Cronaca
Torre Milano, la Procura chiede 8 condanne e la confisca nel primo processo sull’urbanistica
Torre Milano, chieste 8 condanne e la confisca
Torre Milano, chieste 8 condanne
e la confisca
La Procura di Milano ha chiesto oggi, giovedì 2 aprile 2026, otto condanne e la confisca della Torre Milano di via Stresa, nel primo processo che arriva alle richieste di pena fra i molti filoni aperti sull'urbanistica milanese. In aula la pm Marina Petruzzella ha mantenuto al centro due contestazioni, abuso edilizio e lottizzazione abusiva, e ha portato il procedimento su un crinale molto concreto: la domanda di confisca riguarda un edificio già abitato e rende questo fascicolo il caso processualmente più avanzato dell'inchiesta sulle prassi con cui sono stati autorizzati alcuni grandi interventi privati a Milano.
Le pene più alte, 2 anni e 4 mesi di arresto e 50 mila euro di ammenda, sono state chieste per Giovanni Oggioni, Franco Zinna, l'architetto Gianni Maria Beretta e gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La Procura ha poi chiesto 2 anni di arresto e 30 mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e 1 anno di arresto e 16 mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi. Il dibattimento ripartirà il 29 aprile con le arringhe difensive.
Il passaggio chiave
Qui cambia davvero il peso del caso. Fino a ieri la Torre Milano era il simbolo più visibile delle contestazioni sulla stagione delle Scia usate per grandi trasformazioni urbane. Da oggi è anche il primo fascicolo in cui la pubblica accusa chiede formalmente di sottrarre l'immobile ai privati. L'eventuale confisca, per come è stata formulata in aula, resta legata a un eventuale esito definitivo di condanna, ma il salto processuale è già netto perché trasferisce il confronto dal solo terreno interpretativo delle norme al destino giuridico del palazzo.
Il nodo della Scia
Il cuore tecnico dell'accusa resta lo stesso fin dall'avvio del processo: per la Procura, la torre è stata autorizzata con una Scia con atto d'obbligo, dunque con un percorso semplificato, trattando l'intervento come ristrutturazione edilizia invece che come nuova costruzione. La differenza non è nominale. Secondo i pm, la demolizione totale dei due edifici preesistenti di 2 e 3 piani e la loro sostituzione con una torre residenziale di 24 piani imponevano un piano attuativo e una convenzione urbanistica, cioè gli strumenti chiamati a misurare carichi urbanistici, standard e servizi dovuti alla città.
Il costo urbanistico
È su questo punto che il procedimento smette di apparire una disputa per addetti ai lavori. L'accusa sostiene che la qualificazione scelta abbia consentito di aggirare limiti e oneri che avrebbero inciso su densità, altezze, distanze e dotazioni pubbliche. Nel fascicolo ricorre un dato che spiega la scala della contestazione: 102 appartamenti e un carico stimato di circa 320 abitanti in più, senza la ridefinizione di parcheggi, verde e altri servizi che, per la Procura, un intervento di questo impatto avrebbe richiesto. La questione, quindi, non riguarda soltanto il titolo edilizio ma anche il costo urbano scaricato sul quartiere e sulla città.
Le accuse rimaste
C'è poi un passaggio decisivo per leggere bene il perimetro del giudizio. Le contestazioni oggi discusse riguardano abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Nell'udienza preliminare, invece, le imputazioni di abuso d'ufficio a carico dei funzionari pubblici erano già uscite dal procedimento dopo l'abrogazione del reato, mentre per Beretta la contestazione di falso risulta prescritta. Tradotto: il processo che prosegue e su cui la Procura ha chiesto le condanne si concentra ormai sulla legittimità urbanistica dell'operazione e sulla catena amministrativa che l'ha resa possibile.
Da qui al verdetto
Il 29 aprile parleranno le difese, che da mesi sostengono la correttezza del titolo edilizio utilizzato e la conformità dell'intervento al quadro normativo e amministrativo dell'epoca. La sentenza, dunque, non arriva oggi. Arriva però il dato che conta più di ogni altro per Milano: nel caso più avanzato nato dalle inchieste sull'urbanistica la Procura ha chiesto non solo pene personali, ma anche l'uscita della Torre Milano dal patrimonio dei privati. È su questo passaggio che si capirà fino a che punto le contestazioni sulle pratiche urbanistiche milanesi reggeranno davanti a una decisione di merito.