Azione, Richetti: “E’ l’ora dei libdem. Basta chiacchiere, noi partiamo”


Basta polemiche, basta chiacchiere, basta personalismi. Azione di Carlo Calenda molla gli ormeggi e con un congresso a febbraio (il primo dalla fondazione del movimento, due anni fa) si candida alla guida del progetto di aggregazione di un’area libdem. “Noi siamo pronti”, dice all’Adnkronos, Matteo Richetti, senatore e membro della Direzione nazionale di Azione. “Basta battibecchi, discussioni, dire che tutti siamo uguali allo start, cosa che non tiene conto del potenziale di Azione. Di fronte a ipotesi di federazioni, assemblee costituenti che non partivano, noi abbiamo deciso di chiudere le chiacchiere e passare alla sostanza rafforzando il nostro progetto”.  

Richetti, a cosa serve questo congresso? “Il congresso serve a due grandi aspetti. Il 2022 sarà l’anno del radicamento e del rafforzamento del partito e il congresso serve anche a questo a due anni esatti dalla nascita di Azione. E’ l’occasione in cui ti dai una governance sul territorio e il tour che ha iniziato Calenda in tutta Italia serve anche a questo. E poi, il secondo aspetto, è la costruzione e la condivisione di una linea politica forte da qui alle prossime elezioni politiche coinvolgendo tutta la base del partito”.  

Costruire un polo centrista? “La nostra idea è che in Italia serve uno spazio dei riformisti e liberal democratici e Azione si candida a costruire quello spazio. Il nostro sarà un congresso aperto -intanto a Più Europa con cui già siamo in Parlamento-, un congresso che parte da un proposta molto esplicita: né con sovranisti né con i populisti. Di qui si parte per arrivare a un soggetto forte e unitario. Ma intendiamoci: niente a che vedere con formule centriste che raggruppano qualche sigla. Noi abbiamo l’ambizione di aggregare un pezzo centrale della società e dell’elettorato”. Obiettivo risultato a due cifre? “Azione è stabilmente al 4 per cento. Con un lavoro serio, ci si può arrivare”.  

Richetti, no ad un’aggregazione di sigle ma di elettorato ma in quello spazio politico ci soni anche altri soggetti. Che si fa con Italia Viva di Matteo Renzi? “Io ho il massimo rispetto per Matteo che è stato un compagno di strada. Però sia coerente. Noi diciamo ‘né con populisti né con i sovranisti’ ma poi non è che alle amministrative poi andiamo con i 5 Stelle, come a Napoli, giusto per citare un caso…”. Ammetterà che tra Calenda e Renzi c’è una competition sulla leadership dell’area riformista… “Io credo che Calenda sia oggettivamente riconosciuto per la sua serietà. Credo che quella di Carlo sia la leadershio più credibile”.  

E con il Pd di Letta, quale è il rapporto? “E’ il rapporto di chi non ha mai rinunciato a dialogare con il Pd. Con una sollecitazione però: volete costruire un campo liberale e progressista o volete stare con i populisti? Un campo garantista o state con Bonafede? Il Pd deve fare una scelta. Noi all’ammucchiate diciamo no. Anche perché, come si è visto in passato, magari si vince ma poi non si governa. Oltre che largo il campo bisognerebbe farlo anche credibile”.  

Il congresso subito dopo l’elezione del presidente del Repubblica, c’è il rischio che sia il congresso che apre la campagna elettorale… “Non mi aspettavo certe mosse del Pd… Come il tavolo dei leader: qual è l’unico nome che potrebbe tenere insieme tutti sul Colle? L’unico è Draghi. Comunque nessun timore se si va al voto anticipato. Le campagne elettorali non ci fanno paura”.  

E se invece non si andrà al voto, dopo il Quirinale potrebbe aprirsi una discussione sulla legge elettorale. Qual è la vostra posizione? “Io e Carlo siamo per il maggioritario ma prendiamo atto della realtà e forse è il caso di rimettere al centro un sistema tedesco proporzionale con sbarramento forte”.  

Tornando al congresso di febbraio, come è organizzato? “Intanto sarà un congresso aperto ai soli iscritti perché è giusto mettere al centro le persone che hanno formalmente aderito ad Azione. Siamo a 20mila, contiamo di crescere nelle prossime settimane. Il tour di Calenda serve anche a far crescere le adesioni. Dal 12 al 16 gennaio gli iscritti potranno eleggere i segretari provinciali e il segretario nazionale”. Calenda quindi? “Sì, non mi sembra ci siano altre candidature… Gli iscritti eleggeranno anche i consigli direttivi provinciali – la somma dei direttivi provinciali comporrà l’assemblea regionale che eleggerà il segretario regionale- e, nella scheda in cui si vota per il segretario, eleggeranno anche i 300 membri che comporranno l’assemblea congressuale. Dal 18 al 20 febbraio ci sarà il congresso con la ratifica del segretario e l’elezione della Direzione nazionale di 30 membri. Siamo pronti a partire”.  

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