Intervista esclusiva
Pasquale Mele, intervista esclusiva: «La mia vita a 300 all’ora» dal dolore al teatro per la ricerca
Un diario scritto di notte dopo la guarigione del figlio, un libro nato anni dopo, poi una fiaba, infine il teatro. Pasquale Mele racconta come una vicenda familiare segnata dal neuroblastoma sia diventata un progetto a sostegno della ricerca pediatrica.
Pubblicato il: Mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 08:55.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 10:18.
«La mia vita a 300 all’ora» non nasce in redazione e non nasce neppure con l’idea di finire in libreria. Pasquale Mele spiega che all’origine c’è una notte di scrittura arrivata dopo anni di cure, controlli e paura. Il testo viene prima custodito in privato e solo più avanti, grazie al legame costruito con il volontariato, prende forma come libro destinato a sostenere la ricerca.
Nell’intervista emerge anche il secondo passaggio, quello meno prevedibile: la trasformazione del racconto in fiaba e poi in rappresentazione teatrale per ragazzi. Il risultato è un progetto che mette insieme memoria personale, linguaggio accessibile e fiducia nel lavoro di medici e ricercatori. Per chi legge, il punto centrale resta questo: la beneficenza viene raccontata come esperienza verificata sul campo.
Mappa rapida: 4 snodi dell’intervista
| Tema | Cosa racconta | Dettaglio utile | Perché conta |
|---|---|---|---|
| L’origine | Tutto parte dalla malattia del figlio colpito da neuroblastoma in tenerissima età e dal percorso di cura affrontato tra Napoli e Genova. | Il racconto nasce come memoria privata scritta dopo i cinque anni di follow-up. | L’esperienza personale si trasforma in testimonianza pubblica e in un impegno stabile accanto alla ricerca. |
| Il libro | Quel diario diventa negli anni «La mia vita a 300 all’ora», un volume donato a sostegno dell’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma. | Mele spiega che il titolo unisce il suo lavoro nel mondo delle auto sportive e la corsa fatta per salvare suo figlio. | Il libro diventa uno strumento di raccolta fondi e di sensibilizzazione. |
| La fiaba e la scena | Dalla parte centrale del racconto nasce una fiaba pensata per parlare ai bambini e arrivare agli adulti. | La messa in scena con giovani allievi di teatro punta su un finale a sorpresa che rivela il significato reale dei personaggi. | Il progetto si apre alle scuole e a un pubblico più ampio. |
| Ricerca e responsabilità | Dopo circa vent’anni di volontariato, Mele lega la beneficenza alla fiducia verso strutture serie e alla necessità di sostenere chi fa ricerca. | Nel colloquio richiama i progressi terapeutici e il problema della fuga dei ricercatori dall’Italia. | Il messaggio finale è semplice: la ricerca è uno scudo collettivo e non un tema che riguarda solo chi si ammala. |
Come sfogo personale dopo la fine del follow-up.
Mele spiega di avere scelto una destinazione solidale legata all’associazione con cui collabora da anni.
Il teatro diventa uno strumento di sensibilizzazione e non solo un adattamento narrativo.
Nella lettura di Mele, la ricerca scientifica è una tutela collettiva e non una questione privata.
Pasquale Mele ripercorre il cammino che ha trasformato una vicenda familiare in un progetto culturale e solidale.
Trasparenza editoriale
Questa pagina nasce da un’intervista esclusiva in formato domanda e risposta. Il testo è stato alleggerito da ripetizioni, intercalari e sovrapposizioni tipiche del parlato. Il senso delle risposte è stato mantenuto.
Metodo: fonte primaria diretta per le dichiarazioni di Pasquale Mele. Contesto medico e istituzionale verificato separatamente su fonti ufficiali citate per nome nella sezione finale.
Scheda rapida: cosa sapere in un minuto
- Origine: il progetto nasce dopo la malattia del figlio colpito da neuroblastoma a un anno e tre mesi.
- Luogo chiave del percorso di cura: l’Istituto Giannina Gaslini di Genova, richiamato più volte da Mele durante l’intervista.
- Trasformazioni del progetto: diario, libro solidale, fiaba, versione audio interpretata e spettacolo teatrale.
- Asse del discorso: volontariato, fiducia nelle strutture serie e centralità della ricerca pediatrica.
Contesto verificato
Alcuni passaggi dell’intervista toccano temi sanitari e scientifici. Per evitare confusione tra esperienza personale e quadro generale, qui il contesto è separato dalle dichiarazioni e attribuito a fonti riconoscibili.
- Che cos’è il neuroblastoma: Il neuroblastoma è un tumore che origina da cellule nervose immature del sistema nervoso simpatico e colpisce soprattutto neonati e bambini piccoli. Fonti di contesto: Fondazione AIRC, National Cancer Institute.
- Il ruolo del Gaslini: L’Istituto Giannina Gaslini di Genova indica percorsi dedicati alla diagnosi e alla cura del neuroblastoma in età pediatrica. Fonte di contesto: Istituto Giannina Gaslini.
- Progressi e limiti della cura: Le fonti ufficiali distinguono il neuroblastoma per classi di rischio. Gli esiti sono molto buoni nei casi non ad alto rischio mentre nelle forme ad alto rischio i risultati sono migliorati ma restano complessi. Fonti di contesto: National Cancer Institute, Fondazione AIRC.
- CAR-T e ricerca: Le cellule CAR-T sono già utilizzate in alcune neoplasie ematologiche e sono oggetto di studi anche per il neuroblastoma recidivato o refrattario. Il richiamo fatto da Mele nell’intervista va letto in questa cornice di ricerca in evoluzione. Fonti di contesto: National Cancer Institute, Fondazione AIRC.
Citazioni chiave
Alcune frasi sintetizzano bene il cuore dell’intervista. Le trovi qui con un pulsante rapido per copiarle.
“Due ore per leggerlo, tutta la vita per dimenticarlo.”
La definizione con cui Pasquale Mele descrive il suo libro e l’impatto emotivo che attribuisce alla lettura.
“L’ho scritto in una nottata, ma per me, non per gli altri.”
La frase che chiarisce la genesi privata del testo prima della trasformazione editoriale.
“L’immagine va direttamente agli adulti, ma attraverso i bambini.”
La sintesi più efficace della scelta di usare la fiaba e il teatro come linguaggio.
“La ricerca è vita.”
La formula con cui Mele collega il lavoro dei ricercatori al valore pubblico della donazione e della cura.
Perché questa intervista è utile
Il valore del colloquio non sta solo nel racconto personale. Qui si vede in modo concreto come un’esperienza di malattia possa produrre una rete di conseguenze pubbliche: raccolta fondi, collaborazione stabile con un’associazione, attenzione alla ricerca e uso del teatro come mezzo di divulgazione emotiva.
Per chi cerca elementi pratici, la pagina offre anche una cronologia del progetto, una sezione di contesto verificato e una FAQ costruita per rispondere ai dubbi più immediati.
L’intervista
Pasquale Mele ripercorre l’intera traiettoria del progetto. Il colloquio parte dalla diagnosi del figlio, passa per la notte in cui il diario è stato scritto e arriva alla scelta di raccontare tutto con il linguaggio della fiaba e della scena.
Le risposte sono state editate per chiarezza, con tagli alle ripetizioni del parlato. Il contenuto resta fedele alla conversazione originale.
Sommario dei contenuti
- Pasquale, da dove nasce «La mia vita a 300 all’ora»?
- Perché ha scelto proprio questo titolo?
- Quando il diario privato è diventato un libro?
- Che rapporto ha con la scrittura?
- Che cosa è accaduto dopo la pubblicazione?
- Come si passa dal libro alla fiaba e poi al teatro?
- A chi parla davvero questo progetto: ai bambini o agli adulti?
- Che risposta ha visto nel pubblico durante la rappresentazione?
- Dopo tanti anni accanto a medici e ricercatori, che idea si è fatto della medicina e della ricerca?
- Perché insiste tanto sul valore della beneficenza e della donazione?
- Perché arriva a dire che la ricerca è vita?
- FAQ
- Cronologia
- Fonti e trasparenza
Domanda 1
Pasquale, da dove nasce «La mia vita a 300 all’ora»?
Pasquale Mele: Nasce da un problema enorme che ha colpito mio figlio quando aveva un anno e tre mesi. Gli fu diagnosticato un neuroblastoma. All’inizio ci siamo mossi tra il Policlinico di Napoli e poi il Gaslini di Genova, che per questo tipo di patologia era il centro di riferimento. In quel percorso ho conosciuto l’associazione con cui collaboro ancora oggi, a circa vent’anni di distanza. Mio figlio adesso sta bene. Da lì ho iniziato a fare il volontario. Io faccio tutt’altro nella vita, mi occupo di auto sportive e auto da corsa, quindi non arrivavo né dalla scrittura né dal teatro. Però nel tempo ho organizzato iniziative, corsi di guida in pista e raccolte fondi con ricavi destinati alla ricerca pediatrica.
Domanda 2
Perché ha scelto proprio questo titolo?
Pasquale Mele: Il titolo tiene insieme due parti della mia vita. Da una parte c’è il lavoro che faccio da sempre nel mondo delle auto sportive. Dall’altra c’è la corsa che ho fatto per mio figlio, perché in quegli anni non ho lasciato nulla al caso. Ho corso in tutti i sensi, con la testa e con i piedi, per cercare di farcela.
Domanda 3
Quando il diario privato è diventato un libro?
Pasquale Mele: Dopo cinque anni di follow-up l’oncologo mi disse che mio figlio poteva essere considerato guarito come qualunque altro bambino. Tornai a casa e scrissi le mie memorie. Ho buttato giù tutto in una notte, come sfogo personale. Non pensavo a un libro. L’idea arrivò più avanti, durante un incontro a Genova in cui sentii parlare di una ragazza che aveva pubblicato una raccolta di fiabe destinando una parte del ricavato all’associazione. In quel momento ho pensato di trasformare anche la mia storia in un libro. Il cuore del testo è rimasto quello scritto di getto. Negli anni ho lavorato soltanto sulla forma, sui capitoli e sulla punteggiatura.
Domanda 4
Che rapporto ha con la scrittura?
Pasquale Mele: Non posso dire di avere un rapporto professionale con la scrittura. Mi capita di appuntare idee, ma qui è successo altro. Ho scritto per me stesso e basta. Solo anni dopo ho capito che quel materiale poteva diventare un libro utile anche agli altri. Mio figlio ha avuto il problema nel 2006. Poi sono arrivati il follow-up, gli anni nel cassetto e il lavoro di correzione. Alla fine il volume è stato pubblicato e ha preso una strada che all’inizio non avevo nemmeno immaginato.
Domanda 5
Che cosa è accaduto dopo la pubblicazione?
Pasquale Mele: Ho donato il libro all’associazione. Il mio obiettivo era chiaro: non ricavarne nulla sul piano personale e farne uno strumento per sostenere la ricerca. Alcuni amici e alcune aziende mi hanno aiutato a coprire i costi di stampa. Il libro è stato presentato anche in tv. Nel tempo molte persone mi hanno detto che, pur leggendolo in poco tempo, se lo sono portato dentro a lungo. È una frase che sento vera anche io: due ore per leggerlo, tutta la vita per dimenticarlo.
Domanda 6
Come si passa dal libro alla fiaba e poi al teatro?
Pasquale Mele: A un certo punto mi è stato suggerito di farne un estratto per i bambini. Ho preso la parte centrale della storia e l’ho trasformata in una fiaba. La malattia resta sullo sfondo e ogni personaggio ha un significato preciso. Il lupo cattivo diventa la malattia. Il cacciatore è il medico. Da lì ho pensato che questa fiaba potesse essere portata nelle scuole come succede con altri classici. Poi è arrivata l’idea della scena teatrale e il progetto ha preso forma con ragazzi che studiano recitazione.
Domanda 7
A chi parla davvero questo progetto: ai bambini o agli adulti?
Pasquale Mele: Parla agli adulti attraverso i bambini. Volevo dare un volto a tutto questo e per questo ho coinvolto una scuola di teatro a Portici. I ragazzi hanno messo in scena la fiaba come uno spettacolo vero. All’inizio il pubblico ride e si lascia portare dalla leggerezza. Poi arriva il finale e ogni personaggio si toglie la maschera. In quel momento si capisce che dietro il racconto c’è un fatto reale. L’effetto sorpresa è stato fortissimo.
Domanda 8
Che risposta ha visto nel pubblico durante la rappresentazione?
Pasquale Mele: Molte persone pensavano di assistere alla classica recita di bambini. Invece si sono trovate davanti a uno spettacolo costruito con grande serietà. Prima hanno sorriso, poi hanno applaudito e alla fine c’era gente che piangeva. Questo per me conta molto, perché vuol dire che la forma leggera non toglie profondità al messaggio.
Domanda 9
Dopo tanti anni accanto a medici e ricercatori, che idea si è fatto della medicina e della ricerca?
Pasquale Mele: Da circa vent’anni partecipo ai congressi in cui si incontrano medici e ricercatori. Ho visto passi avanti enormi. Nel mio racconto torno spesso sul fatto che i progressi fatti sul neuroblastoma aprono conoscenze utili anche per altri tumori pediatrici. Negli ultimi anni sento parlare con sempre maggiore forza delle terapie innovative, comprese le CAR-T e questo dice molto della velocità con cui la ricerca si muove. Per me la medicina non è un concetto astratto. Ha i volti delle persone che hanno curato mio figlio.
Domanda 10
Perché insiste tanto sul valore della beneficenza e della donazione?
Pasquale Mele: Perché io stesso ero diffidente. Quando vedevo un’associazione, anni fa, giravo la testa dall’altra parte. Mi chiedevo se i soldi arrivassero davvero a destinazione. Poi ho conosciuto una realtà fondata da genitori che avevano vissuto la stessa esperienza e ho capito che esistono associazioni serie, controllate e trasparenti. Da allora ho iniziato a fidarmi e a lavorare da volontario. Donare conta, anche quando si pensa di potere offrire solo una piccola goccia.
Domanda 11
Perché arriva a dire che la ricerca è vita?
Pasquale Mele: Perché lo vedo ogni volta che parlo con chi lavora nei laboratori e negli ospedali. In Italia abbiamo menti di valore altissimo, ma spesso non vengono sostenute abbastanza. Da qui nasce anche la fuga dei ricercatori verso altri Paesi. Io penso che la ricerca sia uno scudo. Non riguarda solo me, mio figlio o chi ha già vissuto una malattia. Riguarda tutti, perché domani può toccare a qualunque famiglia.
Domande frequenti
Da dove nasce «La mia vita a 300 all’ora»?
Nasce come diario personale scritto da Pasquale Mele dopo i cinque anni di follow-up del figlio guarito dal neuroblastoma. Solo in seguito quel testo è diventato un libro.
Perché il libro ha questo titolo?
Mele lega il titolo a due elementi della sua vita: il lavoro nel settore delle auto sportive e la corsa affrontata per seguire le cure del figlio.
Il progetto si ferma al libro?
No. Dal libro sono nati una fiaba pensata anche per il mondo della scuola, una versione audio interpretata e una rappresentazione teatrale.
A chi viene destinato il ricavato legato al libro?
Nell’intervista Mele spiega di avere donato il progetto all’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, che lo utilizza a sostegno della ricerca.
Qual è il messaggio più netto che emerge dall’intervista?
Che la ricerca scientifica e il volontariato non riguardano solo chi vive una malattia in prima persona. Per Mele sono un investimento collettivo e una forma di tutela per tutti.
Cronologia del progetto
Apri i capitoli in ordine per seguire l’evoluzione del racconto dal fatto privato alla dimensione pubblica.
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Capitolo 1 2006: la diagnosi e il trasferimento al Gaslini
- Il figlio di Pasquale Mele ha un anno e tre mesi quando arriva la diagnosi di neuroblastoma.
- Il percorso di cura parte da Napoli e prosegue a Genova presso l’Istituto Giannina Gaslini, richiamato da Mele come centro di riferimento per quel tipo di patologia.
- Da quell’esperienza nasce anche il legame con l’associazione che sostiene la ricerca.
Perché conta: È il punto da cui prende forma tutto il resto: il dolore privato, il rapporto con i medici e la scelta di diventare volontario.
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Capitolo 2 Dopo il follow-up: una notte di scrittura
- Conclusi i cinque anni di controlli, Mele racconta di essere tornato a casa e di avere scritto di getto le proprie memorie.
- Il testo nasce come diario personale, senza alcuna intenzione editoriale.
- Negli anni successivi il manoscritto viene rivisto e ordinato in capitoli.
Perché conta: Qui si vede il passaggio dalla testimonianza privata a una forma capace di essere condivisa.
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Capitolo 3 Dal diario al libro solidale
- Il volume viene destinato all’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma.
- Secondo l’intervistato, diverse aziende del territorio contribuiscono alla stampa delle copie.
- Il progetto editoriale diventa un mezzo per raccogliere fondi e per tenere viva l’attenzione sulla ricerca pediatrica.
Perché conta: Il libro smette di essere soltanto memoria e diventa uno strumento concreto.
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Capitolo 4 La fiaba e il teatro
- Dalla storia nasce una fiaba che trasforma la malattia e i medici in figure simboliche.
- L’idea viene pensata anche per le scuole e per una recita costruita sul linguaggio dei più piccoli.
- Il progetto arriva infine in scena a Portici con ragazzi già avviati allo studio della recitazione.
Perché conta: Il percorso si allarga a nuove forme di racconto e coinvolge il pubblico con una chiave accessibile.
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Capitolo 5 Il messaggio finale: ricerca, donazione e fiducia
- Mele racconta di avere imparato a distinguere tra diffidenza generica e fiducia verso realtà trasparenti.
- Richiama il valore dei congressi medici e dei progressi scientifici osservati negli anni.
- Collega la beneficenza a una responsabilità civile che riguarda chiunque.
Perché conta: È la chiusura dell’intervista e la parte in cui il caso individuale diventa discorso pubblico.
Fonti e trasparenza
Le fonti sono riportate per nome e senza link esterni. La fonte primaria resta l’intervista. Le altre servono per verificare il contesto sanitario, istituzionale e progettuale.
Intervista esclusiva raccolta dalla redazione
Fonte primaria per tutte le dichiarazioni attribuite a Pasquale Mele, per la ricostruzione del progetto e per i passaggi autobiografici.
Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma
Supporta il contesto sull’attività dell’associazione, sulla raccolta fondi per la ricerca e sui progetti divulgativi legati al neuroblastoma.
Istituto Giannina Gaslini
Supporta il contesto sul ruolo del centro genovese nella diagnosi, nella cura e nella ricerca sul neuroblastoma.
Fondazione AIRC
Supporta il contesto generale sul neuroblastoma pediatrico e sui filoni di ricerca più recenti.
National Cancer Institute
Supporta il quadro clinico generale, le differenze tra classi di rischio e la presenza di studi CAR-T in corso.
Per segnalazioni o richieste di correzione è disponibile la nostra normativa sulle correzioni. Contatti redazione: info@sbircialanotizia.it.
Chiusura
L’intervista a Pasquale Mele mostra un percorso in cui il racconto personale non resta chiuso nel perimetro della memoria. Diventa libro, si apre alla fiaba, entra in teatro e conserva un punto fermo: l’idea che sostenere la ricerca pediatrica significhi lavorare sul futuro di tutti.
Update log
Registro degli aggiornamenti sostanziali: trasparenza su modifiche, correzioni e integrazioni informative.
- Mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 08:55: Pubblicazione dell’intervista esclusiva a Pasquale Mele sul percorso che ha portato dal diario personale al libro, alla fiaba e alla scena teatrale.
- Mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 09:21: Aggiunta la mappa rapida dei temi e il quadro di contesto verificato su neuroblastoma, ricerca pediatrica e ruolo dell’Istituto Giannina Gaslini.
- Mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 09:47: Rifinita la sezione domanda e risposta con editing redazionale leggero per rendere più leggibile il parlato senza modificarne il contenuto sostanziale.
- Mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 10:18: Aggiornate FAQ, cronologia del progetto e pannello fonti per rendere la pagina più utile e più trasparente nella consultazione.