Cronaca

Roberta Repetto, Cassazione: Oneda riesaminato sul civile Roberta Repetto, Oneda riesaminato sul civile Roberta Repetto, Oneda
riesaminato sul civile

Roberta Repetto, Cassazione: Oneda riesaminato sul civile

All'8 aprile 2026 il quadro verificabile è questo. La Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni con cui, nel caso di Roberta Repetto, lascia ferma l'assoluzione penale di Paolo Oneda e riapre il fronte del risarcimento. La decisione riguarda solo gli effetti civili: l'assoluzione penale resta ferma e il capitolo del risarcimento torna aperto. La domanda della famiglia non poteva essere chiusa senza una verifica più rigorosa su un punto preciso, cioè se una paziente informata in modo completo sui rischi del melanoma e posta davanti a una scelta terapeutica reale avrebbe con maggiore probabilità intrapreso cure diverse.

Qui sta la correzione imposta dalla Suprema Corte. Il deposito di oggi non attribuisce alcuna certezza retrospettiva sull'esito clinico. Stabilisce però che il giudice di merito ha escluso troppo presto il nesso causale sul piano civilistico. Secondo la Cassazione, quel passaggio andava esaminato chiedendosi se la mancanza di un'informazione adeguata abbia sottratto alla paziente una scelta concreta che avrebbe potuto cambiare il decorso della vicenda.

Il punto giuridico che sposta davvero il caso

Le motivazioni depositate oggi riportano il fascicolo al suo baricentro reale. Al centro ci sono l'atto materiale dell'asportazione del neo, eseguita nel centro Anidra di Borzonasca su un tavolo da cucina e senza esame istologico, insieme alla qualità dell'informazione consegnata alla paziente e alla libertà effettiva di scegliere un percorso alternativo. In termini tecnici, la Cassazione censura il giudizio controfattuale svolto in appello. In termini comprensibili, dice una cosa semplice: prima di negare il risarcimento bisognava domandarsi seriamente che cosa avrebbe fatto Roberta Repetto se avesse conosciuto il rischio reale.

Questo passaggio ha un peso preciso. Sul piano penale l'assoluzione di Oneda resta definitiva perché la Procura generale non aveva impugnato la sentenza dell'appello bis. Sul piano civile, invece, l'impugnazione proposta dalla parte civile ha lasciato aperta la verifica sulla responsabilità risarcitoria. È il motivo per cui oggi non esiste una nuova condanna penale, però esiste di nuovo una controversia viva sul danno.

La sequenza processuale rimessa in ordine

La cronologia aiuta a capire perché il deposito delle motivazioni sia molto più importante del titolo di giornata. L'asportazione del neo risale al 2018. Roberta Repetto morì nel 2020 per un melanoma. In primo grado Paolo Oneda fu condannato a 3 anni e 4 mesi per omicidio colposo. In appello la pena fu ridotta a 1 anno e 4 mesi. La Cassazione dispose poi un nuovo giudizio e nell'aprile 2025 la Corte d'assise d'appello di Milano assolse il medico con la formula perché il fatto non sussiste. Il 21 gennaio 2026 la Suprema Corte, su ricorso della sola famiglia, ha però annullato quella decisione limitatamente agli effetti civili. Il deposito dell'8 aprile spiega ora perché.

Su un ramo diverso dello stesso caso, la posizione del fondatore del centro olistico Anidra, Paolo Bendinelli, era già uscita dal perimetro penale con assoluzione definitiva. Anche questo dato delimita il campo del giudizio che resta aperto. Il perimetro rimasto in discussione è la verifica civile sulla posizione del medico che eseguì l'asportazione.

Perché l'istologia pesa più di quanto sembri

C'è un dettaglio clinico che nella semplificazione pubblica viene spesso schiacciato dentro formule generiche. Nel melanoma, il tessuto asportato è il materiale che consente la diagnosi istologica e orienta il percorso successivo. Per questo l'assenza dell'esame non ha il peso di un adempimento formale mancato. Tocca il momento in cui una lesione sospetta viene definita correttamente e inserita in un itinerario diagnostico e terapeutico coerente.

È anche per questa ragione che, leggendo insieme il versante medico e quello giudiziario, il fascicolo Repetto non può essere ridotto a una discussione astratta sul consenso informato. Qui il consenso si intreccia con l'accesso stesso a una scelta terapeutica consapevole. Se manca la piena informazione sulla natura del rischio, viene compressa la possibilità della paziente di decidere in tempo utile quale strada seguire.

Che cosa dovrà accertare il giudice civile

Il prossimo passaggio non attribuirà automaticamente un risarcimento alla famiglia. Dovrà invece stabilire se l'omessa o insufficiente informazione, unita alla mancata apertura di una scelta terapeutica reale, integri un illecito risarcibile. Il criterio indicato dalla Cassazione è già chiaro: occorre verificare se fosse più probabile che non che Roberta Repetto, davanti a un quadro clinico spiegato in modo completo, avrebbe intrapreso cure diverse.

Questo cambia molto anche per chi legge il caso da cittadino. La Suprema Corte colloca l'analisi sul terreno della possibilità perduta trattata con serietà giuridica. La certezza assoluta di un esito salvifico resta fuori dal parametro richiesto in questa sede. In altre parole, il giudice civile dovrà misurare se alla paziente sia stata sottratta una decisione che meritava di essere presa con piena consapevolezza e se da quella sottrazione derivi un danno giuridicamente risarcibile.

La lettura corretta del deposito di oggi

Il deposito delle motivazioni chiude un equivoco che aveva pesato sull'ultima assoluzione. Dire che Roberta Repetto aveva scelto un percorso lontano dalla medicina tradizionale non basta, da solo, a escludere il danno sul piano civile. La Cassazione chiede un passaggio ulteriore: verificare se quella scelta fosse davvero libera e informata rispetto al rischio melanoma. È su questo terreno che la sentenza di appello, secondo la Suprema Corte, non ha retto.

La nostra ricostruzione coincide nei suoi snodi essenziali con quanto pubblicato oggi da ANSA, Telenord e Il Giorno sul deposito delle motivazioni e si innesta sulla cronologia processuale già fissata a gennaio da RaiNews. Sul versante clinico, il peso dell'istologia nel melanoma trova un riscontro lineare nelle raccomandazioni AIOM e nelle linee guida ESMO.

Per chi segue i fascicoli in cui il deposito delle motivazioni sposta la lettura concreta della responsabilità professionale, su Sbircia la Notizia Magazine abbiamo già ricostruito anche le motivazioni sul caso Astori.

Foto di Junior Cristarella
Autore Junior Cristarella Junior Cristarella dirige una testata che segue con metodo documentale i dossier in cui sanità e giustizia si sovrappongono. In questo articolo ricostruisce il caso Roberta Repetto confrontando motivazioni della Cassazione, cronologia processuale e riferimenti clinici essenziali sul melanoma, con attenzione ai profili di consenso informato e responsabilità civile.
Pubblicato Mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 13:56 Aggiornato Mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 13:56