Cronaca

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per le nozze forzate

Shabbar Abbas a processo per la tentata costrizione al matrimonio di Saman Abbas

Shabbar Abbas tornerà in aula per il filone autonomo sulle nozze forzate che precede l’omicidio di Saman Abbas. Il 3 aprile 2026 il gip di Reggio Emilia Luca Ramponi ha accolto la richiesta della pm Maria Rita Pantani, ha dichiarato non esecutivo il decreto penale del 2021 ritenuto fino a ieri definitivo e ha rimesso il caso nel perimetro del processo dopo che agli atti è emersa un’opposizione presentata da Shabbar Abbas nell’autunno 2023 e ignorata per errore. Il padre della ragazza dovrà quindi rispondere di tentata costrizione al matrimonio in un procedimento separato da quello per l’omicidio, che arriverà in Cassazione il 17 giugno 2026.

Il punto decisivo è procedurale ma produce effetti sostanziali molto concreti. Il decreto penale emesso il 28 aprile 2021, due giorni prima del delitto, prevedeva tre mesi di reclusione sostituiti da 3.375 euro di multa e la sospensione condizionale della pena. Finora era stato letto come una chiusura già consolidata del fascicolo. Da oggi quella fotografia non regge più: il procedimento torna nel contraddittorio pieno e riporta al centro il segmento più antico della vicenda, cioè le pressioni familiari denunciate da Saman mesi prima di essere uccisa. Per la madre Nazia Shaheen la Procura ha già chiesto il rinvio a giudizio per la stessa contestazione e l’udienza preliminare deve ancora essere fissata.

Perché il fascicolo riparte davvero

La novità non consiste in un semplice aggiornamento di calendario. La lettura degli atti mostra che il pm Pantani ha promosso un incidente di esecuzione per verificare se la pretesa definitività del decreto penale fosse fondata. Il giudice ha ritenuto di no. Il documento che prova l’opposizione di Shabbar Abbas è stato acquisito e quel passaggio, fino a ieri rimasto fuori fuoco, cambia l’intero assetto del procedimento: un titolo esecutivo considerato irrevocabile perde efficacia e il reato contestato torna a essere discusso in aula. La nostra ricostruzione coincide, sui passaggi chiave, con quanto emerso nelle verifiche di ANSA, RaiNews e Corriere di Bologna.

Questo snodo pesa anche per un’altra ragione. Nel caso Saman la dimensione giudiziaria si è spesso concentrata, comprensibilmente, sull’omicidio e sulla soppressione del cadavere. Il nuovo processo costringe invece a riaprire il capitolo precedente, quello in cui le istituzioni avevano già ricevuto un allarme preciso. Il tema non è generico. Si tratta di capire se vi sia stato un progetto concreto di costringere Saman a un matrimonio non voluto e quale sia stata, dentro quel progetto, la responsabilità personale del padre.

La sequenza che precede il delitto

La scansione dei fatti è molto più nitida di quanto spesso appaia nel racconto pubblico. Il 10 novembre 2020 Saman si rivolse ai servizi sociali di Novellara e riferì che la famiglia stava organizzando il suo trasferimento in Pakistan per un matrimonio con un cugino già programmato per il 22 dicembre 2020. All’epoca era ancora minorenne. Pochi mesi dopo, il 3 febbraio 2021, venne sentita dalla polizia giudiziaria e inserita in una struttura protetta a Bologna. Quel passaggio non fu marginale: dimostra che il pericolo era stato formalizzato ben prima della notte in cui sarebbe stata uccisa.

La fase successiva è quella che oggi torna decisiva. Nell’aprile 2021 Saman rientrò a Novellara per recuperare i propri documenti, indispensabili per regolarizzare la sua posizione e riprendere un percorso di autonomia. Il 22 aprile mise a verbale di essere disponibile a tornare in comunità e non in Pakistan, segnalando che il padre tratteneva i documenti e che le pressioni per le nozze non si erano affatto fermate. Sei giorni dopo arrivò il decreto penale. Due giorni più tardi, tra il 30 aprile e l’1 maggio, Saman venne uccisa e i genitori lasciarono l’Italia per il Pakistan.

Che cosa si discuterà in aula

Il nuovo giudizio non riapre il merito della sentenza per omicidio. Accerta un fatto distinto e precedente: l’ipotesi che il padre abbia partecipato a una tentata costrizione al matrimonio ai danni della figlia. La cornice normativa è quella dell’articolo 558-bis del codice penale, inserito nel 2019 e richiamato nel testo pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale, che punisce anche le pressioni esercitate approfittando delle relazioni familiari e della vulnerabilità della vittima. In altre parole, il processo dovrà misurare la concretezza di un percorso coercitivo già denunciato quando Saman era viva e chiedeva protezione.

C’è poi un chiarimento indispensabile. Il procedimento sulle nozze forzate non coincide automaticamente con la definizione del movente omicidiario. Nelle motivazioni di primo grado la Corte d’Assise aveva escluso un rapporto lineare tra il rifiuto del matrimonio combinato e l’assassinio. Le motivazioni della sentenza di appello depositate nel 2025 hanno però allargato il quadro e parlano di un clan familiare che non sopportava l’autonomia di Saman e aveva maturato una decisione omicida premeditata. La differenza non è lessicale. Serve a capire perché il nuovo processo toccherà un tassello specifico della storia senza esaurire, da solo, tutto il significato penale del delitto.

La posizione di Nazia Shaheen e l’intreccio con la Cassazione

Per la madre il percorso è parallelo ma non sovrapponibile. Sul suo conto era stato emesso un decreto penale nel marzo 2021. Nel maggio 2023 quel provvedimento venne revocato perché Nazia Shaheen risultava irreperibile. Dopo l’arresto in Pakistan del 31 maggio 2024 e l’estradizione in Italia del 22 agosto 2024, il fascicolo è tornato in movimento e la Procura ha chiesto che sia processata anche lei per tentata costrizione al matrimonio. Se il gip accoglierà la richiesta, la posizione della madre potrà confluire nello stesso troncone che ora riparte per Shabbar Abbas.

Accanto a questo fronte resta aperto il capitolo più pesante, quello sull’omicidio. Il 17 giugno 2026 la Suprema Corte dovrà esaminare i ricorsi contro la sentenza di appello che ha confermato l’ergastolo per i genitori, ha condannato all’ergastolo anche i due cugini inizialmente assolti e ha aumentato da 14 a 22 anni la pena per lo zio Danish Hasnain. La Cassazione non riscriverà i fatti come farebbe un giudice di merito ma valuterà la tenuta giuridica della decisione di Bologna. È questo il motivo per cui la riapertura del filone sulle nozze forzate non sposta il calendario del processo principale e al tempo stesso ne rafforza la lettura complessiva.

Che cosa cambia da oggi

Da oggi il caso Saman Abbas si presenta con due binari giudiziari che procedono insieme ma rispondono a domande diverse. Il primo riguarda chi abbia ucciso la ragazza e con quale assetto di responsabilità familiare. Il secondo torna a interrogare un momento precedente e più scomodo: quando Saman chiese aiuto, la macchina giudiziaria aveva già colto la natura coercitiva di quella vicenda? La risposta processuale del 2021 era arrivata, ma in forma semplificata e a ridosso della tragedia. La decisione del 3 aprile 2026 rimette quel passaggio sotto luce piena. È qui che il nuovo giudizio assume un valore che va oltre il tecnicismo: obbliga a rileggere gli allarmi, i tempi e il peso reale delle tutele attivate prima dell’omicidio.

Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Junior Cristarella segue e dirige contenuti di cronaca ad alta sensibilità pubblica con metodo fondato su atti, provvedimenti e riscontri territoriali. In questo articolo applica una ricostruzione documentale del caso Saman Abbas concentrata sul profilo processuale, sulla scansione dei fatti e sulla corretta distinzione tra il procedimento per omicidio e il filone autonomo sulle nozze forzate.
Pubblicato Sabato 4 aprile 2026 alle ore 14:11 Aggiornato Sabato 4 aprile 2026 alle ore 14:11