Bollettino Coronavirus di Lunedì 15 Giugno 2021, rapporto positivi/tamponi allo 0,59%


In data 15 giugno i numeri quotidiani risentono di una pesante rettifica dei dati da parte della Regione Campania. Qualche giorno fa avevamo sottolineato le difficoltà nell’analisi dell’epidemia a causa dei continui errori e correzioni da parte delle Regioni, citando alcuni casi a titolo di esempio. Oggi riportiamo testualmente la comunicazione a corredo del Bollettino: “La Regione Campania riporta che, a seguito delle periodiche verifiche, si è riscontrato un disallineamento che, dopo un dettagliato ed accurato controllo da parte delle ASL, ha evidenziato 48.078 soggetti ancora riportati erroneamente in “Isolamento Domiciliare” e che, pertanto, sono stati assegnati alla categoria guariti”. L’entità del numero fa calare gli attualmente positivi, a livello nazionale, dai 157.790 di ieri agli odierni 105.906; fa calare, nella sola Campania, gli attualmente positivi dai 59.828 di ieri agli odierni 11.737; genera una discontinuità statistica puntuale (dati odierni); inficia la validità delle tre serie storiche (anche a livello nazionale) relative all’andamento delle positività in corso, dei pazienti in isolamento domiciliare e delle guarigioni/dimissioni quotidiane. Non sono state indicazioni sull’arco temporale nel quale si è verificato l’errore.

L’incremento nazionale dei casi è +0,02% (ieri +0,02%) con 4.247.032 contagiati totali, 4.014.025 dimissioni/guarigioni (+53.074, risente della rettifica della Campania) e 127.101 deceduti (+63); 105.906 infezioni in corso (-51.884, risente della rettifica della Campania). Ricoverati con sintomi -132 (3.333); terapie intensive -32 (504) con 26 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 212.112 tamponi totali (ieri 79.524) di cui 101.333 molecolari (ieri 44.492) e 110.779 test rapidi (ieri 35.032) con 55.507 casi testati (ieri 23.989); 1.255 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 0,59% (ieri 1,14% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 2,26% (ieri 3,78% – target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 200; Lombardia 182; Puglia 169; Campania 136; Lazio 118; Piemonte 75; Veneto 74; Toscana 57; Emilia Romagna 48. In Lombardia curva +0,02% (ieri +0,01%) con 31.873 tamponi totali (ieri 11.699) di cui 15.086 molecolari (ieri 8.917) e 16.787 test rapidi (ieri 2.782) con 11.905 casi testati (ieri 6.536); 182 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 0,57% (ieri 0,87% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 1,52% (ieri 1,56% – target 3%); 839.759 contagiati totali; ricoverati -6 (590); terapie intensive -9 (100) con 3 nuovi ingressi del giorno; 33.737 decessi (+8).

Continua a crescere la percentuale di nuovi casi nei soggetti di sesso maschile: la rilevazione dei 30 giorni mobili chiusi il 14 giugno segnala una ripartizione 49,9% (maschi) e 50,1% (femmine). Gli stessi valori erano 49,4% contro 50,6% nei 30 giorni mobili chiusi il 26 maggio, mentre il dato da inizio epidemia è 48,9% per gli uomini contro il 51,1% per le donne. Il riequilibrio del numero dei casi, con una iniziale prevalenza a carico del sesso maschile, è tipico delle fasi di espansione dell’epidemia: un’anomalia statistica che si ripete in modo puntuale fin dalla prima ondata della Primavera 2020 e che, in modo precoce, potrebbe oggi segnalare la ripresa del contagio sulla spinta della variante delta (ex indiana).

Per ora poco rilevata, ma anche poco ricercata in Italia a causa del basso numero di sequenziamenti del materiale genetico: di fatto abbiamo fotografie distanti tra loro della circolazione delle varianti, grazie alle flash survey e ai Report periodici, che non costituiscono uno strumento ottimale per capire come procede l’evoluzione del contagio. Ne abbiamo un esempio pratico con quanto accaduto con la variante alfa (ex inglese): a inizio dicembre non era ancora stata rilevata; a fine gennaio – inizio febbraio era stimata al 20% sul totale dei nuovi casi; il 18 febbraio al 54%; il 18 marzo rappresentava l’86,7% delle infeziono, con una forbice che a livello regionale risultava compresa tra il 63,3% e il 100%.

In termini più semplici, in soli 45 giorni le stime ci hanno mostrato una situazione di fatto “esplosa” senza un reale controllo puntuale del trend crescente. Una visibilità costante della situazione (come accade in Uk con oltre 1.000 sequenziamenti al giorni contro i circa 500 mensili dell’Italia) permetterebbe una migliore gestione dell’epidemia. Ed eviterebbe, soprattutto, di trovarsi con la variante delta ormai ampiamente diffusa sul territorio senza aver attuato alcun intervento di mitigazione nel tentativo di frenarla, come sta accadendo in Uk.

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