Bollettino Coronavirus di Giovedì 22 Aprile 2021, rapporto positivi/tamponi al 4,44%


In data 22 aprile l’incremento nazionale dei casi è +0,41% (ieri +0,35%) con 3.920.945 contagiati totali, 3.330.392 dimissioni/guarigioni (+19.125) e 118.357 deceduti (+360); 472.196 infezioni in corso (-3.439). Ricoverati con sintomi -690 (22.094); terapie intensive -55 (3.021) con 174 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 364.804 tamponi totali (ieri 350.034) di cui 188.804 molecolari (ieri 188.413) e 176.344 test rapidi (ieri 161.621) con 111.105 casi testati (ieri 102.679); 16.232 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 4,44% (ieri 3,95% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 14,60% (ieri 13,48% – target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 2.509; Campania 1.912; Puglia 1.895; Piemonte 1.646; Sicilia 1.412; Lazio 1.311; Veneto 1.060; Toscana 1.041; Emilia Romagna 1.010. In Lombardia curva +0,31% (ieri +0,26%) con 52.170 tamponi totali (ieri 49.417) di cui 34.657 molecolari (ieri 32.452) e 17.513 test rapidi (ieri 16.965) con 16.666 casi testati (ieri 14.947); 2.509 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 4,80% (ieri 4,23% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 15,05% (ieri 14,01% – target 3%); 788.833 contagiati totali; ricoverati -170 (4.352); terapie intensive -14 (653) con 27 nuovi ingressi del giorno; 32.512 decessi (+54).

Non si arresta la corsa dell’epidemia a livello mondiale, a dimostrazione di come sia del tutto irrealistico pensare di uscire dall’emergenza senza una strategia globale. L’ultimo Report epidemiologico dell’Oms, pubblicato il 20 aprile con dati chiusi al 18 aprile, certifica 5.236.922 nuovi casi con un incremento del 15,0% sulla settimana precedente. Il numero dei positivi è il più alto da inizio anno, e supera anche il picco precedente (4.953.758) relativo al periodo 3-9 gennaio. La fase di espansione dell’epidemia è arrivata all’ottava settimana consecutiva, superando la durata della crescita (6 settimane) dell’ondata precedente. In aumento anche il numero dei decessi totali, a quota 83.305 con un incremento dell’8,5% sul periodo 5-11 aprile.

I cinque Paesi più colpiti per numero di nuovi casi sono: India (1.429.304, in crescita del 64% sulla settimana precedente); Usa (477.778, +2%); Brasile (459.281; -1%); Turchia (414.312; +17%); Francia (233.275; -12%). Sottolineiamo in particolare i dati dei primi due Paesi: 1) L’India, dove le temperature medie in questo periodo oscillano tra i 30 e i 40 gradi, perché permette di avanzare più di qualche dubbio sull’effettiva riduzione del contagio con l’arrivo del caldo. Peraltro, come abbiamo visto nei giorni scorsi, anche l’estate italiana 2020 è stata segnata da una ripresa e non da una riduzione dell’epidemia, già a partire da metà luglio. 2) Gli Stati Uniti, ed è un dato di vitale importanza, perché la corsa del contagio avviene in un Paese che sta procedendo con una campagna vaccinale a tappeto: la media degli ultimi 7 giorni è di 3.022.868 vaccinazioni al giorno, come se in Italia ne facessimo 552.000 ogni 24 ore. Inoltre sempre negli Usa, alla data del 21 aprile, risultava vaccinato con almeno una dose il 40,9% della popolazione contro il 19,2% del nostro Paese. A differenza di quanto accaduto in Israele e Uk, dove la campagna vaccinale è stata affiancata da un rigido lockdown ottenendo una drastica riduzione del numero dei casi, negli Usa le restrizioni sono molto blande e nemmeno una popolazione già protetta per il 40%, a cui sommare i soggetti già immunizzati per via naturale, riesce a frenare la diffusione del contagio.

Gli allentamenti che scatteranno nei prossimi giorni portano l’Italia nella direzione degli Usa, e non in quella di Israele e Uk: per questo motivi più che di riaperture con “rischio calcolato” sarebbe corretto parlare di riaperture con “costo calcolato”. Quello che inevitabilmente pagheremo, in termini di nuovi contagi, anche se la protezione delle fasce più anziane della popolazione renderà meno forte rispetto al passato l’impatto sui decessi. La circolazione del virus su larga scala, mentre la campagna vaccinale non è ancora in grado di generare gli effetti attesi, espone inoltre a un altro rischio: come abbiamo visto più volte il Sars-CoV-2 quando si replica (e questa è una certezza visto che lo fanno tutti i virus) sbaglia e produce errori. Sono le mutazioni, che possono finire su un binario morto (efficacia zero per il virus e nessun impatto per noi) oppure creare una situazione di vantaggio per il virus dando vita a varianti destinate a soppiantare quelle precedenti. Esattamente come è accaduto con la DG614 che in Occidente ha soppiantato il ceppo di Wuhan, e con la variante inglese che ha preso il posto della DG614. Il rischio che si corre vaccinando mentre il Sars-CoV-2 si diffonde con efficacia (come negli Usa e come inevitabilmente accadrà da noi dopo gli allentamenti) è quello dell’insorgenza di una variante in grado di eludere, più o meno parzialmente, la risposta immunitaria indotta dal vaccino e per via naturale. Un rischio, non una certezza, ma merita una segnalazione.

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