Bollettino Coronavirus di Venerdì 11 Giugno 2021, rapporto positivi/tamponi allo 0,87%


In data 11 giugno l’incremento nazionale dei casi è +0,04% (ieri +0,04%) con 4.241.760 contagiati totali, 3.949.597 dimissioni/guarigioni (+5.893) e 126.924 deceduti (+69); 165.239 infezioni in corso (-4.070). Ricoverati con sintomi -277 (3.876); terapie intensive -29 (597) con 21 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 217.610 tamponi totali (ieri 205.335) di cui 97.557 molecolari (ieri 107.243) e 120.053 test rapidi (ieri 98.092) con 54.919 casi testati (ieri 56.945). L’Emilia Romagna ha comunicato l’eliminazione di 17.215 test antigenici erroneamente comunicati in precedenza; 1.901 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 0,87% (ieri 1,01% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 3,46% (ieri 3,65% – target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 273; Lombardia 270; Campania 199; Lazio 169; Toscana 146; Puglia 140; Emilia Romagna 139; Piemonte 126; Veneto 77. In Lombardia curva +0,03% (ieri +0,04%) con 35.978 tamponi totali (ieri 35.696) di cui 19.417 molecolari (ieri 20.658) e 16.561 test rapidi (ieri 15.038) con 12.898 casi testati (ieri 11.929); 270 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 0,75% (ieri 0,98% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 2,09% (ieri 2,95% – target 3%); 838.963 contagiati totali; ricoverati -61 (660); terapie intensive -8 (122) con 1 nuovo ingresso del giorno; 33.707 decessi (+5).

Risposta ai vaccini e maggior gravità clinica della variante delta (ex indiana) e dati mondiali dell’epidemia. Questi i punti che affronteremo oggi utilizzando l’ultimo Report epidemiologico dell’Oms, con numeri chiusi il 6 giugno. Iniziamo dai numeri: nuovi casi in calo per la quinta settimana consecutiva (31 maggio – 6 giugno) con 3.016.005 infezioni (-15,0% sulla precedente) e parallela diminuzione dei decessi (-6,1% a quota 73.807). La pandemia arretra in 5 zone di monitoraggio su 6, con l’eccezione dell’Africa: +25% dei nuovi casi, a quota 65.943. Numeri ancora modesti: ma vista la capacità limitata di molti sistemi sanitari dell’area, l’incremento potrebbe essere solo la punta visibile di una circolazione su larga scala.

Dobbiamo anche segnalare come 2 dei 5 Paesi con il maggior numero assoluto di nuovi casi stiano attraversando una fase di espansione epidemica: Brasile (449.478 positivi; +7% sulla settimana precedente) e Colombia (175.479; +17%). In netto calo i positivi dell’India (914.539; -33%) dove il lockdown ha permesso di ridurre la circolazione virale; analoga tendenza negli Usa (99.103 positivi; -35%) dove si evidenziano chiaramente gli effetti della campagna vaccinale.

Più modesto il dato dell’Argentina con 212.975 nuovi casi e una riduzione del 3%. Passiamo ora alla variante delta (nuova denominazione Oms) che abbiamo imparato a conoscere come indiana. Gli studi in corso riportano in via preliminare un incremento della trasmissibilità (i dati Uk parlano di un 40% circa in più rispetto alla variante alfa, ex inglese; e di un +60% in ambito famigliare); una diminuzione dell’attività neutralizzante degli anticorpi (che potrebbe aumentare il rischio di reinfezione); nessun impatto sulla validità dei test diagnostici in uso. Per quanto riguarda l’efficacia dei vaccini al momento vi sono evidenze limitate relative ai soli Comirnaty (Pfizer-BioNTech) e Vaxzevria (AstraZeneca): la protezione contro la malattia sintomatica resta inalterata, o con una minima diminuzione, dopo la doppia somministrazione, ma è purtroppo incompleta nei soggetti che hanno ricevuto solo la prima dose. Ricordiamo i primi dati in arrivo dal Regno Unito che parlano di un’efficacia ridotta al 33% contro l’88% della dose doppia. Per quanto riguarda la malattia, gli studi più recenti condotti nel Regno Unito (casi confermati tra il 29 marzo e il 20 maggio 2021) suggeriscono un incremento del rischio di sviluppare una forma grave nei soggetti infettati dalla variante delta (ex indiana) rispetto a quelli venuti a contatto con la variante alfa (ex inglese).

In particolare viene sottolineato un possibile aumento del rischio di ospedalizzazione (hazard ratio 2,61; Ic 95%: 1.56-4.36) e della necessità di cure intensive (1,67; IC 95%: 1.25-2-23. In termini più semplici: ogni 100 ricoverati a causa della variante alfa ne abbiamo 261 per quella delta; ogni 100 terapie intensive per variante alfa, 167 per quella delta. Una seconda ricerca, condotta sempre nel Regno Unito tra il 29 marzo e l’11 maggio, ha inoltre individuato per la variante delta rispetto alla alfa un incremento del tasso di attacco secondario (infettati tra i soggetti venuti a contatto con il primo soggetto positivo) che oscilla tra il 33% e il 38%. Gli studi in corso chiariranno meglio le dinamiche, ma tutte le indicazioni attuali mostrano per la variante delta una maggiore trasmissibilità, una minore risposta ai vaccini dopo la dose singola e una maggiore gravità delle forme cliniche. Pericoli contro i quali l’unica arma efficace è (misure di mitigazione e lockdown a parte) la somministrazione della doppia dose di vaccino alla quota più ampia possibile della popolazione. 

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