Intervista Cinema
Margherita Buy, intervista: Napoli, «Volare» e la paura che diventa racconto
Un dialogo con Margherita Buy tra set e identità: Napoli, l’esordio alla regia con «Volare», la paura dell’aereo come metafora di vita, il legame con Caterina e la voglia di tornare in una serie.
Pubblicato il: Venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 21:22.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 22:38.
Margherita Buy è tra le interpreti più amate e premiate del cinema italiano: personaggi intensi, fragili, ironici e profondamente umani, portati in scena con una naturalezza che non cerca effetti ma verità. Con «Volare» sceglie anche la regia e parte da una paura personale - la paura dell’aereo - per arrivare a un racconto che parla di tutti: la paura di vivere, di buttarsi nelle cose, di fare un passo quando tremi.
In questa intervista attraversiamo luoghi e momenti precisi: Napoli e i set, un film girato durante il lockdown totale con Alessandro Gassmann, il rapporto con Caterina, la timidezza come percorso di vita e di lavoro, e i prossimi desideri, tra serie e ruoli ancora da “rubare”.
Mappa rapida: 4 idee chiave dell’intervista
| Tema | Cosa significa | Il segnale da notare | Cosa cambia |
|---|---|---|---|
| Napoli: set e territorio | Margherita Buy racconta un legame positivo con la città e con ciò che ha visto durante le riprese. | Il dettaglio che pesa: un film girato durante il lockdown totale, con Alessandro Gassmann. | Cambiare direzione sul set può cambiare lo sguardo: “vedere le cose da un altro punto di vista”. |
| «Volare»: fare qualcosa di proprio | Per la prima volta regia e racconto si fanno personali: non “per gli altri”, ma per sé. | La frase che accende tutto: “questa volta ho fatto qualcosa di completamente mio”. | L’esperienza diventa liberatoria: un passaggio di identità, non solo di ruolo. |
| La paura come tema universale | La paura dell’aereo diventa metafora: la paura di vivere e di buttarsi nelle cose. | La dichiarazione netta: “sono nata sotto il segno della paura”. | Un racconto personale che parla a molti: la paura è condivisa e riconoscibile. |
| Il futuro: fiction, “ladrona” e nuovi progetti | Buy apre a una serie e sogna un ruolo diverso: una ladra. | Il desiderio espresso senza filtri: “Oh mamma mia… una ladra. Una ladrona!”. | Si intravede una traiettoria aperta: più tempo per far crescere personaggi e nuove sfide di set. |
Un rapporto “buono” e un set nel lockdown totale che cambia il punto di vista.
Regia e racconto diventano personali: “qualcosa di completamente mio”.
La paura dell’aereo diventa paura di vivere e buttarsi nelle cose.
Serie, ruoli nuovi e un desiderio fuori registro: “una ladrona”.
Quando una paura personale diventa cinema: «Volare» e il coraggio di raccontarsi.
Update log
Registro degli aggiornamenti sostanziali: trasparenza su modifiche, correzioni e integrazioni informative.
- Venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 21:22: Pubblicazione: intervista esclusiva in formato Q&A a Margherita Buy tra Napoli, «Volare», timidezza e nuove prospettive tra cinema e fiction.
- Venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 21:48: Aggiunta la mappa rapida con i temi chiave e la scheda di orientamento per chi vuole leggere per punti.
- Venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 22:25: Rafforzate FAQ, glossario e timeline per rendere la pagina più utile, verificabile e navigabile.
Trasparenza: fonti e metodo
Questa pagina nasce da un’intervista esclusiva in formato domanda e risposta. Il contesto (luoghi, set, progetti) è riportato come dichiarato dall’intervistata. Dove aggiungiamo lettura editoriale, lo facciamo per rendere l’esperienza di lettura più chiara e utile, senza sostituire la voce di Margherita Buy.
Fonte principale: intervista originale con Margherita Buy, curata dalla redazione.
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Apri la sezioneScheda rapida: Margherita Buy in 60 secondi
- Profilo: attrice tra le più amate e premiate del cinema italiano, con una cifra riconoscibile e umana.
- Scelta chiave: esordio alla regia con «Volare», nato da una paura personale trasformata in racconto.
- Napoli: due film girati e un set durante il lockdown totale con Alessandro Gassmann, ricordato come esperienza particolare ma riuscita.
- Orizzonte: desiderio di tornare in una serie e curiosità per ruoli fuori registro, come “una ladrona”.
Perché questa intervista conta
Quando un’attrice decide di raccontare la propria paura, succede una cosa rara: il discorso smette di essere “tema” e diventa vita. Buy parla di volo come fobia e come metafora, senza retorica: la paura esiste, eppure si può trasformare in lavoro, scena, racconto.
In questa pagina trovi due livelli: la voce diretta dell’intervistata (domande e risposte) e strumenti di lettura che ti aiutano a orientarti - mappa rapida, citazioni, glossario, timeline, FAQ. L’obiettivo è rendere il contenuto più utile, verificabile e leggibile.
Nota: paure e fobie possono essere delicate. Qui le trattiamo come esperienza umana e narrativa. Se una paura limita in modo significativo la vita quotidiana, parlarne con un professionista può essere un passo di cura.
Mini guida pratica: una paura in 5 minuti (senza eroismi)
La paura non si “spegne” a comando, ma si può ridurre lo spazio che occupa. Se ti riconosci nella paura del volo o nella paura di buttarti in una cosa nuova, prova una micro-routine concreta: non cambia tutto, ma cambia l’inizio.
- 1 minuto: dai un nome alla paura (una frase secca: “Ho paura di perdere il controllo”).
- 1 minuto: respira con ritmo semplice: inspira 4, trattieni 4, espira 6.
- 1 minuto: scegli un appiglio pratico (musica, libro, acqua, una nota sul telefono) e preparalo prima.
- 1 minuto: spezza il “salto” in tre micro-passi (inizio, metà, fine) e pensa solo al primo.
- 1 minuto: se serve, chiedi aiuto: dirlo a qualcuno (un amico, un professionista) riduce l’isolamento della paura.
Citazioni chiave: clicca per copiare
Quattro frasi che raccontano la sostanza dell’intervista: paura, desiderio, ironia, lavoro. Puoi copiarle e condividerle.
“Dopo tanti anni in cui ho fatto le cose con piacere, ma per gli altri, questa volta ho fatto qualcosa di completamente mio.”
Il senso dell’esordio: prendere in mano una storia e firmarla senza mediazioni.
“Sono nata sotto il segno della paura.”
Una frase che spiega perché «Volare» non è solo un titolo, ma un tema.
“La paura dell’aereo, del volare, rappresenta anche la paura di vivere, di buttarsi nelle cose.”
Quando una fobia diventa metafora: dalla cronaca personale al racconto universale.
“Oh mamma mia… una ladra. Una ladrona!”
Il desiderio di un ruolo fuori registro: cambiare maschera per scoprire un’altra parte di sé.
Glossario rapido
Un aiuto veloce per leggere meglio alcuni termini che attraversano l’intervista. Apri le voci che ti servono.
Aerofobia
Paura dell’aereo e del volo. Nell’intervista Buy la racconta come esperienza personale e come immagine più grande: la paura di vivere e di buttarsi nelle cose.
Lockdown totale
Periodo di restrizioni molto rigide. Buy ricorda un set girato in quelle condizioni come esperienza particolare, ma anche come occasione per cambiare prospettiva.
Esordio alla regia
La prima volta dietro la macchina da presa come regista. Per Buy significa fare qualcosa “di completamente suo” dopo anni di lavoro in cui il film era soprattutto “per gli altri”.
Fiction e serie
Produzioni televisive a episodi. Buy spiega che in una serie c’è più tempo per far crescere un personaggio, farlo cambiare e far ridere.
In breve
- Il cuore: la paura come materiale narrativo, non come etichetta.
- Il film: «Volare» come passaggio di identità, dall’interpretazione alla regia.
- Il futuro: una serie, un ruolo “ladro”, un nuovo set già alle spalle.
L’intervista in stile Q&A
In questa intervista Margherita Buy non si mette in posa: racconta lavoro, timidezza, paura e scelte. Napoli torna come luogo concreto di set e di sguardo; «Volare» come film e come metafora; Caterina come compagna di strada. Il tono è semplice, a tratti ironico, sempre umano.
Chi legge troverà risposte nette e momenti leggeri, senza perdere la sostanza. È un dialogo che parla di paura come esperienza condivisa e di come la recitazione possa aiutare a esprimersi, un passo alla volta.
Sommario dei contenuti
- Napoli: territorio, set e sguardo diverso
- «Volare»: l’emozione di un progetto “mio”
- Più leggero del dramma? La risposta secca
- Caterina: da resistenza a “rassegnazione”
- Caterina sul set di «Volare»
- Perché raccontare la paura
- Il desiderio di tornare in fiction
- Il ruolo che manca: “una ladrona”
- Timidezza: dal “meno uno” al quasi dieci
- Dopo «Zvanì»: «La casa in fiamme»
- Sondaggio
- FAQ
- Timeline di lettura
- Fonti e trasparenza
Domanda 1
Il suo rapporto con Napoli? Con il territorio, oltre alle mozzarelle!
Margherita Buy: Buono! Ho girato due film e ho visto delle cose bellissime. L’ultimo è stato girato durante il lockdown totale, con Alessandro Gassmann: un’esperienza particolare, ma abbiamo fatto un film bellissimo. La direzione era completamente diversa e questo mi ha permesso di vedere le cose da un altro punto di vista.
Domanda 2
Hai fatto il film «Volare». Qual è stata la tua emozione?
Margherita Buy: Mi sono un po’ raccontata. Dopo tanti anni in cui ho fatto le cose con piacere, ma per gli altri, questa volta ho fatto qualcosa di completamente mio. Sono molto felice: è stata una bellissima esperienza.
Domanda 3
Più divertente rispetto alla tua parte drammatica, no?
Margherita Buy: Sì, sì.
Domanda 4
Io volevo parlare di Caterina. All’inizio eri restia, ma ormai sei estremamente orgogliosa.
Margherita Buy: Ormai sono rassegnata, diciamo!
Domanda 5
Oggi è diventata la tua migliore amica, tant’è che ha calcato il set di «Volare», il tuo debutto cinematografico, parlando di se stessa.
Margherita Buy: Sì, abbiamo fatto una cosa insieme. Mi fa piacere averla accompagnata per prima in una sua carriera personale, che mi sembra stia andando benissimo.
Domanda 6
Come mai, per il tuo esordio alla regia, hai deciso di trattare il tema della paura?
Margherita Buy: Perché io sono nata sotto il segno della paura. In particolare la paura dell’aereo, del volare, che rappresenta anche la paura di vivere, di buttarsi nelle cose. Ho raccontato qualcosa di mio per parlare a tante persone, perché credo che, purtroppo, questa paura sia molto condivisa.
Domanda 7
Tra i tanti ruoli bellissimi che hai interpretato, ce n’è uno che manca? Ti piacerebbe rifare una fiction con un ruolo giusto?
Margherita Buy: Sì, mi piacerebbe molto. Tra l’altro ci stiamo anche lavorando in questa direzione. In una serie hai più tempo e più possibilità di raccontare un personaggio, di farlo crescere, di far ridere. Il tempo è meno compresso e sì, è una cosa che mi piacerebbe rifare.
Domanda 8
C’è un ruolo particolare che manca come tassello della tua carriera, in una fiction o al cinema?
Margherita Buy: Oh mamma mia… una ladra. Una ladrona!
Domanda 9
Sei anche timida: è stato un po’ il centro della tua carriera. Poi sei riuscita a esorcizzarla grazie alla recitazione, no?
Margherita Buy: Sì, sono partita da meno uno e sono arrivata quasi a dieci. Ora sono tranquilla, ma è stato un percorso lungo, andato di pari passo con la mia carriera. Imparare a esprimersi aiuta sempre.
Domanda 10
Dopo «Zvanì», il romanzo familiare di Giovanni Pascoli?
Margherita Buy: Adesso ho girato un film che si chiama «La casa in fiamme». L’ho girato in Calabria fino a una settimana fa e credo sarà un bellissimo film. Di Stasi e Fontana.
Sondaggio (anonimo, sul tuo dispositivo)
Non è un test: è un modo per riconoscere che tipo di paura ti si accende quando devi fare un passo.
Quale paura riconosci più spesso quando devi “buttarti” in qualcosa di nuovo?
Per proteggere la tua privacy, il sondaggio è anonimo e la tua risposta resta solo su questo dispositivo.
Domande frequenti
Qual è il rapporto di Margherita Buy con Napoli?
Lo definisce “buono”: racconta di aver girato due film e di aver visto cose bellissime, ricordando anche un set durante il lockdown totale con Alessandro Gassmann.
Che emozione ha provato con «Volare»?
Dice di essersi “un po’ raccontata” e di aver fatto per la prima volta qualcosa di completamente suo: un’esperienza che definisce bellissima.
Perché ha scelto la paura come tema per l’esordio alla regia?
Perché si sente “nata sotto il segno della paura”, in particolare quella dell’aereo: per lei è anche una metafora della paura di vivere e di buttarsi nelle cose.
Margherita Buy tornerebbe in una fiction o serie?
Sì: dice che le piacerebbe molto e che ci stanno lavorando. In una serie c’è più tempo per raccontare e far crescere un personaggio.
Qual è un ruolo che le piacerebbe interpretare e che sente mancare?
Lo dice sorridendo: “una ladra. Una ladrona!”.
Timeline di lettura: apri i capitoli in ordine
Tocca un capitolo per aprire i passaggi chiave. Se arrivi qui per la prima volta, è il modo più semplice per orientarti.
-
Capitolo 1 Napoli: il set come sguardo diverso
- Due film girati e “cose bellissime” viste sul territorio.
- Un’esperienza particolare: riprese durante il lockdown totale.
- Il set come occasione per cambiare prospettiva.
Perché conta: Qui si capisce come un luogo e una lavorazione possano incidere sul modo di guardare e raccontare.
-
Capitolo 2 «Volare»: quando scegli di raccontarti
- Dopo anni di lavoro “per gli altri”, un progetto completamente proprio.
- Emozione e felicità: una prima volta che resta addosso.
- Un registro anche più leggero rispetto al dramma.
Perché conta: È il punto in cui la carriera diventa confessione e il film diventa voce.
-
Capitolo 3 Paura: dall’aereo alla vita
- La paura dell’aereo come simbolo più grande.
- “Buttarsi nelle cose” come vertigine quotidiana.
- Un tema diffuso: molte persone condividono la stessa paura.
Perché conta: Qui l’intervista smette di essere solo cinema e diventa esperienza umana.
-
Capitolo 4 Caterina: conviverci, sorriderci
- Da resistenza a complicità: “Ormai sono rassegnata, diciamo!”.
- Una presenza che arriva anche sul set di «Volare».
- Accompagnare qualcuno in un percorso personale può diventare un gesto affettivo.
Perché conta: È una riflessione su personaggi che restano e su come cambiano nel tempo insieme a chi li interpreta.
-
Capitolo 5 Nuove strade: fiction, ruoli mancanti e prossimo set
- Il desiderio di tornare in una serie: più tempo per far crescere un personaggio.
- Un ruolo che manca: la ladra.
- Il lavoro recente: «La casa in fiamme», girato in Calabria.
Perché conta: Chiude il cerchio sul futuro: curiosità, scelte e possibilità ancora aperte.
Fonti e trasparenza
Le informazioni riportate in questa pagina derivano dall’intervista originale. I titoli dei film e i riferimenti citati sono riportati come dichiarati dall’intervistata.
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Chiusura
Questa intervista tiene insieme lavoro e vita: Napoli come esperienza di set, «Volare» come passaggio personale e professionale, la paura come materia condivisa, Caterina come presenza che resta, la timidezza come percorso. Margherita Buy non “spiega” la paura: la riconosce, la racconta, e ci ricorda che il coraggio non è assenza di tremore, è movimento nonostante il tremore.