Avv. Marzetti: “Più attenzione a minori, media rispettino legge su riservatezza indagini”


Più rispetto per i minori, e per i rischi connessi alla loro esposizione incontrollata a notizie di stampa che riguardano il coinvolgimento in indagini di genitori o altri adulti della famiglia, senza alcun rispetto della legislazione esistente in materia di riservatezza e presunzione di innocenza. A lanciare l’allarme è l’avvocato Jacopo Marzetti, presidente del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori che, nei giorni in cui si discute di riforma della giustizia, intervistato dall’Adnkronos invita a focalizzare l’attenzione “sui danni provocati ai minori dal mancato rispetto delle leggi, chiarissime, sul rapporto tra diritto di cronaca e indagini in corso, un aspetto che non è da meno rispetto a quelli oggetto delle riforme. La normativa c’è ci sono gli strumenti che non vengono utilizzati, e si rovinano famiglie”, denuncia.  

“Chi ne risponde? Chi risponde di notizie diffuse senza alcuna attenzione? E se c’è la segretezza delle indagini come può passare questo principio? Come è possibile che un tema così importante non lo tocchi nessuno? – si chiede l’avvocato Marzetti – Ci sono bambini traumatizzati, che non vanno più a scuola, dopo avere visto i genitori sbattuti sui giornali come orchi e poi magari assolti perché il fatto non sussiste. Se c’è un ordinamento serissimo perché le notizie escono?”.  

Tre sono i punti su cui il presidente del comitato Media e minori invita a riflettere, e che andrebbero rispettati, per la protezione dei minori. “Il principio della riservatezza delle indagini, la previsione che sia stralciato tutto ciò che non è attinente all’indagine e invece capita che se si è indagati escano fuori conversazioni che nulla hanno a che vedere e poi quale è il limite del diritto alla cronaca, e come possa accadere che una persona sia condannata sui giornali anche prima che si celebri il processo, e poi magari viene pubblicata una smentita di tre righe. Sono temi collegati tra di loro – spiega – che hanno in comune il fatto che sui media si pubblichino notizie che dovrebbero essere riservate. C’è un limite tra diritto di cronaca e il rischio di rovinare la vita a chi non c’entra nulla”.  

 

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