Bollettino Coronavirus di Martedì 2 Marzo 2021, rapporto positivi/tamponi al 5,08%


In data 2 marzo l’incremento nazionale dei casi è +0,58% (ieri +0,44%) con 2.955.434 contagiati totali, 2.426.150 dimissioni/guarigioni (+10.057) e 98.288 deceduti (+343); 430.996 infezioni in corso (+6.663). Ricoverati con sintomi +458 (19.570); terapie intensive +38 (2.327) con 222 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 335.983 tamponi totali (ieri 170.633) di cui 154.603 molecolari (ieri 99.127) e 181.380 test rapidi (ieri 71.506) con 105.249 casi testati (ieri 66.978); 17.083 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 5,08% (ieri 7,68% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 16,23 (ieri 19,57%, target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 3.762; Campania 2.046; Emilia Romagna 2.040; Piemonte 1.609; Veneto 1.228; Lazio 1.188; Toscana 1.058; Puglia 1.021. In Lombardia curva +0,62% (ieri +0,35%) con 42.052 tamponi totali (ieri 20.571) di cui 25.988 molecolari (ieri 16.869) e 16.064 test rapidi (ieri 3.702) con 10.113 casi testati (ieri 7.581); 3.762 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 8,94% (ieri 10,37% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 37,19% (ieri 28,16% – target 3%); 608.978 contagiati totali; ricoverati +184 (4.408); terapie intensive +35 (476) con 59 nuovi ingressi del giorno; 28.458 decessi (+55). Continuano ad arrivare segnali negativi dai principali indicatori dell’epidemia, e tra questi segnaliamo il numero dei nuovi ingressi in terapia intensiva. Un dato che, al di là del saldo giornaliero tra ingressi e uscite dai reparti di area critica, indica in modo veritiero le conseguenze delle infezioni contratte (in larghissima parte, anche se non in modo esclusivo) in un arco di tempo compreso tra le 2 e le 3 settimane prima.

A livello nazionale i primi tre giorni della nostra nuova settimana epidemiologica ( 27 febbraio – 1 marzo) segnano un rialzo del 9,6% rispetto allo stesso periodo della settimana precedente (chiusa a sua volta con un rialzo del 21,1%). Vediamo anche il dato della Lombardia, che teniamo monitorata in quanto Regione più colpita da inizio epidemia e con un fortissimo peso (un sesto) sul totale della popolazione italiana: i nuovi ingressi nei primi 3 giorni sono stati 93, in rialzo del 27% rispetto allo stesso periodo della settimana precedente (chiusa con un +43,7% sulla settimana precedente). È interessante notare come, guardando a quanto accaduto nell’arco di tempo compreso tra le 2 e le 3 settimane prima di questo dato, a livello nazionale la crescita si confronti con periodi epidemiologici chiusi con una sostanziale stabilità del numero delle infezioni.

Una anomalia che si spiega con un numero insufficiente di tamponi, in particolare quelli molecolari, che ha generato una sottostima del contagio realmente presente sul territorio. Il dato della Lombardia, Regione dove il numero dei tamponi molecolari è preponderante (il 72,5% contro il 27,5% di test rapidi) è maggiormente in linea con quanto accaduto in passato: il rialzo attuale delle terapie intensive si confronta infatti con periodi epidemiologici chiusi in rialzo, anche se meno evidente di quello espresso dal nostro indicatore. In altri termini: in Lombardia il numero dei test dovrebbe essere ancora aumentato, ma rispetto alla media nazionale la forte prevalenza dei test molecolari consente di avvicinare maggiormente il dato reale del contagio. Segnaliamo anche un altro dato relativo alla Lombardia: il 64% dei nuovi casi di Covid-19 è riconducibile alla variante inglese, come comunicato dalla Regione stessa, valore più che raddoppiato rispetto all’analoga indagine condotta a metà febbraio.

Torniamo a livello nazionale: sempre sulla base dell’indicatore delle terapie intensive( nuovi ingressi per settimana epidemiologica), combinato con il rapporto positivi/tamponi totali e soprattutto positivi/casi testati, è possibile stimare che il numero reale dei contagiati sia attualmente dalla 2 alle 3 volte superiore rispetto a quanto emerga dai numeri quotidiani: in questa zona “oscura” si annidano quasi esclusivamente infezioni asintomatiche. Il dato potrebbe sembrare molto elevato ma ricordiamo che, dopo la conclusione della prima fase dell’epidemia, l’indagine sierologica per l’individuazione degli anticorpi nella popolazione generale aveva mostrato che i soggetti venuti a contatto con il Sars-CoV-2 erano 7 volte più numerosi di quanto espresso dai dati ufficiali derivati dall’elaborazione dei test tampone.

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