Bollettino Coronavirus del 5 Febbraio 2021


In data 5 febbraio l’incremento nazionale dei casi è +0,54% (ieri +0,52%) con 2.611.659 contagiati totali, 2.091.923 dimissioni/guarigioni (+14.995) e 90.618 deceduti (+377); 429.118 infezioni in corso (-1.159). Ricoverati con sintomi -168 (19.575); terapie intensive -9 (2.142) con 132 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 270.507 tamponi totali (ieri 270.142) di cui 148.560 molecolari (ieri 151.367) e 121.947 test rapidi (ieri 118.775) con 96.247 casi testati (ieri 93.437); 14.218 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 5,25% (ieri 5,05% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 14,77% (ieri 14,61%, target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 2.504; Campania 1.665; Emilia Romagna 1.364; Puglia 1.215; Lazio 1.141; Piemonte 936. In Lombardia curva +0,46% (ieri +0,32%) con 39.003 tamponi totali (ieri 33.047) di cui 29.462 molecolari (ieri 24.432) e 9.541 test rapidi (ieri 8.615) con 11.311 casi testati (ieri 8.882); 2.504 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 6,42% (ieri 5,28% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 22,13% (ieri 19,65% – target 3%); 546.047 contagiati totali; ricoverati +10 (3.549); terapie intensive -3 (359) con 15 nuovi ingressi del giorno; 27.345 decessi (+46). Proseguono i segnali di criticità sulla fase attuale dell’epidemia.

La scarsa attendibilità dei dati che la fotografano, di cui abbiamo parlato più volte, viene da qualche tempo accentuata dal numero crescente dei test rapidi: che insistono su una tipologia di popolazione diversa (soprattutto soggetti sottoposti a screening periodico) rispetto a quella dei tamponi molecolari (popolazione generale). La prima e più importante ricaduta rischia di essere una sottostima dei nuovi casi individuati, replicando la situazione vissuta lo scorso dicembre: quando una fase di ripresa dell’epidemia, poi controllata grazie alla zona rossa nazionale di fine anno, era stata mascherata a causa del basso numero di test che certificavano invece un arretramento del contagio. La realtà era emersa dai numeri delle terapie intensive, in particolare dei nuovi ingressi giornalieri, che descrivevano una situazione opposta. Ed è proprio a questo parametro che dobbiamo guardare, più che al numero totale dei ricoverati in area critica: che risente ovviamente, al ribasso, dei decessi quotidiani che restano tutt’ora vicini ai 400 di media giornaliera. Ricordiamo inoltre che il numero dei ricoverati in area medica è meno significativo: questo perché il ricovero in area critica non ha alternative possibili, mentre quello nei reparti di Medicina generale nei casi più trattabili può essere sostituito da un’assistenza in ambito domestico. Torniamo dunque alle terapie intensive e ai dati dell’ultima settimana epidemiologica (30 gennaio – 5 febbraio) che si chiude proprio oggi (domani vedremo i numeri complessivi più in dettaglio).

I nuovi ingressi giornalieri in area critica sono stati 944, contro i 971 della settimana precedente (-2,78%). Nella Regione più colpita, la Lombardia, i nuovi ingressi dell’ultima settimana sono stati 137, contro i 133 della settimana precedente (+3,0%). Questi valori riflettono in larga parte i contagi contratti nel periodo epidemiologico16-22 gennaio: quando i dati ufficiali avevano invece registrato una forte flessione dei nuovi casi: -22,01% a livello nazionale, -22,72% in Lombardia. Sulla base di quei dati sono stati decisi gli allentamenti, con l’80% della popolazione italiana in zona gialla. L’attuale andamento dei nuovi ingressi in area critica racconta una storia diversa, e alza il livello di attenzione verso una possibile ripresa dell’epidemia: forse iniziata, in modo silente, proprio a partire da quando sono state rimosse le più stringenti misure di mitigazione. Questo tema avrà un peso centrale nella prossima analisi settimanale.

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