Biden a Roma per G20 senza ambasciatori Usa in 15 Paesi, Italia compresa


Arrivato alla Casa Bianca con la promessa dell”America is back’ nel dialogo e cooperazione con alleati e comunità internazionale, Joe Biden si accinge ad andare al vertice del G20 a Roma e poi alla Cop26 di Glasgow con pochissimi suoi ambasciatori confermati dal Senato, appena sei. Tra gli altri 19 membri del G20 sono ben 15 che attualmente non hanno un ambasciatore americano in carica, considerando che in Russia ed Indonesia sono stati confermati i capi missione dell’amministrazione Trump.  

E per l’Italia, che ospita il vertice e copresiede con il Regno Unito la Cop26, l’ambasciatore non è ancora stato nominato. Come non sono state ufficializzate quelle per Regno Unito, Corea del Sud, Arabia Saudita, Brasile ed Australia.  

Arrivato all’autunno del suo primo anno di presidenza, Donald Trump poteva contare 22 ambasciatori confermati, 17 con votazione a voce in aula, numeri che fanno risaltare maggiormente come alcuni senatori repubblicani, in contrasto con la tradizione che vuole un consenso bipartisan sugli ambasciatori, stiano usando queste nomine per fare pressioni sull’amministrazione democratica.  

In particolare Ted Cruz che afferma che non sbloccherà le nomine fino a quando Biden non farà marcia indietro sulla decisione, da lui definita “un errore geopolitico generazionale”, di non imporre le sanzioni per la costruzione del Nord Stream 2.  

“E’ come negoziare con un terrorista – afferma un esasperato membro democratico della commissione Esteri del Senato, Chris Murphy, in riferimento a Cruz – Non è il segretario di Stato e la gente di questo Paese non ha eletto lui o il suo partito per rappresentarci all’estero, e invece lui vuole il controllo della politica estera”. 

La linea di Cruz e degli altri senatori estremisti repubblicani sta paralizzando decine di nomine: dopo le approvazioni degli ambasciatori all’Onu e Messico, ieri sono state approvate solo quelle degli ex senatori, il repubblicano Jeff Flake in Turchia e il democratico, Tom Udall in Nuova Zelanda. E la stessa “cortesia” ha spinto anche a dare la luce verde per due vedove di senatori: Victoria Reggie Kennedy, la vedova di Ted Kennedy, come ambasciatore in Austria, e Cindy McCain, la vedova del senatore repubblicano nemico di Trump, che diventa l’ambasciatore presso le sedi Onu a Roma.  

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