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Big Data per comprendere le dinamiche migratorie


L’interesse dei Big Data per meglio comprendere le dinamiche della migrazione.

La migrazione è un fenomeno che colpisce tutte le regioni del mondo e tutte le epoche. La sua analisi è estremamente complessa. Il Centro di conoscenza sulla migrazione e la demografia (KCMD) gestito dal Centro comune di ricerca europeo (JRC) situato a ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sta contribuendo a questa analisi.

Vedere la migrazione attraverso il prisma dei Big Data è ciò che fa questa organizzazione. L’obiettivo è stabilire modelli per comprendere meglio questo fenomeno e contribuire allo sviluppo di programmi di integrazione più efficaci e più coerenti. Oltre ai censimenti, alle indagini e ai dati delle amministrazioni, sono sempre più necessari dati aggiuntivi e aggiornati per adattare meglio le risposte umanitarie e politiche.

Enormi quantità di dati disponibili

Per raccogliere grandi volumi di dati, i ricercatori esaminano le tracce digitali anonime lasciate quando si utilizza un telefono cellulare, un social network o la ricerca in Internet e nei dati di osservazione della Terra.


Se queste tracce vengono aggregate in maniera da ovviare a problematiche di privacy, problematiche di etica e di sicurezza del dato, allora, collettivamente, ci riescono a descrivere fenomeni a livello sociale che sarebbero impensabili con le statistiche ufficiali. Quindi possono complementare le statistiche ufficiali, aumentandone la risoluzione, aumentando la tempestività del dato, perché vengono collezionati in ogni momento, anche mentre stiamo parlando in questo momento, e ci danno anche delle dimensioni ulteriori“. Afferma Michele Vespe, Ricercatore al JRC di ISPRA.

Fare il collegamento tra migrazione e carenza di manodopera

Questi set di dati possono aiutare il processo decisionale a diversi livelli. Una delle applicazioni chiave consiste nello stabilire la distribuzione su un territorio di lavoratori con determinate competenze. Tuttavia, in un contesto di invecchiamento della popolazione e crisi sanitaria, il mercato del lavoro è richiesto per profili specifici.

Abbiamo questa grande varietà di dati sui mercati del lavoro europei e possiamo capire quali sono i settori che devono affrontare la carenza di manodopera e non riescono a trovare lavoratori sul mercato. Questi dati ci mostrano anche che ci sono settori in cui i migranti danno un contributo particolare nel compensare queste carenze. Ad esempio pensiamo all’agricoltura, alla sanità e al settore dell’assistenza alle persone.” Spiega Sara Grubanov-Boskovic, responsabile del progetto scientifico del JRC di ISPRA.


Uno studio condotto durante la prima ondata della pandemia Covid-19 ha evidenziato che in media il 13% dei lavoratori dei settori essenziali, in termini di risposta al coronavirus nell’Unione Europea, erano migranti.

Le cinque categorie più rappresentative sono: i professionisti dell’insegnamento (14,5%), i lavoratori agricoli qualificati (11,9%), i professionisti del settore scientifico e ingegneristico (11,1%), gli operatori sanitari (10,3%) e addetti alle pulizie e ai servizi di assistenza (9,9%).

È fondamentale sapere quali sono le competenze necessarie al mercato del lavoro, in una società che sta invecchiando demograficamente. È essenziale avere questa visione globale sulle migrazioni e su come le migrazioni si inseriscono in un contesto molto più generale e complesso, da un punto di vista internazionale o nel cuore delle nostre società“. Specifica Marie-Cécile Rouillon, Coordinatrice della Direzione Generale per la Migrazione e gli Affari Interni della Commissione Europea.


Impatto sulle risorse pubbliche?

Il team di ISPRA sta anche conducendo uno studio multidisciplinare che combina modelli fiscali e proiezioni demografiche per analizzare l’impatto della migrazione sulle risorse pubbliche e sulla fattibilità dei sistemi di protezione sociale europei.

Per il nuovo piano di integrazione stiamo esaminando quali sono le competenze di cui l’Europa ha bisogno. Ci sono migranti con queste competenze? Qual è il vero background educativo di cui abbiamo bisogno? Come sono integrati i migranti? Hanno un lavoro? Chi sono? Sono donne? Sono uomini? E tutte queste informazioni entrano nel piano di integrazione“. Sottolinea Dessislava Choumelova, capo unità del JRC di ISPRA.

Questa ricerca risponde alla richiesta dei politici di trasformare i dati sui migranti in dati utili per le nostre società, l’idea è di basare le decisioni maggiormente su osservazioni sul campo.



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