Giustizia
Caso Pierina, Loris Bianchi e Serena in Procura per i vocali
Caso Pierina, Loris e Serena in Procura per i vocali
Caso Pierina, Loris e Serena
in Procura per i vocali
L'atto istruttorio di oggi a Rimini ha un perimetro preciso. Procura e Squadra Mobile hanno richiamato Loris Bianchi e la moglie Serena per verificare i vocali del 28 febbraio 2025 richiamati in aula da Valentina Pellissier. In quei file, secondo quanto emerso nel dibattimento, comparirebbe l'ipotesi di pressioni rivolte a Manuela Bianchi perché collocasse Louis Dassilva nei garage di via del Ciclamino la mattina del ritrovamento del corpo di Pierina Paganelli. Il punto decisivo è questo: i vocali non aggiungono un nuovo scenario sul delitto in sé ma incidono sulla formazione della dichiarazione che oggi costituisce uno dei cardini dell'accusa.
Il quadro, allo stato, non viene riscritto. Viene però sottoposto a una verifica molto severa nel suo snodo più delicato. Se quei messaggi dovessero dimostrare un condizionamento effettivo, la difesa proverebbe a usarli per colpire la spontaneità del racconto di Manuela. Se invece resteranno confinati nel perimetro di opinioni familiari e ricostruzioni indirette, la loro forza processuale resterà limitata. È questa la ragione per cui la convocazione di oggi pesa più di quanto suggerisca la sua forma apparentemente ordinaria.
Contenuto verificato. Questo approfondimento è aggiornato a Venerdì 3 aprile 2026 alle ore 22:50 e ricompone i passaggi emersi pubblicamente fino a questa ora. La nostra ricostruzione coincide nei punti decisivi con quanto riportato da ANSA. Sul versante locale e processuale trova riscontro anche nelle cronache di Il Resto del Carlino e Corriere Romagna, oltre che in RaiNews.
Perché la convocazione di oggi conta davvero
La testimonianza che ha innescato il nuovo passaggio istruttorio è quella di Valentina Pellissier, chiamata dalla difesa nell'udienza del 30 marzo davanti alla Corte d'Assise di Rimini. Il suo racconto ha fissato un dato che non poteva restare sospeso: la mattina del 28 febbraio 2025 Serena Badia le avrebbe riferito che il pm Daniele Paci ce l'aveva con la nuora di Pierina. Subito dopo, secondo la testimone, le avrebbe inviato un vocale nel quale sosteneva che a Manuela sarebbe stato chiesto di dire di avere visto Dassilva in garage la mattina del 4 ottobre 2023. Non è un dettaglio laterale. Quel passaggio tocca il momento esatto in cui la narrazione di Manuela cambia direzione e diventa accusatoria.
Che cosa contengono i vocali e dove si collocano nella sequenza dei fatti
La collocazione temporale dei file è la vera chiave di lettura. I messaggi, per quanto emerso, sono anteriori all'incidente probatorio in cui Manuela Bianchi, dopo mesi di versioni diverse e nel frattempo indagata per favoreggiamento, ha raccontato di avere incontrato Dassilva nei sotterranei del condominio prima di trovare il cadavere della suocera. Nella sua versione cristallizzata davanti al giudice, l'imputato le avrebbe segnalato la presenza del corpo e le avrebbe indicato come muoversi con i soccorsi e con la polizia. I vocali finiscono quindi a cavallo fra due piani distinti: non descrivono l'omicidio ma provano a interferire con l'origine della dichiarazione che colloca l'imputato sulla scena prima della scoperta ufficiale del delitto.
Il nodo tecnico non è il sangue ma la genesi della prova dichiarativa
Nel processo in corso il baricentro di oggi non sta in un nuovo reperto materiale. Sta nella tenuta di una prova dichiarativa che, per l'accusa, serve a fissare collocazione e contesto della presenza di Dassilva. È qui che la Procura deve distinguere con precisione tra confidenze di seconda mano, interpretazioni nate nel circuito familiare e fatti realmente conosciuti da chi parla. Il passaggio istruttorio di oggi serve soprattutto a questo: capire se i vocali raccontino un'informazione diretta ricevuta da Manuela oppure una lettura soggettiva maturata in un clima di forte pressione esterna. Sul piano processuale, la differenza è enorme.
Che cosa resta fermo nel fascicolo anche dopo i nuovi accertamenti
Restano fermi i pilastri che hanno portato il procedimento fino a qui. Pierina Paganelli è stata uccisa con 29 coltellate la sera del 3 ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino. Louis Dassilva è l'unico imputato e continua a dichiararsi innocente. La sua deposizione del 30 marzo ha ribadito l'alibi domestico e ha mostrato una lunga sequenza di non ricordo, ma ha lasciato anche un passaggio pesante per la lettura della Procura, quando l'imputato ha ammesso che la sua preoccupazione principale all'inizio delle indagini era che emergesse la relazione con Manuela. Sullo sfondo resta soprattutto un altro dato, già valutato dai giudici del Riesame: la versione di Manuela che colloca Dassilva in garage la mattina del ritrovamento è stata ritenuta credibile e ha sostenuto ancora una volta la custodia cautelare in carcere.
La linea uscita dalla Procura e il punto rivendicato dai Bianchi
All'uscita dagli uffici giudiziari, la linea dei Bianchi è stata netta. Serena Badia ha riferito in sostanza di avere detto la verità e di essere tranquilla. Loris Bianchi ha sostenuto di conoscere da tempo l'esistenza di quei file e ha escluso che la sorella gli abbia mai parlato di pressioni dirette della Procura. La sua spiegazione sposta il fuoco sul clima che circondava Manuela in quella fase, segnato dall'attenzione ossessiva sui minuti trascorsi in garage prima dell'allarme. Nello stesso solco si colloca la difesa tecnica di Davide Barzan, che ha definito i vocali antecedenti all'incidente probatorio e quindi privi di reale incidenza fattuale sul processo. È una linea comprensibile sul piano difensivo, ma non chiude affatto il problema della loro interpretazione.
Perché i quattro minuti tornano ancora al centro
I quattro minuti tra l'ingresso di Manuela nel garage e il grido che dà avvio alla sequenza dei soccorsi restano il punto di attrito più resistente dell'intera vicenda. Loris ha riproposto la spiegazione dello shock o del freezing, cioè il blocco davanti alla vista del corpo. Gli inquirenti, da tempo, leggono quello spazio temporale come un vuoto da chiarire fino in fondo. I vocali riaprono proprio questo segmento perché fanno capire che, ben prima della cristallizzazione della nuova versione, in ambito familiare si ragionava già sulla possibilità che Manuela modificasse il proprio racconto. La deduzione più solida è una sola: il confronto su quei minuti non nasce oggi e non è una coda mediatica, ma un problema strutturale del fascicolo che continua a produrre effetti processuali.
Che cosa può succedere adesso in aula
Il passaggio di oggi può avere conseguenze concrete solo se produrrà materiale nuovo e utilizzabile. La Procura ha già interesse a fissare con precisione provenienza e contesto dei vocali. La difesa, invece, proverà a farne un tassello utile per attaccare la genesi del racconto accusatorio. In mezzo c'è la Corte d'Assise, che potrà decidere se lasciare la questione confinata agli atti già acquisiti oppure riaprire in aula il contraddittorio su Manuela Bianchi. Non è un'ipotesi teorica. Nel perimetro delle decisioni che la Corte può assumere resta aperta anche la possibilità di un nuovo ascolto della nuora. Nel frattempo il calendario processuale ha già un'altra data sensibile: il 13 aprile dovrebbe riprendere l'esame di Dassilva, interrotto dopo l'udienza fiume del 30 marzo.
Il significato reale della giornata del 3 aprile
La novità di oggi non è una svolta narrativa buona per alzare il tono del racconto. È un controllo di affidabilità sul segmento più esposto del processo. Quando un procedimento per omicidio ruota anche attorno a una dichiarazione maturata dopo mesi di reticenze e rettifiche, ogni elemento che tocchi origine e spontaneità di quel racconto diventa materiale centrale. Per questo la convocazione di Loris Bianchi e di Serena Badia non va letta come un episodio accessorio. È uno dei punti in cui il processo sta misurando la tenuta della propria architettura.