. 

L’andamento per provincia 

Con gli ultimi casi salgono a 423.975 i positivi dall’inizio dell’emergenza nei comuni della Città metropolitana di Firenze (16 in più rispetto a ieri), 103.290 in provincia di Prato (8 in più), 123.063 a Pistoia (5 in più), 83.080 a Massa Carrara (5 in più), 172.791 a Lucca (10 in più), 185.379 a Pisa (11 in più), 146.286 a Livorno (10 in più), 143.028 ad Arezzo (8 in più), 113.192 a Siena (3 in più) e 88.665 a Grosseto (3 in più). A questi vanno aggiunti 569 casi di positività notificati in Toscana ma che riguardano residenti in altre regioni. 

La Toscana ha circa 43.241 casi complessivi ogni 100.000 abitanti dall’inizio della pandemia (tra residenti e non residenti). Al momento la provincia di notifica con il tasso più alto é Lucca (con 45.178 casi ogni 100 mila abitanti), seguita da Livorno (44.700) e Pisa (44.451). La più bassa concentrazione si riscontra a Prato (con un tasso di 40.016). 

In 36.974 sono in isolamento a casa, perché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi (2.726 in meno rispetto a ieri, meno 6,9%). 

I 1.535.354 guariti registrati a oggi lo sono a tutti gli effetti, da un punto di vista virale, certificati con tampone negativo. 

I decessi 

Oggi non si registrano nuovi decessi. Restano quindi 11.491 i deceduti dall’inizio dell’epidemia: 3.653 nella Città metropolitana di Firenze, 942 in provincia di Prato, 1.031 a Pistoia, 715 a Massa Carrara, 1.063 a Lucca, 1.280 a Pisa, 862 a Livorno, 731 ad Arezzo, 628 a Siena, 418 a Grosseto. Vanno aggiunte 168 persone decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione. 

Il tasso grezzo di mortalità per Covid-19 (numero di deceduti/popolazione residente) è al momento 313,7 ogni 100 mila residenti. Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa Carrara (379,3 ogni 100 mila abitanti), seguita da Firenze (370,0 x100.000) e Prato (364,9 x100.000), mentre il più basso è a Grosseto (192,6 x100.000). 

Tutti i dati saranno visibili sul sito dell’Agenzia Regionale di Sanità a questo indirizzo: www.ars.toscana.it/covid19 

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Covid Italia, il report: giù contagi e ricoveri, morti in netto aumento

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(Adnkronos) – I nuovi contagi settimanali Covid in Italia “si confermano in ulteriore calo, con una riduzione del 9,9%: dai 38 mila della settimana precedente scendono a quota 34 mila, con una media mobile a 7 giorni, di poco inferiore ai 5 mila casi al giorno”. Lo spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, presentando il monitoraggio indipendente, realizzato nel periodo che va dal 27 gennaio al 2 febbraio, e che rileva tutti i dati in calo – del 9,9 % i ricoveri ordinari e del 12,7% le terapie intensive – ad eccezione dei decessi.  

Diminuiscono, infatti, anche i casi attualmente positivi (227.985 contro 251.970), le persone in isolamento domiciliare (224.094 contro 247.684), i ricoveri con sintomi (3.712 contro 4.081) e le terapie intensive (179 contro 205). I nuovi casi diminuiscono in tutte le Regioni ad eccezione di Lazio (+0,5%), Liguria (+5,4%) e Sicilia (+16,8%): dal -0,5% della Provincia Autonoma di Bolzano al -39,2% dell’Abruzzo. In 31 Province si registra un aumento dei nuovi casi: dal +0,1% di Treviso al +101,1% di Trapani, mentre nelle restanti 76 Province si rileva una diminuzione dei nuovi casi (dal -0,5% di Genova al -69,5% di Chieti). In nessuna Provincia l’incidenza supera i 500 casi per 100.000 abitanti. 

“Sul fronte degli ospedali – afferma Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe – continua a scendere il numero dei ricoveri sia in area medica (-9%) che in terapia intensiva (-12,7%)”. In termini assoluti, i posti letto Covid occupati in area critica, raggiunto il massimo di 347 il 12 dicembre, sono scesi a 179 il 2 febbraio; in area medica, raggiunto il massimo di 9.764 il 12 dicembre, sono scesi a quota 3.712 il 2 febbraio. Al 2 febbraio il tasso nazionale di occupazione da parte di pazienti Covid è del 5,8% in area medica (dal 2,2% della Lombardia al 17,4% dell’Umbria) e dell’1,8% in area critica (dallo 0% di Basilicata, Molise e Valle D’Aosta al 5,3% della Calabria). “Stabile il numero di ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Mosti – con una media mobile a 7 giorni di 18 ingressi al giorno, invariata rispetto alla settimana precedente”.  

MORTI “IN NETTO AUMENTO” – Sono invece in netto aumento i decessi Covid, che salgono del 27,2% in una settimana. Sono stati infatti 439 negli ultimi 7 giorni (di cui 33 riferiti a periodi precedenti), con una media di 63 al giorno rispetto ai 49 della settimana precedente, indica ancora il monitoraggio dal 27 gennaio al 2 febbraio.  

“A fronte di una netta riduzione nell’ultimo mese della circolazione virale – spiega ancora Cartabellotta – tornano a salire i decessi. Pur essendo necessario un consolidamento del dato nelle prossime settimane, potrebbe essere la spia del calo della copertura immunitaria (da infezione pregressa o da vaccinazione) in anziani e fragili con il trascorrere del tempo. Intanto la somministrazione delle quarte dosi (secondo richiamo) è in caduta libera da mesi, ha tassi di copertura molto bassi in particolare nelle Regioni del Sud e lascia scoperte 11,9 milioni di persone”. 

CAMPAGNA VACCINALE IN STALLO – Continua intanto lo stallo della campagna vaccinale anti Covid, con circa 12 milioni di anziani e fragili senza la copertura della quarta dose, denuncia la Fondazione Gimbe. 

Al 2 febbraio – indica il report – sono 6,77 milioni le persone di età superiore a 5 anni che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, di cui: 6,35 milioni attualmente vaccinabili, pari all’11% della platea (dal 7,3% della Provincia Autonoma di Trento al 14,4% della Provincia Autonoma di Bolzano); 420milia temporaneamente protette in quanto guarite da Covid-19 da meno di 180 giorni, pari allo 0,7% della platea (dallo 0,4% della Puglia all’1,5% del Friuli Venezia-Giulia). La platea per il secondo richiamo (quarta dose), aggiornata al 17 settembre 2022, è di 19,1 milioni di persone: di queste, 11,9 milioni possono riceverlo subito, 1,3 milioni non sono eleggibili nell’immediato in quanto guarite da meno di 120 giorni e 5,9 milioni l’hanno già ricevuto.  

La platea per il terzo richiamo (quinta dose), aggiornata al 20 gennaio 2023, è di 3,1 milioni di persone: di queste, 2,5 milioni possono riceverlo subito, 200 mila non sono eleggibili nell’immediato in quanto guarite da meno di 180 giorni e 0,4 milioni l’hanno già ricevuto. Al 2 febbraio sono state somministrate 438.022 quinte dosi. Il tasso di copertura nazionale per le quinte dosi è del 13,9% con nette differenze regionali: dal 4,6% della Campania al 25,9% del Piemonte.  

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Covid oggi Toscana, 216 contagi e 2 morti: bollettino 5 febbraio

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(Adnkronos) – Sono 216 i nuovi contagi da coronavirus oggi 5 febbraio 2023 in Toscana, secondo dati e numeri dell’ultimo bollettino Covid-19 della Regione. Si registrano altri 2 decessi. 

Dei 216 nuovi casi, 74 sono stati confermati con tampone molecolare e gli altri 142 con test rapido. Il numero dei contagiati rilevati nella regione dall’inizio della pandemia sale dunque a 1.583.929. I nuovi casi sono lo 0,01% in più rispetto al totale del giorno precedente. I guariti crescono dello 0,2% (2.976 persone) e raggiungono quota 1.532.563 (96,8% dei casi totali). 

I dati, relativi all’andamento della pandemia, sono quelli accertati oggi sulla base delle richieste della Protezione civile nazionale. Al momento in Toscana risultano pertanto 39.875 positivi, -6,5% rispetto a ieri. Di questi 175 (4 in meno rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale: 5 (1 in meno) si trovano in terapia intensiva. Sono 11.491 i deceduti dall’inizio dell’epidemia.  

 

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