Coronavirus

Bollettino Coronavirus del 29 Ottobre 2020


In data 29 ottobre l’incremento nazionale dei casi è +4,54% (ieri +4,42%) con 616.595 contagiati totali, 279.282 dimissioni/guarigioni (+3.878) e 38.122 deceduti (+217); 299.191 infezioni in corso (+22.734). Elaborati 201.452 tamponi (ieri 198.952); 26.831 positivi; rapporto positivi/tamponi 13,31% (ieri 12,56%). Ricoverati con sintomi +983 (15.964); terapie intensive +115 (1.551).

Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 7.339; Campania 3.103; Piemonte 2.585; Veneto 2.109; Lazio 1.995; Toscana 1.966; Emilia Romagna 1.545; Liguria 1.018; Sicilia 789; Puglia 716; Umbria 694; Marche 686. In Lombardia curva +4,30% (ieri +4,63%) con 42.684 tamponi (ieri 41.260) e 7.339 positivi; rapporto positivi/tamponi 17,1% (ieri 18,3%); 177.865 contagiati totali; ricoverati +283(3.335); terapie intensive +53(345); 57 decessi (17.414). Torna attuale il tema della separazione tra categorie di età per rispondere alla pandemia, come proposto nei giorni scorsi da Carlo Favero (Università Bocconi), Andrea Ichino (Università di Bologna) e Andrea Rustichini (University of Minnesota).

Abbiamo cercato una conferma a questa ipotesi nei dati dell’Istitituto Superiore di Sanità (Analisi sui decessi, dati aggiornati al 22 ottobre). Su un totale di 36.806 decessi correlati alla Covid-19 da inizio epidemia il 95,37% (35.099) sono stati registrati nella popolazione oltre i 60 anni di età, contro il 4,63% al di sotto di questa soglia. La ripartizione resta fortemente sbilanciata anche considerando come valore soglia i 70 anni: 31.413 decessi (85,34% del totale) sono al di sopra di questa età. Vediamo il dettaglio in valori assoluti dei decessi per fascia di età: 4 (0-9 anni); 10 (0-19); 15 (20-29); 71 (30-39); 322 (40-49); 1.294 (50-59); 3.686 (60-69); 9.556 (70-79); 15.071 (80-89); 6.786 (90 e più anni). Si delinea in modo molto netto una distinzione tra il rischio correlato alla popolazione in età lavorativa, scolare e prescolare, e quello delle fasce di età più avanzate.

Sulla base dei dati l’isolamento di queste ultime categorie, supportate con adeguati servizi di assistenza, sembra essere come suggeriscono Favero, Ichino e Rustichini una valida alternativa alla chiusura o limitazione delle attività economiche: che in larghissima parte insistono sulla popolazione con rischio molto basso. La strategia dovrebbe prevedere un lockdown per le fasce di età più avanzate, con un rigido rispetto delle misure di prevenzione personale (mascherine, distanziamento, igiene delle mani) per le categorie a basso rischio. Per avere una conferma definitiva, e valutare l’impatto di una simile misura sui carichi ospedalieri, dovremmo però avere a disposizione (e non ce ne sono) i dati sui ricoveri per fasce di età: se l’andamento della distribuzione fosse simile a quello dei decessi, e quindi comportasse un forte sgravio per i reparti di cura, avremmo una possibilità diversa per fronteggiare l’epidemia.


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