Cronaca
La Spezia, banda dei furti in casa: 8 arresti e 13 indagati
La Spezia, furti in casa: 8 arresti e 13 indagati
La Spezia, furti in casa:
8 arresti e 13 indagati
La Spezia. La nostra verifica dei fatti fissa un quadro netto. L’operazione Settimo Comandamento Atto II ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari in carcere e all’iscrizione di tredici indagati per associazione per delinquere finalizzata ai furti in abitazione. L’ordinanza del gip del Tribunale della Spezia, richiesta dalla Procura e firmata il 19 marzo 2026, è stata eseguita all’alba del 3 aprile in provincia della Spezia e anche a Torino, Massa Carrara, Prato, Pistoia, Lucca, Pisa e Novara. Gli investigatori collocano la base operativa del gruppo a Sarzana, ricostruiscono oltre 80 episodi tra furti consumati e tentati e stimano un danno superiore a 400 mila euro. I dettagli strutturali del fascicolo coincidono con i dati formalizzati dall’Arma dei Carabinieri e trovano ulteriore riscontro nelle verifiche pubblicate da ANSA, RaiNews Liguria, la Repubblica Genova e La Nazione.
Un’associazione con ruoli distinti
Il punto che qualifica l’inchiesta è la forma organizzata del gruppo. Il provvedimento individua due promotori e un circuito di supporto che, a seconda dei casi, assicurava mezzi e appoggio logistico, oltre alla gestione della refurtiva. È questa architettura a far salire il fascicolo dal livello del singolo furto a quello dell’associazione per delinquere. La sequenza dei colpi assume un valore diverso perché emerge una continuità operativa costruita per durare.
Perché circolano due numeri diversi
Qui serve sciogliere l’equivoco più ricorrente. I circa 50 colpi richiamati nelle prime ricostruzioni locali descrivono il segmento più immediato, quello dell’ultimo anno tra Liguria e Toscana. Gli oltre 80 episodi indicati dagli investigatori hanno invece un perimetro più ampio: comprendono i tentativi, coprono l’intero arco dell’indagine avviata nel gennaio 2025 e arrivano fino al Parmense. I due dati, quindi, restano coerenti. Misurano piani diversi dello stesso fenomeno criminale.
Vale lo stesso per la geografia. Le province toccate dal blitz sono otto perché lì andavano eseguite catture e perquisizioni. Le province in cui gli investigatori hanno ricostruito i colpi sono sei, con uno sviluppo che parte dalla Spezia, attraversa Massa Carrara e Firenze, passa per Pistoia e Lucca e arriva a Parma. Anche qui non c’è contraddizione. Ci sono due mappe diverse: una riguarda dove il gruppo colpiva, l’altra dove andavano raggiunti indagati, mezzi e basi di appoggio.
Da dove nasce l’inchiesta
L’attività parte nel gennaio 2025 dopo una sequenza ravvicinata di intrusioni e tentativi di furto che aveva alzato l’allarme tra Spezzino e Lunigiana, spesso ai danni di persone anziane o comunque vulnerabili. Il nome stesso dell’operazione rimanda al filone Settimo Comandamento del 2019. Questo passaggio è decisivo perché spiega il metodo seguito dagli investigatori: il nuovo fascicolo nasce dal riconoscimento di analogie operative già emerse in passato e poi sviluppate dentro un contesto territoriale più largo.
Il metodo operativo del gruppo
Il modus operandi conferma un livello di preparazione superiore alla microcriminalità d’occasione. Gli atti descrivono l’uso di veicoli anche rubati ai quali venivano applicate targhe clonate artigianalmente, copiate da mezzi identici per marca e modello. Descrivono anche cambi ripetuti di abbigliamento nell’arco della stessa giornata, spesso con equipaggiamento da motociclista. Il punto tecnico è netto: ogni colpo veniva pensato anche in funzione di ciò che telecamere e testimoni avrebbero potuto riconoscere nelle ore successive.
La portata del blitz e la fase che si apre
Il dispiegamento di oltre 120 militari conferma che gli investigatori avevano davanti un fascicolo da esecuzione simultanea. Nell’operazione sono entrati i reparti di supporto di Liguria e Toscana. Con loro hanno lavorato aliquote di pronto intervento e personale specializzato nelle cyber investigazioni del comando provinciale di Genova. Questo dato segnala che il lavoro non si chiude con gli arresti: la fase successiva passa dall’analisi tecnica del materiale sequestrato e può consolidare altri episodi già emersi nel corso delle indagini.
Le perquisizioni hanno restituito un bottino eterogeneo. Accanto a oro e denaro sono emersi armi, veicoli e capi di abbigliamento. Poi c’è un dettaglio che racconta bene la larghezza della refurtiva: una minimoto da cross, diversi aspirapolveri e altri elettrodomestici. Per le persone derubate tra Spezzino, Lunigiana e Toscana questo passaggio è centrale, perché l’identificazione degli oggetti sequestrati può ancora allargare il perimetro dei colpi contestati.
Il punto già acquisito, sul piano investigativo, è che la Spezia ha colpito un gruppo stabile e mobile su più territori, capace di adattarsi alle contromisure e di mantenere continuità nel tempo. È questa la chiave con cui leggere l’operazione del 3 aprile: un intervento che interrompe una filiera criminale e che adesso dovrà trasformare la massa di sequestri e riscontri in contestazioni puntuali per ogni singolo episodio.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità penale definitiva degli indagati potrà essere accertata soltanto con sentenza irrevocabile.