Bollettino Coronavirus del 10 Dicembre 2020


In data 10 dicembre l’incremento nazionale dei casi è +0,96% (ieri +0,72%) con 1.787.147 contagiati totali, 1.027.994 dimissioni/guarigioni (+30.099) e 62.626 deceduti (+887); 696.527 infezioni in corso (-13.988). Elaborati 171.586 tamponi totali (ieri 118.475) con 71.113 nuovi casi testati (ieri 50.932); 16.999 positivi (target 6.000); rapporto positivi/tamponi totali 9,90% (ieri 10,76% – target 2%) rapporto positivi/nuovi casi testati 23,90% (ieri 25,04% – target 3%). Ricoverati con sintomi -565 (29.088); terapie intensive -29 (3.291) con 251 nuovi ingressi del giorno.

Nuovi casi soprattutto in: Veneto 4.197; Lombardia 2.093; Lazio 1.488; Emilia Romagna 1.453; Puglia 1.332; Campania 1.198; Piemonte 974. In Lombardia curva +0,48% (ieri +0,28%) con 24.229 tamponi totali (ieri 14.175) e 6.902 nuovi casi testati (ieri 4.375): 2.093 positivi (target 1.000); rapporto positivi/tamponi totali 8,63% (ieri 8,69% – target 2%); rapporto positivi/nuovi casi testati 30,32% (ieri 28,18% – target 3%); 435.653 contagiati totali; ricoverati -114 (5.613); terapie intensive -18 (748) con 62 nuovi ingressi del giorno; 172 decessi (+23.449).
Oggi commenteremo pochi numeri, ma molto importanti. Abbiamo più volte sottolineato come, per comprendere con precisione il reale impatto della pandemia sulla salute pubblica, più che ai totali quotidiani o aggregati dei decessi dovremo ricorrere ai numeri che misurano le eccedenze di mortalità rispetto alla media degli ultimi anni.

Solo in questo modo e grazie a dati completi e solidi, visto che riflettono la totalità della popolazione italiana e delle singole aree geografiche in un arco temporale molto esteso, riusciremo a valutare la mortalità (diretta e indiretta) indotta dalla Covid-19. Non la letalità, quindi, che misura i decessi rispetto ai casi individuati, ma detto in modo semplice “il totale delle morti che si discostano da quelle degli anni precedenti”.

I primi dati disponibili (Istat-Ministero della Salute) si riferiscono per ora al periodo gennaio – settembre 2020. È importante osservare che nei primi due mesi del 2020 (pre-Covid) la mortalità si era mantenuta a livelli inferiori rispetto alla media del periodo 2015-2019. L’inversione di tendenza risulta evidente soprattutto tra marzo e maggio, in particolare nelle Regioni più colpite dalla pandemia. La dinamica al ribasso rispetto alla media degli anni precedenti torna poi a manifestarsi nel periodo giugno-luglio, con l’esaurimento degli effetti della prima ondata pandemica. A livello nazionale nel periodo gennaio-settembre, a fronte dei 35.894 decessi certificati per Covid-19 (dato Regioni, Ministero della Salute, Iss alla sera del 30 settembre) è stato registrato un eccesso di mortalità di 47.509 persone (+32,35% rispetto ai soli decessi Covid, +9% rispetto alla media delle mortalità generale 2015-2019). Nella Regione più colpita, la Lombardia, i 16.955 decessi legati all’epidemia (dato Regioni, Ministero della Salute, Iss alla sera del 30 settembre) si confrontano con i 35.599 dell’eccedenza di mortalità (+109,96% sui soli decessi Covid, +35,3% sulla media della mortalità generale 2015-2019).

I dati saranno completi solo quando rifletteranno l’intero anno, perché nella prima fase dell’emergenza il virus ha avuto una circolazione molto limitata in varie zone del Paese, in particolare al Centro e Sud. Nella seconda fase, che stiamo ancora attraversando, la diffusione è stata invece più omogenea in tutto il territorio nazionale. Le possibili interpretazioni di questi importanti scostamenti sono tre: la differenza è causata da decessi Covid-19 che non sono stati conteggiati nella casistica ufficiale; la differenza è causata da decessi per altre patologie, che non hanno trovato adeguata risposta terapeutica a causa della saturazione degli ospedali e delle terapie intensive; la differenza è causata da una combinazione delle prime due ipotesi. Sottolineiamo come un’eventuale eccedenza di mortalità legata a mancata o ritardata prestazione sanitaria farà vedere i propri effetti non solo nel 2020, ma anche nei prossimi anni. Soprattutto nel caso delle malattie croniche le ricadute saranno infatti visibili nel corso del tempo, con un’eccedenza di mortalità legata ai decessi “anticipati” a causa del ritardo terapeutico.
Detto in modo più semplice: si muore prima perché ci si è curati troppo tardi. Torneremo a monitorare i dati non appena saranno disponibili le tabelle sull’intero 2020, che offriranno una piena visibilità della seconda fase epidemica.

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