Bollettino Coronavirus del 10 Febbraio 2021


In data 10 febbraio l’incremento nazionale dei casi è +0,48% (ieri +0,40%) con 2.668.266 contagiati totali, 2.165.817 dimissioni/guarigioni (+16.467) e 92.338 deceduti (+336); 410.111 infezioni in corso (-3.856). Ricoverati con sintomi -232 (19.280); terapie intensive -15 (2.128) con 155 nuovi ingressi del giorno. Elaborati 310.994 tamponi totali (ieri 274.263) di cui 162.305 molecolari (ieri 126.586) e 148.689 test rapidi (ieri 147.677) con 98.617 casi testati (ieri 82.716); 12.956 positivi (target 4.311); rapporto positivi/tamponi totali 4,16% (ieri 3,87% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 13,13% (ieri 12,85, target 3%).

Nuovi casi soprattutto in: Lombardia 1.849; Campania 1.635; Puglia 1.063; Lazio 1.027; Emilia Romagna 930; Veneto 828. In Lombardia curva +0,33% (ieri +0,29%) con 36.317 tamponi totali (ieri 29.479) di cui 25.238 molecolari (ieri 19.472) e 11.079 test rapidi (ieri 10.007) con 8.954 casi testati (ieri 7.061); 1.849 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 5,09% (ieri 5,51% – target 2%); rapporto positivi/casi testati 20,64% (ieri 23,01% – target 3%); 553.854 contagiati totali; ricoverati +11 (3.564); terapie intensive +8 (371) con 29 nuovi ingressi del giorno; 27.598 decessi (+39).

Qualche aggiornamento positivo, oggi, sui vaccini: anche se per ora con dati preliminari in attesa della pubblicazione ufficiale sui canali scientifici tradizionali. Partiamo da Israele, Paese che per Pfizer-BioNtech è diventato una sorta di laboratorio su larghissima scala per verificare la reale efficacia del vaccino a mRna in condizioni di vita quotidiana, al di fuori dai gruppi di studio di Fase 3. Finora sono state vaccinate con dose singola (protezione parziale) o doppia (protezione totale) oltre 3 milioni e mezzo di persone, oltre la metà di quelle previste dal piano nazionale: i primi gruppi a essere immunizzati sono stati quelli dei soggetti più anziani e/o a rischio per la presenza di patologie pregresse. Tra le persone vaccinate con doppia dose, già nelle settimane tra il 15 gennaio e il 6 febbraio è stata osservata una riduzione del 53% dei nuovi casi, del 39% dei ricoveri in area medica e del 31% delle forme gravi (dati Weizmann Institute).

Valori che sono attesi a un ulteriore migliorare con il passare del tempo e il raggiungimento di una piena efficienza della risposta immunitaria. Nello stesso periodo, tra i soggetti vaccinati con una singola dose e ancora in attesa di richiamo, il calo dei nuovi casi è stato del 20% ma è stato osservato un incremento dei ricoveri (+15%) e delle forme più gravi (29%) confermando quindi l’importanza di procedere in modo tempestivo, e nei tempi previsti, con la doppia somministrazione. Con i dati finora disponibili non è possibile ricavare informazioni sulla copertura di popolazione necessaria per raggiungere l’immunità di gregge, ma nel frattempo arrivano le prime indicazioni positive sull’efficacia del vaccino nei confronti della variante inglese: rilevata per la prima volta in Israele il 23 dicembre dello scorso anno e dilagata fino a rappresentare, meno di due mesi dopo, circa l’80% dei nuovi casi individuati. Anche in questo caso i risulati sono preliminari, ma per ora si conferma un’efficacia compresa tra il 90 e il 95%, come contro la forma originaria del Sars-CoV-2.

Una settimana dopo la seconda somministrazione (quindi ancora entro il periodo finestra di 10-12 giorni necessario per l’immunizzazione completa) sono state registrate 254 infezioni su 416.900 vaccinati (efficacia del 91% rispetto a un gruppo di controllo con analoghe caratteristiche). Dopo tre settimane dal richiamo non è stata registrata nessuna infezione tra i soggetti vaccinati. Gli studi, condotti su una popolazione vastissima (dalle 10 alle 20 volte superiore a quella coinvolta negli studi di Fase 3) e differenziata per età, distribuzione geografica ed etnia, portano a concludere che la riduzione dei nuovi casi sia da attribuire alle vaccinazioni molto più che alle misure di restrizione attuate per contenere il virus. Il completamento della campagna vaccinale sulla popolazione over 60 (entro questa settimana in Israele dovrebbe essere raggiunta una copertura dell’80%) fornirà indicazioni più complete, ma è prevedibile un ulteriore calo dei nuovi casi e dei ricoveri. I primi studi in corso in Israele stanno anche confermando la capacità del vaccino di interrompere la trasmissione del virus, e non solo di proteggere i soggetti vaccinati dalla malattia: un aspetto centrale, come abbiamo sottolineato più volte, per arrivare all’obiettivo dell’immunità di gregge. Cambiamo Paese (e vaccino) passando al Pakistan e all’Ad5-nCoV prodotto dalla cinese CanSino insieme all’Accademia delle Scienze militari.

Il vaccino in questione è monodose e basato su un vettore virale, un Adenovirus completamente innocuo per l’uomo. Secondo quanto riferito dalla stessa CanSino è stato sottoposto a studi di Fase 3, certificati da un comitato indipendente, in Pakistan, Russia e Messico: le ricerche avrebbero finora confermato un’efficacia del 67,5% per quanto riguarda la prevenzione dei casi sintomatici, e del 90,9% nella riduzione delle forme più gravi della malattia. Valori che salgono ulteriormente nel sottogruppo pakistano, rispettivamente al 75% e 100%. Tutti i dati che abbiamo visto finora, lo ripetiamo, dovranno essere confermati e verificati con i normali canali della letteratura scientifica: ma si tratta di segnali importanti, che vanno nella direzione di avvicinare il traguardo di una convivenza meno problematica con il Sars-CoV-2. Per l’immunità di gregge, e soprattutto per una possibile eradicazione della malattia, la strada è ancora lunga: ma quella intrapresa sembra puntare, e non è poco, nella giusta direzione.

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