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Cronaca

Carceri, a breve due nuove Rems nel Lazio. Garante: “Sistema funziona”

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(Adnkronos) – Funziona il sistema delle Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, del Lazio. E la prospettiva “è di crescita”. A dirlo il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, la cui competenza è stata estesa anche su tutte le persone ristrette o interdette ospiti delle Rems, secondo le nuove norme introdotte dal Collegato alla legge di Stabilità 2022 recentemente approvato dall’Aula della Pisana. “Una formalizzazione di impegni che in parte già c’erano – spiega all’Adnkronos Anastasia – Con la legge regionale 31 del 2003 le Rems ancora dovevano nascere, ora grazie a una sua modifica è stata ufficializzata la competenza del Garante anche alle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ma in realtà il nostro Ufficio se ne è sempre occupato. Tra l’altro, io sono stato nominato Garante nel 2016 quando nel Lazio erano state appena realizzate le prime Rems e ho seguito tutto il loro percorso. Oggi sono sei quelle attive, con una prospettiva in tempi brevi di averne almeno un altro paio. Complessivamente accolgono oggi 87 ospiti. Inizialmente erano 91 i posti letto nelle Rems laziali, oggi siamo arrivati a 106. Va ricordato che la nostra è la Regione che ha il maggior numero di posti letto Rems per abitanti”.  

“Per quanto mi è stato possibile osservare in sei anni – aggiunge il Garante regionale – le Rems del Lazio lavorano bene, gli spazi delle stanze sono dignitosi, buona è la disponibilità e la qualificazione del personale. Le sole criticità da rilevare sono in qualche Rems ancora provvisoria che magari soffre della mancanza di spazi all’aperto o di soluzioni rimediate”. 

“Se ci riferiamo alla cura dei problemi di salute mentale, le Rems – specifica Anastasia – sono delle buone strutture, ovviamente lo sono per il tempo utile a un trattenimento in una struttura chiusa. Ma non sono risolutive del problema della salute mentale in carcere, questo deve essere chiaro anche agli operatori dei penitenziari italiani. Le Rems per legge sono destinate esclusivamente ad accogliere le persone che sono state giudicate non imputabili a causa della loro incapacità di intendere e di volere nel momento in cui hanno commesso il fatto di reato. L’assistenza sanitaria per la salute mentale in carcere deve fare un decisivo salto di qualità, devono essere più qualificata con l’introduzione di una pluralità di figure professionali: psicologi, terapisti della riabilitazione, infermieri che possano fare anche in ambiente carcerario il tipo di lavoro che si fa nelle Rems. Si fatica molto, perché si opera ancora solo con un servizio consulenziale e non va bene”.  

“Oltretutto – prosegue il Garante regionale -, una sentenza della Corte costituzionale del 2019 dice che le gravi infermità psichiche sono equivalenti a quelle fisiche e quindi coloro che sono affetti da gravi disagi psichici hanno diritto ad alternative al carcere, quindi devono andare non nelle Rems ma direttamente in strutture sanitarie sul territorio. Si deve prevedere una detenzione domiciliare o in una comunità terapeutica dove possono essere assistiti adeguatamente. Ma purtroppo questa sentenza non ha ad oggi nessuna attuazione”.  

Grazie a una proposta di Alessandro Capriccioli, consigliere regionale di +Europa Radicali, il Collegato alla legge di Stabilità 2022 approvato dal Consiglio regionale del Lazio, con modifiche alla legge 31 del 2003, “ha esteso formalmente l’ambito di attività del Garante ai centri di permanenza per i rimpatri, alle camere di sicurezza delle forze di polizia, alle Rems e alle comunità terapeutiche. Inoltre, tra le nuove competenze – spiega Capriccioli all’Adnkronos – la possibilità di esprimere pareri su determinati provvedimenti, accedere senza autorizzazione agli uffici della Regione e visionare documenti, rivolgere raccomandazioni alle autorità regionali. Si tratta di strumenti che erano già a disposizione del Garante nazionale e che mettono il Garante regionale nella condizione di svolgere in modo ancora più efficace la sua attività di prossimità, rivolta alla tutela dei diritti delle persone private della libertà personale. Un’attività importantissima che garantisce il rispetto dello stato di diritto all’interno delle carceri e negli altri luoghi in cui le persone sono private della libertà”. 

Secondo Anastasia però “la vera novità è l’introduzione della competenze sulle Rsa, sollecitata anche dal Garante nazionale. Si tratta di un significativo passo in avanti”. Ricorda, infatti, che con le nuove norme, la Regione Lazio, prima in Italia, dà seguito in questo modo alle Linee guida sugli organi di garanzia approvate dalla Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative regionali nel 2019. 

Parlando della questione della salute mentale in carcere, Capriccioli sottolinea che essa “rappresenta obiettivamente una criticità all’interno degli istituti penitenziari, che troppo spesso si trovano a gestire situazioni al di fuori dei propri compiti e delle proprie competenze. Su questo argomento, come atto conclusivo della legislatura, sto mettendo a punto un dossier che presenteremo presto – annuncia – per mettere in luce le carenze del sistema e ipotizzare gli strumenti che sarebbe necessario mettere in campo per tentare di affrontarlo, per tutelare al meglio i diritti delle persone più fragili che in queste condizioni non possono essere esercitati come dovrebbero”. 

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Anche un pezzo di Ucraina nel presepe di piazza S. Pietro

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(Adnkronos) – C’è anche un pezzo di Ucraina nel presepe che stasera sarà inaugurato in piazza San Pietro, in concomitanza con l’accensione dell’abete. Tra gli artigiani che hanno realizzato le statue c’è infatti un artista di origini ucraine. Il presepe arriva dalla Carnia; la culla del Bambino Gesù, fa sapere il team di maestri, è stata realizzata con il legno della radice di un albero sradicato dalla tempesta Vaia, nel 2018.  

Il presepe profuma di legno di cedro e ha 18 statue a grandezza naturale, disposte su una superficie di 116 metri quadrati, illuminate da 50 punti luce: lo ha realizzato un team di artisti ed artigiani del legno da decenni attivi a Sutrio – il borgo di poco più di 1200 abitanti, adagiato alle pendici del Monte Zoncolan – e in tutto il Friuli Venezia Giulia. Si tratta degli scultori Stefano Comelli, direttore artistico del progetto, Padre Gianni Bordin, Andrea Caisutti, Corrado Clerici, Paolo Figar, Arianna Gasperina, Isaia Moro, Martha Muser, Hermann Plozzer, Renato Puntel e l’artista ucraino Oleksander Shteyninher, in Italia dal 1999. Sutrio vanta una radicata tradizione dell’artigianato del legno ed è esso stesso un “paese – Presepe”. 

Sotto la Natività i visitatori troveranno un intarsio dedicato alla Pace, che reca la scritta Pax realizzato dai marmisti Giuliano e Massimo Borchi con le pietre del Friuli Venezia Giulia.  

   

Per tutto il periodo di esposizione del Presepe sarà diffusa una colonna sonora con brani natalizi e tradizionali, alcuni dei quali realizzati dal Coro Polifonico di Ruda e da altri artisti.Complessivamente, il Presepe pesa 16,8 tonnellate. L’estensione della superficie della Grotta, sotto la cupola alta 5,65 metri, sarà di 41 metri quadrati. La superficie del palco sottostante sarà di ulteriori 75 metri quadrati.  Hanno sostenuto il progetto del Presepe di Sutrio la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e PromoTurismoFVG, d’intesa con l’Arcidiocesi di Udine.   

Il Presepe di Sutrio è stato concepito con grande attenzione ai valori della sostenibilità: nessun albero è stato abbattuto per fornire la materia prima: la struttura complessiva è stata realizzata con 24 metri cubi di legno di larice, proveniente dalle risorse dei giardini pubblici o privati del comprensorio.  

L’ispirazione degli scultori riflette poi la cura per i valori etici e spirituali e la vicinanza agli ultimi di cui ha parlato oggi Papa Francesco: i sentimenti di umanità, fratellanza, solidarietà sociale e inclusione sono stati il riferimento primario per la realizzazione della Sacra Famiglia, e degli altri personaggi del Presepe che dalle 17 si vedranno in Piazza San Pietro. Come nel caso del Gruppo di figure composto dall’uomo che aiuta un altro uomo a risollevarsi, per rimettersi in cammino verso la grotta, incarnando le speranze di futuro di ogni essere umano, ad ogni latitudine del pianeta. 

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Di Meglio (Gilda): “L’autonomia è un attentato alla scuola pubblica”

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(Adnkronos) – “Un attentato alla scuola pubblica statale voluta dai nostri padri costituenti”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, commenta il progetto di Autonomia differenziata caldeggiato dal ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli. Il ddl, ancora in fase di “appunti di lavoro”, è stato presentato il 17 novembre alla Conferenza Stato-Regioni e continua ad essere al centro dello scontro politico. 

“Soltanto la scuola pubblica statale può garantire il pluralismo tra visioni e posizioni diverse. Sono in atto pericolose tendenze disgregatrici e la scuola pubblica statale rappresenta un caposaldo dell’unità nazionale”, sottolinea il numero uno della Federazione Gilda-Unams. 

Per Di Meglio “la regionalizzazione rischia di aprire ancora di più la strada ai soggetti privati, interessati a investire nel settore dell’istruzione, e di moltiplicare i centri di costo, provocando quindi un aumento della spesa pubblica, come dimostra l’esperienza della sanità”. 

“La regionalizzazione del sistema dell’istruzione è una questione estremamente delicata e non può essere affrontata con semplici accordi tra Stato e Regioni che poi vengono votati a scatola chiusa dal Parlamento e diventano legge. Un processo di trasformazione di tale portata deve passare attraverso un confronto aperto e coinvolgere tutti i soggetti interessati”, avverte il coordinatore della Gilda. 

“L’istruzione, in particolare modo quella della scuola dell’obbligo, è un diritto fondamentale che va garantito in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Dalle Alpi alla Sicilia, tutte le cittadine e tutti i cittadini devono poter godere degli stessi diritti di cittadinanza e delle stesse pari opportunità di formazione. Una condizione che la regionalizzazione, così come è stata concepita, mette a repentaglio, rischiando di creare un’Italia di serie A e un’Italia di serie B”. Per Di Meglio è dunque “fondamentale sostenere la campagna in difesa del carattere unitario e nazionale del sistema pubblico di istruzione e per evitare la frammentazione dei diritti e l’ampliamento delle disuguaglianze e dei divari territoriali”. 

La Gilda lancia dunque “un appello a tutti gli italiani affinché partecipino alla raccolta firme per la legge costituzionale di iniziativa popolare, promossa dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale assieme alla Federazione Gilda-Unams, la Flcgil e la Uil Scuola, con cui chiediamo la modifica degli articoli 116 (comma 3) e 117 (commi 1, 2, 3) della Costituzione”. E’ possibile sottoscrivere la proposta attraverso una piattaforma digitale, collegandosi al link https://raccoltafirme.cloud/app/user.html?codice=CDC muniti di Spid. 

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Il lavoro come condanna, diritto, utopia: aperta la V edizione del Festival del Classico del Circolo dei Lettori di Torino

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(Adnkronos) – Perché Adamo fu condannato a lavorare? Perché aveva ceduto al desiderio di attingere all’albero della conoscenza. È con questa scena che ha inizio la storia umana, secondo una tradizione che ha rischiato di imporsi come verità storica. Proprio il lavoro, dall’antichità al futuro, è al centro del Festival del Classico alla sua V edizione -ideato dalla Fondazione Circolo dei Lettori di Torino.  

La manifestazione, presieduta da Luciano Canfora e curata da Ugo Cardinale, si svolge nel capoluogo piemontese fino a domenica 4 dicembre con letture, lezioni, incontri e performance con grandi nomi del mondo della cultura dello spettacolo, come Anna Bonaiuto, Ascanio Celestini, Eva Cantarella, Christian Greco, Francesca Mannocchi, Ivano Dionigi, Gian Luigi Beccaria, Maurizio Bettini, Massimo Cacciari e molti altri.  

Gli argomenti esaminati ruotano tutti intorno al lavoro come condanna, diritto e utopia. Nelle sue declinazioni drammatiche e nelle spinte creative e costruttive, esso è il campo di riflessione del Festival che riannoda le nostre radici più antiche al presente con grandi ospiti, e grazie alla presenza di studenti e studiosi, alunni e accademici che danno voce ai testi classici, rendendoli attuali, in un confronto aperto con la cultura e la società di oggi.  

Il tema del lavoro è affrontato perciò da diversi punti di vista: filosofico, filologico, storico, sociale, politico, linguistico. Rivolto ai giovani, liceali, universitari, fruitori privilegiati e protagonisti del progetto, ai docenti dei licei e delle università, ai cultori del mondo antico e a un pubblico non specialistico, la manifestazione si propone di riaccendere i riflettori sui bisogni più urgenti della contemporaneità, con un’analisi ancorata alla memoria del passato, ma aperta alle sfide future. 

In questa scena archetipica confluiscono due concetti oscurantistici: la conoscenza va preclusa, il lavoro è un disvalore, anzi una condanna. Per fortuna gli umani hanno accettato la sfida e hanno seguito un cammino opposto: hanno lottato per conquistare sempre maggiore conoscenza e hanno molto faticosamente restituito dignità al lavoro. Questo è stato il cammino più lungo e doloroso. L’illusionistica immagine, dura a morire, di un’età classica armonicamente divisa tra la creazione artistica e il ‘mestiere di cittadino’ nasconde, o lascia in ombra, la realtà più sconvolgente di quel mondo: il lavoro come destino di chi ha perso la libertà personale o non l’ha mai avuta.  

“Di qui la nascita di utopie -spiega il presidente Canfora- che talora tratteggiano o vagheggiano un’età dell’oro, un mondo senza lavoro; di qui anche l’esplosione di ribellioni di rara asprezza; di qui infine la crisi della coscienza, e della fiducia in se stessi, che erode dall’interno le classi egemoni. Un cammino accidentato al termine del quale parvero –ma solo parvero– ricongiungersi la libertà e il lavoro”. 

“Gesto creativo primordiale, vocazione umana per eccellenza -commenta Elena Loewenthal, direttrice della Fondazione Circolo dei lettori- ma anche segno di quella fatica di vivere cui non è dato sfuggire, il lavoro è un tema affascinante. Per questoè al centro di dialoghi e incontri che attraversano epoche e universi culturali, in un caleidoscopio di interpretazione unite dalla volontà di sfatare luoghi comuni e portare miti antichi nel nostro presente, senza mai rinunciare a una visione originale”.  

“Parleremo del diritto, dell’emancipazione degli schiavi antichi e moderni e della dignità del lavoro -commenta Ugo Cardinale, curatore del Festival del Classico- Affronteremo il tema anche nella dimensione utopistica, dal rimpianto di un mondo senza lavoro del Paese di Cuccagna e dell’Isola dei beati ai progetti di una città ideale , come l’Utopia di Tommaso Moro, esatto contrappunto della città reale, dove si lavora meno e si lavora tutti, un obiettivo auspicato anche per il presente della Great Resignation”  

Novità di questa edizione è il contest “Leggilo e raccontalo”, ideato sul modello dei Ted Talk e realizzato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, il Polo del ‘900, il Liceo Classico D’Azeglio e la Scuola Holden. Gli studenti del quarto e quinto anno delle scuole superiori del Piemonte e della Valle d’Aosta sono invitati a leggere e poi commentare, in video di tre minuti, un testo di narrativa dedicato al mondo del lavoro. Una giuria selezionerà le prime tre squadre, tra le finaliste che si sfideranno dal vivo.  

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