Bollettino Coronavirus di Mercoledì 2 Giugno 2021, rapporto positivi/tamponi all’1,28%


In data 2 giugno l’incremento nazionale dei casi è +0,06% (ieri +0,05%) con 4.223.200 contagiati totali, 3.886.867 dimissioni/guarigioni (+18.535) e 126.283 deceduti (+62); 210.050 infezioni in corso (-15.701). Ricoverati con sintomi -334 (5.858); terapie intensive -56 (933) con 33 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 226.272 tamponi totali (ieri 221.818) di cui 120.026 molecolari (ieri 105.777) e 106.246 test rapidi (ieri 116.041) con 65.900 casi testati (ieri 62.470); 2.897 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 1,28% (ieri 1,11% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 4,39% (ieri 3,97% – target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 519; Campania 388; Sicilia 289; Puglia 196; Piemonte 190; Lazio 211; Toscana 162; Emilia Romagna 152; Veneto 175. In Lombardia curva +0,06% (ieri +0,05%) con 40.748 tamponi totali (ieri 35.716) di cui 23.600 molecolari (ieri 19.014) e 17.148 test rapidi (ieri 16.702) con 13.502 casi testati (ieri 12.306); 519 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 1,27% (ieri 1,29% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 3,84% (ieri 3,74% – target 3%); 836.097 contagiati totali; ricoverati -93 (980); terapie intensive -13 (207) con 1 nuovo ingressi del giorno; 33.630 decessi (+10).

Qualche riga di spiegazione, oggi, sulla decisione dell’Oms di cambiare la denominazione delle varianti del Sars-CoV-2: eliminando per quelle definite “preoccupanti” (variants of concern) i riferimenti al luogo di prima individuazione (inglese, sudafricana, brasiliana e indiana) e passando a una classificazione con le lettere dell’alfabeto greco. In questo modo la variante inglese diventa “alfa”; quella sudafricana “beta”; quella brasiliana “gamma” e quella indiana “delta”. Le cosiddette “variants of interest”, ovvero quelle sottoposte a osservazione e sorveglianza, ma non ancora ritenute pericolose, verranno invece identificate mantenendo il criterio in uso presso la comunità scientifica, con una combinazione di lettere e numeri. Solo per fare un esempio la variante alfa (ex inglese) è da sempre classificata come “B.1.1.7”.

La scelta è legata alla volontà di evitare collegamenti stigmatizzanti con luoghi e popolazioni, per il semplice fatto che la variante sia stata individuata per la prima volta in un determinato territorio: che, peraltro, non è detto sia davvero quello dove la variante si è sviluppata, ma semplicemente quello dove è stata rilevata. Pur condividendo la decisione (e da oggi utilizzeremo la nuova classificazione sia nei commenti quotidiani, sia nelle analisi settimanali) proponiamo due riflessioni. La prima: quando alcuni termini sono in uso da tempo, provare a cambiarli è un’impresa ardua. Prova ne sia il fatto che ancora oggi è largamente utilizzata la dizione “il Covid” per indicare un virus che invece si chiama Sars-CoV-2. Confondendo così l’agente patogeno con la malattia (Covid-19, che sta per Coronavirus desease-19). La seconda: la stessa sensibilità sarebbe forse meglio indirizzata se fosse rivolta non tanto a disaccoppiare il nome delle varianti dai luoghi geografici, ma piuttosto a garantire forniture di vaccino alle popolazione che, per motivi meramente economici, oggi restano quasi completamente ai margini rispetto alle campagne di protezione contro la pandemia. Un tema centrale, che abbiamo affrontato più volte, spiegando come le vaccinazioni non siano un privilegio dei singoli Stati: ma un diritto di ogni abitante del nostro piccolo e unico pianeta. Se proprio non lo vogliamo fare per motivi umanitari, facciamolo almeno per egoismo: solo vaccinando tutta la popolazione mondiale, e arrivando a un’immunità di gregge planetaria, potremo infatti risolvere la questione Covid-19 ed evitare che nuove varianti si presentino a ciclo continuo, superando tranquillamente confini per loro completamente invisibili.

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