Bollettino Coronavirus di Venerdì 5 Marzo 2021, rapporto positivi/tamponi al 6,35%


In data 5 marzo l’incremento nazionale dei casi è +0,80% (ieri +0,76%) con 3.023.129 contagiati totali, 2.467.388 dimissioni/guarigioni (+13.682) e 99.271 deceduti (+297); 456.470 infezioni in corso (+10.031). Ricoverati con sintomi +217 (20.374); terapie intensive +50 (2.525) con 222 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 378.463 tamponi totali (ieri 339.635) di cui 198.630 molecolari (ieri 183.052) e 179.833 test rapidi (ieri 156.583) con 128.288 casi testati (ieri 112.202); 24.036 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 6,35% (ieri 6,73% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 18,73% (ieri 20,37%, target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 5.210; Emilia Romagna 3.246; Campania 2.842; Piemonte 2.283; Lazio 1.525; Veneto 1.505; Puglia 1.418; Toscana 1-231; Marche 1.027. In Lombardia curva +0,84% (ieri +0,84%) con 57.154 tamponi totali (ieri 53.563) di cui 39.686 molecolari (ieri 38.772) e 17.468 test rapidi (ieri 14.791) con 16.283 casi testati (ieri 16.372); 5.210 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 9,11% (ieri 9,65% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 31,99% (ieri 31,60% – target 3%); 623.952 contagiati totali; ricoverati +69 (4.804); terapie intensive +11 (543) con 57 nuovi ingressi del giorno; 28.638 decessi (+61). Si chiude oggi la nostra settimana epidemiologica, e domani vedremo in dettaglio l’evoluzione dell’epidemia nel periodo 27 febbraio – 5 marzo.

Segnaliamo intanto i valori di Rt relativi all’Italia e alle principali Regioni colpite da un rialzo del contagio: useremo il metodo istantaneo Kohlberg-Neyman (KN) standard, che risente meno delle oscillazioni che si manifestano nel breve periodo rispetto al metodo KN modificato che interpreta meglio le dinamiche di medio periodo. Alla sera del 4 marzo l’Rt nazionale era 1.14; leggermente più basso il valore del Veneto (1.11); in linea con quello nazionale il dato della Campania (1.14); più elevato l’Rt di Lombardia ed Emilia Romagna (1.18). Due rapide notizie, una cattiva e una buona. La variante inglese del Sars-CoV-2 ci costringerà probabilmente a rivedere la distanza minima di sicurezza tra due persone prive di protezioni individuali (mascherine) che da un metro potrebbe salire a due. Il motivo non risiede in una maggiore capacità del virus di viaggiare nell’aria, ma di legarsi ai recettori presenti sulla superficie delle nostre cellule.

Un elemento che, come appare ormai certo abbinato a una maggiore carica virale, porta a una conseguenza che cerchiamo di spiegare semplificando al massimo (sacrificando la scientificità a favore della comprensione): la quantità di droplet che arrivava a due metri di distanza conteneva pochissimo virus del ceppo originario di Wuhan, meno efficiente nel legarsi alle nostre cellule. La quantità di droplet che arriva a due metri di distanza è sempre la stessa, ma contiene una maggiore quantità del virus con la variante inglese (sembra che la stessa cosa valga anche per le varianti sudafricana e brasiliana) perché i soggetti positivi sono caratterizzati da una maggiore carica virale. A questo si aggiunge, come abbiamo visto, una maggiore “abilità” nell’attaccarsi ai recettori cellulari. Una differenza sostanziale, che potrebbe costringerci a dilatare la distanza di sicurezza. La buona notizia arriva dal fronte dei vaccini: con il procedere degli studi in corso il vaccino AstraZeneca, la cui efficacia ha suscitato dubbi in molti non addetti ai lavori perché inferiore a quella di altri, si sta dimostrando il migliore in assoluto (efficacia del 100%) nel prevenire le forme gravi della malattia.

Come abbiamo ricordato anche nel recente passato si tratterebbe comunque di un risultato importantissimo: in grado di trasformare una patologia grave in un disagio transitorio e con bassissimo rischio per la nostra salute. Diventa ancora più importante, alla luce di questi dati, procedere il più rapidamente possibile con la campagna vaccinale: dopo aver messo in sicurezza le categorie a rischio (operatori sanitari e soggetti più deboli per particolari condizioni di rischio) sarebbe però preferibile procedere per fasce di età piuttosto che per categorie professionali. Il rischio di sviluppare forma gravi di Covid-19, e di arrivare al decesso, cresce infatti in modo costante all’aumentare dell’età. Con un punto di svolta collocato, in modo molto chiaro, intorno ai 50 anni: età sotto la quale, alla data del 1° marzo scorso (dati Iss) si erano verificati 1.055 decessi (1,09% del totale). Percentuale che, considerando i decessi (254) al di sotto dei 40 anni, crolla ulteriormente allo 0,26%.

© Copyright Sbircia la Notizia Magazine. Riproduzione riservata.

Cerchi altro? Nessun problema!

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content


Coronavirus Ultima ora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *