Banche, Pellicanò (Anspc): “Frenare aggregazioni”


La spinta all’aggregazione fra le banche italiane va frenata. Il tessuto imprenditoriale del Paese, costituito in prevalenza da aziende di piccole e medie dimensioni, ha bisogno di
banche del territorio con le quali poter dialogare. E gli istituti di medie dimensioni vanno sostenuti, incentivando la cooperazione e la messa a sistema dei servizi. “Non dobbiamo esagerare con i grandi gruppi bancari. Vanno piuttosto tutelate le banche di piccole e medie dimensioni”, spiega Ercole Pellicanò, presidente dell’Anspc, l’associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito, a margine del convegno ‘Dimensione e disintermediazione finanziaria in un quadro di crescente innovazione digitale’ organizzato a Milano dall’Anspc. Anche perché c

on l’aumento dimensionale delle banche
“si è creato uno scollamento fra il sistema bancario e le pmi e le loro esigenze. Un gap che va assolutamente colmato”. 

Le imprese dopo i lunghi mesi dell’emergenza Covid “si stanno salvando con le loro energie e con l’aiuto delle banche locali. Crescendo di dimensioni gli istituti di credito creano le direzioni di territorio”, ma si perde il rapporto con l’imprenditore. “La banca locale, la banca popolare, la Bcc magari sono meno efficienti, ma sono vicine alle imprese e dialogano con gli imprenditori”, spiega Pellicanò. “Dobbiamo quindi seguire un doppio binario: da una parte i grandi gruppi bancari, per essere forti anche nella competizione internazionale, e dall’altra tutelare gli istituti piccoli e medi, senza forzare l’aggregazione o l’acquisizione”. Le banche del territorio, continua il presidente dell’Anspc, “sono fondamentali per le piccole e medie imprese” e vanno rafforzate, “incentivando la collaborazione fra di loro e la messa a sistema di servizi, come hanno fatto le Bcc”. La struttura imprenditoriale del Paese è “caratterizzata dalla piccola e media dimensione, quindi bisogna avere anche piccole e medie banche accanto ai grandi gruppi”.  

Sul fronte delle imprese, continua Pellicanò, “oggi parliamo di digitalizzazione e innovazione tecnologica, ma si trascura il fatto che c’è un tessuto in sofferenza che ha bisogno non di innovazione tecnologica ma di sostegno”. L’innovazione tecnologica può aiutare la ripresa e l’aumento della produttività, “ma con i tempi giusti. Non si possono forzare i tempi. Per queste imprese, già in sofferenza, innovare tecnologicamente significa investire e per questo devono guadagnare, ma in un periodo di crisi queste imprese devono essere sostenute”, ribadisce il presidente dell’Anspc. Per salvare “per lo meno le aziende sane -conclude Pellicanò- bisogna aiutare le aggregazioni, incentivare le collaborazioni e rendere sempre più attivi i fondi di garanzia”. 

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