Coronavirus

Bollettino Coronavirus del 19 Gennaio 2021


In data 19 gennaio l’incremento nazionale dei casi è +0,43% (ieri +0,37%) con 2.400.598 contagiati totali, 1.781.917 dimissioni/guarigioni (+21.428) e 83.157 deceduti (+603); 535.524 infezioni in corso (-11.535). Ricoverati con sintomi -145 (22.699); terapie intensive -57 (2.487) con 176 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 254.070 tamponi totali (ieri 158.674) di cui 135.388 molecolari (ieri 87.247) e 118.682 test rapidi (ieri 71.427) con 71.881 casi testati (ieri 48.882); 10.497 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 4,13% (ieri 5,56% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 14,60% (ieri 18,05%, target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Sicilia 1.641; Lazio 1.100; Emilia Romagna 1.034; Veneto 957; Lombardia 930; Puglia 850; Piemonte 716; Campania 651. In Lombardia curva +0,18% (ieri +0,23%) con 24.129 tamponi totali (ieri 16.338) di cui 14.959 molecolari (ieri 13.966) e 9.170 test rapidi (ieri 2.372); in ulteriore calo i casi testati, solo 4.600 (ieri 5.209); 930 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 3,85% (ieri 7,27% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 20,21% (ieri 22,82% – target 3%); 516.285 contagiati totali; ricoverati +66 (3.619); terapie intensive -24 (425) con 34 nuovi ingressi del giorno; 26.339 decessi (+57).

Abbiamo fatto cenno, ieri, all’impossibilità di calcolare correttamente l’impatto dei test rapidi sulla lettura dell’epidemia. Dai dati disponibili dobbiamo dedurre (non c’è alcuna comunicazione ufficiale in proposito) che alcune Regioni non stanno caricando i positivi individuati con i test rapidi: perlomeno non sotto questa voce, ma più probabilmente sotto quella dei test molecolari. Il caso più evidente è quello della Sicilia, che tra il 15 gennaio (primo giorno in cui sono stati affiancati ai tamponi molecolari) e il 18 gennaio ha eseguito 95.064 test rapidi, mentre alla voce “casi identificati da test antigenico rapido” si trova uno zero: nessun positivo risulta individuato con questa metodologia. Situazione molto simile, per dimensione dei numeri, in Veneto: 79.357 test rapidi tra il 15 e il 18 gennaio, nessun positivo. Con un numero inferiore di test rapidi eseguiti troviamo: Emilia Romagna (16.210 test, 0 positivi); Abruzzo (7.196 test, 0 positivi); Liguria (6.796 test, 0 positivi); Marche (3.252 test, 0 positivi); Sardegna (1.480 test, 0 positivi); Umbria (2.092 test, 0 positivi); Basilicata (1.143 test, 0 positivi); Molise (187 test, 0 positivi); Valle d’Aosta (152 test, 0 positivi).

È ipotizzabile che le ultime due Regioni di questa particolare classifica non abbiano effettivamente trovato positivi con i test rapidi, eseguiti in numero molto basso. Ma è difficile credere che la stessa cosa sia accaduta per tutte le altre, considerando che il rapporto positivi/tamponi totali oscilla a livello nazionale, con il nuovo criterio, tra il 5 e il 6% (con i soli test molecolari era superiore al 10%). Peraltro se analizziamo i dati di Piemonte e Lazio, due Regioni da tempo particolarmente attive nell’effettuazione dei test rapidi e che ora comunicano i positivi in modo disgiunto, dobbiamo trarre la conclusione che con questi test, di positivi, se ne individuano pochi: in Piemonte 349 su 37.782 test (lo 0,92%); nel Lazio 186 su 50.958 (lo 0,36%). Ordine di grandezza confermato in Lombardia (122 positivi su 22.359 test, lo 0,54%) e in Friuli (525 su 6.212, lo 0,84%). Addirittura più basso il dato della Toscana (12 positivi su 15.337 test, lo 0,07%). Uniche in controtendenza Puglia (92 positivi su 4.092 test rapidi, il 2,2%); Provincia autonoma di Bolzano (679 su 12.327, il 5,50%) e Provincia autonoma di Trento (360 su 3.070, pari all’11,72%). Valori così differenti potrebbero essere generati (è solo un’ipotesi) dalla differente qualità e tipologia dei test utilizzati: ma in assenza di informazioni non è possibile dare risposte certe. Se però guardiamo al dato nazionale cumulato tra il 15 e il 18 gennaio (2.482 positivi su 367.810 test eseguiti, lo 0,67%) resta il dubbio sull’effettiva necessità di variare i criteri di calcolo inserendo i test rapidi. Discontinuità che ha avuto due risultati importanti: 1) L’allargamento del denominatore dei tamponi, con il conseguente crollo del rapporto “positivi/tamponi totali”. 2) L’impossibilità di eseguire confronti con le serie storiche da inizio epidemia.


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