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Coronavirus

Bollettino Coronavirus del 27 Dicembre 2020

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In data 27 dicembre l’incremento nazionale dei casi, con un fortissimo calo dei test elaborati, è +0,43% (ieri +0,51%) con 2.047.696 contagiati totali, 1.394.011 dimissioni/guarigioni (+7.798) e 71.925 deceduti (+298); 581.760 infezioni in corso (+817). Elaborati 59.879 tamponi totali (il valore più basso dal 28 settembre, ieri 81.285) con 23.892 casi testati (ieri 34.748); 8.913 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 14,88% (ieri 12,80% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 37,30% (ieri 29,94% – target 3%). Ricoverati con sintomi +259 (23.571); terapie intensive stabili (2.580) con 148 nuovi ingressi del giorno. I dati nazionali odierni includono anche il “recupero” di quelli del 26 dicembre della Provincia autonoma di Bolzano, che non sono stati comunicati ieri: rispetto ai valori parziali indicati alla sera di ieri i ricoverati sono aumentati di 267 unità, le terapie intensive di 17, i decessi di 305.

Nuovi casi soprattutto in: Veneto 3.337; Emilia Romagna 1.283; Lazio 977; Sicilia 682; Piemonte 470; Lombardia 466; Campania 310; Toscana 227; Puglia 221. In Lombardia curva +0,09% (ieri +0,34%) con 4.901 tamponi totali (il valore più basso dal 17 agosto, ieri 15.337) e 2.014 nuovi casi testati (ieri 5.996); 466 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 9,50% (ieri 10,47% – target 2%); rapporto positivi/nuovi casi testati 23,13% (ieri 26,78% – target 3%); 471.955 contagiati totali; ricoverati -38 (3.801); terapie intensive -5 (508) con 16 nuovi ingressi del giorno; 24.867 decessi (+49). Da oggi abbiamo abbassato a 4.311 (da 6.000) il target dei nuovi casi giornalieri a livello nazionale: il nuovo limite corrisponde alla soglia di 50 casi per 100.00 abitanti in 7 giorni, da poco indicata dalla Cabina di Regia Ministero della Salute – Iss come livello oltre il quale sono stati osservati i primi segnali di criticità del sistema territoriale di identificazione dei casi e tracciamento dei contatti. Adeguiamo pertanto il nostro target, che abbiamo più volte definito “generoso e ottimistico” e stimato sulle informazioni precedentemente disponibili (in particolare il numero dei tracciatori).

I giorni festivi influenzano al ribasso il numero dei test eseguiti: e, di conseguenza, dei positivi individuati e di tutti i parametri connessi (Rt istantaneo incluso). Allo stesso modo assistiamo a un ritardo nella registrazione puntuale dei decessi, recuperato nei giorni successivi: a questo si devono ricondurre le forti oscillazioni quotidiane. La minore attività di testing attesa fino al 6 gennaio, per l’anomala concentrazione di festivi, causerà una probabile sottostima del contagio sul territorio: che cercheremo di quantificare non appena la somma dei tamponi quotidiani rifletterà un arco di tempo sufficientemente lungo (7-10 giorni) con valori sotto media. Nell’ultimo Report della Cabina di Regia Ministero della Salute – Iss, aggiornato al 22 dicembre, sono 5 le Regioni con una classificazione complessiva del rischio “Alta”: Liguria, Marche, Puglia, Umbria e Veneto (erano 3 – Lazio, Liguria e Veneto – alla rilevazione precedente). Aggiorniamo anche la situazione sull’influenza stagionale, con i dati InfluNet della 51esima settimana 2020: per ora non si sta verificando la tanto temuta sovrapposizione con l’epidemia di Covid-19. L’incidenza delle sindromi simil-influenzali a livello nazionale rimane stabile sotto la soglia basale di 1,7 casi per 1.000 assistiti (4,2 per 1.000 nella stessa settimana del 2019). Tra le Regioni che hanno attivato la sorveglianza solo Valle d’Aosta e Umbria sono sopra soglia. Da segnalare tuttavia che, a causa dell’emergenza Covid, i dati di alcuni Regioni sono influenzati al ribasso dal basso numero di “medici sentinella” che hanno finora inviato le informazioni necessarie.

Basilicata, Calabria, Campania, Sardegna, oltre alle Province autonome di Bolzano e Trento, non hanno ancora attivato la sorveglianza. Da inizio rilevazione la rete InfluNet stima 1.240.800 casi di sindromi simil-influenzali in Italia. Di questi sono stati raccolti e inviati in laboratorio 951 campioni clinici: nessuno è risultato positivo ai virus influenzali di tipo A e B. Due curiosità infine a proposito della Cina. Ieri, 26 dicembre, sono stati registrati 12 casi sintomatici trasmessi localmente: non accadeva di vedere un numero in doppia cifra dal 27 ottobre. Inoltre sono 10 i giorni consecutivi nei quali viene riscontrato almeno un caso interno: una sequenza così lunga non si verificava dal 15 agosto.

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Covid Francia, non escluso il ritorno alla mascherina obbligatoria

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(Adnkronos) – Con i contagi da covid ancora in aumento, in Francia non si esclude il ritorno alla mascherina obbligatoria per frenare la diffusione del Coronavirus. A metterlo in chiaro è stato il ministro della Salute, François Braun intervenendo su Bfmtv, dove ha fatto appello alla responsabilità individuale dei suoi connazionali, e dicendosi comunque contrario alla coercizione.  

“Se i contagi continueranno ad aumentare non esiterò se sarà necessario imporre l’obbligo della mascherina, anche se fosse in ogni situazione”, ha affermato. Ma, ha aggiunto, spiegando di non essere “favorevole alla coercizione” “ho fiducia nei francesi”. Il ministro ha poi esortato i suoi concittadini a farsi vaccinare, mentre la campagna per la quarta dose non avanza: “Lancio un appello solenne alla vaccinazione”, ha dichiarato, facendo eco all'”appello solenne” della premier Elisabeth Borne a utilizzare la mascherina nei trasporti pubblici.  

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Covid oggi Toscana, 1.578 contagi e 1 morto: bollettino 4 dicembre

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(Adnkronos) – Sono 1.578 i nuovi contagi da coronavirus oggi 4 dicembre in Toscana, secondo i dati dell’ultimo bollettino covid-19. Si registra1 morto. I nuovi casi, di cui 366 confermati con tampone molecolare e gli altri 1.212 con test rapido, sono lo 0,1% in più rispetto al totale del giorno precedente. Il numero dei contagiati rilevati nella regione dall’inizio della pandemia sale dunque a 1.533.565. I guariti crescono dello 0,1% (922 persone) e raggiungono quota 1.453.498 (94,8% dei casi totali). I dati, relativi all’andamento della pandemia, sono quelli accertati oggi sulla base delle richieste della Protezione civile nazionale. Al momento in Toscana risultano pertanto 68.862 positivi, +1% rispetto a ieri. Di questi 510 (8 in meno rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale: 26 (2 in meno) si trovano in terapia intensiva. 

Dall’ultimo bollettino quotidiano sono stati eseguiti 1.133 tamponi molecolari e 7.901 tamponi antigenici rapidi: di questi il 17,5% è risultato positivo. Sono invece 1.839 i soggetti testati, escludendo i tamponi di controllo: l’85,8% di questi è risultato positivo. 

L’andamento per provincia 

Con gli ultimi casi salgono a 413.390 i positivi dall’inizio dell’emergenza nei comuni della Città metropolitana di Firenze (359 in più rispetto a ieri), 101.053 in provincia di Prato (79 in più), 120.078 a Pistoia (121 in più), 78.758 a Massa Carrara (134 in più), 166.641 a Lucca (196 in più), 178.839 a Pisa (180 in più), 140.068 a Livorno (198 in più), 138.445 ad Arezzo (108 in più), 109.723 a Siena (83 in più) e 85.525 a Grosseto (111 in più). A questi vanno aggiunti 569 casi di positività notificati in Toscana ma che riguardano residenti in altre regioni. 

La Toscana ha circa 41.528 casi complessivi ogni 100.000 abitanti dall’inizio della pandemia (tra residenti e non residenti). Al momento la provincia di notifica con il tasso più alto é Lucca (con 43.401 casi ogni 100 mila abitanti), seguita da Pisa (42.786) e Livorno (42.574). La più bassa concentrazione si riscontra a Prato (con un tasso di 38.095). 

In 68.352 sono in isolamento a casa, perché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi (663 in più rispetto a ieri, più 1%). 

I 1.453.498 guariti registrati a oggi lo sono a tutti gli effetti, da un punto di vista virale, certificati con tampone negativo. 

I decessi 

La lista dei decessi si aggiorna con 1 nuovo decesso: una donna di 80 anni. 

Relativamente alla provincia di residenza, la persona deceduta è a Lucca. 

Sono 11.205 i deceduti dall’inizio dell’epidemia: 3.548 nella Città metropolitana di Firenze, 911 in provincia di Prato, 1.000 a Pistoia, 708 a Massa Carrara, 1.053 a Lucca, 1.259 a Pisa, 837 a Livorno, 716 ad Arezzo, 602 a Siena, 410 a Grosseto. Vanno aggiunte 161 persone decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione. 

Il tasso grezzo di mortalità per Covid-19 (numero di deceduti/popolazione residente) è al momento 303,4 ogni 100 mila residenti. Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa Carrara (373,0 ogni 100 mila abitanti), seguita da Firenze (355,4 x100.000) e Pistoia (344,5 x100.000), mentre il più basso è a Grosseto (188,2 x100.000). 

Tutti i dati saranno visibili sul sito dell’Agenzia Regionale di Sanità a questo indirizzo: www.ars.toscana.it/covid19 

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Imprese al bivio del re-shoring, al Rome Med tavola rotonda sul futuro della globalizzazione

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(Adnkronos) – Le Global Value Chains sono già state profondamente colpite dalle ripercussioni della pandemia e ora sono ulteriormente influenzate dallo scoppio della guerra in Ucraina. La carenza di materie prime e di componenti elettronici, l’aumento dei costi di trasporto, i limiti alla mobilità del personale e l’andamento dell’inflazione hanno portato a perturbazioni importanti e in parte inaspettate delle catene del valore. In un momento in cui le catene di valore appaiono sempre più fragili, la necessità di regionalizzarle per aumentarne la resilienza è diventata una priorità politica assoluta. Concetti e principi come “re-shoring”, “back-shoring”, “near-shoring” e “friend-shoring” sono sempre più ricorrenti nel dibattito politico ed economico sul futuro della globalizzazione. Questi i temi al centro della tavola rotonda “Re-shoring, Near-shoring or Friend-shoring?” nell’ambito dell’ottava edizione della Conferenza Rome MeD – Mediterranean Dialogues – promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Italiana e Ispi. 

Secondo Maria Tripodi, Undersecretary of State to the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, Italy, “la necessità di diversificare i nostri mercati ci ha spinto a rafforzare la nostra partnership con i paesi del Mediterraneo per ridurre la dipendenza dalla Russia”. 

“Le catene globali del valore stanno subendo tensioni senza precedenti a causa del cumulo di emergenze crescenti in uno scenario multi-crisi in cui fattori critici sanitari, umanitari, economici, logistici, geopolitici ed energetici si incrociano provocando improvvise e costose interruzioni. In questo quadro le relazioni tra Europa e Paesi dell’area Mena sono più che mai cruciali, l’Italia può contribuire in modo determinante per migliorarne l’integrazione. Le associazioni imprenditoriali sono massicciamente impegnate a sostenere questo processo”, ha commentato Marco Felisati, Deputy Director Internationalization and Trade Policy, Confindustria. 

“Con 38.000 persone coinvolte e un contributo al Pil Italiano stimato di oltre lo 0,5%, la nostra è una filiera integrata che crea valore, lavoro e sviluppo qui in Italia. Lo facciamo in tanti modi: investendo sui territori e instaurando collaborazioni virtuose pubblico-privato. Un ruolo cruciale lo rivestono anche gli accordi internazionali che hanno facilitato il libero commercio tra l’Europa e il Giappone mostrando la resilienza delle value chain tanto più in una fase complessa come quella che stiamo attraversando nel contesto globale” ha affermato il Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia, Marco Hannappel. 

“La nostra -ha proseguito – è una filiera integrata che parte dall’Italia e si espande in tutto il mondo. Grazie allo stabilimento di Crespellano, il primo al mondo di Philip Morris per la produzione dei prodotti senza combustione, esportiamo in 40 Paesi nel mondo, generando un valore di oltre 1,5 miliardi ogni anno. Abbiamo costruito un modello di sviluppo sostenibile che investe in Italia anno dopo anno in agricoltura, industria e servizi, stimolando lo sviluppo di una filiera integrata Made in Italy, con un’attenzione particolare al capitale umano e alle competenze che servono oggi e nel futuro”. 

Secondo Blanca Moreno-Dodson, Director, Center for Mediterranean Integration, “l’Europa deve adottare una strategia di co-investimento e pensare ai Paesi mediterranei come partner per sviluppare business reciprocamente vantaggiosi”. 

“Grazie alla globalizzazione e alla digitalizzazione, un incidente in una parte del mondo può avere un impatto immediato su altre aree. L’aggressione della Russia all’Ucraina ci ha ricordato i suoi “effetti collaterali”, il cui esempio principale è la crisi alimentare ed energetica che infligge grandi sofferenze al Mediterraneo” ha spiegato Shunsuke Takei, State Minister of Foreign Affairs, Japan. 

“Il Giappone – ha aggiunto – ha e continua a cooperare con la regione anche attraverso lo sviluppo delle risorse umane, l’installazione di infrastrutture di base di qualità e la collaborazione con altri donatori e settori privati. In un contesto di globalizzazione irreversibile, è necessario un impegno costante per migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e per rafforzare le regole del commercio internazionale basate sui principi di apertura, inclusione e concorrenza leale”, 

Secondo Tarek Tawfik, Deputy Chairman, Federation of Egyptian Industries, and The Egyptian Center for Economic Studies and President, American Chamber of Commerce in Egypt, “il “near shoring”, il “re shoring” e il “friendly shoring” non sono più una questione di scelta, ma una necessità strategica economica e politica per la comunità europea. Le conseguenze della pandemia di Covid 19, la politica di Covid zero della Cina e la guerra in Ucraina, per non parlare degli effetti del cambiamento climatico, stanno delineando nuove realtà che richiedono un’azione drastica per preservare la stabilità economica e geopolitica della regione. L’integrazione tra l’Europa e i Paesi del Sud del Mediterraneo è una soluzione rapida e vincente che servirà gli obiettivi strategici del Mediterraneo settentrionale e meridionale, sia dal punto di vista economico che politico. Prima si agisce, prima si mitigano i rischi intrinseci alla regione” ha concluso. 

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