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Buriati in guerra Ucraina-Russia, l’attivista: “Parole del Papa inaccettabili”

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“Non c’è alcuna prova che soldati di etnia buriata abbiano commesso più crimini di guerra, o crimini di guerra più gravi, dei soldati ‘di tradizione russa’, per usare le parole del Pontefice”, afferma, in una intervista all’Adnkronos, Mariya Vyushkova, esponente della Fondazione Buriazia libera, originaria della regione dell’Estremo oriente russo ma da tempo negli Stati Uniti, dove è ricercatrice in una università in California, denunciando che “le parole di Papa Francesco sono del tutto inaccettabili, e scorrette su molti livelli”. “Probabilmente i suoi consiglieri lo hanno male informato, ma penso che avrebbe dovuto esercitare da solo una adeguata capacità di giudizio ed evitare di esprimere accuse tanto infondate contro interi gruppi etnici”.  

“Le sue parole sono molto pericolose anche perché sembrano implicare che la ‘tradizione russa (che è cristiana) sia in qualche modo superiore a quella cecena (musulmana) o buriata (buddista e sciamanica). Tali dichiarazioni possono facilmente innescare intolleranza religiosa”, aggiunge Vyushkova, sollecitando “una risposta” da parte del Pontefice. Se non tornerà sul contenuto dell’intervista concessa da Francesco ad “America. The Jesuith Review”, si potrà dire che le sue parole sono “prive di fondamento, divisive, razziste e danneggiano la reputazione della Chiesa Cattolica”. (“Genericamente, i più crudeli sono forse coloro che sono russi ma non di tradizione russa, come i ceceni, i buriati e così via”, aveva dichiarato il Papa nell’intervista, ndr) 

“Lo scorso aprile, ci sono state numerose voci non basate su elementi reali sia sui media ucraini che sui media indipendenti russi, secondo cui i buriati sarebbero stati responsabili di crimini di guerra a Bucha. Tuttavia, si è poi dimostrato che non si trattava di notizie vere e che in realtà, i principali sospetti di quelle azioni fanno parte della 76esima divisione di assalto aerotrasportato, di Pskov, composta da militari quasi esclusivamente di etnia russa (una conclusione avvallata dall’Ufficio del Procuratore generale ucraino)”.  

“Queste accuse false hanno però provocato un’ondata di isteria contro i buriati nei media. Abbiamo denunciato il caso di Zorigto Zhigzhitov, di origine buriata, che è stato accusato, senza alcun elemento di prova, di crimini di guerra a Bucha dal noto giornalista della televisione ucraina, Anatoly Anatolich, in un video blog su Youtube. Zhigzhitov però ha lasciato l’esercito nel 2019 e non ha mai partecipato all’invasione in Ucraina. Ci ha mostrato i documenti che lo confermano. Malgrado le nostre molteplici richieste, Anatolich si è rifiutato di rimuovere il video con le accuse e le minacce contro Zorigto dal suo canale. Anche l’amministrazione di Youtube si è rifiutata di farlo, anche se il video viole gli standard della comunità sui discorsi di odio, le minacce, la violazione della privacy”.  

“Un’altra conseguenza di queste voci è che i prigionieri di guerra buriati vengono trattati peggio degli altri prigionieri di guerra russi dagli ucraini. In un canale youtube ucraino in cui vengono intervistati prigionieri di guerra, l’unico soldato che ha testimoniato di essere stato aggredito dagli ucraini era di etnia buriata”.  

“Un altro prigioniero di guerra, di etnia russa, ha denunciato che a un suo commilitone di etnia buriata, nella stessa unità di carristi, hanno sparato dopo che si era arreso e che è stato abbandonato senza aiuto. Il giornalista ucraino che ha fatto questa intervista non ha nascosto il suo disappunto perché il suo interlocutore non ha visto il ‘buriato’ morire”, aggiunge ancora l’attivista, testimoniando di come, a Varsavia alla Conferenza sulla dimensione umanitaria dell’Osce lo scorso settembre, alcuni rappresentanti ucraini hanno espresso accuse contro soldati di etnia buriata nei loro interventi, senza alcuna prova di quello che dicevano, neanche se sollecitati a presentarle”. “Evidentemente non si aspettavano ad ascoltarli ci fosse una esperta della questione buriata, come me”, precisa la scienziata, che dall’inizio della guerra, insieme ad altri attivisti, raccoglie informazioni, sui social e altre fonti aperte, sulle vittime della guerra e la distribuzione geografica della loro origine.  

“Questo pregiudizio ha probabilmente radici negli eventi del 2015, quando unità militari della Buriazia hanno partecipato alla guerra nel Donbass. E poi, unità di carristi basate in Buriazia sono state le prime a entrare nella regione di Kiev lo scorso febbraio. E posso capire il trauma dei primi giorni di guerra quando la prima cose che gli ucraini hanno visto sono stati carri armati con soldati con volti dai tratti asiatici (il 40 per cento della Quinta brigata di carristi è di origine buriata)”.  

“Eppure, la maggior parte delle persone che vivono in Buriazia sono di etnia russa. I buriati sono solo il 30 per cento della popolazione della Buriazia. E la stessa cosa è vera per la composizione delle unità militari basate in Buriazia. La percentuale più alta dei soldati di etnia buriata è proprio nella Quinta brigata di carristi”.  

La Buriazia, come altre regioni a reddito basso della Federazione russa, è stata particolarmente colpita dalla guerra. Per numero di vittime fra i soldati. E per soldati reclutati con la mobilitazione parziale. “La regione è stata colpita tre volte più duramente delle altre. Questo significa che se vivi in Buriazia è tre volte più probabile che ti reclutino che non se risiedi in altre regioni del Paese. Ma la cosa più grave è che se vieni reclutato in Buriazia hai 2,5 volte più probabilità di morire in guerra. Sembra proprio che le reclute di questa regione siano considerate più ‘spendibili’ di altre, che vengano dispiegate più velocemente e in posti più pericolosi”, afferma Vyushkova, citando le proteste contro la mobilitazione nella regione che si trova fra la Mongolia e il Lago Baikal. Una attivista, Natalia Filonova, è in carcere per aver protestato.  

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Guerra Ucraina, nuovo attacco Russia: lo scenario in primavera

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(Adnkronos) – “Ancora una volta Putin potrebbe aver sovrastimato le capacità militari della Russia”. A scriverlo è il report giornaliero dell’Institute for the Study of war, secondo il quale “non vi è nessuna indicazione che le forze russe abbiano ripristinato sufficiente potenza di combattimento” in Ucraina per poter occupare l’intero oblast di Donetsk entro marzo come Putin avrebbe ordinato in vista della nuova fase della guerra. 

Secondo il think tank americano, l’attesa grande offensiva russa “potrebbe finire prematuramente ad aprile nella stagione delle piogge primaverili (se non prima), prima di ottenere significativi risultati”. Ciò “potrebbe creare condizioni favorevoli per le forze ucraine, da sfruttare nella loro controffensiva di fine primavera estate dopo la consegna dei tank occidentali”.  

L’Isw sottolinea come l’alta richiesta di passaporti russi (il 40% in più nel 2022 rispetto al 2021) sia un segnale di fallimento degli sforzi del Cremlino per motivare la popolazione a sostegno della guerra.  

Mosca, intanto, ribadisce che l’operazione speciale in Ucraina continuerà fino a quando non sarà stata garantita la sicurezza del Donbass. “Il Donbass non è ancora completamente protetto e quindi l’operazione militare speciale continua. Dobbiamo proteggere le persone che vivono lì. Finora, questo obiettivo non è stato pienamente raggiunto”, le parole di Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino. 

L’organizzazione dell’offensiva dovrebbe fare i conti anche con i problemi che affliggono la Wagner. “La portata del programma di reclutamento dei detenuti da parte del gruppo Wagner è probabilmente diminuita in modo significativo rispetto al picco dell’estate e dell’autunno del 2022”, riferisce l’intelligence britannica. “I dati del Servizio penitenziario federale della Russia (Fsin), diffusi il 31 gennaio 2023 – afferma il ministero della Difesa di Londra – indicano che il numero di detenuti nel Paese è di 433mila persone, il che segnala una diminuzione di seimila detenuti dal novembre 2022. Allo stesso tempo, i dati del Fsin indicano una diminuzione del numero di detenuti di 23.000 da settembre a novembre 2022. Il reclutamento di Wagner è stato probabilmente un fattore importante che ha contribuito a questa diminuzione”. 

 

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Guinness dei Primati, ha 30 anni e 267 giorni il cane più longevo al mondo

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(Adnkronos) – Ha più di trent’anni Bobi, il cane più longevo di sempre. Tanto che, nel suo trentunesimo anno di vita, è entrato nel Guinness dei Primati. Di razza Rafeiro do Alentejo, Bobi vive in una fattoria a conduzione familiare nel villaggio di Conqueiros dove è nato, nel distretto di Leira in Portogallo, e con i suoi 30 anni e 267 giorni ha raggiunto un vero e proprio record mondiale. Il segreto della longevità del cane, nato l’11 maggio 1992, secondo la famiglia con cui vive è dato dal fatto che conduce una ”vita in campagna, in un ambiante tranquillo e circondato dalla natura”. Nonostante l’età, pare che sia ”ancora abbastanza in salute da giocare con i quattro gatti della famiglia”. 

Il Servizio Medico Veterinario del Comune di Leiria ha confermato l’età di Bobi, così come anche la Siac, una banca dati sugli animali domestici autorizzata dal governo portoghese e gestita dall’Unione Nazionale dei Veterinari. Bobi, che al momento ha solo qualche problema di deambulazione e di vista, ha conquistato il titolo che prima era di Spike, un chihuahua di Camden, in Ohio, che aveva ottenuto il riconoscimento a 23 anni e 7 mesi il 7 dicembre dello scorso anno. 

Un cane ”unico nel suo genere” quindi, come lo ha descritto il suo proprietario Leonel Costa, spiegando che l’esemplare mangia per lo più lo stesso cibo degli umani, ma solo dopo essere sciacquato con acqua calda per togliere i condimenti. ”Bobi è stato un guerriero per tutti questi anni, solo lui sa come ha tenuto duro. Non deve essere facile perché la durata media della vita di un cane non è così alta e se solo potesse parlare ci potrebbe spiegare questo suo successo”, ha aggiunto Costa, dicendo che è ”una gioia immensa” veder riconosciuta la sua longevità nei Guinness dei primati. 

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Coronavirus

Ucraina, stilista armena: “Né Putin né Zelensky, sediamoci al tavolo della pace”

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(Adnkronos) – “Vivo la guerra tra russi e ucraini con rabbia e impotenza. Le mie radici mi riportano inconsciamente ad un altro genocidio, quello degli armeni in Turchia. Nessuno vuole questa guerra. Che le grandi potenze siedano al tavolo della pace, al più presto. Troppo vittime innocenti sono state già sacrificate, soprattutto giovani che chiedevano solo di vivere”. È quanto dichiara all’Adnkronos la stilista armena Naira Khachatryan che in questi giorni sta esponendo la nuova collezione di maglieria A/I 2023/ 2024, nell’ambito delle sfilate romane di Altaroma, nello showroom di Piazza Capranica.  

“Questa guerra sta creando odio, rancore, acredine tra i due popoli – prosegue la stilista, che ha vissuto e studiato in Russia in Siberia nei pressi della città di Vladivostok – Un conflitto assurdo, incomprensibile. Ho deciso di non guardare più la televisione, ho un figlio di 21 anni, non riuscirei a pensarlo arruolato per combattere una guerra che giudico ingiusta e inutile”. 

E sull’intervento di Volodymyr Zelensky a Sanremo Naira Khachatryan non ha dubbi: “Non lo vedrò, ne sono convinta – aggiunge – Non amo né Putin né Zelensky. Siamo all’interno di un grande gioco politico, protagonisti inconsapevoli, nostro malgrado. Con questa guerra stanno creando una sorta di blocco, di isolamento mentale nell’’umanità. È accaduto anche con il Covid – continua la stilista ucraina- Poi c’è stata la guerra. È come se ci obbligassero ad essere ‘prigionieri’ di qualcosa più grande di noi”. 

E conclude ricordando: “Non riesco a capire… Volete fare la guerra? Viviamo in un mondo evoluto. Fate scendere in campo robot e automi, salveremo vite umane. Non si può continuare a morire per qualcosa che non ci appartiene. Su questa terra, in fondo, siamo tutti di passaggio”.  

Il cuore batte per l’Armenia, il suo Paese d’origine, ma la collezione A/I 2023/ 2024 di Naira Khachatryan, presente nello show room di Piazza Capranica per Altaroma, è anche un omaggio a Elsa Schiaparelli, stilista italiana, vissuta a Parigi, massima signora della Moda del ‘900, celebrata nella capitale francese con una imponente mostra al Musee des Arts Decoratifs (‘Shocking! The surreal world of Elsa Schiaparelli’). In mostra 50 look di maglieria pura, un viaggio nelle fibre nobili, dalle lane merinos extrafine alle viscose fluidi e sottili come seta, con inserti in lurex che donano riflessi, come metalli preziosi capaci di trasformare ogni abito in un gioiello perfetto per ogni donna, per ogni taglia, dalle small alle large, sempre in grado di esaltare i corpi e la femminilità. 

Origini armene, Naira Khachatryan ha vissuto in Siberia non lontano dalla città di Vladivostok e studiato a Mosca, da molti anni abita in Italia e da 21 anni disegna per Lineapiu’. “Amo nelle mie creazioni la tridimensionalità che inconsciamente mi riporta alle prime creazioni di Elsa Schiaparelli, pull trompe – l’oeil lavorati ai ferri da donne immigrate dall’Armenia. Ma adoro l’Italia e il cinema Neorealista, fonte di ispirazione per la mia prima collezione, linee asciutte, pulite, con cui ho vinto nel ‘99 il concorso di Mittelmoda”. 

“Ho immaginato per la mia collezione A/I abiti comodi, confortevoli, quasi una seconda pelle, sempre realizzati con filati pregiati – spiega la stilista di origine armena- con particolari distintivi, come la tridimensionalità realizzabile solo attraverso capi in maglia e un gioco sofisticato di punti, intrecci, incroci, sovrapposizioni”. La maglia va di moda anche tra le grandi signore della moda, come l’autorevole e temutissima direttrice di Vogue America, Anna Wintour, fotografata durante la pandemia al lavoro dinanzi alla su scrivania, con tuta da ginnastica e pull bordeaux a righe. “Anna Wintour ha sdoganato un certo modo di vestire – prosegue la stilista ospite di Altaroma- Ma è pur vero che la pandemia ci ha cambiati anche nel confronto con l’abito. Capo primordiale, quello ‘tessuto’, è sempre esistito dagli albori dell’umanità. In fondo la maglieria – conclude – è un’alchimia scultorea, con un’anima è una ‘personalità’ mutevole e dinamica”.  

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“Il 20% dell’Ucraina alla Russia”, il piano Usa respinto da Kiev e Mosca

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(Adnkronos) – Il 20% del territorio dell’Ucraina alla Russia per porre fine alla guerra. Il Newsweek rilancia le indiscrezioni secondo cui il direttore della Cia, William Burns, avrebbe ‘offerto’ al presidente russo Vladimir Putin un quinto del territorio dell’Ucraina nell’ambito di un piano di pace elaborato a nome del presidente Joe Biden. Dmitry Polyanskiy, membro della delegazione russa all’Onu, a Newsweek ha risposto definendo “interessante” lo scenario prospettato dal quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung (NZZ) ma non ha espresso altri commenti. Burns avrebbe esposto il piano a metà gennaio, ricevendo in risposta il ‘no’ di Kiev e Mosca. Il piano avrebbe previsto il passaggio di “circa il 20% del territorio ucraino” alla Russia: più o meno, l’estensione del Donbass. Kiev avrebbe rifiutato “perché non accetta la divisione del proprio territorio” mentre il no di Mosca sarebbe legato alla convinzione russa di “vincere la guerra in ogni caso sulla lunga distanza”, secondo NZZ. Dopo il no categorico di Ucraina e Russia, l’amministrazione Biden avrebbe deciso di fornire carri armati Abrams a Kiev. L’annuncio relativo all’invio di tank americani è arrivato il 25 gennaio. 

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Cosa succede al nostro cervello quando stiamo per morire?

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(Adnkronos) – In un articolo recentemente comparso sulle colonne della rivista di settore ‘Frontiers in Aging Neuroscience’, un team di ricerca della University of Lousiville, negli Stati Uniti, afferma che, in punto di morte, il nostro cervello si comporta come se stessimo sognando. Gli esperti hanno collegato un uomo in fin di vita a una macchina, che ha registrato l’attività cerebrale 30 secondi prima e dopo il decesso. Dai risultati, è emersa una netta prevalenza delle onde gamma, associate a funzioni cognitive di ordine superiore, come quelle onirica e di meditazione. 

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Emergenza Haiti, Unicef: vita di 1 bimbo su 2 dipende da aiuti umanitari

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(Adnkronos) – Con l’aumento della violenza armata ad Haiti, si prevede che almeno 2,6 milioni di bambini avranno bisogno di assistenza salvavita immediata nel 2023. Lo comunica l’Unicef in occasione della prima missione sul campo di Garry Conille come direttore regionale Unicef per l’America Latina e i Caraibi. Negli ultimi 2 anni, il numero di bambini haitiani che hanno bisogno di aiuti umanitari è aumentato di mezzo milione mentre l’incremento della violenza armata e l’epidemia di colera, uniti a insicurezza alimentare e aumento dell’inflazione hanno ristretto l’accesso a servizi essenziali sanitari, nutrizionali, idrici, igienici e scolastici per milioni di bambini e le loro famiglie. 

 

La crisi attuale ad Haiti sta colpendo il diritto dei bambini alla protezione e all’istruzione. La maggior parte delle scuole ad Haiti sono state chiuse per 7 mesi lo scorso anno e hanno iniziato gradualmente a riaprire da ottobre 2022. La violenza ha un peso significativo sulle vite dei bambini soprattutto a Greater Port au Prince, dove si stima che 1,2 milioni di bambini sono a rischio a causa della violenza. L’epidemia di colera ha un peso significativo e sproporzionato sui bambini, i bambini sotto i 10 anni rappresentano 1 caso su 3 tra quelli confermati. A Cité Soleil, un quartiere della capitale Port au Prince, fino a 8.000 bambini sotto i 5 anni rischieranno di morire per malnutrizione acuta o colera e se non si interviene urgentemente per contenere queste minacce. 

 

L’accesso limitato ad acqua potabile sta ulteriormente acuendo l’epidemia di colera, con 6 fonti di acqua su 10 danneggiate che necessitano ancora di essere ripristinate. Durante la missione, Garry Conille ha preso parte alla distribuzione di materiali scolastici in una scuola nuovamente ricostruita dopo il terremoto del 2021 e ha interagito con studenti e insegnanti. Ha anche incontrato altri operatori umanitari per verificare i bisogni e identificare strade per migliorare la risposta. Insieme ai partner sul campo e al Governo di Haiti, l’Unicef ha ampliato la risposta umanitaria nonostante l’ambiente estremamente insicuro. I team dell’Unicef sul campo stanno concretamente tentando di entrare nelle aree controllate dalle gang e distribuire assistenza salvavita alle famiglie più vulnerabili. 

Lo scorso anno, si legge in un comunicato, l’Unicef ha supportato le autorità di Haiti nel fornire servizi di base ai bambini e alle loro famiglie, che comprendevano: servizi idrici, igienici, scolastici, sanitari, nutrizionali, di protezione dell’infanzia e sociale: oltre 646.000 persone hanno avuto accesso a una quantità di acqua sicura sufficiente per bere e per le esigenze domestiche; oltre 323.000 bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni sono stati sottoposti a visite per malnutrizione acuta e oltre 12.600 bambini con malnutrizione acuta grave sono stati ricoverati per essere curati. 

 

Quasi 480.000 bambini e donne hanno ricevuto servizi sanitari essenziali in strutture sostenute dall’Unicef; circa 170.000 bambini di età inferiore a un anno sono stati vaccinati contro il morbillo; più di 132.000 bambini hanno ricevuto materiale didattico; circa 68.000 donne, ragazze e ragazzi hanno avuto accesso a interventi di prevenzione e risposta ai rischi di violenza di genere; sono stati sostenuti 25 centri di educazione; più di 1.200 famiglie vulnerabili con bambini in età scolare hanno ricevuto trasferimenti di denaro. 

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Ucraina, Zakharova: “Parole Macron su jet a Kiev sono assurde”

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(Adnkronos) – Sono “assurde” le dichiarazioni del presidente francese, Emmanuel Macron, secondo cui l’eventuale consegna di aerei militari all’Ucraina non porterà a un’escalation. Lo ha affermato in un briefing la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, citata dall’agenzia di stampa Tass. 

“Abbiamo prestato attenzione alle parole del presidente francese Macron, che, rispondendo a una domanda sulla possibile consegna di aerei all’Ucraina, ha osservato: ‘Nulla è vietato in linea di principio, a condizione che sia utile in particolare per le forze armate ucraine, non porti a un’escalation del conflitto e ad attacchi sul territorio della Russia, non indebolisca la capacità di difesa della stessa Francia’”, ha detto Zakharova.  

“Il presidente della Francia è davvero sicuro che se armi, armi pesanti e aerei vengono forniti al regime di Kiev per le operazioni di combattimento, ciò non porti a un’escalation della situazione? Mi rifiuto di credere che un adulto segua questa logica”, ha dichiarato. 

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Dalla Russia taglia sui carri armati Abrams

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(Adnkronos) –
Ascolta “Dalla Russia taglia sui carri armati Abrams” su Spreaker.
 

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Ucraina chiede F-16 e Biden dice no: scenario può cambiare

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(Adnkronos) – Il Pentagono ha accolto con scetticismo il brusco rifiuto del presidente Joe Biden di inviare F-16 all’Ucraina, scrive il Washington Post. Kiev chiede nuove armi da utilizzare nella guerra con la Russia. Data la ricorrenza del rifiuto iniziale a inviare ogni sistema d’arma richiesto da Kiev da parte della Casa Bianca, si anticipa lo scenario in cui infine sarà dato il via libera al trasferimento degli aerei da guerra. Si è perfino coniato un termine: una decisione che viene “M1-ed”, in riferimento al ribaltamento della posizione dell’Amministrazione sui carri armati Abrams M1. Inoltre si sta approfondendo la divisione, al Dipartimento della Difesa, fra coloro che sono favorevoli a inviare maggiori aiuti militari all’Ucraina e chi invece mantiene un approccio più cauto, come il segretario, Lloyd Austin.  

“Ogni stadio della guerra richiede certe armi. L’ammasso di riserve russe nei territori occupati richiede specificità dall’Ucraina e i suoi partner. Quindi: 1) C’è già una coalizione per i tank (logistica, addestramento, fornitura). 2) Ci sono già colloqui su missili a più lungo raggio e fornitura aerei d’attacco”, scrive intanto su Twitter è il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. 

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India, valanga travolge resort su Himalaya: morti 2 turisti stranieri

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(Adnkronos) – Sono almeno due i turisti stranieri che hanno perso la vita in India dopo che una valanga ha travolto un resort sull’Himalaya, nella stazione sciistica di Gulmarg. Lo ha detto la polizia della vicina città di Baramulla, spiegando che “finora sono stati soccorsi 19 cittadini stranieri e i corpi di due cittadini stranieri sono stati rimossi da sotto la valanga”. 

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