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Spettacolo

Bob Dylan, una donna lo accusa: “Abusò di me quando avevo 12 anni”

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Una donna ha accusato Bob Dylan di avere abusato sessualmente di lei quando aveva solo 12 anni. La causa, a quanto ricostruisce il Guardian, è stata intentata venerdì scorso da JC, una donna di 68 anni che vive a Greenwich, nel Connecticut: secondo JC il cantautore folk vincitore del Nobel, all’epoca 23enne o 24enne, avrebbe “sfruttato il suo status di musicista adescandola per ottenere la sua fiducia e il controllo su di lei”, drogandola e facendole bere alcol, per poi molestarla e abusarne sessualmente per sei settimane tra aprile e maggio 1965, anche nel famoso hotel Chelsea a Manhattan. 

A quanto risulta dalla denuncia, di cui il Guardian cita alcuni stralci, Dylan avrebbe stabilito una “connessione” con JC per “abbassare le sue inibizioni con l’obiettivo di abusare sessualmente di lei”, cosa che avrebbe fatto più volte, “lasciandola emotivamente sfregiata e psicologicamente danneggiata” e causandole depressione, umiliazione e ansia “di natura permanente e duratura” che hanno impedito alla querelante “di partecipare alle sue normali attività”. JC chiede danni non specificati e un processo con giuria contro Dylan per le accuse tra l’altro di aggressione, percosse e inflizione di stress emotivo, le cui conseguenze l’avrebbero portata a cercare cure mediche in più occasioni. Un portavoce di Dylan, oggi 80enne, ha detto al Guardian che l’accusa su fatti di 56 anni fa “è falsa” e l’estraneità del cantautore “sarà difesa con vigore”. 

 

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Interviste

Gianni Franco tra favole, cinema e buoni sentimenti: un viaggio leggendario tra passato e futuro

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Da giovedì 23 marzo 2023 sarà in tutte le sale cinematografiche con il film Il Viaggio Leggendario, nuova opera del regista di successo Alessio Liguori che ha per protagonisti i DinsiemE, il duo di youtuber composto da  Erick Parisi e Dominick Alaimo. Un ruolo, quello di Platone, di cui l’attore Gianni Franco è davvero molto soddisfatto, e che l’ha portato a condividere il set con Herbert Ballerina, Ladislao Liverani e tanti altri attori. Un film che fa da preludio anche ad un altro progetto importante: sarà infatti nel cast della seconda stagione di Vita da Carlo, la serie scritta e diretta da Carlo Verdone. Ecco, quindi, che cosa ci ha raccontato Gianni Franco.

Intervista a cura di Roberto Mallò

Salve Gianni, è tra i protagonisti de Il Viaggio Leggendario, in uscita nelle sale il prossimo 23 marzo. Che cosa dobbiamo aspettarci dal film?

“Una gran bella favola, che ha per protagonisti due ragazzi che si vogliono bene. Gli stessi che verranno catapultati all’interno di un videogioco e viaggeranno in tre mondi leggendari: Camelot, Atlantide e Diamante. Si troveranno dunque a vivere mille disavventure: incontreranno i pirati nel mondo di Atlantide, con il buon Platone che cercherà di aiutarli; interagiranno con Ginevra a Camelot e non mancherà Re Artù. Tutti personaggi da favola che saranno un vero e proprio toccasana per i bambini; sono sicuro che andranno pazzi per la storia che abbiamo raccontato. Quelli che hanno potuto assistere all’anteprima erano eccitatissimi, ridevano, giocavano e si divertivano come pazzi. Si sono affezionati ai personaggi, persino al cattivo, il capitan Sarrangia. Un nome comico, che nasconde un cattivone che, ad un certo punto, verrà sconfitto”.

Lei interpreta Platone. Quali caratteristiche ha il personaggio?

“E’ un Platone diverso da quello che conosciamo; è simpatico e riservato ai bambini, non è quello storico. Non mi sono trovato certamente a fare un’interpretazione per i grandi. Il film parla ai bambini; direi che ha come target un pubblico dai 5 ai 10 anni. E ho constatato che il cinema Adriano, dove è stata fatta la prima, era veramente strapieno. Abbiamo avuto un continuo applauso. Un tripudio, con autografi da tutte le parti, che ci ha reso felicissimi”.

A proposito della presentazione, si è detto soddisfatto di questo nuovo film perché parla di buoni sentimenti. 

“Sì, penso che nel 2023 sia arrivato il momento di tornare ai buoni sentimenti. La favola che raccontiamo ne Il Viaggio Leggendariofa sognare grandi e piccoli. Anche se il target, dal mio punto di vista, arriva fino ai 10 anni d’età, ritengo che la pellicola possa rivolgersi anche alle madri e ai padri dei bambini. D’altronde, siamo stufi tutti quanti di cattiverie, di assassinii, di morti ammazzati all’interno dei prodotti audiovisivi. Non voglio fare i nomi delle produzioni, che sono realmente fatte bene, ma ritengo che inducano i giovani all’imitazione. Quei giovani che vogliono emulare, secondo loro, quelli che ritengono eroi, ossia personaggi negativi che hanno trasformato in veri e propri miti a cui devono somigliare. Per questo c’è tanta violenza nel mondo. Dal canto mio, penso invece che si debbano raccontare i buoni sentimenti, come l’amore. Se si torna ad assistere alle favole, con delle persone che si amano ed hanno il giusto lieto fine, si può dare l’input per essere propensi a fare del bene”.

Se non sbaglio non è la prima volta che si confronta con una favola per bambini, no?

“Esatto, quando avevo trent’anni ne dimostravo circa diciotto, al massimo venti. Ero biondo con dei capelli lunghi, con gli occhi azzurri ed ero magro. E in quel periodo ho fatto una favola per Rai Tre che si intitolava Stretta la foglia, larga la via. Il mio ruolo era quello del principe azzurro su un cavallo bianco che andava a dare un bacio alla bella addormentata nel bosco. Parliamo di circa quarant’anni fa, con la regia di Mario Procopio, persona squisita e un grande professionista. Era una favola stupenda. Genere che in quegli anni andava in voga, come Fantaghirò e così via”.

Il viaggio Leggendario è stato diretto da Alessio Liguori. Aveva mai lavorato con lui?

“Non avevo mai lavorato con Alessio, che è stato una bella scoperta. Sono davvero felice di aver trovato una brava persona e un bravo regista come lui. Tra l’altro, anche Liguori ha detto la stessa cosa di me. Per Il Viaggio Leggendario ho fatto un provino, che è piaciuto ad Alessio. Ed è una cosa bellissima, perché mi ha confessato, quando ci siamo incontrati la prima volta, di non aver voluto vedere poi altri attori. Ha capito fin dal primo istante che dovevo essere io Platone. Ha detto subito: ‘Il mio Platone è lui’. E’ davvero una bravissima persona, umana e squisita, oltre che un bravissimo regista. Fa dei bei film e sa passare con maestria da un genere a un altro: dai thriller alla favola per bambini”.

A quali altri progetti si sta dedicando in questo periodo?

“C’è la seconda stagione di Vita da Carlo, la serie di Carlo Verdone. Mi ha fatto fare un provino, che non pensavo di vincere, così come è stato. Interpreto un prete che racconta una barzelletta molto scurrile e che fa ridere. Non a caso, mi dice: ‘Eh, eh Padre, raccontare una barzelletta così’. Un ruolo molto difficile da recitare poiché si svolge il tutto in una frazione di secondi. Se ne sbagliavo soltanto uno, la barzelletta non faceva più ridere. Una questione di tempistiche difficilissime, dove non si poteva sbagliare e c’era di fronte tutta la produzione. Compreso Christian De Sica, che era vicino a Carlo. E’ stata un’ansia terribile, veramente”.

Non è  la prima volta che incontra Carlo Verdone nel suo percorso d’attore, giusto?

“Esatto. Feci con lui I due carabinieri,  Si vive una volta sola e Maledetto il giorno che t’ho incontrato. In quest’ultimo c’era Asia Argento, mentre nel primo Enrico Montesano. Inoltre, tanti anni fa, quando avevo circa 35 anni, feci il protagonista di uno spot per le caramelle alla menta Polo. E la regia, anche in quel caso, era di Verdone. E penso sia l’unico che lui ha fatto come regista”.

C’è poi lo spot di Poste Italiane…

“Sì. Lì sono Nonno Fausto di Poste Italiane, il protagonista assoluto dello spot, che fa parte del progetto Polis. C’è stata la presentazione con il Presidente Sergio Mattarella, con il Premier Giorgia Meloni, con Matteo Salvini. Lo hanno proiettato alla sala dei congressi La Nuvola. E’ uno spot davvero molto bello”.

In virtù delle considerazioni che abbiamo fatto prima, cosa pensa del cinema di oggi? C’è qualcosa che si potrebbe fare per migliorarlo?

“Il cinema di oggi andrebbe valorizzato con delle storie un po’ meno violente. Non c’è bisogno di parlare sempre di sparatorie. Ad esempio, trovo molto bella la fiction Cuori, ambientata a Torino nell’ospedale Le Molinette. Vorrei che il cinema trattasse anche storie di sentimenti. Ci possono essere anche dei prodotti, con degli attori bravissimi, che fanno commuovere e tra questi rientra Cuori. Ce ne sono anche altre, ma questa fiction mi piace davvero molto. Vorrei davvero che si tornasse a quella tipologia lì, pure nel cinema. Ci sono dei giovani registi molto bravi, che dovrebbero scrivere però delle storie con il lieto fine e l’amore come fulcro. Il fulcro deve essere l’amore; ci dobbiamo voler bene. Ma, purtroppo, il cinema di oggi è diverso”.

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Coronavirus

E’ morto Luca Bergia, fondatore dei Marlene Kuntz: ex batterista aveva 54 anni

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(Adnkronos) – E’ morto Luca Bergia, ex batterista 54enne, tra i fondatori del gruppo rock cuneese Marlene Kuntz. Bergia, trovato senza vita nella sua casa di Cuneo, aveva suonato nella band dal 1989, anno di nascita del gruppo che aveva contribuito a fondare assieme a Riccardo Tesio. L’artista si era ritirato dalla scena musicale alla fine del 2020 per dedicarsi all’insegnamento di scienze alle scuole medie di Madonna dell’Olmo di Cuneo e Chiusa Pesio. Nello stesso anno aveva superato anche un momento difficile dopo aver contratto il Covid. La data dei funerali non è stata ancora stabilita. 

 

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Spettacolo

Cirque du Soleil, il nuovo ‘Kurios’ esalta il potere dell’immaginazione

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(Adnkronos) – Alterare la realtà con il potere della immaginazione: è questa la nuova missione che si propone il Cirque du Soleil con lo spettacolo itinerante ‘Kurios – Cabinet of Curiosities’, scritto e diretto da Michel Laprise, da ieri sera a Roma dove il grande tendone montato a Tor di Quinto resterà aperto fino al 29 aprile, per poi traslocare dal 10 maggio e fino al 25 giugno a Milano, con oltre 130.000 biglietti già venduti in Italia. 

Le leggi del tempo e dello spazio vengono sfidate per guidare il pubblico verso un mondo inesistente tutto da reinventare, con l’aiuto di acrobati, trapezisti, illusionisti, ballerini, musicisti, clown, prestigiatori, giocolieri, contorsionisti, attori, cantanti, stravaganti personaggi e ‘tutto quanto fa spettacolo’, per un cast composto da 49 artisti di 17 nazionalità, per oltre 8.000 costumi e 426 oggetti di scena, tale da rendere necessario l’utilizzo di 86 camion per il trasporto di duemila tonnellate di attrezzature. 

La bussola di ‘Kurios’ – 35esima produzione del Cirque du Soleil – prescrive che, per intravedere l’incanto celato appena sotto la superficie, dobbiamo imparare a chiudere gli occhi e sognare un mondo che esiste ma è invisibile e dove le idee, anche le più folli, possono trovare piena cittadinanza. E tra questi ‘cittadini’, che si muovono in una scena da inizio rivoluzione industriale, si propongono il Signor Microcosmos, il Cercatore, l’Uomo Fisarmonica, la Donna con la Gonna Antenna, i Robot Kurios. 

Il sipario dello spettacolo si apre per l’ingresso di una locomotiva, da cui scende un gruppo variopinto di passeggeri provenienti dall’Ottocento, vestiti con i loro abiti migliori. Ma ben presto, in una fusione di acrobazie, coreografie e scenografie, si crea una vera e propria ‘camera delle meraviglie’. 

Prendono così vita in questo mondo fantastico un carillon con un forzuto che si trasforma in trapezio umano per la sua bambola di porcellana, una bicicletta volante, un circo invisibile, gemelli siamesi, creature degli abissi, piramidi umane, una mano meccanica, fino a un mondo capovolto per un ‘doppio’ ospitato in un universo parallelo. 

Il Cirque du Soleil, con sede a Montreal in Canada, è una autentica ‘multinazionale’, leader globale nell’intrattenimento dal vivo in tutti i continenti. I suoi artisti provengono da ben 64 Paesi che si esibiscono sui palcoscenici di tutto il mondo, sempre con l’obiettivo di farlo sognare a occhi aperti.  

(di Enzo Bonaiuto) 

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Spettacolo

Mic festeggia Giannini per la stella sulla Walk of Fame di Hollywood

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(Adnkronos) – “I premi alla carriera mi allungano la vita…”. Come sempre ironico e autoironico, Giancarlo Giannini accoglie con entusiasmo composto i festeggiamenti al Mic, organizzati da Vittorio Sgarbi con al fianco il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano nella Sala della Crociera al Collegio Romano, per la stella con il suo nome impresso nella Walk of Fame di Hollywood. A omaggiare l’attore diversi colleghi, come Sergio Castellitto e Michele Placido e la regista Liliana Cavani. 

“Io un Maestro? Diciamo che ho insegnato alla Scuola Sperimentale di Cinematografia, dove dopo tanti anni mi hanno mandato via…”, ricorda Giannini. Subito interrotto da Sangiuliano che assicura: “Appena sarà il mio turno intervenire, lo rimetterò subito dentro”. Poi Giannini prosegue: “Io insegnavo soprattutto la passione e il divertimento di fare cinema”.  

Quanto alla querelle sulle major americane che non ricorrono agli attori italiani neanche quando girano in Italia, osserva: “Non vanno imposti e del resto Burt Lancaster è stato un grandissimo Gattopardo per Luchino Visconti. Diciamo comunque che, con intelligenza e un po’ di furbizia, si riesce a conquistare anche gli americani”, come del resto è riuscito a lui. 

Per il ministro Sangiuliano, “Giancarlo Giannini è un attore ‘rinascimentale’, nel senso che riesce a esprimere una italianità piena al di là di stereotipi e pregiudizi: rappresenta il meglio dell’Italia nel mondo. E sono convinto che questa stella non segna la fine di una carriera ma un suo nuovo inizio: continuerà a regalarci altri bellissimi film e io lo invito a festeggiare qui i suoi 90 anni e anche i 100 così l’augurio è duplice: per lui di lunga vita e per me nel ruolo di ministro della Cultura…”, sorride Sangiuliano. 

Anche per Liliana Cavani, “Giannini è attore universale, comico e tragico con la stessa intensità e bravura con cui ha conquistato l’affetto del pubblico e di tutti noi”. E Sgarbi aggiunge: “C’è sempre un Leone d’Oro alla carriera che lo attende alla Biennale di Venezia”. Per Giannini, arrivano anche le congratulazioni in video dagli Usa di Michael Douglas, Danny Houston, Jim Belushi, Don Johnson, Dustin Hoffman, prima del taglio a una enorme torta al cioccolato, ovviamente a forma di stella.  

(di Enzo Bonaiuto) 

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Spettacolo

Migranti, Fedez e la ‘sua’ nave Ong? Sos Med: “Doni a Ocean Viking”

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(Adnkronos) – “Ti prometto che verrò. Voglio vedere quanto costa una nave, voglio metterci la mia faccia… e farla federe così la gente si spaventa”. Scherzi a parte, deve essere un’esperienza tosta”. Fedez ospita Cecilia Strada nel podcast Muschio Selvaggio. Si parla di migranti, di impegno delle Ong e il rapper, oltre ad annunciare la disponibilità a salire sulla nave ResQ, con una battuta ipotizza il proprio impegno diretto con una nave. “Bisogna avere tempo per capire come va la situazione e esporsi per prendersi insulti dagli haters… Non è impossibile però trovare persone che sostengano. L’anno scorso ci ha scritto Roger Waters, che ci ha donato 50mila dollari per una missione di soccorso”, dice Cecilia Strada. 

Le parole di Fedez non passano inosservate. Sos Mediterranee accoglie come una buona notizia l’intenzione del rapper di voler acquistare una nave per il soccorso in mare di migranti.  

“Chiunque doni, fa una cosa buona – dice all’Adnkronos Francesco Creazzo, di Sos Mediterranee – Non tocca a noi giudicare quali siano le intenzioni di Fedez ma se davvero vuole finanziare una nave di soccorso e ricerca noi siamo disponibili a spiegargli come si fa oppure, se vuole, può anche sostenere la Ocean Viking che ha anni e anni di esperienza”.  

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Spettacolo

Danza, l’omaggio del Reggio Parma Festival a Maguy Marin

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(Adnkronos) – È dedicato a Maguy Marin, coreografa francese Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia, il progetto ‘Maguy Marin – La Passione dei Possibili’ ideato dal Reggio Parma Festival, in programma da maggio a dicembre 2023 al Teatro Regio e Teatro Due di Parma, al Teatro Municipale Valli, Teatro Ariosto e Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia. Un palinsesto di spettacoli e iniziative, patrocinato dall’ambasciata di Francia in Italia, per far conoscere al vasto pubblico le opere di una delle coreografe e artiste più eclettiche e coraggiose dell’intero panorama internazionale, capace di interpretare, attraverso la danza, il corpo e lo spazio, la complessità dell’uomo contemporaneo e le sue contraddizioni. 

Figlia di immigrati spagnoli in fuga dalla dittatura franchista, attiva dal 1976, camaleontica nella sua ricerca di movimento, Maguy Marin è un’artista che ha definito una propria cifra stilistica originale. Nelle sue creazioni, la danza è impregnata di una teatralità spiccata. Se le scene o i personaggi sono spesso comici, il tono generale è apocalittico e lo spettatore resta sempre in bilico tra sorriso, stupore e inquietudine. Audace e combattiva, la coreografa ha saputo accompagnare e tradurre artisticamente gli sconvolgimenti del nostro tempo, senza lesinare pugni gioiosi e furiosi sul muso della barbarie, inscrivendo all’interno delle sue creazioni un rinnovamento di “questo qualcosa che è la danza”, tenendo sempre davanti a sé tutte le possibilità che la danza stessa ha a sua disposizione. 

Il progetto nasce dalla volontà del Reggio Parma Festival e di tutti i suoi soci – Comune di Parma, Comune di Reggio Emilia, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro Due e Fondazione Teatro Regio di Parma – a collaborare per la realizzazione nel 2023 di un progetto ambizioso, che spazia dalla danza alla musica al teatro, e che vede tra le sue prime e principali protagoniste Maguy Marin, di cui Reggio Parma Festival co-produce il nuovo spettacolo e che a lei e alla sua produzione dedica un importante omaggio nel corso dell’anno. 

Un viaggio ricco di emozioni che prende il via il 31 maggio con la rappresentazione di ‘May B’ al Teatro Regio di Parma, il capolavoro senza tempo di Maguy Marin, con oltre 750 rappresentazioni in cinque continenti. Un lavoro ideato nel 1981, presente nel repertorio della compagnia da oltre 40 anni, ispirato al mondo tragicomico e dal cinismo salvifico del drammaturgo irlandese Samuel Beckett. Al suo debutto sconvolse tutto ciò che si pensava della danza, fu un’esplosione la cui eco non ha finito di risuonare. Anticipa lo spettacolo la proiezione del documentario Maguy Marin – L’urgence d’agir (30 maggio ore 18 – Sala degli Specchi, Teatro Municipale Valli, Reggio Emilia) del regista David Mambouch, dedicato alla storia della pièce ‘May B’ e all’esperienza vissuta dai protagonisti che l’hanno interpretata. Segue un incontro con la coreografa. 

In autunno, il progetto entra nel vivo con un fitto calendario di spettacoli cult e con il debutto italiano della nuova creazione firmata dall’artista francese. ‘Singspiele’ (14 e 15 novembre, Teatro Due, Parma) è una performance del 2014, interpretata da David Mambouch e con la scenografia di Benjamin Lebreton. Tra declinazione del corpo e ricerca gestuale, esprime la cifra più sperimentale della coreografa francese andando oltre i confini della danza tout court. Concentrandosi sui volti, anonimi o riconoscibili che catturano il nostro sguardo, ‘Singspiele’ è un lavoro d’ascolto di ciò che questi ci dicono dei loro corpi assenti. E’ la storia particolare che si legge su questi volti muti sfuggirà sempre in quanto non intelligibile nell’immediato.  

Il debutto italiano della nuova creazione, il cui titolo sarà svelato quanto prima, è in calendario il 18 e 19 novembre al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia, nell’ambito del Festival Aperto. In questo spettacolo, co-prodotto dal Reggio Parma Festival, la coreografa si interroga su temi attuali, con lo sguardo ironico e potente che la contraddistingue. I nostri corpi sono diventati oggetti da sorvegliare, che possono essere filmati e registrati. Le nostre scelte, apparentemente libere, rivelano la nostra inclinazione a seguire l’opinione maggioritaria, ad optare per quanto fabbricato dalla pubblicità, ad accettare la colonizzazione delle nostre menti da parte dei media o degli influencer. 

A Parma si prosegue con due spettacoli tra i più rappresentativi del lavoro di Maguy Marin. ‘Nocturnes’ (25 e 26 novembre, Teatro Due), dove la coreografa sfida e affascina lo spettatore con soluzioni estreme e una fantasia creativa composta da piccoli sketch, garbati e ironici. Una scenografia scarna fa da palcoscenico a incontri incompiuti, gesti apparentemente inspiegabili, apparizioni e sparizioni di personaggi misteriosi. In cartellone anche ‘Umwelt’ (15 dicembre, Teatro Regio), spettacolo del 2004 che ha entusiasmato e fatto discutere, una performance “di danza senza la danza” per raccontare la frenesia della vita. Gli interpreti appaiono e scompaiono tra gli interstizi di pannelli e specchi disposti orizzontalmente sul palcoscenico e, ostacolati da un forte vento, raccontano, spesso in modo frenetico, la quotidianità del vivere. 

Il 16 dicembre il progetto si conclude al Teatro Ariosto di Reggio Emilia con due spettacoli interpretati dalla MM Contemporary Dance Company diretta dal coreografo Michele Merola. In ‘Duo d’Eden’ due danzatori interpretano un uomo e una donna. Tute color carne che mettono in evidenza la loro nudità e parrucca dai capelli lunghissimi per lei, rappresentano Adamo ed Eva immersi in un percorso di sensualità, eros, difesa, attacco, in un mondo non così tranquillo, sicuro e idilliaco. Attesissima anteprima nazionale invece per ‘Grosse Fugue’, in scena quattro donne e un brano musicale straordinario come Die Grosse Fuge di Ludwig van Beethoven. Realizzata nel 2001 per la Compagnia Maguy Marin, sarà riproposta in anteprima nazionale per Reggio Parma Festival nell’interpretazione di quattro danzatrici della MM Contemporary Dance Company, accompagnate dalla musica dal vivo dei solisti dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, nella versione per quartetto d’archi.  

La prima nazionale del brano è poi prevista a luglio 2024 al Festival Bolzano Danza. Nella Sala Verdi del Teatro Ariosto ( ore 16.30) del 16 dicembre verrà proiettato il film ‘Umwelt de l’autre côté des miroirs’, regia di David Mambouch, che intreccia i due lati dell’omonimo spettacolo. Il piano frontale visto da una sala teatrale, e l’altro, invisibile agli spettatori, dall’altro lato degli specchi. Un riesame dei fondamenti della presenza dell’artista sulla scena e molte domande sull’atto della creazione saranno sollevate nel workshop che vedrà protagonista Maguy Marin. In programma due settimane di alta formazione, scambio, dialogo rivolto ad artisti professionisti della danza, del teatro e della musica, per mettere in moto capacità di invenzione e composizione, con esercizi pratici e concreti (dal 14 al 18 novembre, dal 20 al 24 novembre 2023 al Teatro Due di Parma, partecipazione gratuita, max 16 partecipanti individuati tramite selezione) accanto ad una tavola rotonda in calendario il 25 novembre a Parma che, oltre a Maguy Marin, coinvolgerà numerosi ospiti, tra cui Olivier Neveux, professore di storia e di estetica teatrale all’ École normale supérieure di Lione.  

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Spettacolo

Luxuria: ”Maternità surrogata scusa per avversione omofoba contro famiglie arcobaleno”

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(Adnkronos) – Non si fermano le polemiche dopo che il ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Eugenia Roccella, ha annunciato una legge contro la maternità surrogata e in seguito alle dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo che si sono detti contrari alle coppie omogenitoriali. ”Usano questo argomento semplicemente perché secondo loro solo se sei eterosessuale puoi essere un buon genitore – commenta Vladimir Luxuria all’Adnkronos – sabato ho presentato la manifestazione delle famiglie arcobaleno a Milano e ho visto tutti quei bambini sotto al palco felici che giocavano insieme. La notizia sconvolgente – dice ironica – è che i bambini delle famiglie arcobaleno stanno bene, giocano, si divertono, studiano e frequentano l’oratorio. Il problema è che (il Governo, ndr) non potendo dichiarare l’assurdità è il fallimento della proposta di rogatoria internazionale contro la maternità surrogata – spiega – adesso riversa il suo odio e la sua avversione omofoba sulle coppie omosessuali, facendolo scontare ai bambini”. Anche Luxuria si dice contraria alla maternità surrogata: “L’utero in affitto – dice – è una pratica abominevole perché sfruttare la condizione di povertà di una donna che solo per sopravvivere ti fa un figlio e te lo consegna, spesso senza regola, lo trovo orrendo. È la mercificazione del corpo di una donna.  

”La ‘gestazione per altri’ invece è tutt’altra cosa – tiene a precisare Luxuria – avviene ad esempio quando una donna ha avuto un brutto male e ha dovuto asportare l’utero e la sorella si offre di tenere in grembo la sua creatura. In questo caso si parla di una donazione generosa e senza contrattazione e per me in Italia la ‘gestazione per altri’ dovrebbe essere legale perché sarebbe più controllabile e meno dispendioso. Io la regolamenterei. In Canada se una coppia gay ha un’amica carissima che decide altruisticamente e generosamente di realizzare il loro sogno di paternità, è possibile farlo – spiega ancora Luxuria – In altre nazioni la ‘gestazione per altri’ invece è consentita solo per le coppie eterosessuali. Il Governo era partito dicendo che avrebbero fatto una rogatoria internazionale contro quello che loro chiamano ‘utero in affitto’, poi si sono resi conto che potevano aprire un contenzioso diplomatico con gli Stati Uniti d’America o con il Canada. Dato che questa rogatoria è irrealizzabile perché creerebbe un vero e proprio incidente diplomatico – sottolinea – buttano fumo negli occhi facendo questo provvedimento contro i bambini delle famiglie arcobaleno che non impedirà alle coppie di andare all’estero ma renderà solo tutto più complicato, con la richiesta di deroghe affinché il genitore non biologico porti il figlio a scuola”, conclude Luxuria. 

(di Alisa Toaff)  

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Spettacolo

‘Amori e sapori nelle cucine del principe’ con D’Aquino e Ingrassia

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(Adnkronos) – Andrà in scena dal 28 marzo al 2 aprile al teatro Quirino di Roma lo spettacolo ‘Amori e sapori nelle cucine del principe’ di Roberto Cavosi, con Tosca D’Aquino e Giampiero Ingrassia protagonisti con Giancarlo Ratti, da un’idea di Simona Celi con la regia di Nadia Baldi e ambientato nella Sicilia del 1862, mentre sull’Italia soffiano i venti del nuovo Regno che si prepara ad unificare il Paese e nei palazzi nobiliari l’aristocrazia decadente isolana si prepara a fare i conti con il nuovo corso della storia. 

Nobili impettiti e nobildonne riccamente agghindate partecipano a balli e banchetti, ‘in primis’ quello del fidanzamento del nipote del principe, come se nulla di quanto accade intorno potrà mai mettere a rischio le loro vecchie abitudini. Ma cosa succede nelle cucine del palazzo mentre nei lussuosi saloni soprastanti si consuma l’ennesimo opulento banchetto? Presto detto: volano le portate, si azzuffano i cuochi, si tirano padelle ma soprattutto si svelano amori impensabili, crudeli e meravigliosi conditi da tutti quei santi e profani profumi tipici della cucina siciliana. 

‘Amori e sapori nelle cucine del principe’ si dipana tra succulenti litigi, ricatti, ironia, sarcasmo e umorismo attraverso lo scontro fra Teresa e Monsù Gaston, l’uno invidioso dell’altra, che non si accontentano di gareggiare nel preparare i piatti migliori, ma vogliono avere anche l’esclusiva delle attenzioni del principe. Un testo nel quale pietanze e sentimenti si mischiano ad arte in quel caleidoscopico mondo fatto di languore ed erotismo, di passione e causticità tipico del ‘profondo’ Sud. 

(di Enzo Bonaiuto) 

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Interviste

Tra Forum e Radio, Turchese Baracchi svela i segreti del suo successo e la nuova avventura con J&T Show

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E’ stata per anni uno dei volti quotidiani di Forum, il celebre programma Mediaset condotto nelle ultime stagioni da Barbara Palombelli. Parliamo della scrittrice e conduttrice Turchese Baracchi, attualmente in onda su Radio Cusano Campus con il suo format storico Turchesando e la novità J&T Show, dove ha al suo fianco l’amica Jessica Selassiè. Un’esperienza, frutto della sua lunga carriera, di cui ci ha parlato in questa intervista.

Intervista a cura di Roberto Mallò

Turchese, in questo periodo è impegnata con diversi progetti…

“Sì, innanzitutto c’è Turchesando, un format che mi segue ovunque io vada. E’ una trasmissione radiofonica, condotta in precedenza sul web. Da lì, mi ha sempre seguito in vari emittenti radiofoniche, fino ad arrivare ad oggi, su Radio Cusano Campus. Una realtà splendida, piena di gente volenterosa, in gamba e capace. L’editore Stefano Bandecchi ci crede e investe energie e soldi nei giovani. Sono molto contenta perché Turchesando, si può dire, è una delle trasmissioni di punta della radio, che è una radio nazionale”.

Spesso le interviste che si svolgono all’interno di Turchesando anche una grossa risonanza mediatica e vengono riprese da vari blog e siti…

“Esattamente. Sono sempre tutti attenti e con le orecchie dritte quando c’è un’intervista su Turchesando. In qualche modo riesco a mettere a mio agio gli ospiti, che vengono, si confessano e fanno, in mia compagnia, quella che amo definire una chiacchierata rilassata. Sono, infatti, dell’idea che ci debba essere un’armonia, uno scambio allegro, divertente, frizzante e, a volte, profondo ed intenso. Tutti elementi che non devono mancare quando si fa una chiacchierata con qualcuno. Alla fine, Turchesando non è una fredda e mera intervista, ma uno scambio tra amici come se fossero in un bar o sul divano di casa. Il pubblico che ci segue è super partecipativo, così come i giornali. Ad esempio, è venuta ospite da me Taylor Mega, che ha fatto delle dichiarazioni molto forti, che puntualmente sono state riprese. Forte di ciò, Turchesando continua ad andare in onda tutti i sabati e le domeniche dalle 13 alle 14 con ospiti eccezionali, che sono anche nella maggior parte dei casi dei miei grandi amici”.

Sceglie personalmente gli ospiti di Turchesando? In basi a quali caratteristiche?

“Li scelgo tenendo conto di alcuni criteri, ma anche in base al momento in cui l’ospitata viene realizzata. Se c’è un argomento caldo cerco di chiamare i protagonisti diretti o indiretti legati allo stesso per poterne parlare insieme. Capita anche di alzarmi una mattina con un argomento che mi frulla per la testa e penso a chi chiamare. Infine, ogni tanto do l’opportunità a degli amici che devono promuovere qualcosa, che sia un libro, un disco, un singolo, un film, uno spettacolo teatrale e così via. E pure questo mi fa piacere. Perché credo che ci debba essere sinergia, un aiutarsi reciprocamente”.

Turchesando ha dunque fortemente la sua impronta?

“Sicuramente a Turchesando faccio tutto io; scelgo gli ospiti, faccio la scaletta. Anche se, sinceramente, vado molto a braccio, non mi preparo quasi nulla. Prendo giusto delle informazioni su alcuni dettagli della vita degli ospiti che si susseguono nelle varie puntate che possono sfuggirmi o che posso non sapere. In generale, però, mi piace la spontaneità che si viene a creare con gli ospiti, insieme allo scambio umano e alla fiducia. Le persone vengono da me con piacere perché sanno che non gli farò mai un’imboscata. Se mi chiedono di non parlare di un argomento, non li farò mai trovare di fronte al fatto compiuto. Non voglio approfittare di una diretta, con i microfoni aperti, per fare una domanda scomoda. Questo non l’ho mai fatto e credo che ripaghi. Le domande non vengono mai concordate in precedenza, ma mi faccio lo scrupolo di chiedere ai miei ospiti se c’è qualcosa di cui non vogliono parlare. E se me lo espongono, non tratto quell’argomento”.

E su Radio Cusano Campus è partito di recente J&T Show, il programma che conduce con Jessica Selassiè.

“Proprio così. Da me, ho avuto varie volte ospiti, a Turchesando, le principesse Selassiè. E’ nata così una bellissima sinergia che mi ha portato a proporre all’editore, al direttore e a tutti i miei collaboratori l’idea di poter fare un altro programma, insieme a Jessica. Mi hanno detto subito sì con entusiasmo e dallo scorso 24 gennaio, tutti i martedì dalle 18.30 alle 19.30 in diretta in radiovisione sul canale del digitale terrestre televisivo Cusano Italia, è partito appunto J&T Show. Un titolo che, letto con la e normale invece di quella commerciale, rimanda al jet, perché il programma è pronto a spiccare il volo, a decollare. E’ questo il doppio significato che abbiamo voluto dargli, perché J&T in realtà nasce come Jessica e Turchese”.

Com’è strutturata questa nuova proposta radiofonica?

“Ci sono tre momenti importanti all’interno della trasmissione. Parliamo di perle d’amore, un segmento dove è richiesta la partecipazione attiva del pubblico, visto che è chiamato a mandarci dei vocali di circa 15 secondi ed i più accattivanti vengono mandati in onda. Non manca nemmeno il momento gossip, come quello legato a Harry e Meghan sul loro presunto divorzio, a cui segue quello fashion. Di volta in volta, man mano che le puntate andranno avanti, ci saranno delle grandissimesorprese, oltre ai collegamenti con degli ospiti. Inoltre, lasceremo frasi importanti ai nostri amici in ascolto”.

Siete entusiaste lei e Jessica di questa trasmissione?

“C’è allegria, positività e voglia di fare. E, per quanto mi riguarda, ci sono dei futuri progetti televisivi in fase di partenza. Ma ne riparleremo più avanti, quando ci sarà un po’ più di concretezza. Inoltre, un po’ di scaramanzia non fa mai male”.

J&T Show segna il debutto in radio di Jessica Selassiè. E’ diventata una sorta di tutor per lei? Le sta dando tanti consigli, immagino…

“Proprio così. E sono contenta perché a me gratifica dare una mano alle persone. Cerco sempre di dare delle occasioni a chi vale. L’ho fatto tante volte, anche se in rari casi ho ricevuto poi un po’ di gratitudine, che purtroppo non fa parte di questo mondo. Tuttavia, di Jessica sono molto contenta perché credo che sia una ragazza davvero per bene, oltre che simpatica. Quando serve, inoltre, è spregiudicata, nel senso che dice quello che pensa senza filtri, ma in modo carino ed elegante. Le sto dando, ovviamente, dei consigli, ma abbiamo cominciato a divertirci insieme già dalla registrazione dei promo. Ed è una bella cosa, perché quando ti diverti tu per prima poi trasmetti agli altri la serenità e l’armonia a chi ti ascolta. Parlando di Jessica, è davvero amatissima. Ha un esercito di fan meravigliosi, perché ognuno ha davvero quelli che si merita. In base a come sei, i fan ti rispecchiano. Questa è una grandissima verità”.

Che tipo di feedback hai da parte di chi ti segue?

“Sono felicissima perché, per me, la stima e l’affetto delle persone che mi seguono sono davvero la più grande soddisfazione. Fin da tempi di Forum, devo dire, le persone mi trasmettono un affetto, una stima, una costanza incredibile, commovente. Nonostante ci siano dei rapporti solo virtuali tramite i social, con persone che non ho mai visto dal vivo, noto che in tanti mi seguono da anni. E li posso definire, veramente, quasi amici. E questo mi fa stare veramente bene, mi riempie il cuore”.

Quando è nata la sua passione per la radio? C’è sempre stata o è arrivata in un momento preciso della sua vita?

“Vengo da una famiglia di spettacolo. Mio nonno era un produttore cinematografico della commedia all’italiana. Senza dubbio, il senso dello spettacolo e l’amore per il pubblico ce li ho sempre avuti dentro. Poi, un giorno, ho fatto per caso il provino per andare a fare l’opinionista a Forum. Una cosa che ho fatto, più che altro, per imparare a scrivere. Volevo toccare con mano quello che succedeva in uno studio televisivo per imparare a sviluppare meglio dei format miei. La scrittura, infatti, è una mia passione, visto che ho scritto un libro, dei teen drama. Comunque sia, è proprio grazie a Forum che è scoppiato il mio amore per la televisione. E, dopo i sette anni come opinionista di punta nel tribunale di Canale 5, ho cominciato in radio con delle puntate che mi ha fatto fare Maurizio Costanzo su Radio Rai1 con L’uomo nella notte. E lì è cresciuto ancora di più l’amore folgorante per la radio e la televisione. Appena è stato possibile, ho cominciato a fare la mia piccola trasmissione televisiva sul web, sul divano di casa mia, che era seguitissima. Avevo 150mila connessi all’epoca in cui gli algoritmi di Facebook funzionavano ancora in un certo modo. Prima ancora dell’avvento di Instagram. Era il mio programma televisivo fai da te. I social sono un mezzo davvero democratico, perché il periodo non avevo opportunità di avere uno spazio televisivo tutto mio. Sicuramente facevo l’ospite, come capita tutt’ora, visto che vado tranquillamente sia alla Rai, sia a Mediaset per fare l’opinionista”.

A proposito dei programmi televisivi a cui ha preso parte, quali ricorda maggiormente?

“Ho fatto per diversi anni Mattino Cinque. C’è stato poi, su Rete 4, Ieri oggi italiani, dove ero l’unica opinionista di studio al fianco di Roberto Olla e Rita Dalla Chiesa. Un programma scritto e ideato da Maurizio Costanzo. Attualmente, vado spesso da Eleonora Daniele, su Rai1, a Storie Italiane. Diciamo che tra la tv e la radio, sicuramente, ho trovato la mia dimensione. Ogni tanto mi butto nella scrittura e, quando ho voglia di socializzazione, organizzo degli eventi nel casale che ha mia mamma a Roma e che si chiama Casale Saraceni”. 

Quando si pensa a lei è impossibile non ricordare Forum, visto che era ed è tutt’oggi un volto popolarissimo della trasmissione.

“Sì, ed è sempre un piacere continuare ad andarci come ospite.Ancora oggi mi fermano per Forum. Nonostante i miei due anni e mezzo a Mattino Cinque, le mie ospitate su Rai1, tutti mi ricordano lì con affetto me e dicono che manco. Per me, Forum è sempre casa e famiglia. C’è una squadra pazzesca di autori, truccatori, parrucchieri. Inoltre, voglio un bene incredibile a Barbara Palombelli, che stimo profondamente. E’ una professionista veramente di livello. Ed è una persona profondamente umana. Molto di più rispetto a tantissime persone che sembrano maggiormente dolci, amabili. Barbara sta lì, sembra tutta d’un pezzo per via del suo apparente atteggiamento distaccato, ma invece non è per niente così. E’ una persona che se deve aiutare aiuta, se deve consolare consola. Le voglio davvero molto bene. Ha l’animo grande ed una professionalità davvero unica”.

Importante nel suo percorso è stato anche Maurizio Costanzo, che ha nominato più volte…

“Senza dubbio. Costanzo è stato un punto di riferimento, un vero consigliere. Conosceva mio nonno, con cui aveva lavorato, e mio papà. Mi sono laureata con lui. Indubbiamente, è una persona che, come Barbara Palombelli, stimo profondamente. Ho avuto la fortuna di vivere certi momenti con lui; ho potuto ‘rubare’ dal suo immenso cervello degli insegnamenti che mi porterò sempre avanti”.

Si è prefissata qualche sogno o obiettivo da raggiungere nella sua carriera?

“Sogno di avere, prima o poi, un mio bellissimo programma televisivo da condurre. Mi piacerebbe avere un talk show o un approfondimento. Ho scritto tanti format, vediamo. Sicuramente, bisogna bussare alle porte e non rimanere a casa. Altrimenti non succede niente. E sono del parere che chi merita forse riesce. Se si rimane chiusi a casa vanno avanti soltanto le persone che cercano scorciatoie. Che ci sono anche quando esci di casa, ma chi la dura la vince. In qualche modo, le qualità di una persona, probabilmente, riescono ad uscire fuori. Infine, vorrei scrivere un altro libro. Del primo che ho scritto – Il manuale della conquista certa. Non esistono uomini inconquistabili – mi hanno proposto di farci una serie, ma chissà. La prefazione è stata scritta da Maurizio Costanzo.

Insomma, si muove su vari campi…

“Mi piace la comunicazione a tutti i livelli; chi lo sa, magari in futuro potrei pure fare un singolo, visto che amo cantare sotto la doccia, in chiave dance. Sarebbe anche questa una bella esperienza da raccontare”.

Chi è Turchese Baracchi nella vita di tutti i giorni? Che cosa fa quando ha un po’ di tempo libero per sé?

“Ritengo di essere molto simile alla Turchese che si vede in tv e in radio; amo lo sport, prendermi cura di me stessa con la palestra e le lunghe passeggiate. Adoro viaggiare. Sono della bilancia, ragione per cui mi ritengo un animale socievole e sociale. Pur avendo pochi amici veri, ho tantissimi conoscenti con i quali mi piace trascorrere il tempo sia davanti al camino, sia ai grandi eventi. Mi piace approfondire sempre di più le idee che mi passano per la testa; sono sempre in fermento”.

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Spettacolo

“Christian” torna su Sky con Edoardo Pesce e Claudio Santamaria

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(Adnkronos) – “Nuovi miracoli, nuovo Regno”: è la promessa della seconda stagione di ‘Christian’, la serie tv targata Sky e prodotta con Lucky Red che a partire dal 24 marzo, per sei nuove puntate in esclusiva Sky e in streaming su Now, vedrà nei panni del protagonista in possesso di poteri di origine misteriosa Edoardo Pesce, sempre affiancato da Claudio Santamaria nel ruolo di Matteo postulatore vaticano e da Silvia D’Amico come Rachele ex tossica ‘miracolata’ da Christian, nonché dalla new entry di lusso Laura Morante che sarà la ‘Nera’ in antitesi al ‘Biondo’ in una concezione dualistica della divinità. Tutti diretti dal regista Stefano Lodovichi, coautore della sceneggiatura con Valerio Cilio e produttore creativo del testo, che prende spunto dal fumetto ‘Stigmate’ come input di base. 

A far da sfondo alla vicenda è sempre la Roma ultra-periferica della borgata di Corviale, con il Regno della Città-Palazzo alle prese con la sostituzione del boss defunto Lino e con l’ascesa del predestinato Christian oramai punto di riferimento della intera comunità nella visione e realizzazione della ‘utopia coatta’. “Si tratta di un prodotto in equilibrio fra il supernatural, il crime e il drama – sottolinea Sonia Rovai, senior director scripted productions di Sky Studios – che realizza un mix perfetto, raccontando in maniera ‘terrena’ temi molto elevati come la religione, la spiritualità, la criminalità, il disagio sociale. Questa serie, che ha una sua forza anche sul mercato estero, venduta in oltre 50 Paesi, è un gioiellino di cui andiamo davvero molto fieri”. 

Spiega il regista Stefano Lodovichi: “Se nella prima stagione il protagonista, con la scoperta dei suoi poteri, viveva una sorta di età ‘infantile’, in questa seconda stagione vive una età ‘adolescenziale’ per le scelte personali, fra il terreno e il trascendente, fra il bene e il male sempre più difficile da distinguere, legate al suo libero arbitrio”. Facile allora attendersi una terza stagione dedicata alla età ‘adulta’ del protagonista… “Quando si pensa a una serie con aspettative così elevate, la si pensa sempre a lungo termine – ammette la responsabile Sky – ma solo il tempo ci dirà se troveremo tutte le risposte giuste per andare avanti”. Anche se la serie è stata già inizialmente pensata per tre stagioni di sei episodi ciascuno per un totale di 18 puntate. 

“Nella nuova stagione, Christian è leader e suo malgrado re della Città-Palazzo e cerca di attuare una ‘utopia coatta’ per uno stato sociale che, al contrario del romanzo di William Golding

‘Il Signore delle Mosche’, punta sull’uguaglianza e sull’amore fraterno – anticipa Edoardo Pesce – anche se poi la natura umana si rivela per quello che è… D’altro canto la stessa Roma è sempre in bilico fra sacro e profano, la città del Papa e la sede della Chiesa ma anche la patria della trippa e della coratella. La sfida più importante per me, come attore protagonista? Il bonifico… – scherza – La cosa più bella è che nel personaggio ho potuto mettere anche un po’ del mio carattere, del mio modo di essere”. 

Quanto a Claudio Santamaria e al suo Matteo, postulatore del Vaticano, “nelle mie scene mi trovo davanti a nuovi conflitti, stavolta di natura morale, che impongono di prendere decisioni difficili. La difficoltà e al tempo stesso la sfida di questa serie è di tenere in piedi una struttura che sospenda l’incredulità dello spettatore, anche perché quello italiano è meno impressionabile di quello americano e Roma come la descrive Ennio Flaiano è pur sempre la città che, davanti all’atterraggio del marziano, gli si rivolge dicendogli ‘Marzià vabbé, ma mo’ sposta st’Ufo che devo parcheggià la macchina’… La credibilità del fantasy deve risiedere paradossalmente nel suo estremo realismo”. 

La novità attoriale della seconda stagione di ‘Christian’ è rappresentata dall’ingresso di Laura Morante. “Sarò un essere semi-divino ma totalmente umano, in un universo pagano popolato da ‘dei’ che si fanno la guerra fra loro, con la mia ‘Nera’ in contrapposizione al ‘Biondo’. Questo stare in bilico fra finzione e realtà senza un confine netto mi ricorda un sogno fatto di recente, in cui ero una strega condannata al rogo che riesce a fuggire e si rivolge in ginocchio alla Madonna custodita in una nicchia, confessandosi”. Un sogno che sembra quasi una sceneggiatura pronta per un film… “Ma è sempre difficile trovare i finanziatori”, lamenta l’attrice indossando le vesti di regista.  

(di Enzo Bonaiuto) 

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