Bollettino Coronavirus del 30 Novembre 2020


n data 30 novembre, con il solito calo post weekend, l’incremento nazionale dei casi è +1,03% (ieri +1,31%) con 1.601.554 contagiati totali, 757.507 dimissioni/guarigioni (+23.004) e 55.576 deceduti (+672); 788.471 infezioni in corso (+7.300). Elaborati 130.524 tamponi totali (ieri 176.934) con 64.252 nuovi casi testati (ieri 80.132); 16.377 positivi (target 6.000); rapporto positivi/tamponi totali 12,54% (ieri 11,66% – target 2%); rapporto positivi /nuovi casi testati 25,48% (ieri 25,76% – target 3%). Ricoverati con sintomi +308 (33.187); terapie intensive -9 (3.744).

Nuovi casi soprattutto in: Emilia Romagna 2.041;Veneto 2.003; Lombardia 1.929; Campania 1.626; Lazio 1.589; Piemonte 1.185. In Lombardia curva +0,47% (ieri +0,79%) con 16.987 tamponi totali (ieri 28.434) e 6.193 nuovi casi testati (ieri 9.748): 1.929 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 11,35% (ieri 11,26% – target 2%); rapporto positivi/nuovi casi testati 31,14% (ieri 32,85% – target 3%); 407.791 contagiati totali; ricoverati +33 (7.433); terapie intensive -1 (906); 208 decessi (21.855).

Le notizie che da qualche giorno arrivano dai dati testimoniano, a livello di tendenza al di là delle oscillazioni giornaliere, le prime ricadute positive delle misure di mitigazione sull’andamento dell’epidemia: nuovi casi in calo; riduzione dei ricoverati in area medica; meno pazienti nelle terapie intensive (anche se non sappiamo quanto quest’ultima voce sia correlata al numero elevato dei decessi). I buoni segnali non significano, purtroppo, che abbiamo risolto la questione: siamo sulla strada giusta, ma l’obiettivo resta molto, molto lontano. Gli affollamenti che hanno caratterizzato l’ultima domenica, in particolare nelle Regioni dove il livello di allerta è stato parzialmente allentato, non vanno nella giusta direzione. Le epidemie non si affrontano guardando i colori, serve una maggiore attenzione per evitare di invertire rapidamente il trend calante appena raggiunto.

Al di là delle considerazioni sulla piena affidabilità dei dati ufficiali, basta guardare i target da centrare per capire quanto siamo lontani dall’aver messo sotto controllo il Sars-CoV-2. Anche la pressione sugli ospedali, per quanto in calo, resta a livelli insostenibili: a livello nazionale l’occupazione delle terapie intensive (dati Agenas alla sera del 29 novembre) è del 43% (soglia di allerta 30%), quella dei posti in area medica del 49% (soglia 40%) ma in molte Regioni i valori sono più elevati. Numeri che comportano un’importante riduzione delle prestazioni ai pazienti non affetti da Covid-19 per far spazio ai soggetti contagiati dal nuovo Coronavirus: ne vedremo chiaramente gli effetti, purtroppo, nei prossimi anni.

Negli ultimi giorni abbiamo dedicato moltissimo spazio alla lettura dei numeri e alla loro interpretazione. Per riportarci sulla retta via della Medicina e ricordarci, sdrammatizzando, che i numeri in questo campo non sono tutto, un vecchio amico oggi chirurgo a Verona (e attento lettore di questi commenti) ci ha mandato un messaggio con il nome di Robert Liston, molto citato ai tempi (ahimè) lontani dell’università. Liston, un chirurgo scozzese vissuto tra il 1794 e il 1847, divenne molto famoso per la straordinaria velocità con cui eseguiva gli interventi: un fattore fondamentale all’epoca, vista l’assenza dell’anestesia. E quando si ipotizzò l’utilizzo dell’etere per sedare i pazienti, nel 1846 fu il primo medico europeo e il secondo al mondo (poco dopo un collega americano) a sperimentarlo nel corso di un’operazione.

Entrambi motivi più che validi per essere ricordato negli annali della Medicina. A farlo entrare nella storia tuttavia non furono questi successi, ma un numero: 300. O meglio ancora una percentuale: il 300%. Durante l’amputazione di una gamba, operazione che di norma eseguiva in poco più di due minuti e circondato dal pubblico (impensabile oggi), Liston amputò incidentalmente anche le dita di un assistente che stava immobilizzando il paziente. Nei giorni seguenti entrambi, paziente e assistente, morirono per infezione (non esistevano ancora gli antibiotici…). Come se non bastasse uno degli “spettatori”, per la crudezza della scena, ebbe un attacco cardiaco e morì all’istante. Un paziente, tre morti: una letalità del 300%. Anche in memoria di Robert Liston, e del suo 300%, rinnoviamo l’invito a non considerare solo il “quanto” dei numeri, presi come se fossero totalmente asettici, ma anche il “perché”. Cosa, spesso, ancora più importante.

© Copyright Sbircia la Notizia Magazine. Riproduzione riservata.

Cerchi altro? Nessun problema!

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
">


Coronavirus

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.