Bollettino Coronavirus dell’11 Febbraio 2021


In data 11 febbraio l’incremento nazionale dei casi è +0,56% (ieri +0,48%) con 2.683.403 contagiati totali, 2.185.655 dimissioni/guarigioni (+19.838) e 92.729 deceduti (+391); 405.019 infezioni in corso (-5.092). Ricoverati con sintomi -338 (18.942); terapie intensive -2 (2.126) con 151 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 292.533 tamponi totali (ieri 310.994) di cui 169.765 molecolari (ieri 162.305) e 122.768 test rapidi (ieri 148.689) con 102.605 casi testati (ieri 98.617); 15.146 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 5,17% (ieri 4,16% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 14,76% (ieri 13,13, target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 2.434; Campania 1.694; Emilia Romagna 1.345; Lazio 1.271; Puglia 1.248; Piemonte 1.189. In Lombardia curva +0,43% (ieri +0,33%) con 41.935 tamponi totali (ieri 36.317) di cui 31.858 molecolari (ieri 25.238) e 10.077 test rapidi (ieri 11.079) con 11.875 casi testati (ieri 8.954); 2.434 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 5,80% (ieri 5,09% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 20,49% (ieri 20,64% – target 3%); 556.288 contagiati totali; ricoverati -14 (3.550); terapie intensive -3 (368) con 13 nuovi ingressi del giorno; 27.652 decessi (+54). La diffusione delle varianti virali, finora soprattutto di quella inglese, inizia a manifestare i propri effetti negativi in alcune zone del Paese: Umbria, Toscana, Marche e Abruzzo. Da un punto di vista epidemiologico, peraltro, sarebbe stata anomala una situazione contraria: le varianti circolano incuranti dei confini e, se sono più efficienti nella trasmissione, prendono inevitabilmente il sopravvento. Segnalata per la prima volta in Italia a metà dicembre, la variante inglese si caratterizza come già verificato in Uk non solo per una maggiore contagiosità (all’incirca +50%), ma anche per una vivace circolazione nella popolazione più giovane (inclusa l’età scolastica al di sotto dei 10 anni).

Una popolazione quest’ultima, in particolare per quanto riguarda chi frequenta le scuole materne, dove tra l’altro non viene adottata la mascherina come misura di protezione personale. Diversi casi sono stati recentemente indentificati negli istituti di Macerata e Ancona, mentre a Pescara il numero dei contagi nella fascia di età dai 3 ai 12 anni è passato in pochi giorni dal 4 al 14%, con quasi tutti i casi legati alla variante inglese. Nel focolaio dell’Umbria, dove sono presenti sia la variante inglese, sia quella brasiliana, sono stati riscontrati 42 casi di reinfezione (sono in corso gli esami per stabilire se da virus originario o da varianti) 7 dei quali hanno interessato soggetti vaccinati: occorre però ricordare che l’immunità è completa solo 10-12 giorni dopo la seconda somministrazione (quindi il contagio potrebbe essere avvenuto nel periodo finestra); che i vaccini si stanno dimostrando efficaci anche contro la variante inglese; che i soggetti già venuti a contatto con la malattia, in caso di reinfezione, hanno in genere una risposta immunitaria efficiente che riduce drasticamente il rischio di contrarre forme gravi della Covid-19.

Dai primi dati preliminari finora disponibili il 20% circa dei nuovi casi identificati nelle Marche è riconducibile alla variante inglese: ma considerando solo la Provincia di Ancona (dove il numero dei nuovi casi per 100.000 abitanti è stabilmente a quota 230 da circa tre settimane) si arriva negli ultimi giorni al 50% circa. Nelle Province di Pescara e Chieti, in Abruzzo, tra i tamponi esaminati alla fine della scorsa settimana uno su due è riconducibile a una forma mutante del virus (il sequenziamento chiarirà se si tratta di quella inglese). La Regione Toscana, dove per la ripresa del contagio preoccupano in particolare le zone di confine con l’Umbria, dovrebbe passare dalla fascia di rischio gialla a quella arancione dalla prossima settimana: sarebbe l’ennesima dimostrazione pratica che le zone gialle sono del tutto inadatte non solo a contenere, ma anche a mitigare la diffusione del contagio, e che portano a un inevitabile peggioramento della situazione sanitaria.

I casi si moltiplicano anche in altre zone d’Italia. In Lombardia a Bollate, comune ai confini di Milano, dopo la chiusura di una materna lo scorso 29 gennaio sono state bloccate da oggi le attività in altre due scuole (elementare e media) per un’improvvisa fiammata di contagi legati alla variante inglese: dopo il primo caso l’infezione si è rapidamente diffusa coinvolgendo finora 45 alunni e 14 docenti. Sempre in Lombardia provvedimenti analoghi hanno riguardato istituti di Castrezzato e Corzano, nel bresciano: Provincia dove il 20% dei nuovi casi appare riconducibile proprio alla variante inglese del Sars-CoV-2. A Roma, dopo 28 positivi individuati (tre da variante inglese) è stata chiusa una scuola nel quartiere Prenestino. Il tracciamento e l’individuazione dei casi in ambito scolastico è resa più difficile dall’alto livello di infezioni asintomatiche che si registrano in queste fasce di età, con punte vicine al 75% per i soggetti tra i 2 e 6 anni. Ricordiamo ancora una volta che l’uso sempre più estensivo dei test antigenici rapidi (con un rapporto positivi/tamponi circa 4 volte inferiore a quello dei tamponi molecolari) sta generando una pericolosa sottostima dei casi presenti sul territorio. L’elevato numero dei tamponi eseguiti ogni giorno è in realtà, per quasi il 50%, rappresentato da test del tutto inadatti a svolgere un compito di tracciamento sulla popolazione generale. Ulteriori allentamenti, così come la ripresa degli spostamenti tra Regioni, alla luce della situazione attuale appaiono da un punto di vista epidemiologico ad alto rischio.

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