Giustizia
Villa Pamphili, la perizia su Kaufmann: incapacità temporanea di stare in giudizio
Villa Pamphili, Kaufmann incapace di stare in giudizio
Villa Pamphili, Kaufmann incapace
di stare in giudizio
Nel processo per i delitti di Villa Pamphili il dato che conta oggi è netto: la perizia psichiatrica disposta dalla Prima Corte d’Assise di Roma conclude che Francis Kaufmann è temporaneamente incapace di stare in giudizio. L’esito sarà illustrato in aula il 13 aprile e il perito ha indicato un nuovo controllo dopo 30 giorni di terapia farmacologica continuativa. Le accuse contestate dalla procura restano immutate, ma da questo passaggio dipende il modo in cui il dibattimento potrà proseguire nelle prossime settimane.
Cosa dice la perizia
La formula usata nell’accertamento pesa quanto il suo contenuto. Non si parla di una incapacità definitiva, ma di una condizione definita temporanea. Per questo il perito non si è limitato a una valutazione statica e ha suggerito una nuova verifica dopo un mese di trattamento continuativo. Il punto, quindi, non è chiuso oggi: viene fotografata una situazione attuale che la Corte dovrà valutare subito e che gli stessi accertamenti indicano come da riesaminare in tempi brevi.
Il 13 aprile
La prossima udienza non sarà un semplice passaggio di calendario. In quella data il perito esporrà davanti ai giudici le conclusioni dell’esame e la Corte dovrà misurare le ricadute concrete sul procedimento. È qui che il processo cambia davvero fase, perché il primo nodo da sciogliere non riguarda nuove contestazioni sul merito dei fatti, ma la possibilità stessa che l’imputato partecipi in modo consapevole al giudizio.
Come si è arrivati qui
Il percorso nasce alla prima udienza del 2 febbraio, quando la difesa, con l’avvocato Paolo Foti, chiese una perizia psichiatrica sostenendo che le condizioni mentali dell’imputato si fossero deteriorate e non fossero compatibili con lo stare in giudizio. La procura si oppose e la Corte si riservò di decidere dopo l’acquisizione del diario clinico. Il 9 marzo la Prima Corte d’Assise ha poi accolto l’istanza e concesso trenta giorni ai periti per completare gli accertamenti.
Le accuse
Nei confronti di Kaufmann restano contestati il duplice omicidio aggravato e l’occultamento di cadavere per la morte della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda. È un passaggio da tenere distinto dalla perizia di oggi: l’accertamento psichiatrico riguarda la capacità di stare nel processo in questa fase e non riscrive il perimetro delle imputazioni già formulate dai pubblici ministeri.
I fatti emersi
Le udienze già celebrate hanno consolidato alcuni elementi che spiegano il peso pubblico del caso. I corpi di Anastasia e Andromeda furono trovati il 7 giugno 2025 nel parco romano, a poca distanza l’uno dall’altro. In aula i medici legali hanno riferito che madre e figlia furono uccise in tempi diversi e che la bambina non mangiava da giorni. Altri video acquisiti agli atti hanno ricostruito i controlli in strada e poi la fuga in Grecia, dove Kaufmann fu arrestato prima dell’estradizione in Italia.
Che cosa cambia adesso
La vicenda entra ora in una fase meno narrativa e più tecnica. Dopo mesi segnati dalla ricostruzione dei giorni precedenti ai delitti, il baricentro immediato si sposta sulla capacità processuale dell’imputato. Per questo l’udienza del 13 aprile segna uno snodo vero: non aggiunge un dettaglio laterale, definisce il binario su cui il dibattimento potrà muoversi da qui in avanti.